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La replica di oggi di Goffredo Bettini sul Dubbio alla mia intervista di ieri, pur gradevole e molto cortese, credo confermi le mie perplessità sulla piattaforma politica di Zingaretti come illustrata da uno dei suoi più autorevoli sostenitori:
1-sul piano sociale il centrosinistra di Governo si è sempre posto in equilibrio tra meriti e bisogni, tra attenzione alla modernizzazione e attenzione alle vittime della modernizzazione, se Bettini insiste solo sui secondi aspetti è evidente che sta squilibrando il messaggio in una direzione che poco ha a che fare con una proposta di Governo; del resto sono stati gli argomenti di Leu che non risulta aver avuto un grande successo; ne riparleremo più estesamente a breve, appena pronte la tesi di Libertà Eguale, come promesso ad Orvieto
2-sul piano della lettura del voto lo sguardo è strabico: perché preoccuparsi solo degli elettori andati verso il M5S (centro-destra) e non anche verso la Lega (centro-nord?).
3-sul piano politico-parlamentare il testo nega di voler arrivare a un ribaltone con il M5s, ma poi contesta l’isolamento e la scelta di Renzi di non essersi seduto al tavolo col M5S. Ora, posto che una forza politica seria se si siede al tavolo lo fa non per fare una sceneggiata (come fece il M5S con Bersani) ma per fare un vero accordo, se si sostiene che non fare un accordo fu un errore ci si attende ovviamente che ci si proponga di sanare quell’errore ripartendo proprio da dove si è sbagliato per fare il contrario. Insomma si vuole fare l’accordo ma non si ha il coraggio di ammetterlo.
Per di più anche sul piano politico-parlamentare lo sguardo è starbico verso il M5S.
Riporto in alternativa la conclusione che ho proposto ieri su Democratica:
Di fronte a una maggioranza per vari aspetti eterogenea e competitiva al suo interno da più parti si chiede al Pd di non considerarla un blocco, puntando a disarticolarla. Questa riflessione è più che logica e condivisibile e tuttavia va applicata tenendo conto della complessità della situazione: a seconda delle questioni in gioco le vicinanze e le lontananze sono diverse. Nel caso in questione non c’è dubbio che il M5S abbia fatto bene a votare contro Orban e fa altrettanto bene a spingere il Presidente del Consiglio a votare in modo analogo in sede di Consiglio Europeo. E’ però altrettanto vero che su questioni come Ilva, Tap, Tav, vaccini, sia vero esattamente il contrario, sia cioè la Lega a frenare l’ideologia declinista del M5s. Di fronte a questa complessità l’unico modo di agire utile al Paese è di selezionare volta per volta chi sostenga la linea più sensata per arginare i danni della parte più dannosa. Sarebbe invece del tutto dannoso seguire un approccio politicista a danno dei contenuti individuando un partner strategico con cui ipotizzare un ribaltone parlamentare, sottacendo i punti di dissenso rispetto ad esso per polemizzare invece sempre e comunque con l’altro. Questo perché, evidentemente, un ribaltone parlamentare produrrebbe una nuova maggioranza, tendenzialmente ancora più eterogenea, in cui si dovrebbero accettare scelte dannose per l’Italia che non scomparirebbero col cambio di partner. Si valorizzi pertanto nel voto su Orban la convergenza importante col M5s , ma non la si prenda come scusa per ipotizzare alleanze che erano e restano inaccettabili per altre differenze programmatiche incomponibili ed altrettanto importanti.

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