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ELEZIONI POLITICHE 24-25 FEBBRAIO 2013
Analisi dell’Istituto Carlo Cattaneo
Bipolarismo addio? Le famiglie politiche italiane negli ultimi 20 anni
L’Istituto Cattaneo ha esaminato l’andamento del voto alle principali aree politiche nelle elezioni
politiche appena concluse. I dati sono confrontati in un periodo storico compreso tra il 1996 e il
2013.
La cosiddetta seconda Repubblica, almeno sul piano elettorale, è nata sulle premesse del
consolidamento del bipolarismo. Sul piano nazionale questo dato, invocato attraverso la legge
elettorale ‘Mattarella’ e comunque ‘garantito’ sul piano della rappresentanza parlamentare dalla
legge Calderoli del 2005, pare non essersi consolidato. E in ogni caso ha subito una brusca battuta
di arresto alle elezioni del 2013.
Se osserviamo l’andamento del voto (in %) alle principali aggregazioni politiche-elettorali
come espresso sul piano nazionale, emerge chiaramente la difficoltà di concentrare l’ampia
maggioranza dei consensi attorno ai due poli principali, e in particolare su le due formazioni
che dovrebbero fungere da rispettivi pilastri.
Il dato nazionale indica che i due principali partiti nati dalle aggregazioni del 2007 e 2008, Partito
democratico (Pd) e Popolo della libertà (Pdl), e le forze politiche che in precedenza erano divise, ma
che hanno successivamente dato vita a detti partiti, hanno perso capacità di attrazione elettorale e
la concentrazione del voto ‘bipolare’ si è ridotta nel corso del tempo. Nel 1994 la forza
centripeta dei due principali partiti era in grado di convogliare circa i due terzi dei consensi
(64%9, fino al picco del 2001 sostanzialmente ripetuto nel 2008. Viceversa il 2013 ha fatto
registrare il punto più basso, inferiore di molto al 50% (47%) (Figura 1).
Le forze ‘terze’ a loro volta si sono mantenute stabilmente lontane dalla possibilità di insediare
l’’egemonia’ dei due aggregati/partiti bipolari. È stato così per la Sinistra che dal 2006 non riesce
ad attestarsi sui valori degli anni Novanta, e in generale ha raccolto nel periodo analizzato
l’8%.
La Lega Nord, partito più volte evocato come attore capace di scardinare il bipolarismo, non ha
superato il 6% in media e nelle ultime consultazioni è tornata ai livelli del 2001.
Un discorso simile vale per l’area di ‘Centro’, spesso composto da formazioni politiche che
miravano a spezzare la logica bipolare, definita ‘muscolare’ o ‘forzata’. Il valore medio raccolto si
attesta sul 6,5%, mentre il dato del 2013 è in linea con il valore raggiunto nel 1996.
Il dato rilevante, dal punto di vista sistemico, è il risultato conquistato dal M5s, comparato per
il passato con altre formazioni ‘populiste’, in particolare con l’Italia dei valori.
Come si evince dal grafico 1 quest’area rappresenta il nuovo ‘terzo polo’ rispetto al duopolio
precedente, avendo addirittura raccolto la maggioranza relativa dei consensi espressi.
Inoltre è possibile analizzare l’andamento del voto per le formazioni politiche attraverso una
differenziazione per aree geo-politiche, ossia aggregati territoriali.
Nord-ovest
L’area politica riferita all’attuale Pdl ha rappresentato la forza ampiamente maggioritaria in questa
zona. Tuttavia la forbice tra i risultati del Pdl e quelli del Pd si è nel corso del tempo ristretta,
passando da circa 10 punti percentuali nel 1996-2001 fino a poco meno di 4 punti percentuali nel
2008. Infine nel 2013 il rapporto di forze si è invertito appannaggio del Pd (+5,5%). Il quale
però conquista il podio più alto per ‘scomparsa’ dell’avversario e si attesta su valori in linea
con il 1996 (25%).
Il Movimento 5 stelle rappresenta la seconda forza politica nel 2013 (23,1%), mentre la LN,
sebbene in quest’area mai forte quanto nel lombardo-veneto, ha subito un forte tracollo, piazzandosi
dietro alle formazioni ‘centriste’. La Sinistra rimane l’ultimo attore quanto a forza elettorale non in
grado di invertire la tendenza negativa in atto sostanzialmente dal 1996 (Figura 2).
Zona ‘Bianca’
In questa area la dinamica degli equilibri tra le principali aggregazioni e forze politiche ha seguito
l’andamento registrato nelle regioni del Nord-ovest. La distanza tra Pd e PdL, forza di
maggioranza relativa, si è ridotta tra il 1996 (circa 9 punti percentuali) fino ad azzerarsi in
occasione delle elezioni politiche del 2008. Nel 2013 il Pd ha superato il Pdl che ha però raggiunto
il suo minimo storico, e anche il Pd ha conquistato la medesima percentuale del 1996.
L’area centrista, storicamente molto ben insediata in questa zona, ha raggiunto percentuali
superiori alla media nazionale ed ha fatto meglio della LN, che ha raccolto consensi molto lontano
dalle percentuali del 2008 (-13% nel 2013). Il M5s è il primo partito avendo ricevuto un quarto
dei consensi espressi, mentre la Sinistra è rimasta ampiamente sotto il 4%. (Figura 3).
Zona rossa
Le regioni ‘rosse’ mostrano un andamento in parte differente dei rapporti di forza elettorale rispetto
alle regioni settentrionali. Il Pd, forza egemone dell’area, è saldamente in prima posizione, ed ha
addirittura allargato il margine di distanza rispetto al Pdl (da +11 punti percentuali del 1996 a +18
punti p percentuali del 2013). Tuttavia la crescita del distacco con il Pdl nel 2013 è dovuta ad un
forte calo di consensi del partito di Berlusconi che ha perso in misura maggiore rispetto al Pd, esso
stesso in declino in confronto al 2008.
Il Movimento 5 stelle si è insediato al secondo posto, anche grazie all’erosione di consensi
proprio a danno del Pd (vedi comunicato Cattaneo ad hoc su flussi elettorali a Bologna per
esempio) a meno di dieci punti percentuali dal partito di Bersani. Viceversa la Lega Nord è tornata
nell’alveo dei consensi ricevuti in regione tra il 1996 e il 2006, lontana dal picco del 2008
quando il partito di Bossi si spinse oltre il Po (-3 punti percentuali).
Infine il Centro raccoglie sostanzialmente le percentuali del 1996, mentre la Sinistra, sebbene
ottenga un risultato solo leggermente maggiore rispetto al 2008 (+ 1 punto percentuale), non è
riuscita ad invertire la fase discendente anche nella zona i maggiore insediamento (-6 punti
percentuali rispetto al 1996) (Figura 4).
Sud
Nelle regioni meridionali il Movimento 5 stelle è il primo partito, mentre il Pd e il Pdl hanno
subito fortissime perdite (- 9 punti percentuali e -20 punti percentuali rispettivamente). La Sinistra,
probabilmente anche in virtù della presenza di candidati quali Nichi Vendola, è riuscita a cresce
rispetto al 2008 (+3 punti percentuali) ,ma non in grado di stabilirsi attorno ai valori medi del
periodo analizzato (8,3%). Simile dinamica per le formazioni di Centro che si attesta su valori
simili a quelli registrati nel 2006 (Figura 5).
In linea generale dall’andamento generale del voto per aggregati politici-elettorali si evince che le
due formazioni pivot delle coalizioni di centro-destra e centro-sinistra, Pdl e Pd, hanno subito un
duro colpo e non sembrano in grado di essere i pilastri del bipolarismo italiano inaugurato, almeno
nelle intenzioni, dal 1994 in poi. Certamente il dato del 2013 rappresenta solo un punto intermedio e
in futuro sapremo se si tratta di una stabile inversione di tendenza rispetto alla capacità di
aggregazione bipolare del Pd-Pdl (accentuatasi nel 2008 con tratti bipartitici). L’arrivo del M5s ha
scompigliato l’assetto, la struttura e probabilmente anche la dinamica del sistema politico italiano
per la nascente legislatura. Viceversa, altre formazioni, quali l’area di centro non è stata in grado di
porsi quale forza di inter-mediazione, ma è rimasta intrappolata nello scontro Pd-Pdl e dalla
‘sorpresa’ del partito di Grillo. Proprio i due principali partiti del 2008 non sono stati in grado di
proporre un’offerta elettorale adeguata capace di intercettare la potente voglia di ‘cambiamento’ di
ampli settori dell’elettorato. Pertanto il dato del 2013, e le sorti del bipolarismo andranno lette in
chiave prospettica, ma il dato del 2013 rappresenta una battuta di arresto se comparata e letta
rispetto alla serie storica.
Il M5s è primo partito non solo a livello nazionale, ma anche i due aree importanti del Paese: al Sud
e nella zona Bianca, orfana questa ultima della rappresentanza garantita dell’ex Dc e della Ln. Il
declino del Pd e del Pdl non è stato monetizzato dal Centro né tantomeno dalla Sinistra ‘radicale’.
In particolare il Pd si conferma una forza politica geograficamente abbastanza concentrata
nelle aree a storico insediamento (è primo partito solo nelle ‘zona rossa’) e ciò ha plausibilmente
influito sul dato complessivo nazionale.
Il quadro complessivo presenta dunque una crescente frammentazione elettorale che si traduce solo
in parte, in virtù delle spinte ‘maggioritarie’ del Porcellum, in maggiore frammentazione
parlamentare. La de-polarizzazione elettorale ben sintetizza però le difficoltà istituzionali del Paese.
Analisi a cura di
Gianluca Passarelli
per ulteriori informazioni
cell: 3339775111
Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo
Tel. 051235599 / 051239766
Sito web: www.cattaneo.org

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