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E’ evidente che la verità dimostrata nelle consultazioni di oggi è che non c’è al momento nessun accordo né sul programma né sulla squadra dei ministri.
Bene fa dal suo punto di vista la Presidenza della Repubblica a non negare i tempi supplementari per un accordo perché altrimenti verrebbe presentata una narrazione vittimistica su presunti complotti contro le forze nuove uscite vincitrici dal voto.
Tuttavia è altrettanto evidente che a questo punto torni di attualità una scelta di responsabilità per un Governo di derivazione presidenziale a cui nessuno dovrebbe sottrarsi.
La perdita di tempo di Salvini e Di Maio preclude elezioni a luglio, che altrimenti sarebbero state praticabili.
Elezioni a settembre o ottobre con la medesima legge elettorale non possono realisticamente portare a una maggioranza in seggi, vista anche la ripartizione territoriale delle vittorie nei collegi. Non basterebbe infatti superare il quaranta per cento dei voti nel proporzionale, ma sarebbe necessario vincere anche il settanta per cento dei seggi.
Fuori dalla legge di bilancio sulla base dell’articolo 81 non sarebbe possibile ricorrere neanche parzialmente all’indebitamento per disinnescare le clausole Iva e quindi esse fatalmente scatterebbero, non potendo evidentemente ricorrere a tagli e tasse in modo equivalente al loro importo.
C’è quindi una strettoia di responsabilità a cui tutti saremo probabilmente chiamati. Lì si distinguerà chi lavora per il Paese e chi no.

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