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Elezioni politiche del 2013
I flussi elettorali in 9 città: Torino, Brescia, Padova,
Bologna, Firenze, Ancona, Napoli, Reggio Calabria, Catania

L’Istituto Cattaneo ha effettuato un’analisi dei flussi elettorali nelle recenti elezioni in alcune grandi città, operando un confronto fra le elezioni per la
Camera dei deputati del 2008 e del 2013. I flussi elettorali sono gli interscambi di voto avvenuti fra i partiti nel corso di due elezioni successive.
Nel nostro caso vengono stimati per singole città sulla base dei risultati delle sezioni elettorali. Si tratta di stime statistiche, e quindi di misure affette
da un certo margine di incertezza. In questa occasione il margine di incertezza è più elevato del solito, come si spiega nella nota in appendice. Si
tenga quindi presente che i dati che seguono costituiscono delle mere stime di tendenza.
Le nostre analisi sono effettuate «su elettori» e non «su voti validi», al fine di poter includere nel computo anche gli interscambi con l’area del nonvoto
(astenuti, voti non validi, schede bianche).
Indubbiamente il primo interrogativo che si pone in queste elezioni è quello relativo all’origine dei voti al Movimento 5 stelle.
Naturalmente i contributi maggiori vengono dai partiti maggiori, per cui occorrerà essere molto cauti nell’interpretazione politica di
questi dati.
Nella maggioranza delle città considerate il principale tributario è rappresentato dal Partito democratico. Questo vale soprattutto
nel Centro-nord: il flusso maggiore al M5s viene dal Pd a Torino, Brescia, Bologna, Firenze, Ancona (unica eccezione Padova col flusso
dalla Lega); lo stesso vale per Napoli, ma non vale per le altre due città del Sud analizzate, Reggio Calabria e Catania.
Il secondo contributo importante al M5s viene dalla Lega, soprattutto nelle zone “bianche”: a Brescia il 30% di coloro che hanno
votato M5s è rappresentato da persone che avevano votato LN nel 2008, e questa percentuale è ancora superiore a Padova (quasi la metà
dei voti al M5s è di ex votanti Lega).
Il terzo partito a donare voti al M5s è rappresentato dall’Italia dei valori: a Torino il 20% dei voti del M5s viene dall’Idv
(addirittura il 75% dell’intero elettorato dell’Idv nel 2008), ma la tendenza è marcata anche a Brescia, Padova, Bologna, Ancona, e
comunque visibile praticamente in tutte le città.
C’è poi un flusso che viene al Movimento 5 stelle dalle estreme, sia di sinistra che di destra. Il flusso proveniente da elettori che
avevano votato Sinistra arcobaleno (e simili) nel 2008 è tutto sommato facilmente comprensibile (come argomenteremo); mentre in
parte inattesi sono i flussi al M5s dall’area dell’estrema destra (La Destra – Fiamma tricolore che aveva nella Santanché la candidata
premier nel 2008, più Forza nuova): si tratta di flussi di modesta entità in quanto provenienti da piccoli partiti, ma presenti in tutte le
città (per esempio a Napoli e Catania sono flussi molto contenuti per l’esiguità di queste forze nel 2008, ma anche in questi casi fra il 25
e il 35% di questi elettorati è finito nel M5s).
Abbastanza irregolare è il flusso che viene al Movimento da ex-astensionisti: rilevante a Torino, Firenze e Catania, più debole a
Bologna e Ancona, assente nelle altre città. Nel complesso possiamo concludere che certamente non è stato determinante nel successo
del Movimento.
Infine un dato articolato sul piano territoriale: praticamente nulle sono state le conversioni verso il Movimento da parte di elettori del
Pdl nel Centro Nord; mentre questi flussi sono ben visibili a Napoli e Reggio Calabria (ma non a Catania).
Aggiungiamo a questi dati alcuni spunti interpretativi. Tenendo in considerazione gli studi dell’Istituto Cattaneo sui flussi delle elezioni
precedenti (regionali 2010 e turni amministrativi parziali del 2011 e 2012) e anche la nostra ricerca sul Movimento 5 stelle (Il partito di
Grillo, Il Mulino, 2013), non stupiscono i flussi in arrivo da Lega Nord e Idv: entrambi i partiti hanno per anni intercettato gli umori
anti-establishment di una parte dell’elettorato che, evidentemente deluso, si è ora rivolto a chi si è impossessato della protesta con nuovo
e ben maggiore vigore.
Non stupisce neppure il flusso proveniente dall’estrema sinistra, data la contiguità politica con quest’area di importanti settori del
Movimento 5 stelle, specie nella sua fase iniziale. Abbiamo invece detto che è in parte inattesa la componente venuta al M5s
dall’estrema destra: si può spiegare col fatto che il Movimento si è impossessato della protesta sociale da qualsiasi parte essa provenga,
confermando in ciò la reiterata affermazione di Grillo di non essere né di sinistra né di destra.
Passando ai due principali partiti, emerge con chiarezza lo spostamento di ex-elettori Pd verso il M5s (flussi presenti dovunque). Più
complesso è leggere il comportamento degli elettori del Popolo della libertà. I dati orientano verso una duplice interpretazione,
differenziata fra Centro-nord e Sud: nel Centro-nord il Pdl non cede praticamente voti al M5s; nel Sud cede voti a Napoli (ma in misura
nettamente inferiore al Pd), nettamente a Reggio Calabria, ma non a Catania.
Nel complesso il M5s ha sottratto molti voti al Pd, mentre ha inciso solo marginalmente (e solo nel Sud) sull’elettorato del Pdl. E’
possibile supporre che l’indignazione morale nei confronti della politica che ha motivato molti degli elettori a votare M5s sia più diffusa
nell’elettorato del Pd che in quello del Pdl.
Ci si può chiedere a questo punto dove siano finiti i voti del 2008 del Pdl: questo partito infatti è quello che ha perso il numero maggiore
di suffragi nel confronto fra le due elezioni (6,3 milioni di voti in meno, si veda il precedente comunicato dell’Istituto Cattaneo). Anche
in questo caso i dati evidenziano un duplice registro, che separa Centro-nord da Sud. Nella prima zona i flussi evidenziano Scelta civica
di Monti come area prioritaria di destinazione dei transfughi del Pdl. Questo vale in tutte le 6 città del Centro-nord analizzate. Nel Sud
invece è l’astensione la principale destinataria delle perdite del Pdl. Si tratta di un dato non nuovo, già emerso nelle precedenti analisi
dell’Istituto Cattaneo sui flussi fra il 2008 e il 2009 (elezioni europee) a Napoli, Reggio Calabria e Catania.
Possiamo infine dire qualcosa sull’altra novità di queste elezioni, la lista Scelta civica di Monti. Guardando al Pdl, abbiamo detto che
questo partito ha perso molti voti nella direzione della lista di Monti. Anche considerando la composizione per provenienza di 100
votanti per Monti, troviamo che in quasi tutte le città metà di questo elettorato proviene da persone che nel 2008 avevano votato per la
formazione di Berlusconi. Mentre modesto è il contributo venuto a Monti dal Pd (è rilevante solo a Reggio Calabria e a Catania). Anche
questi flussi contengono una qualche sorpresa: quando Monti scese in campo, fu soprattutto il Partito democratico a temere che drenasse
voti dal proprio campo, specie nel settore “liberal”. Dai nostri dati questo non sembra essere accaduto.
Un ultimo e conclusivo interrogativo potrebbe essere il seguente: Grillo ha preso più voti a sinistra oppure a destra? Questo calcolo è
riportato nella tabella 1. L’elettorato del M5s proviene prevalentemente dall’area della sinistra a Torino, Bologna, Firenze, Ancona,
Napoli; prevalentemente dall’area della destra a Padova, Reggio Calabria e Catania; in maniera abbastanza equilibrata a Brescia.
Possiamo dire che nel Centro-nord ha preso voti soprattutto dall’area di centro-sinistra e dalla Lega; nel Sud la situazione è meno netta,
ma sembrerebbe prevalere un contributo maggior dal centro-destra.
Istituto Cattaneo
Analisi a cura di: Pasquale Colloca, Piergiorgio Corbetta, Enrico Galli, Francesco Marangoni, Gianluca Passarelli, Andrea Pedrazzani,
Luca Pinto, Filippo Tronconi, Rinaldo Vignati.

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