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La bozza di contratto per il governo del cambiamento tra i capi politici di M5S e Lega contiene alcuni passaggi dedicati rispettivamente agli Affari Esteri e all’Unione europea. Occupiamoci solo di alcune questioni.

1) Nella parte dedicata agli Esteri figura la proposta di “ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia “. All’evidenza i redattori hanno una scarsa conoscenza del sistema delle misure restrittive nei confronti di Paesi terzi, le quali infatti dipendono da un atto adottato a livello dell’Unione europea e che vincola gli Stati membri-Italia compresa. Tale atto è il Regolamento del Consiglio (UE) n. 833/2014, che prevede un’insieme di misure restrittive individuali e sanzioni economiche riguardanti gli scambi con la Russia in settori specifici, da ultimo prorogate fino al 31 luglio 2018. Il Regolamento trova base giuridica nell’art.215 TFUE, il quale dispone che le misure restrittive siano adottate dal Consiglio a maggioranza qualificata.

Pertanto, per ottenere il risultato sperato occorre coagulare, in sede Consiglio Affari Esteri, la maggioranza qualificata dei 28 Stati membri.

Quanto alle linee programmatiche in materia di riforme istituzionali di cui al n.19 del contratto, “l’affermazione del principio della prevalenza della nostra Costituzione sul diritto comunitario in analogia al modello tedesco, fermo restando il rispetto dell’art.11 della Costituzione “ trova due obiezioni:

il riferimento all’ordinamento tedesco è assolutamente privo di base, come dimostra una semplice lettura dell’art.23 della Legge Fondamentale tedesca, introdotto in occasione della ratifica del trattato Maastricht nel 1992 e come si evince da una consolidata giurisprudenza della Corte costituzionale federale tedesca.
la previsione di una superiorità dei principi supremi dello Stato iscritti nella nostra Costituzione e dei diritti inviolabili della persona umana su qualunque norma dell’ordinamento dell’Unione -anche prevista nei trattati- è desumibile dall’interpretazione evolutiva dell’art.11 Costituzione, frutto di una costante giurisprudenza della Consulta a partire dalla risalente sentenza 173/83. Pertanto, la proposta modifica è difficilmente conciliabile con l’impostazione consolidata dei rapporti tra il diritto dell’Unione e il diritto italiano, nonostante qualche recente scricchiolio (vedasi questione Taricco II).
In disparte delle obiezioni esposte, merita piena condivisione l’impegno affermato con riferimento alla politica estera, ma che deve trovare applicazione anche a livello dell’Unione europea, della “centralità dell’interesse nazionale”, che non va ridotta ad una bieca formula sovranista, in quanto corrisponde al modo di agire di tutti gli Stati, ed in particolare dei nostri partner dell’Unione.

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