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Ieri si è svolto alla Camera un convegno per ricordare Ruffilli che voleva il cittadino arbitro dei Governi. Se si smarrisce quel disegno, come accaduto dopo il referendum del 4 dicembre, e si è costretti ad accordi post-elettorali tra partiti che non si fidano tra loro, si creano pesanti sovrastrutture tra il cittadino e le istituzioni che eseguono scelte fatte in altro luogo.

Una prospettiva extra-costituzionale, si dice, ma non necessariamente incostituzionale, visto che tanti precedenti (accordi, staffette, vertici) si possono trovare prima del 1993. Sì, ma allora era appunto sorto un movimento contrario che era sfociato nei referendum elettorali, per potenziare il rapporto tra cittadini e istituzioni e ridurre il peso abnorme dei mediatori al di fuori di esse. E, comunque, i partiti odierni hanno una legittimazione ben minore.

Per questo, oltre a denunciare, bisogna soprattutto rilanciare la visione di Ruffilli, di una moderna democrazia maggioritaria, dove i mediatori non prendono il posto dei soggetti. Nell’articolo 49 i partiti sono appunto mediatori e i cittadini soggetti.

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