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Anzitutto il diritto.
Alcuni commentatori (ma non Romano sul Sole che è quello più preciso) sui profili giuridici del voto del Parlamento Europeo saltano direttamente al quorum dell’unanimità, che è quello richiesto nel Consiglio Europeo per le sanzioni e tendono quindi a sottovalutare il voto dell’Italia, dato che comunque la Polonia metterebbe il veto. Voto che con tutta probabilità avverrebbe solo dopo le europee.
Però l’articolo 7 del Trattato Ue prevede nel comma precedente (il primo) un’altra votazione a quattro quinti su raccomandazioni (ossia su misure preventive) per il Paese in questione su cui il voto dell’Italia potrebbe essere decisivo: questa potrebbe accadere prima delle elezioni.
E poi la politica…
Che questa votazione avvenga o no prima delle Politiche, è già sufficiente quello di ieri, come spiega Fabio Martini su La Stampa, a strutturare il voto delle Europee, con tutti i problemi ma anche le potenzialità che questo apre, specie per chi avrà le posizioni più chiare, in un senso e nell’altro.

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