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Il lavoro in I Commissione
Intervento di Stefano Ceccanti all’incontro coi senatori pd, 26 marzo
1. Questioni di metodo: una Commissione con strumenti preziosi da non inflazionare
La Affari Costituzionali (il cui nome completo secondo l’art. 22 del Regolamento Senato comprende anche gli affari della Presidenza del Consiglio e dell’Interno, l’ordinamento generale dello Stato e la pubblica amministrazione ) non è affatto primariamente una commissione settoriale, soprattutto per ciò che concerne i pareri forniti a tutte le altre Commissioni dal punto di vista della compatibilità costituzionale. E’ vero che i pareri della I, con le relative condizioni ed osservazioni, alla fine non hanno un effetto giuridico preclusivo, però possono averne uno persuasivo se non negli altri gruppi almeno nell’opinione pubblica qualificata e nelle istituzioni di garanzia. Il lavoro in Commissione puo’, tra l’altro, fornire materiale significativo per eventuali scelte presidenziali di rinvio delle leggi e, ancor piu’, per sentenze della Corte costituzionale, non va quindi valutato solo col metro dell’efficacia immediata.
L’esperienza consiglia di concentrare il più possibile condizioni ed osservazioni, in modo che siano più efficaci; vale lo stesso per le pregiudiziali di costituzionalità, uno strumento che va preso sul serio contro leggi effettivamente incostituzionali e sui punti realmente problematici perché solo non inflazionandolo diventa forte, aiutando soprattutto il lavoro successivo della Corte costituzionale.
Lo stesso vale per la richiesta di audizioni e per le indagini conoscitive, nonché per interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno, anche quando ci si trova all’opposizione.
Da segnalare che i pareri oggetto di potenziale consenso sono sensatamente esaminati in sede ristretta di comitato pareri, sulla base di una scheda istruita già dai funzionari. Gi altri, quelli piu’ opinabili e politicamente piu’ sensibili, vanno in plenaria.
Può darsi poi che la situzione parlamentare specifica di questa legislatura porti a valorizzare di più i pareri, sin qui sostanzialmente inutili, sulla sussistenza dei requisiti per i decreti legge.
Gli intrecci sono forti un pò in tutte le direzioni, a cominciare da quelli con la XIV Commissione, che al Senato ha una composizione di secondo grado, per cui andrebbe valorizzata la presenza di chi si trova in entrambe le commissioni come prezioso elemento di raccordo. Per inciso segnalo che a fine della scorsa legislatura, oltre alla legge rinforzata di applicazione della riforma costituzionale sulla stabilita’ di bilancio, e’ stata approvata anche la legge 234/2012 che modifica le modalita’ di rapporto con l’ordinamento comunitario, in particolare delineando negli articoli 29 e 30 i due distinti contenitori della legge di delegazione europea e della legge europea. Significativi, in termini quantitativi e qualitativi, anche i momenti di raccordo, compreso l’eventuale esame congiunto di provvedimenti, con la Commissione Bilancio su varie questioni di ordine economico e con la Commissione Giustizia in materie relative ai diritti.
Si tratta nel complesso di un lavoro grandemente impegnativo per tutti i componenti del Gruppo di Commissione che, anche volendo, non potrebbe essere centralizzato ne’ nel capogruppo ne’ in poche persone.
Ovviamente queste osservazioni e quelle che seguono sono al momento proposte sotto il velo di ignoranza sulla presidenza della Commissione e sulla collocazione dei gruppi rispetto al rapporto fiduciario col Governo e andrebbero poi ulteriormente sviluppate dopo tali scelte.
2. Tra metodo e merito: la specificità della I tra innovazioni incisive e necessità di ampio consenso

La specificità della I, che opera in materia ordinamentale, è quella per cui dovrebbe produrre innovazioni profonde (nei numerosi punti in cui l’architettura istituzionale fa obiettivamente acqua) ma anche condivise (perché devono poter reggere ad alternanze di Governo). Le due esigenze non sono facilmente conciliabili, specie in situazioni ordinarie.
E’ un problema diverso dalle altre Commissioni dove, di norma, la maggioranza che ha vinto le elezioni (quando c’è) tende ad applicare il proprio programma, con margini limitati di compromesso.
Possono sembrare osservazioni banali e scontate, ma a volte il rischio di cadere in scorciatoie unilaterali (voto a ristretta maggioranza, che crea precedente anche per lo schieramento opposto a parti future capovolte o intese politiciste con contenuti confusi) e’ reale e non soppesato in modo realmente meditato.
3. Questioni di merito: le questioni aperte lasciate in eredità

Le principali questioni insolute, oltre alla riforma elettorale (non solo la formula di trasformazione di voti in seggi, ma anche l’aggiornamento di alcune modalità di contorno, come il voto di studenti e lavoratori fuori sede, cfr. ddl Ceccanti 1561, oltre alle questioni dell’equilibrio di genere per Politiche, regionali ed europee e a norme più rigorose sull’ineleggibilità dei condannati) e ad alcuni interventi sulla Seconda Parte della Costituzione (superamento del bicameralismo perfetto, riforma della forma di governo in chiave neo-parlamentare o semipresidenziale e relativi bilanciamenti, si veda come testo di partenza, sia pure molto datato il ddl Finocchiaro 1589, ovvero la cosiddetta “bozza Violante” e l’ipotesi di referendum di indirizzo nel ddl Ceccanti 3381) attuazione dell’art. 49 della Costituzione (ddl Finocchiaro 3160), e al di la’ delle questioni relative ai diritti comuni alla Commissione Giustizia, credo restino:
a) la Carta delle autonomie locali, di cui era stato relatore il nostro capogruppo Bianco;
b) la legge generale sulla libertà religiosa, dopo il quasi completamento effettuato in questa legislatura del sistema delle Intese;
c) la riforma della cittadinanza basata sullo jus soli;
d) la questione dei Cie, a cui si collega il problema di un’estensione dell’accesso dei parlamentari ai luoghi di detenzione;
e) il riordino dei referendum e dell’iniziativa legislativa popolare (ddl Adamo 1092);
f) le possibilità per una minoranza parlamentare di ottenere una Commissione di Inchiesta (ddl Incostante 1089);
g) l’introduzione del ricorso alla Corte costituzionale contro le deliberazioni delle Camere in materia di elezioni e cause di ineleggibilità e incompatibilità dei membri del Parlamento (ddl Zanda 1179 e Sanna 1971);
h) la riduzione dei consiglieri regionali in Val D’Aosta e Trentino Alto-Adige
i) sui profili ordinamentali va segnalata poi la bozza organica di revisione del Regolamento del Senato Zanda-Quagliariello (doc II.29) e la questione della pubblicità dei lavori delle Commissioni.

Buon lavoro.

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