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mio intervento finale sul milleproroghe
PRESIDENTE. Grazie. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Ceccanti. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI (PD). Grazie Presidente, interverrò su tre strappi di fondo che questa maggioranza ha compiuto con questo iter di conversione del decreto-legge. D’altra parte questo stile di seminare qua e là strappi istituzionali raggiunge anche livelli tragicomici in queste ore se addirittura un esponente del Governo, il sottosegretario agli Esteri Barra Caracciolo, e un Presidente di Commissione, il collega Bagnai, non trovano di meglio che attaccare con dei retweet dal sito Dagospia il Governatore della Banca centrale europea. Siamo nel tragicomico del comportamento istituzionale, ma torniamo agli strappi del decreto- legge. Non si insisterà mai abbastanza sul fatto che in quest’Aula ci è stato detto che la fiducia è stata apposta su un atto inesistente. Consiglio dei ministri del 24 luglio: il testo non c’è, il testo è pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 25 luglio quindi il testo non c’era. Cosa vi costava a fare una riunione anche il 25 luglio? Forse avevate paura la scadenza? Perché il 25 luglio magari a qualcuno di voi richiama eventi negative, svolgimenti di riunioni di vertice (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) che producono effetti istituzionali. D’altra parte il Presidente del consiglio ha capovolto il significato dell’8 settembre rendendolo una data fausta (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico) quando è una tragedia non stupisce che qualcuno di voi pensi che il 25 luglio sia stata una data infausta.

Ecco questo è un dato pesante e io penso che d’ora in poi, ogni volta che voi verrete in Aula con un decreto da convertire, vi chiederemo in che data avete chiesto l’autorizzazione alla fiducia su quel decreto per vedere se, almeno per le prossime volte, ci racconterete un qualcosa di plausibile cioè che presentate la fiducia su un testo che esiste.

Il secondo strappo è la rottura del rapporto di correttezza con le Autonomie locali. Il Piano periferie si scriveva in una logica: la logica un euro in sicurezza è un euro per cultura perché si prosciuga l’insicurezza andando al cuore, alla radice, alle cause dell’insicurezza, delle difficoltà urbane e così via. Con la collega Ciampi vi abbiamo ricordato in particolar modo lo strappo molto forte che avete fatto con la realtà di Pisa, realtà che in questi giorni- lo dico per inciso – ha avuto un momento piuttosto brutto con scritte fasciste, naziste, razziste in uno dei teatri della città, il Teatro Rossi Aperto, in questa città dove purtroppo il 5 settembre del 1938 il re, nella tenuta di San Rossore, firmò le leggi razziali.

Allora se noi vogliamo combattere, non solo dal punto di vista della repressione, questi fenomeni di degrado culturale, grave, di ripetizione possibile gli errori del passato non bisogna rompere il rapporto di leale collaborazione con le Autonomie locali che rappresentano il tessuto molecolare delle nostre realtà. Avete promesso un cambiamento piuttosto curioso mentre c’è un provvedimento in discussione subito lo si dà per superato perché si annuncia un altro decreto per correggerlo mentre si potrebbe correggerlo seduta stante. Anche questa è una innovazione istituzionale di cui potevamo fare a meno. Ma cosa accadrà quando queste promesse, peraltro in parte smentite dal Vice Ministro dell’interno si verificherà che non sono vere o non sono compiute ? Avrete creato ulteriore strappo.

Terzo e ultimo punto: avete cambiato significato a quel nodo delicato del rapporto cittadini-Stato che è l’autocertificazione. L’autocertificazione è stata implementata, soprattutto dai Governi del centrosinistra, come elemento di un nuovo rapporto non vessatorio tra cittadini e Stato, come segno di uno Stato che rispetta il cittadino e non lo obbliga costantemente a richiedere cose che ci sono già. Voi avete trasformato invece l’autocertificazione in un invito all’elusione e questo invito all’elusione porta non solo alla rottura del rapporto di credibilità con lo Stato ma a fenomeni di conflitto in particolar modo tra genitori di figli che sono nella stessa classe, per il sospetto che l’elusione ci sia e che i controlli non funzionino. Quindi avete dato un altro quadro grave di incertezza normativa che si aggiunge a quello centro periferia di cui vi ho parlato al punto precedente e a quella nei rapporti tra Governo e Parlamento.

Allora quando ci si trova di fronte degli interlocutori inaffidabili di questo tipo l’opposizione non ha altra scelta che l’intransigenza massima perché qualora la minoranza facesse una opposizione molle si ritroverebbe primo o poi costretta a rialzare i toni, perché avrebbe dato un affidamento inaccettabile. Allora in questo mese, il mese in cui tragicamente si ricorda la Conferenza di Monaco, non per fare una piena analogia ma solo per ribadire che non bisogna essere cedevoli nei confronti di interlocutori inaffidabili, vale anche in questo caso quello che Churchill, come ho ricordato anche l’altro giorno, ebbe a dire a Chamberlain e a Daladier rispetto a interlocutori inaffidabili: potevate scegliere tra la guerra e il disonore, avete scelto il disonore, avrete anche la guerra. Noi non daremo nessuna affidamento ad una maggioranza inaffidabile (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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