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SENATO DELLA REPUBBLICA
Gruppo Partito Democratico
Ufficio Legislativo
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DECRETO LEGGE N. 91 DEL 2014
“COMPETITIVITA’ ”
Sintesi dei contenuti, le proposte del PD
e le modifiche approvate al Senato
Luglio 2014
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INDICE
1. Introduzione pag. 3
2. Sintesi dei contenuti
2.1 Sostegno allo sviluppo delle imprese pag. 6
2.2 Le misure in tema di energia pag. 13
2.3 Semplificazione ambientale pag. 15
2.4 Rilancio Agricoltura pag. 17
2.5 Le altre misure pag. 19
3. Le proposte del PD al Senato
3.1 Razionalizzazione ed efficienza del sistema energetico pag. 19
3.2 Sostegno alle imprese pag. 21
3.3 Ambiente pag. 22
3.4 Agricoltura e altri interventi pag. 23
4. Le principali modifiche approvate dal Senato
4.1 Agricoltura pag. 24
4.2 Ambiente pag. 26
4.3 Imprese pag. 28
4.4 Energia pag. 33
4.5 Le altre proposte pag. 35
APPENDICE
Allegato 1: Tavola sinottica delle principali novità per le imprese del settore agricolo pag. 36
Allegato 2: Tavola sinottica delle principali novità per le imprese pag. 37
Allegato 3: I pareri approvati dalle Commissioni competenti pag. 39
Allegato 4: Gli interventi in Aula del Governo, dei Relatori e dei Senatori del PD pag. 46

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1. Introduzione
Il decreto «Competitività» è un provvedimento complesso e con diverse misure volte, da un lato alla semplificazione e alla salvaguardia ambientale, e dall’altro al sostegno delle imprese manifatturiere e del settore agricolo e alla riduzione dei costi energetici.
Il provvedimento in esame si inserisce in un contesto di interventi, previsti nel documento di economia e finanza di aprile 2014, volti a sostenere il nostro sistema economico che, seppure con enormi difficoltà, si avvia lentamente verso un percorso di ripresa.
Il DEF 2014, infatti, ha previsto un’ampia agenda di interventi che il Governo intende attuare nel breve e medio periodo allo scopo di favorire una più accentuata crescita del Pil, maggiori consumi e conseguentemente una ripresa economica strutturale dopo un lungo periodo di crisi e decrescita avviatosi nel 2008. Per quanto riguarda l’economia, gli interventi principali si concentrano per garantire il rilancio della domanda interna e della competitività del sistema Paese, e in particolare su: 1) la piena attuazione del processo di revisione della spesa pubblica; 2) la revisione della fiscalità e la riduzione del cuneo fiscale per cittadini e imprese; 3) l’attuazione di un programma di privatizzazioni di società sotto controllo statale e di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare; 4) il completamento del pagamento dei debiti commerciali pregressi; 5) misure per il miglioramento dell’ambiente imprenditoriale e di attrazione di capitali esteri, nonché per il rafforzamento delle forme di finanziamento delle imprese alternative al credito; 6) il miglioramento e la semplificazione del mercato del lavoro; 7) la riforma della pubblica amministrazione e la semplificazione burocratica, la riforma della giustizia e la valorizzazione del percorso scolastico e formativo dei giovani;
Gli interventi previsti dal decreto legge in esame si aggiungono, pertanto, a misure già in parte avviate e tra queste:
– il Piano scuola per il quale sono a disposizione 2 miliardi di euro a cui possono attingere gli enti locali per la messa in sicurezza degli edifici scolastici;
– lo stanziamento di risorse aggiuntive a disposizione del Fondo di garanzia, per un ammontare di 670 milioni di euro nel 2014, e complessivamente oltre 2 miliardi di euro nel triennio 2014-2016 per le PMI;
– la predisposizione del Piano casa, con interventi destinati all’acquisto e alla ristrutturazione per un valore di 1,3 miliardi di euro;
– le Politiche di coesione nel nuovo ciclo di programmazione dei fondi strutturali e gli interventi contro il dissesto idrogeologico e la tutela del territorio;
– le misure di semplificazione del mercato del lavoro;
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– il decreto legge competitività e giustizia nel quale sono stati adottati, tra gli altri, tre interventi prioritari del DEF, quali: 1) la riduzione del cuneo fiscale per i cittadini e le imprese; 2) il completamento del pagamento dei debiti commerciali pregressi della pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori; 3) la revisione della spesa pubblica. I primi due interventi del decreto legge sono finalizzati ad invertire l’andamento della domanda per consumi privati e ad aumentare la competitività delle imprese, determinando per tale via effetti positivi sulla crescita economica in linea con quanto previsto dal DEF 2014. Il terzo asse di interventi si fonda sul risparmio e sulla revisione della spesa pubblica, necessaria a reperire le risorse a parziale copertura delle misure di sostegno ai redditi e all’economia. A tal fine, oltre ad individuare ulteriori risparmi di spesa per beni e servizi da parte delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato, il decreto introduce una serie di disposizioni volte a ridurre, fra le altre, i costi degli organi istituzionali, le spese per consulenze ed incarichi, le spese per le autovetture e le società partecipate, il contributo a carico della finanza pubblica per province e città metropolitane e talune agevolazioni per il settore dell’agricoltura.
Nel complesso, quindi, si tratta di un insieme di interventi predisposti dal Governo in grado di garantire l’andamento positivo, seppure debole, che inizia a registrarsi con riguardo al PIL e ai consumi privati, come dimostrano le più recenti rilevazioni dell’Istat (http://www.istat.it/it/archivio/127477).
Nel 2014, l’Istat prevede un recupero dei ritmi di attività economica dovrebbe risultare più graduale di quanto atteso all’inizio dell’anno. L’evoluzione dell’economia nel corso del 2014 risulterebbe condizionata dagli alti livelli di incertezza e dalle condizioni ancora difficili sul mercato del credito, giudicato solo in lieve miglioramento. Tuttavia la spesa in beni capitali, il principale driver per la ripresa, potrebbe essere favorita sia dalle più favorevoli condizioni di liquidità delle imprese, sia dalle operazioni di rifinanziamento a tasso agevolato annunciate dal consiglio direttivo della BCE di inizio giugno. Tenendo conto delle informazioni più recenti, in T2 (secondo trimestre 2014) l’attività produttiva dell’industria (al netto delle costruzioni) potrebbe risultare stazionaria. Nello stesso periodo, la variazione congiunturale del Pil è prevista ricadere in un intervallo compreso tra -0,1% e +0,3%. Vi contribuirebbero positivamente, tra le componenti interne di domanda, la spesa privata per consumi mentre l’apporto delle esportazioni nette è stimato essere lievemente negativo. Il Pil è previsto evolvere intorno a ritmi sostanzialmente analoghi anche nella seconda metà dell’anno in corso. Tenuto conto del dato per T1 e dei valori centrali degli intervalli sui vari passi di previsione, la variazione del prodotto lordo nella media del 2014 risulterebbe debolmente positiva.
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Nell’anno in corso la spesa delle famiglie, dopo tre anni di riduzione, segnerebbe un aumento dello 0,2%. Nel 2015 si prevede un ulteriore miglioramento con una crescita dei consumi delle famiglie pari allo 0,5%. La crescita della spesa delle famiglie è prevista raggiungere l’1% nel 2016.
Secondo la più recente rilevazione Istat (http://www.istat.it/it/archivio/126742), ad aprile 2014 l’indice destagionalizzato delle vendite al dettaglio (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) ha registrato un aumento rispetto al mese precedente (+0,4%). Nella media del trimestre febbraio-aprile 2014, l’indice non registra alcuna variazione rispetto ai tre mesi precedenti. Nel confronto con marzo 2014, aumentano le vendite di prodotti alimentari (+1,2%), mentre diminuiscono leggermente quelle di prodotti non alimentari (-0,1%). Rispetto ad aprile 2013, l’indice grezzo del totale delle vendite segna una variazione positiva del 2,6%. Variazioni tendenziali positive si registrano sia per le vendite di prodotti alimentari (+6,7%) sia, in maniera decisamente più contenuta, per quelle di prodotti non alimentari (+0,2%). Con riferimento alla forma distributiva, nel confronto con il mese di aprile 2013 si registrano aumenti sia per le vendite della grande distribuzione (+5,0%), sia per quelle delle imprese operanti su piccole superfici (+0,4%). Nei primi quattro mesi del 2014, l’indice grezzo diminuisce dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2013. Le vendite di prodotti alimentari segnano una flessione dello 0,5% e quelle di prodotti non alimentari dello 0,8%
Nel 2014 è attesa una ripresa significativa dei tassi di crescita degli investimenti (+1,9%) che si consoliderebbe nel 2015 (+3,5%) e nel 2016 (+3,8%), a cui si affianca una ripresa del fatturato e degli ordinativi dell’industria (v. http://www.istat.it/it/archivio/126389). Secondo l’Istat, ad aprile 2014 il fatturato totale dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 2,2%, con un incremento dell’1,6% sul mercato interno e del 3,4% su quello estero. Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano incrementi congiunturali per i beni di consumo (+3,2%), mentre registrano flessioni per i beni strumentali (-3,1%), l’energia (-1,2%) e i beni intermedi (-0,3%). L’indice grezzo del fatturato aumenta, in termini tendenziali, del 2,3%: il contributo più ampio a tale aumento viene dalla componente interna dei beni di consumo non durevoli. Per il fatturato l’incremento tendenziale più rilevante si registra nella fabbricazione di mezzi di trasporto (+11,9%), mentre la maggiore diminuzione riguarda la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-9,2%). I dati relativi al mese di maggio, al contrario l’indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dell’1,2% rispetto ad aprile. Nella media dei primi cinque mesi dell’anno la produzione è aumentata dello 0,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (v. http://www.istat.it/it/archivio/128146).
Per gli ordinativi totali, si registra un incremento congiunturale del 3,8%, sintesi di un aumento del 9,2% degli ordinativi esteri e di una flessione dello 0,4% di quelli interni. Nel confronto con il mese di aprile 2013, l’indice grezzo degli ordinativi segna un aumento del 6,2%. L’incremento più rilevante si registra nella fabbricazione di apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (+48,0%), mentre la flessione maggiore si osserva nella fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica (-3,9%).
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Il tasso di disoccupazione raggiungerebbe quota 12,7% nel 2014. Una stabilizzazione dell’indicatore è prevista avviarsi nella seconda metà dell’anno con riflessi sul 2015, anno in cui è attesa una riduzione del tasso al 12,4%. Il tasso di disoccupazione è previsto scendere ulteriormente nel 2016. Le unità di lavoro si ridurrebbero dello 0,2% nel 2014 per poi aumentare dello 0,6% nel 2015 e dello 0,8% nel 2016.
In tale contesto, il clima di fiducia delle imprese (v. http://www.istat.it/it/archivio/127094) risulta in ripresa. A giugno 2014 l’indice sale a 88,4 da 86,9 di maggio. L’andamento positivo rispecchia il miglioramento della fiducia delle imprese di tutti i principali settori di attività: manifattura, servizi di mercato, costruzioni, commercio al dettaglio. In particolare, l’indice del clima di fiducia delle imprese manifatturiere sale a 100,0 da 99,8 di maggio. Migliorano sia i giudizi sugli ordini (da -21 a -20) sia le attese di produzione (da 4 a 6); il saldo relativo ai giudizi sulle scorte di magazzino passa da -3 a 0. L’analisi del clima di fiducia per raggruppamenti principali di industrie (Rpi) indica un miglioramento dell’indicatore per i beni intermedi (da 101,9 a 103,0) e un peggioramento per i beni di consumo (da 98,3 a 98,1) e per i beni strumentali (da 99,7 a 98,3). L’indice del clima di fiducia delle imprese di costruzione sale a 81,1 da 73,4 di maggio. Migliorano sia i giudizi sugli ordini e/o piani di costruzione (da -54 a -44) sia le attese sull’occupazione (da -23 a -22). L’indice del clima di fiducia delle imprese dei servizi sale a giugno a 88,0 da 87,4 di maggio. Tutte le componenti del clima registrano un lieve miglioramento: i giudizi e le attese sugli ordini (da -17 a -16 e da -11 a -10 i rispettivi saldi) e le aspettative sull’andamento dell’economia in generale (da -19 a -18 il saldo). Nel commercio al dettaglio, l’indice del clima di fiducia sale a 101,4 da 99,0 di maggio. L’indice aumenta sia nella grande distribuzione (da 95,6 a 101,0) sia in quella tradizionale (da 102,0 a 102,7).
Tale percorso di ripresa, seppure graduale e con un andamento inferiore alla media UE, va sostenuto con interventi di sostegno della domanda e dei settori produttivi e il provvedimento in esame contiene una serie di interventi che possono garantire un più accelerato percorso di crescita per il Paese.
2. Sintesi del contenuto del decreto legge n. 91 del 2014
Il decreto legge in esame dà attuazione ad una parte significativa degli interventi previsti dal DEF 2014 e le misure adottate poggiano su quattro assi prioritari di intervento: il sostegno alle imprese; la riduzione dei costi energetici; la semplificazione ambientale e il rilancio del settore agricolo;.
2.1 Le misure di sostegno alle imprese
La parte più rilevante del provvedimento riguarda le disposizioni per lo sviluppo delle attività imprenditoriali. Nello specifico sono stati predisposti interventi per il sostegno degli investimenti in beni strumentali, al potenziamento delle misure relative all’aiuto alla crescita economica (ACE), per favorire l’accesso al credito delle imprese e agevolare le emissioni di obbligazioni societarie, e per il sostegno alle esportazioni e all’internazionalizzazione delle imprese.
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In particolare:
– viene reintrodotto (Art. 18) un credito d’imposta in favore di soggetti titolari di reddito d’impresa (ditte individuali, società di persone, società di capitali, cooperative) che effettuano, fino al 30 giugno 2015, investimenti in beni strumentali nuovi compresi nella divisione 28 della tabella ATECO (vedi Tabella n. 1), pari al 15 per cento delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali degli ultimi 5 anni, con esclusione dell’esercizio con l’investimento maggiore, compresi nella suddetta tabella. Nel periodo dal 2016 al 2019, le agevolazioni sono stimate in complessivi 1,2 miliardi di euro.
Ai fini dell’agevolazione, rilevano le acquisizioni in proprietà o in leasing di beni strumentali compresi nella suddetta Tabella Ateco 2007, esclusi quindi gli immobili e i beni immateriali. Deve trattarsi di beni nuovi, mai utilizzati da altri soggetti, che vengono destinati a strutture produttive situate in Italia. Gli investimenti agevolati sono quelli che verranno effettuati dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 30 giugno 2015, considerando i criteri imputazione temporale previsti dall’articolo 109 del Testo unico e dunque la data di consegna o spedizione dei beni, ovvero la data di ultimazione delle prestazioni per i macchinari realizzati in appalto. L’incentivo si calcola limitatamente all’eccedenza del costo sostenuto nel periodo agevolato in eccesso rispetto alla media dei cinque esercizi precedenti (per investimenti in analoghi beni nuovi), escludendo quello con importo più elevato. L’agevolazione spetta a condizione che i beni non siano ceduti o destinati a finalità extraimprenditoriali prima del secondo esercizio successivo all’acquisto. Per gli investimenti del 2014, dunque, il vincolo di possesso permane fino al 31 dicembre 2015. Occorre, inoltre, che i beni non siano trasferiti, entro il termine per gli accertamenti (31 dicembre del quarto anno successivi a quello di presentazione del modello Unico), a strutture produttive oltrefrontiera. Questa seconda condizione scade, per gli acquisti del 2014, al 31 dicembre 2019. L’incentivo, come accennato, è costituito da un credito di imposta pari al 15% dell’eccedenza di investimenti (da calcolarsi come sopra indicato), che le imprese potranno utilizzare in compensazione nel modello F24 senza applicazione di limiti di importo. La compensazione potrà effettuarsi in tre rate annuali partendo dal 1° gennaio del secondo anno successivo a quello dell’investimento. Ad esempio, supponendo che nel secondo semestre 2014 siano effettuati investimenti agevolati di 1.000.000 di euro a fronte di una media dei cinque esercizi precedenti pari a 600.000 euro, l’impresa detasserà 400.000 euro con spettanza di un credito di imposta di 60.000 euro. La compensazione di quest’ultimo avverrà per 20.000 euro dal 1° gennaio 2016, per ulteriori 20.000 nel 2017 e per i restanti 20.000 euro nel 2018. Il credito di imposta, che le imprese contabilizzeranno in bilancio per competenza, infine, non concorre alla formazione del reddito di impresa (Irpef o Ires) né rientra nell’imponibile Irap.
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Tabella n. 1 – Beni strumentali ricompresi nella divisione 28 della Tabella ATECO Macchinari – Apparecchiature Compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 28.1 Macchine di impiego generale 28.11 Motori e turbine (esclusi i motori per aeromobili, veicoli e motocicli) 28.11.1 Motori a combustione interna (inclusi parti e accessori ed esclusi i motori destinati ai mezzi di trasporto su strada e ad aeromobili) 28.11.11 Motori a combustione interna (esclusi i motori destinati ai mezzi di trasporto su strada e ad aeromobili) 28.11.12 Pistoni, fasce elastiche, carburatori e parti simili di motori a combustione interna 28.11.2 – 28.11.20 Turbine e turboalternatori (inclusi parti e accessori) 28.12 – 28.12.0 – 28.12.00 Apparecchiature fluidodinamiche 28.13 – 28.13.0 – 28.13.00 Altre pompe e compressori 28.14 – 28.14.0 – 28.14.00 Altri rubinetti e valvole 28.15 Cuscinetti, ingranaggi e organi di trasmissione (esclusi quelli idraulici) 28.15.1–28.15.10 Organi di trasmissione (esclusi quelli idraulici e quelli per autoveicoli, aeromobili e motocicli) 28.15.2 – 28.15.20 Cuscinetti a sfere 28.2 Altre macchine di impiego generale 28.21 Forni, bruciatori e sistemi di riscaldamento 28.21.1 – 28.21.10 Forni, fornaci e bruciatori 28.21.2 Sistemi di riscaldamento 28.21.21 Caldaie per riscaldamento 28.21.29 Altri sistemi per riscaldamento 28.22 – 28.22.0 Macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione 28.22.01 Ascensori, montacarichi e scale mobili 28.22.02 Gru, argani, verricelli a mano e motore, carrelli trasbordatori, carrelli elevatori e piattaforme girevoli 28.22.03 Carriole 28.22.09 Altre macchine e apparecchi di sollevamento e movimentazione 28.23 – 28.23.0 Macchine e attrezzature per ufficio (esclusi compiuter e unità periferiche 28.23.01 Cartucce toner 28.23.09 Macchine e altre attrezzature per ufficio (esclusi compiuter e periferiche) 28.24 – 28.24.0 – 28.24.00 Utensili portatili a motore 28.25 Attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione 28.25.0 – 28.25.00 Attrezzature di uso non domestico per la refrigerazione e la ventilazione; condizionatori domestici fissi 28.29 Altre macchine di impiego generale nca 28.29.1 – 28.29.10 Bilance e di macchine automatiche per la vendita e la distribuzione (incluse parti staccate e accessori) 28.29.2 – 28.29.20 Macchine e apparecchi per le industrie chimiche, petrolchimiche e petrolifere(inclusi parti e accessori) 28.29.3 – 28.29.30 Macchine automatiche per la dosatura, la confezione e per l’imballaggio (incluse parti e accessori) 28.29.9 Macchine di impiego generale e altro materiale meccanico nca 28.29.91 Apparecchi per depurare e filtrare liquidi e gas per uso non domestico 28.29.92 Macchine per la pulizia (incluse le lavastoviglie) per uso non domestico 28.29.93 Livelle, metri doppi a nastro e utensili simili, strumenti di precisione per meccanica (esclusi quelli ottici) 28.29.99 Altro materiale meccanico di altre macchine di impiego generale nca 28.3 Macchine per l’agricoltura e la silvicoltura 28.30 Macchine per l’agricoltura e la silvicoltura 28.30.1 – 28.30.10 Trattori agricoli 28.30.9 – 28.30.90 Altre macchine per l’agricoltura, la silvicoltura e la zootecnica 28.4 Macchine per la formatura dei metalli di altre macchine utensili 28.41 Macchine utensili per la formatura dei metalli 28.41.0 – 28.41.00 Macchine utensili per la formatura dei metalli (incluse parti e accessori ed escluse le parti intercambiabili) 28.49 Altre macchine utensili 28.49.0 Altre macchine utensili (incluse parti e accessori) nca 28.49.01 Macchine per la galvanostegia 28.49.09 Altre macchine utensili (incluse parti e accessori) nca 28.9 Altre macchine per impieghi speciali 28.91 Macchine per la metallurgia 28.91.0 – 28.91.00 Macchine per la metallurgia (incluse parti e accessori) 28.92 Macchine da miniera, cava e cantiere 28.92.0 Macchine da miniera, cava e cantiere (incluse parti e accessori) 28.92.01 Macchine per il trasporto a cassone ribaltabile per impiego specifico in miniere, cave e cantieri 28.92.09 Altre macchine da miniera, cava e cantiere (inclusi parti e accessori) 28.93 Macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco
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28.93.0 – 28.93.00 Macchine per l’industria alimentare, delle bevande e del tabacco (inclusi parti e accessori) 28.94 Macchine per le industrie tessili, dell’abbigliamento e del cuoio (inclusi parti e accessori) 28.94.1 – 28.94.10 Macchine tessili, di macchine e di impianti per il trattamento ausiliario dei tessili, di macchine per cucire e per maglieria (incluse parti e accessori) 28.94.2 – 28.94.20 Macchine e apparecchi per l’industria delle pelli, del cuoio e delle calzature (incluse parti e accessori) 28.94.3 – 28.94.30 Apparecchiature e di macchine per lavanderie e stirerie (incluse parti e accessori) 28.95 – 28.95.0 – 28.95.00 Macchine per l’industria della carta e del cartone (incluse parti e accessori) 28.96 – 28.96.0 – 28.96.00 Macchine per l’industria delle materie plastiche e della gomma (incluse parti e accessori) 28.99 Macchine per impieghi speciali nca (incluse parti e accessori) 28.99.1 – 28.99.10 Macchine per la stampa e la legatoria (incluse parti e accessori) 28.99.2 – 28.99.20 Robot industriali per usi molteplici (incluse parti e accessori) 28.99.3 – 28.99.30 Apparecchi per istituti di bellezza e centri di benessere 28.99.9 Altre macchine per impieghi speciali nca (incluse parti e accessori) 28.99.91 Apparecchiature per il lancio di aeromobili, catapulte per portaerei e apparecchiature simili 28.99.92 Giostre, altalene e altre attrezzature per parchi di divertimento 28.99.93 Apparecchiature per l’allineamento e il bilanciamento delle ruote; altre apparecchiature per il bilanciamento 28.99.99 Altre macchine e attrezzature per impieghi speciali nca (incluse parti e accessori)
– vengono introdotte alcune modifiche alla disciplina ACE – aiuto crescita economica (Art. 19) finalizzate ad incentivare gli investimenti nel capitale di rischio correlati alla quotazione in mercati regolamentati di Stati membri della UE o aderenti allo Spazio economico europeo. Tale agevolazione consiste in una maggiorazione del 40% della variazione in aumento del capitale proprio per le imprese quotate in mercati regolamentati di Stati membri della UE. La disciplina rileva a regime, per il periodo d’imposta in cui avviene l’ammissione alla quotazione e per i successivi due periodi. L’incremento della variazione in aumento del capitale proprio verificatosi nei citati periodi d’imposta non produce effetti negli esercizi successivi e, pertanto, la variazione in aumento del capitale proprio da determinarsi negli esercizi successivi a quelli agevolabili dovrà essere ricalcolata come se l’incentivo non avesse mai operato. Inoltre, la disciplina della detassazione ACE viene estesa anche alle società incapienti. Il provvedimento, infatti, prevede a regime la facoltà, sia per i soggetti Irpef sia per quelli IRES, di fruire di un credito di imposta commisurato all’eccedenza del rendimento nazionale non utilizzato nel periodo d’imposta spendibile in 5 anni nei limiti dell’IRAP dovuta in ogni esercizio;
– al fine di favorire un più agevole accesso al credito da parte delle imprese (Art. 22), il regime di esenzione da ritenuta alla fonte sugli interessi, attualmente riservato soltanto ai soggetti residenti in Italia, viene estesa agli enti creditizi, alle imprese di assicurazioni costituite e ai fondi di investimento stabiliti in Stati membri dell’UE. La misura, applicabile anche con riferimento ai fondi d’investimento in strumenti di credito stabiliti in Paesi membri o dello spazio economico europeo, è finalizzata a limitare i fenomeni di doppia imposizione giuridica, favorendo l’accesso delle imprese italiane alle fonti di finanziamento estere. Tra le altre novità contenute nel provvedimento per ridurre la stretta creditizia in atto, si segnala l’estensione dell’ambito applicativo del regime sostitutivo delle imposte gravanti sui finanziamenti anche ai prestiti a medio e lungo termine. Da un lato, si prevede infatti che anche le cessioni di credito stipulate in relazione ai finanziamenti che beneficiano del regime in questione, nonché le eventuali successive cessioni (comprese le eventuali garanzie), ricadano nell’ambito di applicazione dell’imposta sostitutiva. Dall’altro, si amplia la platea dei soggetti ammessi, con l’obiettivo di incrementare l’offerta
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fiscalmente agevolata di credito anche da parte dei non residenti, quali imprese di assicurazioni, OICR e società di cartolarizzazione.
Tra le altre misure di sostegno al credito si segnalano:
a) l’introduzione della possibilità per le imprese assicurative e per le società di cartolarizzazione di svolgere attività creditizia sotto qualsiasi forma, esclusivamente nei confronti di imprese (con la Banca d’Italia chiamata a disciplinare i termini e le modalità per la trasmissione delle comunicazioni periodiche alla Centrale dei Rischi);
b) il rafforzamento del regime di segregazione patrimoniale nelle operazioni di cartolarizzazione, con norme di salvaguardia dei pagamenti previsti nelle suddette operazioni;
Per quanto riguarda il concordato in bianco, vengono eliminati i limiti alla prededucibilità dei crediti introdotti, con una interpretazione autentica dell’articolo 1 della legge finanziaria dal D.L. Destinazione Italia, in quanto contrastanti con gli interventi di riforma della disciplina del concordato preventivo che si sono susseguiti dal 2005. A tale proposito si risegnala che l’articolo 11, comma 3-quater del decreto legge n. 145 del 2013, aveva di fatto limitato la prededucibilità dei crediti sorti “in occasione o in funzione” del concordato con riserva nel caso in cui questo avesse successivamente dato esito negativo. In particolare, la prededuzione di tali crediti veniva subordinata alle seguenti condizioni: che alla domanda con riserva facesse effettivamente seguito la proposta concordataria entro il termine assegnato dal giudice e che la procedura fosse ritenuta ammissibile dal tribunale, con conseguente apertura della procedura;
– al fine di rafforzare e sostenere l’export e l’internazionalizzazione delle imprese viene introdotta (Art. 32) la garanzia dello Stato in favore di SACE per operazioni non di mercato, relativamente ad operazioni effettuate nei settori strategici o in quelli di rilevante interesse nazionale. In fase di prima applicazione è altresì prevista una dotazione del fondo istituito presso il MEF, alimentato con i premi che SACE corrisponderà in conseguenza dell’onerosità della garanzia ad essa concessa, pari a 100 milioni di euro per il 2014;
– Fra le altre misure in favore delle imprese si segnalano:
a) le misure di semplificazione per l’operatività delle imprese (Art. 20) da un lato mirate a favorire una più agevole quotazione in borsa delle imprese e alla semplificazione delle procedure contabili nonché in materia di principi contabili internazionali per la redazione dei bilanci annuali o consolidati, e dall’altro, attraverso una serie di modifiche al codice civile, a rendere più snella la gestione dell’attività d’impresa in forma societaria apportando modifiche ai criteri di determinazione del valore delle azioni quotate, in materia di recesso del socio, di procedure semplificate di acquisizione della società da promotori, fondatori, soci ed amministratori, di trasformazione di società di persone, di esercizio del diritto di opzione, di riduzione del minimo legale del capitale delle Spa (da 120.000 a 50.000 euro) e di riduzione delle ipotesi di nomina obbligatoria dell’organo di controllo nelle S.r.l.
Con particolare riguardo alle semplificazioni per l’accesso da parte delle PMI al mercato dei capitali di rischio vengono introdotte una serie di modifiche al Testo unico della finanza (D.Lgs n. 58/98) con i quali:
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1) Si stabiliscono i criteri per individuare le PMI con azioni quotate che tengono conto si due parametri dimensionali: fatturato e capitalizzazione. Il parametro del fatturato deve essere necessariamente considerato alternativo a quello della capitalizzazione di mercato in quanto esso è considerato più stabile nel tempo e conosciuto con assoluta certezza dalle società prima dell’inizio della procedura di ammissione a quotazione. Si è previsto inoltre che la qualifica di PMI venga meno solo se entrambi i limiti di fatturato e di capitalizzazione siano superati per tre anni consecutivi;
2) Per incentivare la quotazione delle piccole e medie imprese a proprietà familiare, le società che rientrano nella definizione di PMI possono individuare, con apposita clausola statutaria, la soglia rilevante per le offerte pubbliche di acquisto (“OPA”) obbligatorie più adeguata alle proprie caratteristiche, individuata in un intervallo prestabilito (tra il 20% e il 40%). Ciò consentirebbe alle singole società la facoltà di diminuire/aumentare la loro contendibilità, in funzione delle specifiche esigenze. Inoltre, a tutela delle minoranze azionarie è stato previsto il diritto di recesso per i soci che non abbiano concorso all’adozione della relativa delibera, nelle ipotesi in cui la modifica statutaria per l’introduzione di una nuova soglia OPA intervenga quando i titoli della PMI siano già quotati;
3) La riduzione dei costi sarà attuata superando la tradizionale forma di pubblicazione sulla stampa delle informazioni regolamentate ed utilizzando la più immediata pubblicazione sul sito internet della quotata, oltre che dalla trasmissione al sistema di diffusione delle informazioni regolamentate (“SDIR”), cui hanno accesso le agenzie di stampa, e al meccanismo di stoccaggio autorizzato dalla Consob, che ne garantisce la memoria storica;
4) Si eleva dal 2% al 5% la soglia delle partecipazioni rilevanti da comunicare alla Consob e alla società partecipata e per favorire le politiche di alleanza commerciale tra le PMI si prevede l’innalzamento della soglia dal 2% al 5% e, nei casi di accordo autorizzato dall’assemblea ordinaria delle società interessate, al 10%;
5) si rimette all’autonomia statutaria delle società in via di quotazione ovvero già quotate di prevedere azioni a voto maggiorato a beneficio degli azionisti di lungo periodo. Si consente quindi, alle società quotande e quotate di prevedere in via statutaria l’attribuzione di un diritto di voto maggiorato, con un limite di due voti, per tutte le azioni detenute da uno stesso azionista per un periodo consecutivo indicato nello statuto, non inferiore a ventiquattro mesi. Le azioni a voto doppio non costituiscono una categoria speciale di azioni e in caso di successivo trasferimento delle stesse la maggiorazione del voto si estingue. Le modalità attuative per l’accertamento dei presupposti per l’attribuzione del voto maggiorato sono individuate nello statuto e la Consob è delegata a stabilire con proprio regolamento ulteriori norme di attuazione anche con riferimento a regole di trasparenza;
6) si prevede la facoltà per le “società chiuse” di utilizzare gli IAS/IFRS per favorire il percorso di conoscibilità e visibilità internazionale delle società che intendano, o anche solo non escludano, accedere al mercato dei capitali di rischio e il graduale adeguamento allo status di emittente quotato;
7) vengono stabiliti i criteri di determinazione del valore delle azioni delle società quotate in caso di recesso, la riduzione della durata minima del periodo previsto per l’esercizio del diritto di opzione negli aumenti di capitale a quindici giorni, allineando la disciplina delle società non quotate a quella attualmente prevista per le società quotate.
Con particolare riguardo alle semplificazioni in materia societaria e alle conseguenti modifiche al codice civile si segnalano:
1) Modifiche ai criteri di determinazione del valore delle azioni quotate e di recesso del socio. In materia di recesso del socio dalla S.p.A., l’articolo 20, comma 3 del D.L. n. 91/2014 è intervenuto sulla formulazione dell’articolo 2437-ter, terzo comma, c.c. eliminando la previsione secondo la quale il valore di liquidazione delle azioni di società quotate in mercati regolamentati deve essere esclusivamente determinato, facendo riferimento alla media aritmetica dei prezzi di chiusura nei sei mesi precedenti la pubblicazione o la ricezione dell’avviso di convocazione dell’assemblea che legittima il recesso. In altri termini, eliminando la previsione dell’esclusività, si ammette la possibilità di determinare il valore delle azioni quotate in caso di recesso, anche facendo ricorso ad altri criteri. A tal riguardo, viene introdotta la nuova previsione, secondo la quale “Lo statuto delle società con azioni quotate in mercati regolamentati può prevedere che il valore di liquidazione sia determinato secondo i criteri indicati dai commi 2 e 4 del presente articolo, fermo restando che in ogni caso tale valore non può essere inferiore al valore che sarebbe dovuto in applicazione del criterio indicato dal primo periodo del presente comma”. Di conseguenza, in caso di recesso del socio, il valore di liquidazione delle azioni quotate può essere determinato: a) dagli amministratori, sentito il parere del collegio sindacale e del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, tenuto conto della consistenza patrimoniale della società e delle sue prospettive reddituali, nonché dell’eventuale valore di mercato delle azioni; b) secondo criteri diversi, indicando gli elementi dell’attivo e del passivo del bilancio che possono essere rettificati rispetto ai valori risultanti dallo stesso, unitamente ai criteri di rettifica, nonché altri elementi suscettibili di valutazione patrimoniale da tenere in considerazione, ma sempre a condizione che lo stesso non risulti inferiore rispetto a quello derivante dalla media aritmetica dei prezzi di chiusura dei mercati dei sei mesi antecedenti il recesso.
2) Acquisto della società da promotori, fondatori, soci ed amministratori. L’articolo 2343-bis del c.c. dispone che l’acquisto da parte della società di beni o di crediti dei promotori, dei soci fondatori, dei soci o degli amministratori, per un corrispettivo pari o superiore ad un decimo del capitale sociale, nei due anni dall’iscrizione della società nel registro delle imprese, deve essere autorizzato dall’assemblea ordinaria. Al fine
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di perfezionare tale acquisto il soggetto alienante è tenuto a produrre la relazione giurata di un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società. Il comma 4 dell’articolo 20 del D.L. n. 91/2014 facilita la riferita procedura di cessione, disponendo che la predetta relazione può essere sostituita: a) dalla media dei prezzi dell’ultimo semestre, se oggetto della cessione sono valori mobiliari ovvero strumenti del mercato monetario, il cui valore è pari o inferiore al prezzo al prezzo medio ponderato; b) dal bilancio dell’esercizio precedente alla cessione, sottoposto a revisione e senza che siano stati espressi rilevi, se oggetto della cessione sono beni in natura o crediti; c) dal una precedente valutazione riferita ad una data precedente di non oltre sei mesi alla cessione e conforme ai principi ed ai criteri generali riconosciuti per la valutazione dei beni oggetto della cessione, a condizione che essa sia stata redatta da un esperto dotato di adeguata e comprovata professionalità nonché indipendente rispetto a chi effettua la cessione stessa, dalla società e dai soci che esercitano individualmente o congiuntamente il controllo sul soggetto cedente.
La riferita relazione così come la citata documentazione devono essere depositate nella sede della società durante i 15 giorni precedenti l’assemblea e delle stesse possono prenderne visione i soci. Entro 30 giorni dall’autorizzazione alla cessione, il verbale dell’assemblea, correlato dalla riferita documentazione, deve essere depositato a cura degli amministratori presso l’ufficio del registro delle imprese.
3) Trasformazione di società di persone. L’articolo 20, comma 5 del decreto competitività ha modificato anche la disciplina relativa alla trasformazione delle società di persone in società di capitali, intervenendo sulla formulazione del secondo comma, dell’articolo 2500-ter del c.c. Infatti, viene previsto che il capitale della società risultante dalla trasformazione deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell’attivo e del passivo e deve risultare dalla relazione di stima redatta da un esperto designato dal tribunale nel cui circondario ha sede la società o in alternativa: a) dal bilancio dell’esercizio precedente a quello nel quale è effettuata la trasformazione, ma a condizione che il bilancio sia sottoposto a revisione legale e la relazione del revisore non esprima rilievi; b) da una valutazione riferita ad una data precedente di non oltre sei mesi alla trasformazione, la quale deve essere conforme ai principi ed ai criteri generali riconosciuti per la valutazione, e a condizione che essa sia stata redatta da un esperto indipendente, dotato di adeguata e comprovata professionalità.
In tal caso, deve essere presentata la documentazione dalla quale risulta il valore attribuito ai beni. Inoltre, in caso di trasformazione in società per azioni e società in accomandita per azioni viene previsto che: 1) l’esperto designato dal tribunale risponde dei danni causati alla società ed ai terzi; 2) gli amministratori devono controllare le valutazioni contenute nella relazione e se sussistono fondati motivi devono procedere alla revisione della stima; 3) se risulta che il valore dei beni oggetto di valutazione sia inferiore di oltre 1/5, la società deve proporzionalmente ridurre il capitale sociale;
4) Diritto d’opzione. Come noto, le azioni di nuova emissione e le obbligazioni convertibili in azioni devono essere offerte in opzione ai soci, in proporzione al numero delle azioni possedute. L’articolo 2441, comma 2, c.c. dispone che l’offerta di opzione debba essere resa nota agli interessati mediante deposito presso l’ufficio del registro delle imprese. A questa forma di pubblicità, l’articolo 20, comma 6 del D.L. n. 91/2014 affianca anche la pubblicazione di un avviso sul sito internet della società, con modalità atte a garantire: a) la sicurezza del sito medesimo; b) l’autenticità dei documenti; c) la certezza della data di pubblicazione, o, in mancanza, il deposito presso la sede della società. Inoltre viene ridotto da 30 a 15 giorni il termine minimo che deve essere concesso per l’esercizio dell’opzione ed espunto il riferimento alla normativa speciale per le società con azioni quotate nei mercati regolamentati;
5) Riduzione dell’ammontare minimo legale del capitale sociale delle SPA. Il provvedimento in commento riduce l’ammontare minimo del capitale sociale delle SPA è stato ridotto da € 120.000 ad € 50.000. Per effetto del richiamo alla normativa in materia di SPA, la modifica si applica anche alle Società in accomandita per azioni;
6) Nomina dell’organo di controllo nelle Srl. La disciplina del controllo nelle SRL ha subito negli ultimi anni numerosi interventi, alla luce dei quali l’articolo 2477 c.c. prevede che la nomina dell’organo di controllo (sindaco o revisore) sia meramente facoltativa, a meno che non ricorrano particolari circostanze: a) il capitale sociale almeno pari a quello minimo previsto per la costituzione di una SPA; b) obbligo della redazione del bilancio consolidato; c) esercizio del controllo su una società obbligata alla revisione legale dei conti; d) superamento per due esercizi consecutivi di due delle seguenti soglie:
1) 4.400.000 € dell’attivo dello stato patrimoniale;
2) 8.800.000 € di ricavi delle vendite e delle prestazioni;
c) 50 unità di dipendenti occupati in media durante l’esercizio.
Il provvedimento in esame interviene su queste ultime, eliminandone una. In particolare, la società non è più tenuta a nominare un organo di controllo nel caso in cui sia dotata di un capitale sociale almeno pari a quello minimo previsto per la costituzione di una SPA.
b) le misure volte a favorire le emissioni di obbligazioni societarie (Art. 21) estendendo il regime dell’imposta sostitutiva anche agli interessi ed altri proventi delle obbligazioni e titoli similari e cambiali finanziarie non quotate emesse da società non quotate e detenute da investitori qualificati
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al fine di eliminare una residua asimmetria di trattamento fiscale relativa alle operazioni di cartolarizzazione.
2.2 Le misure in tema di energia
Per quanto riguarda l’energia, ad integrazione delle misure già adottate nel decreto legge “destinazione Italia” il provvedimento prevede un primo contenimento dei costi sulla bolletta elettrica delle imprese, attraverso l’adeguamento delle tariffe e la rimodulazione degli incentivi alle fonti rinnovabili, per un risparmio che può essere stimato nell’ordine di circa 800 milioni di euro. Si tratta di misure molto attese in considerazione dell’alto costo dell’energia rispetto a quello praticato nel resto degli altri Paesi europei. Le misure sull’energia prevedono in particolare:
– l’introduzione di misure volte alla riduzione delle bollette elettriche a favore dei clienti forniti in media e bassa tensione (Art. 23) attraverso una riduzione della componente A3 che andrà a beneficio dei costi per le forniture dell’energia, dalle imprese connesse a media tensione e per quelle connesse a bassa tensione con potenza impegnata non inferiore a 16,5 Kw. Previsto inoltre l’impiego a favore dei medesimi beneficiari del risparmio sulle tariffe derivante dallo “spalma incentivi volontariato” stimato in 200 milioni di euro;
– al fine di consentire la riduzione della bolletta elettrica per le imprese, si rimodulano le tariffe incentivanti dell’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici (Art. 26) i cui costi gravano proprio sulle bollette. A tal fine, viene prevista per i soli impianti di potenza maggiore di 200 Kw una rimodulazione temporale degli incentivi che vengono spalmati su un periodo di 24 anni (attualmente 20 anni) con conseguente riduzione delle tariffe incentivanti spettanti e della componente A3 della tariffa elettrica su cui sono caricati tali costi.
Pertanto, dal secondo semestre 2014 il GSE:
a) erogherà le tariffe incentivanti con rate mensili costanti, in misura pari al 90% della producibilità media annua stimata di ciascun impianto, nell’anno solare di produzione;
b) effettuerà il conguaglio, in relazione alla produzione effettiva, entro il 30 giugno dell’anno successivo. Le modalità operative saranno definite dal GSE entro l’8 luglio 2014 e successivamente approvate dal Ministero dello sviluppo economico.
Sono due le nuove disposizioni che intervengono a rimodulare la tariffe incentivanti previste per il fotovoltaico:
1) dal 1° gennaio 2015 la rimodulazione della tariffa incentivante per l’energia prodotta da impianti di potenza nominale superiore a 200kW avverrà secondo la percentuale di riduzione indicata nella tabella n. 2. La tariffa verrà erogata per un periodo di 24 anni, decorrente dalla data di entrata in esercizio degli impianti;
2) per le tariffe omnicomprensive, le riduzioni indicate nella tabella si applicano esclusivamente alla componente incentivante.
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Tabella n. 2: Riduzione degli incentivi per le produzioni di energia elettrica da fonti rinnovabili
Periodo residuo (ANNI) Percentuale riduzione dell’incentivo 12 25 13 24 14 22 15 21 16 20 17 19 18 18 Oltre 19 17
Il beneficiario della tariffa incentivante potrà accedere a finanziamenti bancari per un importo massimo pari alla differenza tra l’incentivo già spettante al 31 dicembre 2014 e l’incentivo rimodulato.
In alternativa all’allungamento del periodo di corresponsione dell’incentivo il produttore può optare per una riduzione volontaria dello stesso per una quota pari all’8 per cento dell’entità residua dell’incentivo di spettanza.
Le Regioni e gli enti locali, ciascuno per la parte di competenza, dovranno adeguare alla durata dell’incentivo rimodulata, la validità temporale dei permessi rilasciati, comunque denominati, per la costruzione e l’esercizio degli impianti fotovoltaici ricadenti nel nuovo campo di applicazione.
– la revisione del sistema che consente ai consumatori connessi ai cosiddetti sistemi semplici di produzione e consumo – le reti private di utenza (RIU), i sistemi efficienti di utenza (SEU) e i sistemi equiparati ai sistemi efficienti di utenza (SESEU) di essere completamente esentati dal pagamento degli oneri di sistema per la parte di energia autoprodotta o per le forniture gestite nell’ambito dei suddetti sistemi. Inoltre si prevede che tali consumatori contribuiscano agli oneri generali di sistema limitando il regime di esenzione di cui godono a una parte dell’energia consumata ovvero a quella quota di energia consumata proveniente da autoproduzione. Dalla misura si attende un effetto redistributivo di circa 70 milioni di euro in termini di riduzione tariffarie;
– gli oneri per lo svolgimento dell’attività del Gestore dei Servizi Energetici GSE S.p.A. sono posti a carico dei beneficiari dell’attività (Art. 25). In questo contesto la misura ribalta il costo dei servizi offerti dal GSE finora a carico della componente A3 della bolletta sui destinatari del servizio stesso;
– viene disposta, a decorrere dal 1° luglio 2014, l’esclusione dagli oneri tariffari dello sconto attualmente previsto dai CCNL per i dipendenti del settore elettrico assunti dal 1979 al 1996 (Art. 27);
– la riduzione dei costi del sistema elettrico per le isole minori non interconnesse sulla base di criteri di efficienza e di stimolo all’efficienza energetica (Art. 28);
– la rimodulazione del sistema tariffario elettrico delle Ferrovie dello Stato (Art. 29), stabilendo che l’applicazione delle condizioni tariffarie favorevoli previsti in base alla
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convenzione tra RFI e Enel venga limitata ai soli consumi di energia elettrica relativi al servizio di trasporto ferroviario universale;
– una serie di semplificazioni amministrative ( Art. 30) per la realizzazione di interventi di efficienza energetica e di piccoli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili nonchè misure di semplificazione per la realizzazione di impianti di produzione di biometano e la conversione a biometano di impianti di produzione di energia elettrica da biogas. In relazione ai primi, il decreto in esame stabilisce che:
a) dal 1° ottobre 2014 la comunicazione per la realizzazione, la connessione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili, soggetti alla comunicazione relativa alle attività in edilizia libera viene effettuata utilizzando un modello unico approvato dal MiSE, sentita l’AEEG, che sostituirà i modelli eventualmente adottati dai singoli Comuni; che sostituisce i modelli eventualmente adottati dai Comuni, dai gestori di rete e dal GSE SpA;
b) l’interessato, nel caso in cui dovesse essere necessario acquisire atti amministrativi di assenso, comunque denominati, ha la facoltà di allegarli alla comunicazione o di richiedere al SUE acquisirli d’ufficio, allegando la documentazione strettamente necessaria allo scopo. In questo secondo caso, il Comune deve provvedere nel termine di 45 giorni dalla presentazione della comunicazione: in caso contrario, il responsabile dello sportello unico indice la conferenza di servizi. Le amministrazioni che esprimono parere positivo possono non intervenire alla conferenza e trasmettere i relativi atti di assenso. L’inizio dei lavori è sospeso fino all’acquisizione dei medesimi atti.
Lo sportello unico per l’edilizia comunica tempestivamente all’interessato l’avvenuta acquisizione degli atti di assenso.
c) in ogni caso, i destinatari della comunicazione resa con il modello unico non possono richiedere documentazione aggiuntiva;
d) infine, anche l’installazione di impianti fotovoltaici secondo le semplificazioni già introdotte con il decreto legislativo n. 115/08 su edifici non ricadenti in ville, giardini e parchi, oltre che in complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, non è subordinata all’acquisizione di atti amministrativi di assenso, comunque denominati.
In relazione ai secondi, invece, il “decreto competitività” stabilisce che per l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio degli impianti (e delle relative opera di modifica) si applicheranno la PAS, procedura abilitativa semplificata, per:
1) i nuovi impianti di capacità produttiva non superiore a 100 standard metri cubi/ora;
2) le opere di modifica e per gli interventi di parziale o completa riconversione alla produzione di biometano di impianti di produzione di energia elettrica alimentati a biogas, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione, che non comportano aumento e variazione delle matrici biologiche in ingresso;
3) l’autorizzazione unica in tutti gli altri casi.
2.3 Le semplificazioni ambientali
Per quanto riguarda le norme in materia ambientale vengono introdotte misure per l’efficientamento energetico degli edifici scolastici, per accelerare l’esecuzione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale, semplificazione, per la
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protezione di specie animali e la salvaguardia ambientale, per garantire l’alta qualificazione e la trasparenza degli organi di verifica ambientale, per la bonifica o la messa in sicurezza e il recupero di rifiuti anche radioattivi, per l’adeguamento della normativa nazionale agli indirizzi comunitari e il corretto recepimento delle direttive comunitarie in materia ambientale.
In particolare:
– una quota delle risorse del Fondo rotativo relativo al finanziamento delle misure di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra viene destinata alla realizzazione di interventi per l’efficientamento energetico degli immobili pubblici adibiti a scuole, università e AFAM (Art. 9). Tali finanziamenti restano esclusi dall’applicazione dei limiti all’indebitamento degli enti locali pur rientrando nel patto di stabilità interno;
– al fine di accelerare l’utilizzo delle risorse e l’esecuzione degli interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale e per lo svolgimento delle indagini sui terreni della Regione Campania destinati all’agricoltura (Art. 10), viene previsto il subentro del Presidente della Regione Campania nelle funzioni dei Commissari straordinari delegati per la mitigazione del rischio idrogeologico e nella titolarità delle relative contabilità speciali. Con il relativo risparmio, quantificabile in 1.800.000 euro annui, si provvede l’esecuzione di relativi interventi;
– vengono previste una serie di misure di salvaguardia ambientale (Art. 11), tra le quali emergono in tutta evidenza le misure per la protezione di specie animali e il controllo delle specie alloctone e la difesa del mare, l’operatività del Parco nazionale delle Cinque Terre, la riduzione dell’inquinamento da sostanze ozono lesive contenute nei sistemi di protezione ad uso antincendio e da onde elettromagnetiche, nonché la definizione di nuovi parametri di verifica per gli impianti termici civili che tendono a superare alcune incertezze interpretative prodotte dalla normativa vigente riguardanti la persistenza dell’obbligo di trasmettere la dichiarazione di installazione degli impianti termici civili all’autorità competente per i controlli, le caratteristiche degli suddetti impianti ed il termine per l’integrazione del libretto centrale da parte del responsabile della manutenzione dell’impianto;
– al fine di consentire con immediatezza più elevati livelli di semplificazione e operatività vengono introdotte disposizioni volte a coniugare l’esigenza di contenimento della spesa pubblica e di semplificazione delle procedure della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS (Art. 12). Inoltre vengono introdotte misure volte ad accelerare l’utilizzo delle risorse finanziarie individuate nell’ambito del Quadro Comunitario di Sostegno 2007/2013 da parte dei soggetti pubblici già titolari di interventi finanziati con risorse comunitarie;
– viene prevista una procedura semplificata per le operazioni di bonifica o messa in sicurezza dei siti contaminati indispensabili per il risanamento e l’utilizzo in sicurezza ambientale e sanitarie delle aree interessate (Art. 13). Nel medesimo articolo vengono introdotte modifiche al codice ambientale sulle specifiche tipologie di rifiuti che cessano di essere tali e modifiche sui limiti di emissione in acque superficiali, nonché misure per la disciplina dei rifiuti prodotti dai sistemi d’arma, dai mezzi e dalle infrastrutture
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direttamente destinati alla difesa militare e alla sicurezza nazionale e altresì bonifiche in aree di demanio destinate ad uso delle forze armate;
– vengono previste misure volte a risolvere problematiche interpretative in applicazione di norme al Codice ambientale sui poteri degli enti locali e territoriali a fronte di importanti situazioni di crisi in tema di rifiuti. Nel medesimo articolo, si prevedono inoltre misure in tema di semplificazione del sistema di tracciabilità dei rifiuti e la proroga al 30 novembre della gestione da parte dei comuni delle attività di raccolta differenziata, spazzamento, trasporto, smaltimento e recupero dei rifiuti. Ulteriori misure sono previste per accelerare la realizzazione del termovalorizzatore della provincia di Salerno;
– al fine di consentire il superamento delle censure mosse dalla Commissione europea nell’ambito delle procedure di infrazione in tema di valutazione di impatto ambientale (VIA), la definizione di “progetto” viene adeguata a quella definita a livello europeo (Art. 15). Si stabiliscono altresì le modalità di definizione delle soglie per la valutazione di assoggettabilità a VIA e con successivo decreto saranno stabiliti da parte delle Regioni i criteri e le soglie alle specifiche situazioni ambientali e territoriali;
– vengono introdotte modifiche alle norme relative alla protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio rese necessarie per far fronte ai rilievi della Commissione Europea (Art. 16). Nel medesimo articolo viene prevista l’istituzione dell’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE);
– al fine di superare la procedura d’infrazione avviata dalla Commissione europea vengono previste modifiche alla norma che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino consentendo altresì la prosecuzione delle attività di monitoraggio di alcune specifiche tipologie di aree protette.
2.4 Il rilancio del settore agricolo
Un importante pacchetto di misure prevede specifici interventi per il sostegno e il rilancio del settore agricolo, tra le quali emergono gli interventi finalizzati a semplificare e ridurre i controlli sulle imprese agricole, a favorire la crescita occupazionale nel settore agricolo, alla concessione di crediti d’imposta per il sostegno delle produzioni agricole ed agroalimentari, alla riduzione degli oneri per le spese sostenute per i canoni di affitto dei terreni agricoli (Art. 3), al rilancio del settore vitivinicolo e alla tutela della produzione della Mozzarella di Bufala Campana DOP.
In particolare:
– al fine di semplificare il sistema dei controlli nel settore agricolo e di evitare sovrapposizioni e duplicazioni di accertamenti viene istituito un registro unico dei controlli sulle imprese agricole (Art. 1), tenuto presso il MIPAAF, e si introducono modalità di interscambio informatico dei dati relativi alle ispezioni e verifiche. Viene, inoltre, introdotto l’istituto della diffida per tutti gli illeciti agroalimentari di lieve entità puniti con le sole sanzioni amministrative pecuniarie, consentendo al responsabile di sottrarsi al pagamento della sanzione adempiendo alle prescrizioni dell’organo di controllo entro un breve termine. La previsione determinerà una netta riduzione del contenzioso amministrativo.
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Viene inoltre prevista la riduzione del 30 per cento delle sanzioni amministrative pecuniarie nel caso di pagamento effettuato entro 5 giorni;
– al fine di consentire il rilancio del settore vitivinicolo (Art. 2) vengono introdotte modifiche alla normativa comunitaria concernente l’Organizzazione comune di mercato. Tali innovazioni sono tese a ridurre gli oneri burocratici a carico delle imprese del settore e a consentire attività produttive, prima vietate, ottimizzando l’uso degli impianti e favorendo l’integrazione delle diverse attività economiche esercitate;
– per rafforzare il Made in Italy nel settore agricolo ed agroalimentare vengono introdotti due crediti d’imposta in favore di imprese che producono prodotti agricoli e agroalimentari (Art. 3). In particolare, il primo credito d’imposta è riconosciuto nella misura del 40 per cento delle spese sostenute per nuovi investimenti e per la realizzazione dell’ampliamento di infrastrutture informatiche finalizzate al potenziamento del commercio elettronico. L’altro credito d’imposta è stabilito nella misura del 40 per cento delle spese per nuovi investimenti sostenuti e per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie e la cooperazione di filiera. Si estendono infine le finalità del Fondo per la distribuzione di derrate alimentari alle persone indigenti già esistente a quella ulteriore del contrasto agli sprechi alimentari;
– al fine tutelare la produzione della Mozzarella di Bufala Campana DOP (Art. 4), viene prevista ed assicurata la separazione spaziale delle produzioni relative alla mozzarella di bufala DOP e dei suoi semilavorati da produzioni che non utilizzano il disciplinare della bufala DOP. Per coloro che trasgrediscono a tali regole sono previste una serie di sanzioni da parte dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari del MIFAAP. Inoltre, al fine di rafforzare la sicurezza alimentare, vengono previste sanzioni per coloro che coltivano prodotti OGM in violazione delle normative europee;
– allo scopo di favorire la crescita occupazionale nel settore agricolo (Art. 5) viene introdotto, in via sperimentale, un incentivo per i datori di lavoro agricoli che assumano, tra il 1° luglio 2014 e il 30 giugno 2015, lavoratori tra i 18 e i 35 anni, con particolari requisiti, a tempo indeterminato o con durata di almeno tre anni. L’incentivo sarà pari a un terzo della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo di 18 mesi e sarà riconosciuto al datore di lavoro unicamente mediante compensazione dei contributi dovuti. A tal fine le assunzioni, per essere ammesse all’incentivo, dovranno determinare un incremento netto della base occupazionale. Attraverso una circolare dell’INPS verranno disciplinate modalità attuative di fruizione degli incentivi. Viene prevista l’applicazione al 50 per cento delle deduzioni ai fini IRAP, attualmente solo per i lavoratori a tempo indeterminato, anche ai lavoratori stagionali in agricoltura (platea prevista per circa 143.000) che lavorino per almeno 150 giornate l’anno;
– per contrastare il fenomeno del lavoro sommerso e irregolare nel settore dell’agricoltura, viene prevista l’istituzione, presso l’INPS, di una rete virtuale del lavoro agricolo di qualità (Art. 6) finalizzata alla promozione dell’attività di prevenzione e promozione della normativa in materia di lavoro e legislazione sociale relativa al contrasto al lavoro sommerso e irregolare;
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– al fine di favorire la più ampia utilizzazione dei terreni agricoli, ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali al di sotto dei 35 anni viene riconosciuta una detrazione del 19 per cento delle spese sostenute per i canoni di affitto dei terreni agricoli entro un limite di 80 euro per ciascun ettaro preso in affitto e fino a un massimo di 1.200 euro annui (Art.7). Accanto a questa misura, viene prevista l’abrogazione delle agevolazioni consistenti, in caso di mancata coltivazione per un’intera annata, nella computazione del reddito dominicale per il solo 30 per cento e nell’esclusione dall’IRPEF del reddito agrario. Inoltre, ai fini delle imposte sui redditi viene prevista la rivalutazione dei redditi dominicali ed agrari pari al 30 per cento per il 2015 e al 7 per cento dal 2016. Invece per i terreni posseduti da coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali la rivalutazione è pari al 10 per cento per il solo 2015.
2.5 Le altre misure
Fra le altre misure del provvedimento si segnalano:
– le modifiche alla norma in materia di calcolo degli interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria (Art. 32);
– le misure di semplificazione e razionalizzazione dei controlli della Corte dei conti per evitare rallentamenti nella procedura di spesa (Art. 33).
3. Le proposte del PD al Senato
Le proposte del PD, finalizzate a rafforzare i contenuti del provvedimento intervengono sui quattro assi prioritari di intervento: il sostegno alle imprese; la riduzione dei costi energetici; la semplificazione ambientale e il rilancio del settore agricolo.
Le proposte depositate nelle Commissioni 10^ e 13^dal Gruppo Democratico del Senato sono mirate a rafforzare gli interventi predisposti dal Governo in tema di razionalizzazione ed efficienza del settore energetico, di sostegno allo sviluppo delle imprese, di semplificazione e tutela ambientale e di rilancio del settore agricolo.
Su ciascuno dei quattro assi prioritari di intervento sono state predisposte misure che hanno tenuto conto del lavoro già svolto su tali tematiche dai Gruppi del PD di Camera e Senato durante la legislatura in corso, che di comune accordo è stato valorizzato dalle proposte depositate, nonché dei suggerimenti e delle osservazioni formulate dai vari soggetti auditi dalle commissioni.
3.1 Razionalizzazione ed efficienza del settore energetico
In relazione al “pacchetto energia” sono stati depositati emendamenti che, salvaguardando l’obiettivo condiviso della riduzione del 10% della bolletta elettrica delle imprese, razionalizzano e rafforzano l’intervento predisposto dal Governo. In particolare:
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– Sulla rimodulazione degli incentivi al settore fotovoltaico sono stati predisposti interventi volti a circoscrivere gli effetti dello spalmaincentivi e della riduzione secca dei rendimenti riconosciuti ai proprietari degli impianti prevista in alternativa alla prima. In particolare, si segnalano le proposte volte ad introdurre:
a) una “soluzione ponte” in luogo dello spalmaincentivi che tenga conto dell’andamento dei prezzi del mercato dell’energia elettrica in atto e delle possibili ricadute sulle bollette elettriche delle imprese a seguito della stipula dei nuovi contratti di energia elettrica;
b) la previsione di una scalettatura nella riduzione dei rendimenti per i proprietari degli impianti fotovoltaici con aliquote pari al 3% per gli impianti da 200 kW a 500 kW, al 4,5% per gli impianti da 500Kw ad 1 MW e al 6% per gli impianti di potenza nominale superiore ad 1 MW.
In alternativa a questi ipotesi sono state previste:
c) la “cartolarizzazione” degli incentivi al fotovoltaico sul mercato, allo scopo di coinvolgere soggetti presenti sul mercato nazionale e internazionale intenzionati ad investire nel settore che presenta tassi di rendimento elevati;
d) l’ampliamento della Robin Hood Tax ad altri soggetti oggi esclusi;
– sul tema della riduzione degli oneri impropri posti a carico della clientela finale, tenendo conto anche delle osservazioni formulate dall’autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, sono stati depositate proposte finalizzate a spostare gli oneri relativi alla messa in sicurezza dei siti nucleari e di interesse nazionale dalla bolletta elettrica al bilancio pubblico attraverso ulteriori risparmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato (165 milioni di euro in meno a carico della bolletta elettrica);
– al fine di ridurre il rischio di aumento degli oneri per il sistema elettrico, il Ministero dello sviluppo economico, sentita l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con proprio atto di indirizzo, definisce le modalità con le quali il Gestore dei Servizi Energetici, adotta opportune strategie di vendita sul mercato nazionale ed estero dell’energia elettrica ritirata nell’ambito dei regimi di incentivazione gestiti, anche attraverso la stipula di contratti di compravendita di energia elettrica, secondo procedure trasparenti e non discriminatorie, su mercati a termine ed eventualmente al di fuori del sistema delle offerte di norma utilizzato dallo stesso Gestore;
– vengono introdotte disposizioni volte ad introdurre esenzioni da corrispettivi e limitazioni agli oneri del sistema elettrico per reti interne e sistemi efficienti di produzione e consumo;
– al sistema del trasporto ferroviario merci viene garantita l’applicazione dell’agevolazione tariffaria vigente per i consumi di energia, allo scopo di favorire e sostenere lo sviluppo del
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trasporto delle merci con mezzi di trasporto che abbiano un impatto ridotto sull’ambiente e sul traffico urbano.
3.2 Interventi a sostegno delle imprese
Il pacchetto degli interventi a sostegno delle imprese è stato ampliato con interventi volti a rafforzare le agevolazioni per gli investimenti in beni strumentali, per l’incremento della base occupazione e per la semplificazione dell’attività quotidiana delle imprese. In particolare
– in merito al Credito d’imposta per gli investimenti è stato previsto un ampliamento dei beni che possono essere oggetto di agevolazione aggiungendo ai beni strumentali previsti dalla Tabella ATECO 28, i macchinari, gli impianti e le attrezzature industriali e commerciali, non ricompresi nella divisione 28 della predetta tabella, classificabili nell’attivo dello stato patrimoniale, nonché una estensione del periodo entro il quale poter effettuare gli investimenti oggetto di agevolazione. Inoltre, è stato previsto un aumento del credito d’imposta al 30% per le imprese ubicate nelle aree del Mezzogiorno;
– Accanto al credito d’imposta per investimenti, viene riproposto, quale misura dio sostegno alle imprese e al lavoro, il rifinanziamento del Credito d’imposta per l’occupazione. Nel rispetto delle disposizioni UE, ai datori di lavoro che aumentano il numero di lavoratori dipendenti a tempo indeterminato assumendo lavoratori “svantaggiati” nelle aree sottoutilizzate del Paese, viene concesso per ogni nuovo lavoratore assunto un credito d’imposta nella misura del 50% dei costi salariali sostenuti nei dodici mesi successivi all’assunzione e quando l’aumento del numero dei lavoratori riguardi lavoratori “molto svantaggiati”, il credito d’imposta è concesso nella misura del 50% dei costi salariali sostenuti nei ventiquattro mesi successivi all’assunzione;
– alle imprese che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie finalizzate ad incrementare le vendite dei propri prodotti, per un importo complessivo superiore a quello dell’anno precedente, si applica l’esclusione dall’imposizione Ires e Irap sul reddito di impresa dell’investimento incrementale, rispetto all’anno precedente;
– Vengono previste una serie di semplificazioni per agevolare l’attività delle imprese tra le quali si segnalano le disposizioni volte a rendere maggiormente efficace l’azione dell’Agenzia per le imprese in funzione della riduzione e dell’accorpamento dei controlli e degli adempimenti burocratici, le disposizioni in materia di semplificazione fiscale ( tra le quali quelle relative alle comunicazioni IVA, ai limiti di compensazione dei crediti e alle procedure di rimborso dei crediti), in materia di lavori ed appalti (anticipazione delle spese di pubblicazione di avvisi e bandi, anticipazioni di importi contrattuali, …), in tema di energia ed efficienza energetica (semplificazione delle procedure per la realizzazione di piccoli impianti alimentati da fonti rinnovabili, certificazione F-gas, in materia di installazione e rifacimento di impianti, di fatturazione e dichiarazione di conformità) e di semplificazione in materia societaria, con particolare riguardo alla costituzione delle società a responsabilità limitata semplificata.
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3.3 Ambiente
Sul fronte delle tamatiche ambientali sono state avanzate varie proposte da un lato finalizzate a rafforzare i controlli e la tutela ambientale e dall’altro alla promozione dell’efficienza energetica e dello sviluppo delle fonti rinnovabili. In particolare:
– Relativamente alle tamatiche ambientali:
a) sono stati introdotti alcuni correttivi che hanno l’obiettivo di coordinare il testo del provvedimento in esame al lavoro già svolto dal Partito democratico in occasione dell’esame del collegato ambientale e della legge comunitaria, con particolare riguardo alla VIA, VAS, AIA;
b) è stato esteso da 12 a 18 mesi il periodo a disposizione dei Commissari per il completamento degli interventi relativi alla bonifica dei siti;
c) a partire dalla programmazione 2015, le risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico sono utilizzate tramite accordo di programma sottoscritto dalla regione interessata e dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che definisce, altresì, la quota di cofinanziamento regionale. Gli interventi sono individuati, su proposta della Regione, sentita l’Autorità di bacino interessata, ove istituita, e il Dipartimento della Protezione civile nazionale, dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che valuta gli aspetti di rischio per l’incolumità delle persone. L’attuazione degli interventi è assicurata dal Presidente della regione con i compiti, le modalità, la contabilità speciale ed i poteri previsti dall’articolo 10
d) ai fini dell’accelerazione della spesa e della semplificazione delle procedure, le Autorità Ambientali componenti la Rete Nazionale cooperano sistematicamente con i soggetti responsabili delle politiche di coesione per il rispetto dei principi di sostenibilità ambientale nella programmazione, realizzazione e monitoraggio degli interventi;
– Relativamente alle tematiche dell’efficienza energetica e dello sviluppo delle fonti rinnovabili:
a) È stato previsto che con apposito decreto del Ministro dello sviluppo economico, sono stabilite le modalità per l’estensione dello scambio sul posto a tutti gli impianti alimentati con fonti rinnovabili di potenza nominale media annua non superiore a 500 kw, fatti salvi i diritti di officina elettrica;
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b) viene prevista, a decorrere dal 1 gennaio 2015, l’eliminazione degli oneri di sistema a carico degli impianti solari fotovoltaici di potenza non superiore a 3 Kw, con moduli collocati su edifici residenziali o nelle aree di pertinenza dell’edifico, non si applicano gli oneri generali di sistema. L’obiettivo della norma è quello di favorire e sostenere l’autoconsumo delle utenze residenziali e lo sviluppo quanto più ampio di tali impianti nel Paese;
c) in merito agli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici scolastici ed universitari è stata prevista l’inclusione degli interventi e delle spese sostenute per la bonifica da amianto dei medesimi, nonché la deroga dal patto di stabilità per le spese sostenute dagli enti locali per le finalità di miglioramento dell’efficienza energetica. Inoltre, per rendere più agevole l’attuazione degli interventi su tali edifici è stato previsto che i costi della diagnosi energetica comprensiva di certificazione energetica sono ammessi ai finanziamenti a tassi agevolati;
d) relativamente allo sviluppo dell’internazionalizzazione delle imprese italiane, sono affidate al GSE, nell’ambito dell’attività di promozione e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, le attività tecnico strumentali ed operative mirate a supportare lo sviluppo di filiere industriali nazionali nel settore delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, coinvolgendo le imprese, in particolare di piccole e medie dimensioni, i centri di ricerca e gli organismi nazionali ed esteri competenti; a migliorare la conoscenza degli operatori nazionali nel campo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica, anche in relazione alle opportunità di esportazione o di investimento presenti nei mercati internazionali; favorire il raccordo tra imprese italiane, le istituzioni e gli organismi esteri preposti allo sviluppo dell’internazionalizzazione delle imprese italiane;
e) per contrastare il fenomeno degli sversamenti inquinanti a mare, è stata ampliata la responsabilità penale a carico del proprietario del carico trasportato (carrette mare);
3.4 Agricoltura e altri interventi
Per gli interventi relativi al settore agricolo si segnalano le misure volte a favorire la semplificazione degli adempimenti, lo sviluppo dell’imprenditorialità in agricoltura e del ricambio generazionale, a ridurre ed unificare quanto più possibile i controlli a carico delle imprese del settore, a rafforzare la sicurezza dei prodotti del settore agroalimentare e della pesca, e in materia di agricoltura biologica.
Infine, fra gli altri interventi si segnala la proposta di abrogazione dell’articolo 31 del provvedimento in tema di anatocismo e quella relativa al servizio Taxi.
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4. Le principali modifiche approvate dal Senato
L’Assemblea del Senato, nella seduta di venerdì 25 luglio, ha approvato, con 159 voti favorevoli, il maxiemendamento interamente sostitutivo del ddl n. 1541 di conversione in legge del D.L. n. 91 in materia di competitività, sul quale il Governo aveva posto la questione di fiducia. I contenuti del maxiemendamento riprendono le modifiche approvate dalle Commissioni riunite 10^ e 13^ del Senato e di seguito si riporta una sintesi delle principali novità contenute nel testo approvato. In particolare:
4.1 Agricoltura
– In materia di controlli sulle imprese agricole, viene stabilito che:
a) per le violazioni delle norme agroalimentari di lieve entità, per le quali è prevista l’applicazione della sola sanzione amministrativa pecuniaria, l’organo di controllo incaricato, nel caso in cui accerta l’esistenza di violazioni sanabili, diffida l’interessato ad adempiere alle prescrizioni violate entro il termine di venti giorni dalla data di ricezione dell’atto di diffida e ad eliminare le conseguenze dannose o pericolose dell’illecito amministrativo;
b) per violazioni sanabili si intendono errori od omissioni formali che comportano una mera operazione di regolarizzazione ovvero violazioni le cui conseguenze dannose sono eliminabili;
– vengono introdotte ulteriori semplificazioni per le imprese agricole con particolare riguardo alla prevenzione incendi, all’adeguamento dei depositi di prodotti petroliferi impiegati nell’esercizio delle attività agricole con una determinata capienza, di registrazione presso l’autorità territorialmente competente in materia igienico-sanitaria, all’esenzione dalla tenuta del fascicolo aziendale per gli olivicoltori che producono olio destinato esclusivamente all’autoconsumo la cui produzione non superi 250 Kg di oli per campagna, all’etichettatura dei prodotti;
– si delinea un quadro nazionale omogeneo in materia di consulenza aziendale, previsto come “sistema” dall’articolo 12 del Regolamento (UE) del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 dicembre 2013, n. 1306/2013;
– viene prevista l’istituzione del servizio integrato per la tutela del patrimonio agroalimentare italiano;
– semplificazioni amministrative sono state inserite anche per i produttori vitivinicoli (art. 2);
– viene confermato il credito d’imposta per investimenti in favore delle imprese che producono prodotti agricoli come definiti nel Trattato UE, nonché delle PMI che producono prodotti agroalimentari non ricompresi nel Trattato UE, anche se costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, nel limite di spesa di 500.000 euro per l’anno 2014, di 1 milione di euro per ciascuno degli anni 2015 e 2016. Il credito d’imposta spetta nella misura del 40% delle spese per nuovi investimenti sostenuti, e comunque non superiore a 50.000 euro, nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi, per la realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche finalizzate al potenziamento
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del commercio elettronico. Tale agevolazione, a seguito dell’esame al Senato, ora viene estesa anche alle imprese della pesca e dell’acquacoltura;
– vengono confermate anche le misure in materia di lavoro, con la concessione di incentivi all’assunzione di giovani (di età compresa tra i 18 e i 35 anni) con contratto a tempo indeterminato o determinato di durata almeno triennale, con uno sgravio di un terzo della retribuzione lorda. Le assunzioni in questione devono essere effettuate tra il 1° luglio 2014 e il 30 giugno 2015 e devono comportare un incremento occupazionale netto calcolato sulla base della differenza tra il numero di giornate lavorate nei singoli anni successivi all’assunzione e il numero di giornate lavorate nell’anno precedente. L’incentivo, per un periodo complessivo di 18 mesi, è riconosciuto al datore di lavoro mediante compensazione dei contributi dovuti (da ripartire in tre tranche annuali per quanto riguarda le assunzioni a tempo determinato; in unica soluzione a decorrere dal completamento del diciottesimo mese – primo anno nel testo originario del D.L. – di assunzione per quelle a tempo indeterminato). Viene ora fissato un limite in quanto l’incentivo non può superare, per ciascun lavoratore, l’importo di 3.000 euro, se assunto a tempo determinato e 5.000 euro se a tempo indeterminato;
– In tema di contratti di rete, si estendono le finalità del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese e agli investimenti in ricerca, istituito presso la Cassa depositi e presiti, anche al finanziamento agevolato di investimenti in ricerca e innovazione tecnologica, effettuati da imprese agricole forestali ed agroalimentari che partecipano ad un contratto di rete. Inoltre, si pone rimedio a situazioni verificatesi a livello regionale laddove, anche se in modo non diffuso, si è riscontrato che le domande di accesso alle misure previste dai programmi di sviluppo rurale, presentate dalle imprese agricole organizzate con il contratto di rete, non sono state accolte per la forma giuridica adottata. Atteso che non sussiste un contrasto con la normativa comunitaria, si rende necessario, pertanto, precisare che tale forma di aggregazione può accedere ai finanziamenti previsti dai PSR. La norma non comporta nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
– confermata, con piccole modifiche, la nuova detrazione IRPEF del 19% delle spese sostenute per i canoni di affitto di terreni agricoli da parte di giovani coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali (IAP) di età inferiore a 35 anni, entro il limite di 80 euro per ciascun ettaro preso in affitto. Le modifiche introdotte hanno l’obiettivo di restringere la platea dei possibili fruitori della detrazione e di prevedere la forma scritta per i contratti oltre un determinato valore. La disposizione si applica a decorrere dal periodo d’imposta 2014;
– In tema di interventi a sostegno delle imprese agricole condotte da giovani, vengono apportate alcune significative modifiche al D.Lgs. n. 185/2000. In particolare:
a) le misure in favore della nuova imprenditorialità in agricoltura sono dirette a sostenere in tutto il territorio nazionale le micro e piccole imprese agricole a prevalente o totale partecipazione giovanile, a favorire il ricambio generazionale in agricoltura e a sostenerne lo sviluppo attraverso migliori condizioni per l’accesso al credito;
b) ai soggetti ammessi alle agevolazioni possono essere concessi mutui agevolati per gli investimenti, a un tasso pari a zero, della durata massima di 10 anni comprensiva del
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periodo di preammortamento, e di importo non superiore al 75 per cento della spesa ammissibile, il limite di durata sale a quindici anni per le iniziative nel settore della produzione agricola;
c) si individuano una serie di soggetti che possono beneficiare delle agevolazioni, tra i quali le imprese costituite da non più di 6 mesi alla data di presentazione della domanda di agevolazione, esercitanti esclusivamente l’attività agricola, amministrate da un giovane imprenditore agricolo di età compresa tra i 18 ed i 40 anni e le società, composte, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da giovani imprenditori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 40 anni. Inoltre, si dispone che possono essere finanziate le iniziative che prevedano investimenti non superiori a 1.500.000 euro, nei settori della produzione, trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.
– In tema di agricoltura biologica si dispone l’abrogazione degli articoli 6, 7, 8 e 9 del decreto legislativo n. 220 del 1995, con l’obiettivo di adeguare gli adempimenti degli operatori del settore dell’agricoltura biologica all’intervenuta legislazione europea. Attraverso l’informatizzazione è possibile ridurre gli adempimenti burocratici e semplificare le procedure, al fine di consentire uno sviluppo del settore del biologico in Italia, garantendo strumenti adeguati per i controlli e la necessaria cooperazione tra l’istituendo Sistema informativo per il biologico (SIB) e i sistemi informatici regionali.
4.2 Ambiente
– In tema di efficientamento energetico degli edifici scolastici si amplia il novero dei soggetti destinatari del Fondo includendovi anche gli asili nido, mentre per quanto riguarda la segnaletica stradale si prevedono i requisiti che debbono posseder le lampade semaforiche al fine di conseguire un consistente risparmio energetico e la riduzione dei costi a carico degli enti locali;
– in tema di mitigazione del dissesto idrogeologico, vengono introdotte alcune misure che rafforzano la gestione e l’efficacia degli interventi. In particolare, viene consentito ai Presidenti delle regioni di delegare apposito soggetto per la gestione di tutte le attività inerenti gli interventi di mitigazione del dissesto idrogeologico e viene allargata la platea dei soggetti di cui il Presidente può avvalersi. Inoltre si amplia ulteriormente il ventaglio degli uffici tecnici dei quali possono avvalersi i Presidenti delle regioni garantendo, inoltre, continuità tecnica con le attività precedentemente avviate senza che ciò determini nuovi e maggiori oneri in quanto si ricorre a strutture già esistenti sul territorio.
– sulla complessa questione dell’Ilva di Taranto, il Senato ha recepito nel provvedimento i contenuti del D.L n. 100 emanato 1l 16 luglio 2014, introducendo a sua volta alcune modifiche di particolare rilievo. Il pacchetto di norme approvate, oltre alle misure contenute nel decreto legge n. 100/2014, introduce il prestito ponte per il grande Polo siderurgico dell’Ilva di Taranto, rafforza il ruolo del subcommissario ad hoc per il Piano di risanamento e sblocca le risorse della famiglia Riva poste sotto sequestro dalla
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magistratura che potranno essere impiegate dall’Ilva, non oltre il 2014, sotto forma di aumento di capitale. In particolare, con le modifiche approvate in Senato, il sub commissario, d’intesa con il commissario straordinario, definirà la propria struttura, le modalità operative e il programma annuale delle risorse finanziarie necessarie, aggiornandolo ogni tre mesi. Gli interventi previsti dal Piano di risanamento ambientale diventano «indifferibili urgenti e di pubblica utilità e costituiscono varianti ai piani urbanistici;
– In tema di rifiuti:
a) vengono introdotte l Sistri, sistema di tracciabilità dei rifiuti, per il quale viene prevista un periodo di vigenza fino a fine 2015, successivamente al quale verrà individuato un nuovo progetto di tracciabilità dei rifiuti basato su tecnologie più avanzate e di più semplice gestione e un nuovo gestore selezionato con gara europea;
b) vengono introdotte semplificazioni al sistema di gestione dei rifiuti di tipo elettrico ed elettronico (sistema RAEE);
c) si prevede che previa approvazione di un decreto interministeriale, saranno semplificate le operazioni di trasporto, stoccaggio, e preparazione per il riutilizzo degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio non pericolosi prodotti nell’ambito delle attività d’impresa;
– In tema di inquinamento acustico:
a) vengono introdotte misure inerenti i requisiti acustici passivi degli edifici, al fine del pieno adempimento di quanto previsto sul tema dal decreto Presidente del Consiglio dei ministri del 5 dicembre 1997, ponendo correttamente in carico ai costruttori inadempienti il risanamento delle carenze acustiche rilevate;
b) vengono definiti i limiti dell’ambito applicativo della disciplina dell’inquinamento acustico relativamente ad aviosuperfici e a luoghi in cui si svolge l’attività sportiva;
c) viene soppressa la Commissione operante in materia di inquinamento acustico derivante da traffico ferroviario;
– In tema di VIA, sono state approvate diverse misure tra le quali si segnalano:
a) le disposizioni sulla c.d. “VIA postuma” finalizzate al corretto recepimento della direttiva 2011/92/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio in materia di valutazione di impatto ambientale. Per un verso, si adegua la definizione di “progetto” a quella comunitaria, portando quindi l’ambito di applicazione della disciplina VIA a coincidere con il disposto comunitario. Per altro verso, si stabiliscono le modalità di definizione delle soglie per la valutazione di assoggettabilità a VIA, prevedendo che con decreto del Ministro dell’ambiente siano stabiliti i criteri e le soglie, e che le Regioni potranno adeguare tali criteri e tali soglie alle specifiche situazioni ambientali e territoriali.
b) le disposizioni che semplificano ed accelerano l’iter per il conseguimento della VIA da parte delle imprese, evitando il rilascio di un’autorizzazione il cui oggetto è compreso nella attività di valutazione propria della VIA. Si tratta di semplificazioni a costo zero, idonea a determinare minori oneri amministrativi a carico delle imprese, nonché una compressione
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dei tempi per il rilascio della VIA. L’emendamento, pertanto non implica alcun onere per i bilanci pubblici e non comporta, pertanto, nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica;
b) vengono meglio specificati i requisiti professionali dei membri delle commissioni di verifica ambientale VIA, VAS e AIA;
– In tema di Bonifiche, sono state approvate diverse misure per rendere le stesse più semplici e veloci. In particolare:
a) la novità più importante riguarda l’inversione della procedura ordinaria: in caso di bonifica di un sito contaminato, il soggetto interessato, volendo procedere rapidamente al recupero ambientale potrà direttamente presentare agli enti un progetto di intervento. Non sarà più necessario, quindi, “caratterizzare” preliminarmente il sito sotto il controllo delle autorità, ma l’operatore potrà raccogliere in modo autonomo e sotto la propria responsabilità tutte le informazioni necessarie per predisporre il progetto di bonifica.
b) vengono previsti, inoltre, termini stringenti per la procedura. La Conferenza di servizi per valutare il progetto di bonifica dovrà essere convocata entro 30 giorni e il progetto dovrà essere approvato nei successivi 90 giorni. I lavori di bonifica autorizzati dovranno, quindi, essere completati entro dodici mesi da parte dell’operatore (salva la possibilità di proroga per ulteriori sei mesi).
– per quanto riguarda i richiami vivi, si allinea la disciplina italiana prevista in materia alle disposizioni europee e, in particolare, si consente il rilascio dell’autorizzazione regionale negli stretti limiti previsti dall’art. 19-bis della legge n. 157 del 1992. Le disposizioni introdotte regolano il metodo di prelievo venatorio dei richiami vivi, in particolare ponendo dei limiti alle autorizzazioni e prescrivendo che le ulteriori regole di dettaglio siano disciplinate previo parere tecnico dell’ISPRA. Gli Enti locali dovranno provvedere nell’ambito delle risorse umane, strumentali e finanziari disponibili a legislazione vigente e, pertanto, dalla norma non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.
4.3 Imprese
– In tema di cooperazione, viene previsto che:
a) per le cooperative di consumo e loro consorzi, la quota di utili destinata ad aumento del capitale sociale non concorre a formare il reddito imponibile ai fini IRES entro i limiti comunitari (regolamento UE n. 1407/2013);
b) per le società cooperative di consumo e loro consorzi, diverse da quelle a mutualità prevalente, la quota degli utili netti annuali è fissata al 23% (per le altre cooperative resta il limite del 30% di cu all’art. 1, co. 464 L. n. 311/2004);
c) le banche di credito cooperativo autorizzate dalla Banca d’Italia ad un periodo di operatività prevalente a favore dei soggetti diversi dai soci, ai fini delle agevolazioni fiscali, sono considerate cooperative diverse da quelle a mutualità prevalente, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello nel corso del quale è trascorso un anno dall’inizio del
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periodo di autorizzazione, relativamente ai periodi d’imposta in cui non è ripristinata l’operatività prevalente a favore dei soci;
d) previste novità anche per quanto riguarda la governance delle cooperative di consumo con numero di soci superiore a centomila;
– In tema di credito d’imposta per investimenti, viene confermato il nuovo credito d’imposta pari al 15% del valore degli investimenti in beni strumentali (macchinari e attrezzature) realizzati fino al 30 giugno 2015 Gli investimenti che danno diritto al credito d’imposta sono esclusivamente quelli compresi nella divisione 28 della tabella ATECO 2007 (macchinari e apparecchiature destinati prevalentemente al manifatturiero), di importo non inferiore a 10 mila euro. In particolare, il credito d’imposta è calcolato sull’eccedenza rispetto alla media aritmetica degli investimenti in beni strumentali compresi nella predetta tabella realizzati nei 5 periodi d’imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. Per le imprese che hanno iniziato l’attività da meno di cinque anni, la media aritmetica degli investimenti in beni strumentali che rileva ai fini dell’agevolazione è quella risultante dagli investimenti realizzati in tutti i periodi di imposta precedenti a quello di applicazione della norma agevolativa. Il diritto alla fruizione dell’incentivo fiscale è vincolato alla circostanza che i beni oggetto dell’investimento agevolato siano mantenuti nell’impresa per almeno un triennio; l’agevolazione è, pertanto, revocata se l’imprenditore cede a terzi o destina i beni oggetto degli investimenti a finalità estranee all’esercizio di impresa prima del secondo periodo di imposta successivo all’acquisto. L’agevolazione è, inoltre, subordinata all’utilizzo del bene agevolato in strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato. Il credito d’imposta, maturabile fino al 30 giugno 2015, potrà essere fruito solamente a partire dal 2016, ripartendolo in tre quote annuali di pari importo esclusivamente, in compensazione in F24. Fra le novità più rilevanti si segnala la possibilità dell’accesso al Fondo Centrale di Garanzia per i finanziamenti concessi a valere sulla cosiddetta legge Sabatini (decreto 21 giugno 2013 n. 69, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013 n. 98). In questi casi viene semplificata la valutazione del merito creditizio delle imprese, demandandola al soggetto richiedente;
– In tema di semplificazione per l’attività di impresa:
a) vengono rafforzati il ruolo e i compiti dell’Agenzia per le imprese alle quali viene riconosciuta, con regolamento del Mise, la possibilità di sostituire a tutti gli effetti i controlli e le attività delle amministrazioni pubbliche competenti, sia nei procedimenti automatizzati che in quelli ordinari, salvo per le determinazioni in via di autotutela e per l’esercizio della discrezionalità. Inoltre, al fine di fornire un supporto organizzativo e gestionale allo svolgimento della conferenza di servizi, alle Agenzie è prevista la possibilità di prestare la propria attività ai fini della convocazione, della predisposizione del calendario e dei termini di conclusione dei lavori della Conferenza, nonché della attivazione dei rimedi previsti dalla legge in caso di silenzio o dissenso delle amministrazioni;
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b) relativamente alle norme che disciplinano l’avvio dell’attività d’impresa si ritorna sulle norme che prevedono l’avvio delle attività tramite SCIA – segnalazione certificata inizio attività previste dal D.L. n. 138/2011. Le disposizioni emanate nel 2011 prevedevano la soppressione, alla scadenza di un termine (fissato al 31/12/2012) per emanare le disposizioni sulla deregulation, di tutte le norme statali incompatibili con i principi di libertà d’impresa, con conseguente applicazione della SCIA e dell’autocertificazione con controlli successivi. Tale termine, scaduto senza che fossero adottati i provvedimenti richiesti, viene prorogato al 31 dicembre 2014, stabilendo che in caso di mancata emanazione entro il nuovo termine dei provvedimenti attuativi, per l’esercizio di qualunque attività imprenditoriale, commerciale o artigianale si applicano, a scelta dell’imprenditore, gli istituti della SCIA o dell’autocertificazione con controlli successivi;
c) la possibilità per gli enti pubblici di prevedere aree interdette agli esercizi commerciali, ovvero limitazioni ad aree dove possano insediarsi attività produttive e commerciali (art. 31, comma 2 D.L. n. 201/2011) viene ora limitata solo qualora vi sia la necessità di garantire la tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente, ivi incluso l’ambiente urbano, e dei beni culturali;
– In tema di turismo:
a) per lo e sviluppo della recettività, in particolare nelle piccole realtà urbane, vengono liberalizzati i “condhotel”, ovvero abitazioni in condominio dove sarà possibile usufruire dei servizi tipici dell’hotel. La liberalizzazione verrà attuata con appositi provvedimenti; in questa sede vengono definiti i “condhotel” intendendosi per tali gli esercizi alberghieri aperti al pubblico, a gestione unitaria, composti da una o più unità immobiliari ubicate nello stesso comune o da parti di esse, che forniscono alloggio, servizi accessori ed eventualmente vitto, in camere destinate alla ricettività e, in forma integrata e complementare, in unità abitative a destinazione residenziale, dotate di servizio autonomo di cucina, la cui superficie non può superare il 40% della superficie totale degli immobili interessati;
b) si prevede che fino al 31 dicembre 2014, le strutture organizzate per la sosta ed il pernottamento di turisti all’interno di unità da diporto ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato, secondo i requisiti stabiliti dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti sentito il Ministero dei beni culturali e delle attività culturali e del turismo, rientrano nelle strutture ricettive all’aria aperta. In pratica si stabilisce l’equiparazione tra le strutture organizzate per la sosta ed il pernottamento di turisti all’interno delle proprie imbarcazioni ormeggiate in specchi d’acqua appositamente attrezzati con le strutture ricettive all’aria aperta;
– In tema di aiuto alla crescita economica (ACE) viene esteso l’ambito di applicazione della cosiddetta “super ACE” anche ai sistemi multilaterali di negoziazione. Tuttavia, viene previsto che le nuove disposizioni si applicano alle società ammesse a quotazione le cui azioni sono negoziate alla data di entrata in vigore del decreto, mentre rimane l’applicazione subordinata alla preventiva approvazione UE;
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– In tema di quotazioni, accesso al mercato dei capitali di rischio e di diritto societario sono state introdotte alcune importanti innovazioni. Tra le novità si segnalano:
a) l’introduzione di nuove disposizioni in materia di azioni di voto plurimo finalizzate a stimolare le PMI ad avvicinarsi alla quotazione in borsa. In particolare:
1) alle società non quotate è data la possibilità di emettere azioni con voto triplo. Tale misura consentirebbe all’imprenditore di collocare sul mercato una quota maggiore di capitale senza perdere il controllo della società. Per contro, rinunciando in questo modo alla contendibilità si rinuncia anche all’appeal speculativo che di solito è premiante in sede di Ipo. Si tratta, in sostanza, dello stesso meccanismo che è stato utilizzato negli Usa per permettere alla “new economy” di crescere;
2) Per le società già quotate, invece, indipendentemente dalle dimensioni, il modello di riferimento è quello francese. In questo caso, le modifiche non comportano l’emissione di una diversa categoria di azioni, bensì la facoltà “personale” degli azionisti “stabili” da almeno due anni di raddoppiare il voto in assemblea (cedendo le azioni il voto maggiorato decadrebbe). Per arrivare a tale obiettivo occorre modificare lo statuto societario, per il quale ci vuole il via libera della maggioranza dei due terzi in assemblea straordinaria, salvo per le delibere adottate entro il 31 gennaio 2015 per le quali, transitoriamente, si ritiene sufficiente «almeno la maggioranza del capitale rappresentato in assemblea». Se la proposta viene approvata, dopo due anni di possesso, il diritto al voto doppio matura nei confronti di tutti i soci “fedeli”, salvo rinuncia totale o parziale degli stessi. Di fatto, difficilmente l’azionista di riferimento potrà raddoppiare tout court in questo modo la presa sull’assemblea, perché sarà “diluito” dagli altri soci di lungo corso che faranno la stessa scelta. In caso di Opa, la passivity rule vale ancora e pertanto non si può correre ai ripari di fronte a una scalata indesiderata introducendo il voto doppio, salvo che lo statuto societario preveda diversamente. Per contro, in caso di Opa, i voti “in più” non verrebbero automaticamente sterilizzati, salvo che lo statuto lo preveda espressamente. Si segnala che in Francia più della metà delle blue chip dell’indice Cac 40 – società come Axa, SocGen, Total e Peugeot – ammette il voto doppio.
– b) in tema di OPA obbligatoria per le società quotate, viene introdotta una seconda soglia del 25%, oltre a quella esistente del 30%. La seconda soglia scatterà per chi «a seguito di acquisti, venga a detenere una partecipazione superiore alla soglia del 25% in assenza di altro socio che detenga una partecipazione più elevata». La soglia resterà però al 30% per le società con azionisti proprietari di oltre un quarto del capitale. Le Pmi vengono escluse e potranno scegliere di inserire nello statuto una soglia fra il 20 e il 40%. Se la modifica dello statuto «interviene dopo l’inizio delle negoziazioni dei titoli in un mercato regolamentato, i soci che non hanno concorso alla relativa deliberazione hanno diritto di recedere per tutti o parte dei loro titoli»;
c) si prevede che, al fine di facilitare e accelerare le procedure per l’avvio delle attività economiche, nonché le procedure per l’iscrizione nel registro delle imprese, quando l’iscrizione è richiesta sulla base di un atto pubblico, o di una scrittura privata autenticata, il conservatore del registro procederà all’iscrizione immediata dell’atto. Viene confermata l’abrogazione della norma che prevede che la nomina del collegio sindacale nelle Srl è
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obbligatoria se il capitale sociale non è inferiore a quello minimo stabilito per le società per azioni (art. 2477, comma 2): viene però previsto che, di conseguenza, la sopravvenuta insussistenza dell’obbligo di nomina dell’organo di controllo o del revisore costituisce giusta causa di revoca;
– In tema di attività bancarie e finanziarie:
a) Viene soppressa la norma sull’anatocismo secondo cui veniva demandato al CICR il compito di determinare modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi, riaffermando di fatto la legittimità dell’anatocismo, anche se con periodicità non inferiore a un anno.
b) viene riscritta la norma di riabilitazione dei “cattivi pagatori” (art. 8 bis D.L. n. 70/2011). Ora viene disposto che entro 10 giorni dalla ricezione della notifica dell’avvenuta regolarizzazione dei pagamenti, i gestori delle banche dati provvedono ad integrare le segnalazioni relative a ritardi di pagamento da parte di persone fisiche o giuridiche già inserite nelle banche dati stesse con la comunicazione dell’avvenuto pagamento da parte del creditore ricevente il pagamento, che deve provvedere alla richiesta entro e non oltre quindici giorni dall’avvenuto pagamento. Le segnalazioni già registrate e regolarizzate, se relative al mancato pagamento di rate mensili di numero inferiore a 3 o di un’unica rata trimestrale, devono essere aggiornate secondo le modalità di cui sopra. Inoltre, se vi sia un ritardo di pagamento di una rata e la regolarizzazione avvenga entro i successivi sessanta giorni, le segnalazioni riferite a tale ritardo devono essere cancellate trascorsi i successivi sei mesi dall’avvenuta regolarizzazione;
c) si introduce una disciplina volta a consentire alle Banche di Credito Cooperativo che versino in situazioni di inadeguatezza patrimoniale, ovvero siano sottoposte ad amministrazione straordinaria, l’emissione, previa autorizzazione delle Banca d’Italia, degli strumenti di finanziamento di cui all’art. 2526 del codice civile. Tali strumenti possono essere sottoscritti solo dal Fondo di Garanzia dei Depositanti del Credito Cooperativo, dal Fondo di Garanzia Istituzionale e dai Fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione. I soci finanziatori designano i propri rappresentanti in seno al Consiglio di Amministrazione e il Presidente del Collegio Sindacale.
d) viene concessa alle società di gestione del risparmio (SGR) di cui al comma 5-bis, la facoltà (e non l’obbligo) di modificare i regolamenti dei fondi immobiliari quotati da esse gestiti, per poter usufruire di una proroga della durata del fondo al fine di completare lo smobilizzo degli investimenti;
e) relativamente alle attività di consulenza finanziaria, viene prorogata al 31 dicembre 2015 la possibilità, per coloro che al momento di entrata in vigore della nuove norme in materia (D.Lgs. n. 164/2007) avevano i requisiti, di continuare a svolgere attività di consulenza (art. 21 bis);
f) viene stabilito che non rientrano nel campo di applicazione delle norme sulle operazioni e concorsi a premio (D.P.R. n. 430/2001) le manifestazioni nelle quali, a fronte di una determinata spesa, con o senza soglia d’ingresso, i premi sono costituiti da buoni da
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utilizzare su una spesa successiva nel medesimo punto vendita che ha emesso detti buoni o in un altro punto vendita facente parte della stessa insegna o ditta;
– In tema di crediti della PA:
a) nei confronti delle le imprese che vantano crediti con la Pa avranno tempo fino al 31 agosto 2014 per presentare istanza di certificazione del credito. Le regioni commissariate o con un Piano di rientro potranno certificare debiti a decorrere da 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge;
b) i fondi destinati al pagamento dei debiti della PA vengono ridotti di 410 milioni di euro al fine di consentire l’assegnazione di 535 milioni di euro a Poste Italiane in risposta alla sentenza Ue favorevole alla società;
4.4 Energia
– In tema di RIU le modifiche introdotte al testo chiariscono che gli oneri di rete continuano ad essere applicati come finora fatto, con le parti fisse applicate a parametri dei punti di connessione e le parti variabili sull’energia prelevata dalla rete. Inoltre, allo scopo di dare certezza ai soggetti che realizzano sistemi efficienti di utenza, viene previsto che le eventuali variazioni dell’aliquota di pagamento degli oneri di sistema sull’energia auto consumata si applichino ai soli impianti che entrano in esercizio successivamente all’emanazione del decreto che ne stabilisce l’incrementato valore e, infine, che vi siano dei tetti massimi dell’incremento possibile;
– gli impianti fotovoltaici di potenza entro i 3 kW vengono esonerati dal pagamento degli oneri per le attività del GSE;
– viene rivista e razionalizzata la disciplina relativa allo scambio sul posto. In particolare, la norma prevede una totale esenzione dal pagamento degli oneri di sistema sull’energia scambiata per gli impianti fino a 20 kW. Per gli impianti da 20 a 500 kW è prevista una contribuzione del 5% agli oneri di sistema;
– per quanto riguarda lo spalmaincentivi per il settore del fotovoltaico, l’articolo viene riscritto con due novità principali. La prima offre agli operatori la possibilità di scegliere tra 3 opzioni di riduzione dell’incentivo riconosciuto in luogo delle due previste inizialmente:
1) la prima opzione continua ad essere l’allungamento del periodo di diritto agli incentivi da 20 a 24 anni con conseguente riduzione degli importi unitari, come già previsto dal testo iniziale del decreto legge;
2) la seconda mantiene fisso a 20 anni il periodo di diritto agli incentivi, i quali, però, in un primo periodo sono ridotti rispetto agli attuali e in un secondo periodo incrementati in ugual misura, in modo da garantire, nel caso di adesione totale all’opzione, un risparmio di circa 600 ML€ all’anno almeno per il periodo 2015-2019, rispetto all’erogazione prevista con le tariffe vigenti;
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3) la terza opzione, infine, apporta un taglio degli incentivi differenziato per classi di potenza e mantiene anch’essa fermo a 20 anni il periodo di diritto.
Le tre opzioni hanno effetti leggermente diversi in termini di riduzione della spesa annua di incentivazione.
La seconda novità riguarda la possibile riduzione degli oneri degli incentivi per tutte le fonti rinnovabili. A tal fine, viene previsto che un primario operatore finanziario europeo, selezionato dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico, possa acquisire tramite apposite aste il diritto ad incassare gli incentivi al loro net present value e a sostituire i percettori degli incentivi medesimi nel rapporto con l’ente erogatore (GSE). Di fatto, a fronte della rinuncia ad una quota di incentivo, è riconosciuto ai produttori un corrispettivo calcolato sulla base di un tasso di sconto dei flussi annuali di incentivazione ceduti. L’operatore finanziario si finanzia emettendo obbligazioni di durata pari a quella degli incentivi acquistati. Il tasso di sconto del net present value sarà superiore agli interessi passivi sulle obbligazioni. L’attuale congiuntura dei tassi, che la Bce prevede durare ancora per periodo non breve, favorisce uno spread consistente tra i due valori. Il GSE erogherà dunque all’operatore finanziario una somma inferiore a quella che oggi deve erogare ai produttori. Il risparmio si tradurrà automaticamente in una diminuzione della componente A3 della bolletta. Allo scopo di conservare in capo ai produttori un interesse a continuare la produzione a cui è legato l’incentivo, l’operatore finanziario acquisterà solo una parte, sia pure cospicua, degli incentivi. Il produttore potrà incassare il prezzo di mercato più la quota residua dell’incentivo. Infine la norma esclude esplicitamente forme di garanzia che prevedano l’intervento diretto o indiretto dello Stato;
– per quanto riguarda il regime tariffario speciale per i consumi energetici del trasporto ferroviario le modifiche proposte portano all’applicazione del regime tariffario speciale anche ai consumi del servizio merci transfrontaliero, con l’obiettivo di non danneggiare le imprese italiane sul fronte della concorrenza con i loro competitors europei. Inoltre è prevista una modifica con l’inserimento di una precisa gradualità temporale, in grado di rendere più sostenibile l’adeguamento del settore ai prezzi di mercato dell’energia elettrica e tutelando in tal modo anche la competitività delle imprese e la concorrenza interna al settore, in particolare per il “servizio passeggeri” e “merci mercato interno”, esclusi dal regime tariffario speciale. La norma, nella sua nuova formulazione, prescrive infatti che per i primi tre anni la traslazione massima sui pedaggi non possa essere superiore rispettivamente al 50%, 70% e 80%. In tal modo, oltre agli effetti già evidenziati, si crea uno stimolo ulteriore all’efficienza del servizio e in particolare al gestore dell’infrastruttura ferroviaria;
– il regime dell’attività edilizia libera, di cui all’articolo 6, comma 2 del TU Edilizia, viene esteso all’installazione di pompe di calore. Sono escluse da tale regime le pompe geotermiche, trattandosi di impianti di maggior dimensioni e con potenziali impatti ambientali (falde acquifere e terreno);
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– si prevedono, poi, una serie di misure di semplificazione in materia di energia volte a semplificare e accelerare la realizzazione delle infrastrutture di rete (con conseguenti benefici sui prezzi). In particolare:
a) si prevede che l’autorizzazione unica per le opere della rete elettrica di trasmissione nazionale costituisca anche titolo ad attraversare i beni demaniali. A tal fine, i soggetti titolari o gestori dei beni demaniali partecipano al procedimento di autorizzazione unica e devono indicare entro un dato termine le modalità di attraversamento;
b) si prevede inoltre la possibilità di proroga di un anno delle misure di salvaguardia previste dall’autorizzazione;
c) si estende la disciplina della DIA alle attività di modifica delle linee elettriche;
d) vengono previste misure incentivanti per l’uso del biometano nei trasporti;
– si prevedono poi una serie di misure di semplificazione in materia di energia volte a semplificare e accelerare la realizzazione – vengono introdotte misure volte a rendere maggiormente certo il quadro normativo di riferimento per le prossime gare pubbliche di affidamento del servizio di distribuzione di gas naturale negli Ambiti territoriali minimi;
4.5 Le altre misure
– vengono parzialmente riscritte le norme a disciplina dell’utilizzo del contante. Per effetto delle modifiche introdotte dal Senato, gli stranieri con cittadinanza in uno stato dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo potranno applicare alle spese sostenute in Italia il limite al contante in vigore nel proprio Paese. Con questa novità, per gli acquisti in contanti dei turisti comunitari, che attualmente hanno il tetto fissato a 15mila euro, il limite all’utilizzo del contante dipenderà dalle regole del singolo Stato di residenza. La regola vale per gli acquisti al dettaglio, per le spese di trasporto e per le prestazioni alberghiere. Per gli italiani e per gli stranieri extracomunitari, invece, continuerà a restare il vigore l’attuale limite di mille euro.
– Vengono introdotti dei vincoli specifici (tutela della salute, dei lavoratori, dell’ambiente e dei beni culturali) alla possibilità che gli enti locali possano prevedere aree interdette, totalmente o parzialmente, al commercio.
– misure di semplificazione per la riconversione del comparti bioeticolo-saccarifero. A tali impianti è assegnato carattere strategico e prioritario e si prevede la nomina di commissari ad acta nel caso di mancata ultimazione degli stessi nei tempi stabiliti.
– viene eliminato l’obbligo di apporre 32 euro di marche da bollo sulle istanze di rimborso presentate dai volontari del soccorso alpino all’ufficio del lavoro.
A cura di Maurizio Coresi e Silvia Di Gennaro
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ALLEGATO 1
TAVOLA SINOTTICA DELLE PRINCIPALI NOVITA’ PER IL RILANCIO DEL SETTORE AGRICOLO
Descrizione Materia regolamentata Decorrenza Disposizioni urgenti in materia di controlli sulle imprese agricole, istituzione del registro unico dei controlli sulle imprese agricole e potenziamento dell’istituto della diffida nel settore agroalimentare (articolo 1) I controlli ispettivi nei confronti delle imprese agricole sono effettuati dagli organi di vigilanza in modo coordinato, tenuto conto del piano nazionale integrato evitando sovrapposizioni e duplicazioni, garantendo l’accesso all’informazione sui controlli. 25 giugno 2014 Interventi per il sostegno del Made in Italy (articolo 3) Alle imprese che producono prodotti agricoli elencati nell’Allegato I del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, nonché alle piccole e medie imprese che producono prodotti agroalimentari non ricompresi nel predetto Allegato, anche se costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi, é riconosciuto uncredito d’imposta del 40% delle spese per nuovi investimenti sostenuti, comunque non superiore a 50.000 €, nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi, per la realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche finalizzate al potenziamento del commercio elettronico. (Comma 1). Al fine di incentivare la creazione di nuove reti di imprese ovvero lo svolgimento di nuove attività da parte di reti di imprese già esistenti, a favore delle imprese che producono prodotti agricoli nonché alle imprese di cui sopra é riconosciuto un credito d’imposta nella misura del 40 % delle spese per i nuovi investimenti sostenuti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, nonché per la cooperazione di filiera, e comunque non superiore a 400.000 curo, nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi. (Comma 3). Il credito d’imposta (il cui riconoscimento é subordinato all’autorizzazione della Commissione europea) va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta per il quale é concesso, é utilizzabile solo in compensazione e non concorre alla formazione del reddito e del valore della produzione ai fini dell’Irap. Con apposito decreto interministeriale Disposizioni per l’incentivo all’assunzione di giovani lavoratori agricoli e la riduzione del costo del lavoro in agricoltura (articolo 5) Al fine di promuovere occupazione stabile in agricoltura di giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni (privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e che non siano in possesso di diploma di istruzione secondaria di secondo grado) é previsto un incentivo per i datori di lavoro che assumono, con contratto di lavoro a tempo indeterminato e che siano in possesso dei requisiti di imprenditore agricolo ex articolo 2135 c.c. L’incentivo é pari a 1/3 della retribuzione lorda imponibile ai fini previdenziali, per un periodo complessivo di 18 mesi e viene riconosciuto solo mediante compensazione dei contributi dovuti. Le agevolazioni possono essere fruite anche in caso di assunzioni con contratti di lavoro a tempo determinato che abbiano la forma scritta, siano di durata almeno triennale e, comunque, tali da garantire un periodo di occupazione minima di 102 giornate all’anno. Ai fini della concessione dell’incentivo di cui al presente articolo, il contratto di lavoro a tempo determinato deve: a) avere durata almeno triennale; b) – garantire al lavoratore un periodo di occupazione minima di 102 giornate all’anno. Le assunzioni devono essere effettuate tra il 1° luglio 2014 e il 30 giugno 2015 e comportare un incremento occupazionale. L’incentivo é riconosciuto dall’Inps in base all’ordine cronologico di presentazione delle domande. 25 giugno 2014 Le deduzioni ai fini dell’IRAP previste per ogni lavoratore a tempo indeterminato vengono applicate ai produttori agricoli (titolari di reddito agrario di cui all’art. 32 del TUIR che si avvalgono del regime speciale di cui all’art. 34, comma 6 del D.P.R. n. 633/1972) nella misura del 50% anche per ogni lavoratore dipendente a tempo determinato impiegato nel periodo di imposta a condizione che abbia lavorato almeno 150 giornate e il contratto abbia almeno una durata triennale. A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2013 Detrazioni per l’affitto di terreni agricoli ai giovani e misure di carattere fiscale. (articolo 7) Ai coltivatori diretti e agli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola di età inferiore ai 35 anni, spetta, nel rispetto della regola de minimis una detrazione del 19% delle spese sostenute per i canoni di affitto dei terreni agricoli, entro il limite di euro 80 per ciascun ettaro preso in affitto e fino a un massimo di € 1.200 annui. Gli acconti IRPEF 2014 devono essere rideterminati senza tenere conto dell’eventuale detrazione spettante. Ai soli fini della determinazione delle imposte sui redditi, sono state previste rivalutazioni dei redditi dominicale e agrario differenziate con riferimento ai periodi d’imposta decorrenti dal 2013 in poi, alla tipologia di terreni e alle categorie di soggetti che li conducono. A decorrere dal periodo d’imposta 2014
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ALLEGATO 2
TAVOLA SINOTTICA DELLE PRINCIPALI NOVITA’ PER LE IMPRESE Descrizione Materia regolamentata Decorrenza Credito d’imposta per investimenti in beni strumentali nuovi. (articolo 18) Ai soggetti titolari di reddito d’impresa che effettuano investimenti in beni strumentali nuovi effettuati dal 25 giugno 2014 al 30 giugno 2015 quali i macchinari e apparecchiature (compresi nella divisione 28 della tabella ATECO) e destinati a strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato è attribuito un credito d’imposta nella misura del 15% delle spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni strumentali compresi nella suddetta tabella realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. Il credito d’imposta si applica anche alle imprese con un’attività d’impresa inferiore ai cinque anni e anche alle imprese che saranno costituite successivamente all’entrata in vigore del presente Decreto-Legge. Il credito d’imposta non spetta se gli investimenti saranno di importo unitario inferiore a euro 10mila. Il credito d’imposta potrà essere utilizzato solo per effettuare compensazione d’imposta e non è assoggettato al limite di 250mila euro annuali. Il credito va ripartito in 3 quote annuali di pari importo e la prima quota è utilizzabile a decorrere dal 1° gennaio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento. Il credito d’imposta sarà revocato se si accerta l’indebita fruizione. 25 giugno 2014 Modifiche alla disciplina ACE- Aiuto Crescita Economica (articolo 19) Nell’ambito della disciplina ACE è stato disposto che per le società le cui azioni sono quotate in mercati regolamentati di Stati membri della UE o aderenti allo Spazio economico europeo, per il periodo di imposta di ammissione ai predetti mercati e per i due successivi, la variazione in aumento del capitale proprio rispetto a quello esistente alla chiusura di ciascun esercizio precedente a quelli in corso nei suddetti periodi d’imposta è incrementata del 40%. Per i periodi d’imposta successivi la variazione in aumento del capitale proprio è determinata senza tenere conto del suddetto incremento. E’ stato, inoltre, introdotto oltre la possibilità di computare in aumento dell’importo deducibile dal reddito dei periodi d’imposta successivi la parte del rendimento nozionale che supera il reddito complessivo netto dichiarato, anche la possibilità di fruire di un credito d’imposta applicando alla suddetta eccedenza le aliquote per la determinazione delle imposte Irpef e Ires. Il credito d’imposta deve essere ripartito in cinque quote annuali di pari importo e deve essere utilizzato in diminuzione dell’Irap. 25 giugno 2014 Misure di semplificazione a favore della quotazione delle imprese e misure contabili (articolo 20) Nell’ambito del Testo Unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria viene introdotta la declaratoria di “PMI” – piccole e medie imprese. In relazione allo stesso Testo Unico vengono introdotte anche importati modifiche per quanto attiene le imprese quotate sui mercati regolamentati con particolare riferimento: a) alle previsioni statutarie a cui devono attenersi le società interessate; b) alle modalità di computo dei diritti di voto e loro maggiorazioni in relazione ad eventuali promozioni di un’offerta pubblica di acquisto o di scambio; c) alle modalità di contabilizzazione dei valori delle azioni; d) alle partecipazioni societarie; e) alle offerte pubbliche di acquisto totalitarie; f) alla determinazione statutaria del valore di liquidazione delle azioni; g) alle modalità di determinazione del capitale delle società oggetto di trasformazione. Vengono, quindi, introdotte disposizioni utili alla definizione del Ruolo e delle funzioni dell’Organismo Italiano di Contabilità ed al suo sostenimento finanziario. Ulteriori modifiche, infine, sono state introdotte in relazione alle disposizioni societarie previste dal codice civile in materia societaria con particolare riferimento alle modalità di determinazione del valore delle azioni delle società quotate in mercati regolamentati, alle modalità di effettuazione delle relazioni di stima delle azioni ed a quelle correlate all’esercizio di diritti di opzione. 25 giugno 2014 Misure a favore del credito alle impresa (articolo 22) In materia di ritenute da applicare sugli interessi e sui redditi di capitale è stato previsto che la ritenuta d’acconto del 12,50 % non si applica agli interessi e altri proventi derivanti da finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese erogati da: – enti creditizi stabiliti nell’UE; – imprese di assicurazione costituite e autorizzate o organismi di investimento collettivo del risparmio che non fanno ricorso alla leva finanziaria costituiti nell’UE e negli Stati aderenti all’Accordo sullo SEE. In riferimento alle operazioni di credito a medio e lungo termine per le quali sono previste esenzioni dall’imposta di registro, dall’imposta di bollo, dalle imposte ipotecarie e catastali sono estese anche alle successive cessioni dei contratti relativi ai finanziamenti o crediti e ai trasferimenti delle garanzie ad essi relativi. Inoltre, sono state ammesse tra le operazioni che possono fruire delle suddette agevolazioni le operazioni di finanziamento la cui durata contrattuale sia stabilita in più di diciotto mesi poste in essere dalle società di cartolarizzazione o organismi di investimento collettivo del risparmio costituiti negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo. 25 giugno 2014 Interventi sulle tariffe incentivanti dell’elettricità prodotta da impianti fotovoltaici Al fine di ottimizzare la gestione dei tempi di raccolta e favorire le energie rinnovabili, il Gestore dei servizi energetici S.p.A. eroga le tariffe incentivanti sull’energia elettrica prodotta da impianti solari fotovoltaici: – a decorrere dal secondo semestre 2014, con rate mensili costanti, in misura pari al 90 per cento della producibilità media annua stimata di ciascun impianto, nell’anno solare di produzione ed effettua il conguaglio, in relazione alla produzione effettiva, entro il 30 giugno 25 giugno
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(articolo 26) dell’armo successivo; – a decorrere dal 1° gennaio 2015, la tariffa incentivante per l’energia prodotta dagli impianti di potenza nominale superiore a 200kW è rimodulata secondo la percentuale di riduzione indicata nella tabella di cui all’allegato 2 al presente decreto ed è erogata per un periodo di 24 anni, decorrente dall’entrata in esercizio degli impianti. In riferimento alle tariffe onnicomprensive le riduzioni di cui alla seguente tabella si applicano alla sola componente incentivante. Il beneficiario della tariffa incentivante potrà accedere a finanziamenti bancari che, a loro volta potranno godere, cumulativamente o alternativamente, sulla base di apposite convenzioni con il sistema – bancario, di provvista dedicata o di garanzia concessa, dalla Cassa depositi e prestiti S.p.A. Dette disposizioni non trovano applicazione in ipotesi in cui i titolari degli impianti fotovoltaici di potenza nominale superiore a 200 kW optino per una riduzione di una quota pari all’8 % dell’incentivo riconosciuto alla data di entrata in vigore del presente Decreto-Legge, per la durata residua del periodo di incentivazione. L’opzione deve essere esercitata e comunicata al GSE S.p.A. entro il 30 novembre 2014 e la riduzione dell’incentivo decorre dal 1° gennaio 2015.
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ALLEGATO 3
I PARERI APPROVATI DALLE COMMISSIONI COMPETENTI 6 – FINANZE (9 luglio 2014) La Commissione Finanze e tesoro, esaminato per le parti di competenza, il provvedimento in titolo, considerato che il complesso delle misure proposte dal Governo trova nell’obbiettivo di incrementare la competitività di alcuni comparti economici e di determinati settori produttivi la sua ragione fondamentale; che sono identificati nel comparto agricolo, la tutela ambientale, l’efficientamento energetico, i meccanismi di finanziamento delle imprese e il contenimento dei costi energetici alcuni settori di intervento urgenti e necessari, esprime parere favorevole, con le seguenti condizioni: 1. Per quanto riguarda il settore agricolo, la Commissione ritiene essenziale ribadire che per la stessa tipologia di investimento non è possibile cumulare diversi regimi agevolativi. 2. In merito alla fruibilità degli incentivi nell’acquisto di nuovi macchinari, la Commissione sollecita l’ampliamento, ad esclusione dei beni immobili, delle tipologie di macchinari il cui acquisto consente la fruizione dell’incentivo; ritiene inoltre che il tipo di incentivo previsto dall’articolo 18 rischia di essere inefficace in termini di sostanziale incidenza sulle decisioni di investimento se limitato ad un solo anno, poiché è facile prevedere che esso non sia in grado di determinare investimenti al momento non programmati: è necessario quindi prevedere che gli acquisti agevolabili siano effettuati almeno fino al giugno 2016. 3. Per la materia delle ristrutturazioni edilizie e di risparmio energetico, atteso il pieno sostegno alla detrazione IRPEF di una quota delle spese sostenute, appare meritevole di approfondimento la realizzazione di meccanismi tali da rendere comunque fruibili i benefici, a prescindere dalla effettiva capienza di imposta del contribuente. 4. In relazione all’articolo 20, la Commissione sollecita la soppressione dei commi 7 e 8, rilevando che la riduzione del capitale sociale minimo delle società per azioni appare in netta controtendenza rispetto al rafforzamento della patrimonializzazione delle imprese e non potrà che avere effetti negativi sulla capacità delle aziende, soprattutto se appena costituite, di accedere al credito. 5. In relazione all’articolo 31, la Commissione giudica prevalente la necessità di non reintrodurre forme scorrette di calcolo degli interessi sugli interessi, nello spirito delle disposizioni recate dalla legge di stabilità per il 2014. La Commissione ritiene che andrebbero valutati gli strumenti più efficaci per rendere tale obiettivo effettivamente operante. 6. Infine, in relazione all’obiettivo di rilancio della competitività la Commissione ritiene di cogliere l’occasione per ribadire la necessità e l’urgenza di un intervento normativo volto a consentire il rimborso dell’IVA dovuta dalle agenzie di viaggio operanti in territori extracomunitari in riferimento alla vendita di soggiorni e viaggi in Italia.
7 – ISTRUZIONE (8 luglio 2014) La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, rilevato che l’articolo 9, inserito nel Capo II del provvedimento dedicato fra l’altro all’efficacia dell’azione pubblica di tutela ambientale, investe le competenze della Commissione in quanto reca interventi urgenti per l’efficientamento energetico degli edifici scolastici e universitari; valutato positivamente che: – il comma 1 prevede l’utilizzo, nel limite di 350 milioni di euro, del cosiddetto “Fondo Kyoto”, a carico del quale possono essere concessi finanziamenti a tasso agevolato ai soggetti pubblici proprietari di edifici scolastici, universitari e dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM) per migliorare l’efficienza energetica di tali strutture, con il supporto della Cassa depositi e prestiti quale gestore del Fondo stesso; – detti finanziamenti sono concessi derogando alle disposizioni del Testo unico sugli enti locali, che fissano precisi limiti per l’assunzione di nuovi mutui da parte degli enti locali, e godono di una riduzione del 50 per cento del tasso di interesse, attualmente fissato allo 0,50 per cento annuo; – a valere sul predetto “Fondo Kyoto”, ai sensi del successivo comma 4, possono essere concessi finanziamenti a tasso agevolato a fondi immobiliari chiusi promossi o partecipati da regioni, province o comuni sempre con la medesima finalità di efficientamento energetico di edifici scolastici e universitari; – i commi da 5 a 8 dettano le disposizioni per la concessione dei finanziamenti, che deve essere preceduta da una diagnosi energetica comprensiva di certificazione, al fine di conseguire un miglioramento del parametro di efficienza energetica di almeno due classi in un periodo di tre anni, certificato da un organismo terzo; osservato che spesso il ricorso a fondi immobiliari chiusi è stato utilizzato dagli enti locali per derogare al patto di stabilità e che in proposito, in occasione dell’esame del decreto-legge n. 66 del 2014 (Atto Senato n. 1465), la Commissione ha sollecitato l’inserimento delle province tra i destinatari delle misure che escludevano le spese per l’edilizia scolastica dal patto di stabilità, considerata la competenza di queste ultime sugli interventi di messa in sicurezza delle scuole secondarie; tenuto conto che entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto-legge il Ministro dell’ambiente, con proprio decreto, di concerto con i Dicasteri dello sviluppo economico e dell’istruzione, individua criteri e modalità di concessione, erogazione e rimborso dei finanziamenti a tasso agevolato nonché le caratteristiche dei sopracitati fondi immobiliari; preso atto che il comma 10 del medesimo articolo 9 istituisce un coordinamento presso la Presidenza del Consiglio mediante un apposita struttura di missione, trattandosi di interventi sull’edilizia scolastica pubblica che coinvolgono diverse Amministrazioni;
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esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni: – si reputa opportuno che i finanziamenti a tasso agevolato di cui all’articolo 9, comma 1, siano esclusi dal patto di stabilità; – si fa notare che il comma 4 dell’articolo 9, inerente i finanziamenti a fondi immobiliari chiusi, a differenza del comma 1 del medesimo articolo, non menziona l’edilizia relativa all’AFAM quale finalità del finanziamento stesso e se ne raccomanda pertanto l’inserimento; – in relazione a quanto già riscontrato in occasione di altri provvedimenti, anche d’urgenza, si rileva criticamente come sovente la fase attuativa sconti enormi ritardi; si invitano perciò le Commissioni di merito a sollecitare l’Esecutivo a rispettare i tempi per l’adozione dei decreti previsti con particolare riguardo all’articolo 9.
8 – LAVORI PUBBLICI (2 luglio 2014) L’8a Commissione, esaminato per quanto di propria competenza il disegno di legge in titolo, esprime parere favorevole, con la seguente condizione: con riferimento all’articolo 29, si osserva che la rimodulazione delle tariffe elettriche per il settore ferroviario rischia di penalizzare eccessivamente il trasporto merci per ferrovia, che sconterebbe un significativo aggravio dei costi di esercizio, non potendo più fruire del regime speciale al consumo di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 730 del 1963. Al fine di incentivare il trasporto merci per ferrovia come valida alternativa a quello su strada, in coerenza con quanto avviene nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea, prevedano quindi le Commissioni di merito il mantenimento delle tariffe elettriche agevolate per il settore in questione; e con le seguenti osservazioni: in relazione all’articolo 10, comma 4, appare opportuno prevedere che, per l’espletamento delle attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione, all’affidamento e all’esecuzione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico, il Presidente della regione abbia non solo la facoltà, ma l’obbligo di avvalersi dei soggetti pubblici statali, regionali e comunali ivi indicati e che tale prestazione avvenga a titolo possibilmente gratuito; relativamente al medesimo articolo 10, si segnala che il termine del 31 dicembre 2014 per la pubblicazione del bando di gara e l’affidamento dei lavori relativi agli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, richiamato dal comma 9 e stabilito dall’articolo 1, comma 111, della legge n. 147 del 2013, appare troppo ravvicinato per consentire agli uffici preposti l’espletamento di tutte le necessarie procedure in tempo utile, a causa della complessità degli adempimenti e del notevole carico di lavoro. Poiché il mancato rispetto della scadenza comporterebbe la revoca delle risorse finanziarie stanziate per la realizzazione degli interventi, appare opportuno prevedere un differimento del suddetto termine; infine, si ritiene che lo spirito dell’articolo 1, che prevede norme atte ad assicurare un miglior coordinamento tra le varie pubbliche amministrazioni ed una semplificazione degli adempimenti amministrativi, contrasti con quanto previsto dagli articoli successivi, che prevedono il coinvolgimento nelle diverse procedure di vari Ministri, nonché il rinvio per l’attuazione delle disposizioni a ulteriori provvedimenti amministrativi, quali decreti ministeriali e interministeriali. Di conseguenza, si raccomanda alle Commissioni di merito di introdurre adempimenti più snelli e procedimenti meno farraginosi in relazione alle varie disposizioni del provvedimento in esame.
9 – AGRICOLTURA (10 luglio 2014) La Commissione, esaminato il disegno di legge in titolo, per quanto di competenza, premesso che: il disegno di legge in esame reca la conversione di un decreto-legge in tema di competitività che riguarda i settori dell’agricoltura, dell’ambiente e dell’industria; le parti di competenza sono contenute nei primi otto articoli del decreto e si registra una limitata sovrapposizione di temi con il disegno di legge n. 1328, recante il collegato in materia agricola alla manovra di finanza pubblica; rilevata l’opportunità di integrare il contenuto della prima parte del decreto-legge e, in particolare, del Capo I del Titolo I con ulteriori misure urgenti per il rilancio del settore agricolo, esprime parere favorevole con le seguenti osservazioni: valutino le Commissioni di merito: 1) relativamente all’articolo 1: – l’inserimento nel comma 2, della previsione che nel registro unico dei controlli ispettivi confluiscano anche i dati sui controlli effettuati sulle imprese agricole da parte degli organismi privati a ciò autorizzati in base alla vigente normativa; – l’inserimento, dopo il comma 2, di ulteriori commi che prevedano una preliminare analisi dei rischi connessi alle attività oggetto del controllo, istituendo altresì un sistema di valutazione dell’affidabilità amministrativa delle imprese agricole; – una riformulazione del comma 3, finalizzata a chiarire che l’istituto della diffida si applica alle prime infrazioni di violazioni sanabili, anziché a comportamenti di lieve entità; – una integrazione al comma 4 volta a prevedere che l’applicazione di sanzioni per le violazioni alle norme in materia agroalimentare in misura ridotta si applica anche alle violazioni contestate anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto-legge, purché l’interessato effettui il pagamento entro un mese dalla data di entrata in vigore della legge di conversione;
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– l’inserimento, dopo l’articolo 1, di un ulteriore articolo 1-bis recante ulteriori disposizioni urgenti in materia di semplificazioni: si sollecitano in particolare l’introduzione di disposizioni in materia di contenitori-distributori per il rifornimento delle macchine agricole all’interno delle aziende; la previsione di semplificazioni in materia di igiene dei prodotti alimentari; disposizioni in materia di produzione di olio di oliva; una abbreviazione dei termini per l’autorizzazione all’esercizio dell’attività agricola; una semplificazione degli adempimenti ai fini IVA all’interno dei contratti di rete; l’eliminazione, per chi voglia istituire depositi all’ingrosso di burro, della prescritta iscrizione presso le camere di commercio; la dematerializzazione dei registri di carico e scarico; la possibilità di vendita diretta dei prodotti agricoli anche in altre aree private di cui gli imprenditori abbiano la disponibilità secondo modalità da stabilire con regolamento comunale; l’eliminazione dell’obbligo di integrazione dell’etichettatura di alcuni prodotti agricoli e alimentari con sistemi di sicurezza realizzati dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato; l’eliminazione della previsione dell’obbligo di inserire nel fascicolo aziendale il titolo di conduzione per le particelle di terreni di montagna al di sotto dei 5.000 metri quadri; percorsi preferenziali per la transumanza; la qualificazione dei depositi alimentari di stoccaggio utilizzati dalle cooperative e dai consorzi agrari per la fornitura di servizi; l’attivazione dello sportello telematico per l’esercizio dell’attività di consulenza per la circolazione delle macchine agricole; la previsione della apposita autorizzazione per la commercializzazione di imballaggi in legno con il marchio di garanzia; disposizioni per consentire consorzi di tutela per le indicazioni geografiche tipiche previste a livello europeo in materia di bevande spiritose; – l’inserimento, dopo l’articolo 1, di un ulteriore articolo 1-bis recante l’istituzione del sistema di consulenza aziendale; 2) relativamente all’articolo 3: – al comma 3, l’inserimento della specificazione per cui l’accesso al credito d’imposta è previsto anche per le imprese costituite in forma cooperativa o riunite in consorzi; – ai commi 1 e 3, l’estensione degli interventi per il sostegno del Made in Italy nel comparto agricolo anche ai settori della pesca e dell’acquacoltura; – sempre in relazione alla medesima disposizione, si evidenzia la limitatezza delle risorse stanziate per entrambe le misure ivi previste, con il rischio che gli interventi possano risentirne in termini di efficacia; 3) relativamente all’articolo 4, la riformulazione dell’articolo che chiarisca l’applicazione delle sanzioni a tutte le inadempienze in materia di produzione della mozzarella di bufala campana DOP e che introduca la sanzione dell’inibizione all’uso della denominazione protetta fino a quando il responsabile della violazione non dimostri di avere rimosso le cause che hanno dato origine alla violazione; 4) relativamente all’articolo 6: – al comma 1, la variazione dei criteri per l’iscrizione delle imprese agricole alla rete del lavoro agricolo di qualità quanto ai procedimenti penali in corso; – l’inserimento dopo lo stesso di un ulteriore articolo recante disposizioni sui contratti di rete nel settore agricolo, forestale e agroalimentare che riproduca con riformulazioni l’articolo 10 del disegno di legge n. 1328 (collegato agricoltura); 5) relativamente all’articolo 7: – la previsione al comma 1 di modifiche volte a specificare l’applicazione della detrazione per l’affitto ai terreni agricoli diversi da quelli di proprietà dei genitori e a prescrivere la forma scritta del contratto di affitto; – l’inserimento dopo lo stesso di un ulteriore articolo recante interventi a sostegno delle imprese agricole condotte da giovani, che riproduca con riformulazioni l’articolo 13 del disegno di legge n. 1328 (collegato agricoltura), valutando il ripristino per i giovani agricoltori di montagna delle agevolazioni fiscali per l’acquisizione di terreni; – l’inserimento dopo lo stesso di un ulteriore articolo recante disposizioni penali urgenti per garantire la sicurezza agroalimentare, estendendo le misure di interdizione dalla professione e di pubblicazione della sentenza; – riconfermando la necessità di un sistema informativo unico ed integrato per l’agricoltura, si propone l’inserimento dopo lo stesso di un ulteriore articolo recante disposizioni per l’agricoltura biologica, finalizzate all’istituzione del Sistema informativo per il biologico integrato con quello unico; 6) relativamente all’articolo 8, si evidenzia che gran parte della copertura degli interventi previsti dal provvedimento avviene mediante utilizzo delle maggiori entrate derivanti dall’abrogazione di una agevolazione fiscale relativa al reddito dominicale dei fondi rustici e si auspica l’individuazione di strumenti finanziari differenti, al fine di evitare negative ripercussioni nel comparto.
11 – LAVORO (3 luglio 2014) La Commissione lavoro, previdenza sociale, esaminato il disegno di legge in titolo, esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni, relative all’articolo 6: – si evidenzia l’opportunità di apporre modifiche al comma 1, finalizzate comunque a favorire la maggiore inclusione delle aziende agricole nella Rete del lavoro agricolo di qualità; – si invitano altresì le Commissioni di merito a valutare l’esigenza di orientare in direzione di una semplificazione la struttura destinata a sovrintendere al controllo e alla vigilanza della Rete del lavoro agricolo di qualità.
12 – SANITA’ (9 luglio 2014) La Commissione 12a, esaminato, per quanto di competenza, il provvedimento in titolo e considerato che il provvedimento è volto a introdurre misure per favorire la crescita economica del Paese;
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esprime parere favorevole, con le seguenti osservazioni sul testo del decreto-legge in conversione: a) quanto all’articolo 1, inteso a semplificare il regime dei controlli nel settore agroalimentare, occorrerebbe valutare l’opportunità di specificare meglio la nuova organizzazione del sistema dei controlli, in particolare chiarendo le nuove funzioni esercitate dai controllori ora operanti presso le ASL, e prevedendo, per l’istituzione del registro unico dei controlli presso il Ministero delle politiche agricole, anche il concerto del Ministro della Salute, oltre che quello già previsto del Ministro dell’Interno; b) quanto all’articolo 4, comma 8, che prevede sanzioni penali per chi violi i divieti di coltivazioni con sementi geneticamente modificate, occorrerebbe valutare nelle sedi competenti l’opportunità di graduare le sanzioni stesse; c) quanto all’articolo 9, che prevede interventi per l’efficientamento energetico degli edifici scolastici e universitari pubblici, occorrerebbe valutare l’opportunità di un ampliamento dell’ambito applicativo della norma, al fine di ricomprendervi anche gli enti e le aziende sanitarie; d) quanto all’articolo 10, comma 12, che modifica le recenti misure d’urgenza per garantire la sicurezza agroalimentare in Campania, occorrerebbe valutare l’opportunità di non vietare l’utilizzazione delle aree contaminate per le produzioni agricole a fini non alimentari per gli uomini e per gli animali, qualora sussistano determinate condizioni minime di sicurezza e tali coltivazioni non pregiudichino l’utilizzo futuro dei terreni per coltivazioni alimentari, una volta compiuta l’opera di bonifica; e) quanto all’articolo 11, comma 12, che prevede che la gestione delle specie animali alloctone sia per lo più volta all’eradicazione o al controllo delle popolazioni, considerato che la causa del disequilibrio ecologico introdotto da tali specie animali è quasi sempre riconducibile alla maldestra azione umana, occorrerebbe individuare in via prioritaria ragionevoli forme di bilanciamento tra le esigenze di tutela dell’ambiente, delle attività antropiche e della salute, e quelle di minimizzazione della la sofferenza degli animali (ad esempio mediante il controllo delle nascite e l’introduzione controllata di antagonisti); f) quanto all’articolo 16, comma 1, che interviene sulla legge n. 157 del 1992, in materia di caccia, occorrerebbe valutare l’opportunità di vietare del tutto l’uso dei richiami vivi, in quanto contrario al principio della tutela della salute degli animali; g) quanto all’articolo 23, che prevede la riduzione delle bollette elettriche a favore dei clienti forniti in media e bassa tensione, sarebbe opportuno chiarire che nell’ambito d’applicazione della norma rientrano anche gli enti e le aziende del Servizio sanitario nazionale, nonché le imprese private operanti in ambito sanitario; h) quanto all’articolo 26, che rimodula modalità e tempistiche di erogazione degli incentivi al fotovoltaico, occorrerebbe valutare l’opportunità di escludere dall’ambito applicativo della norma le aziende sanitarie e le altre pubbliche amministrazioni che hanno messo in opera gli impianti a energie rinnovabili in questione.
14 – POLITICHE UE (2 luglio 2014) La 14ª Commissione permanente, esaminato il disegno di legge in titolo, considerato che il decreto-legge in conversione reca disposizioni concernenti: la semplificazione e il coordinamento dei controlli ispettivi sulle imprese agricole; l’istituzione del registro unico dei controlli; il potenziamento dell’istituto della diffida nel settore agroalimentare; misure per il rilancio del settore vitivinicolo e per lo sviluppo del “Made in Italy”; la produzione di Mozzarella di Bufala Campana DOP; il sostegno alle imprese agricole condotte dai giovani e l’incentivazione dell’assunzione a tempo indeterminato; l’istituzione della Rete del lavoro agricolo di qualità presso l’Inps; procedure più veloci e semplici contro il dissesto idrogeologico, attraverso l’attribuzione del ruolo di commissari straordinari ai Presidenti delle regioni; pene più severe sui reati ambientali e contro la coltivazione di prodotti OGM; un cronoprogramma per le verifiche sulle aree a rischio della “terra dei fuochi”; riduzione delle procedure di infrazione comunitaria in materia ambientale; l’efficientamento energetico degli edifici scolastici e universitari; misure di incentivazione per gli investimenti superiori a determinate soglie e per la capitalizzazione e la quotazione delle imprese; considerato che l’articolo 3 prevede l’erogazione di un credito d’imposta, alle imprese che producono prodotti agricoli, per le spese di realizzazione e ampliamento di infrastrutture informatiche finalizzate al potenziamento del commercio elettronico, nella misura del 40 per cento delle spese sostenute e fino 50.000 euro, nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi; nonché di un credito d’imposta, alle medesime imprese, per i nuovi investimenti sostenuti per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie, nonché per la cooperazione di filiera, in funzione dello sviluppo delle reti d’impresa, nella misura del 40 per cento delle spese e comunque non superiore a 400.000 euro, nel periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014 e nei due successivi; considerato che, ai sensi del comma 6 dell’articolo 3, il riconoscimento dei predetti crediti d’imposta è subordinato all’autorizzazione della Commissione europea ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE); considerato che il comma 7 dell’articolo 3, in relazione all’obbligo di indicazione d’origine dei prodotti alimentari, di cui all’articolo 4 della legge 3 febbraio 2011, n. 4, prevede che il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali svolga, attraverso il proprio sito istituzionale, una consultazione pubblica tra i consumatori per valutare in quale misura, nelle informazioni relative ai prodotti alimentari, venga percepita come significativa l’indicazione relativa al luogo di origine o di provenienza dei prodotti alimentari e della materia prima agricola utilizzata nella preparazione o nella produzione degli stessi e quando l’omissione delle medesime indicazioni sia ritenuta ingannevole, nonché che svolga studi diretti a individuare, su scala territoriale, i legami tra talune qualità dei prodotti alimentari e la loro origine o provenienza, e ne trasmetta i risultati alla Commissione europea; rilevato, al riguardo, che il regolamento (UE) n. 1169/2011, la cui entrata in vigore è fissata alla data del 31 dicembre 2014, prevede all’articolo 39 che gli Stati membri – in funzione della protezione della salute pubblica, della tutela dei consumatori, della prevenzione delle frodi e della protezione dei diritti di proprietà industriale e commerciale, delle indicazioni di provenienza, delle
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denominazioni d’origine controllata e in funzione della repressione della concorrenza sleale – possano introdurre disposizioni concernenti l’indicazione obbligatoria del Paese d’origine o del luogo di provenienza degli alimenti solo ove esista un nesso comprovato tra talune qualità dell’alimento e la sua origine o provenienza, fornendo alla Commissione europea elementi a prova del fatto che la maggior parte dei consumatori attribuisce un valore significativo alla fornitura di tali informazioni; rilevato, inoltre, che il citato regolamento (UE) n. 1169/2011, stabilisce, all’articolo 26, paragrafo 2, l’obbligo di indicare l’origine dei prodotti alimentari, nel caso in cui l’omissione di tale indicazione possa indurre in errore il consumatore in merito al Paese d’origine o al luogo di provenienza reali dell’alimento, in particolare se le informazioni che accompagnano l’alimento o contenute nell’etichetta nel loro insieme potrebbero altrimenti far pensare che l’alimento abbia un’origine differente; considerato che l’articolo 5 reca disposizioni per l’incentivo, pari a un terzo della retribuzione lorda, all’assunzione di giovani lavoratori agricoli di età compresa tra i 18 ed i 35 anni, privi di impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi o privi di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado, che siano assunti tra il 1º luglio 2014 e il 30 giugno 2015 con contratto di lavoro a tempo indeterminato o con contratto di lavoro a tempo determinato di durata non inferiore a tre anni; rilevato, al riguardo, che il predetto incentivo rientra nell’ambito del regolamento (CE) n. 800/2008, che consente, senza previa autorizzazione della Commissione europea, l’istituzione di incentivi all’occupazione per lavoratori svantaggiati, tra i quali rientrano anche i lavoratori che non hanno un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi oppure che non possiedono un diploma di scuola media superiore o professionale; rilevato, inoltre, che il regolamento (UE) n. 1305/2013, sul sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), prevede che gli Stati membri possano inserire, nei programmi di sviluppo rurale, specifici sottoprogrammi tematici per il sostegno, tra l’altro, ai giovani agricoltori di età non superiore a 40 anni; considerato che i commi 13 e 14 dell’articolo 5 estendono, previa autorizzazione della Commissione europea, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del TFUE, le deduzioni per lavoro dipendente, nella misura del 50 per cento degli importi previsti, anche alle imprese agricole soggette ad IRAP nel caso di lavoratori a tempo determinato con contratto di durata almeno triennale; considerato che l’articolo 7 istituisce, per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola di età inferiore ai 35 anni, una detrazione del 19 per cento delle spese sostenute per i canoni di affitto dei terreni agricoli, entro il limite di euro 80 per ciascun ettaro preso in affitto e fino a un massimo di euro 1.200 annui, nel rispetto della regola de minimis di cui al regolamento (UE) n. 1408/2013; considerato che l’articolo 9 stabilisce la possibilità di concedere finanziamenti a tasso agevolato ai soggetti pubblici competenti ai sensi della normativa vigente in materia di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica e all’istruzione universitaria, nonché di edifici dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), al fine di realizzare interventi di incremento dell’efficienza energetica degli edifici scolastici e universitari negli usi finali dell’energia; considerato che i commi 7, 9, 10 e 11 dell’articolo 11, relativi alla conformità degli impianti termici civili alle prescrizioni ambientali del decreto legislativo n. 152 del 2006, consentono di affrontare la situazione di evidente criticità presente in Italia in relazione al rispetto dei valori limite di qualità dell’aria imposti dalle norme comunitarie, che – secondo la relazione illustrativa del Governo – “hanno già determinato l’apertura di alcune procedure di infrazione nei confronti dell’Italia”; considerato che l’articolo 13, al comma 1, introduce nel Codice dell’ambiente (decreto legislativo n. 152 del 2006) una procedura semplificata per le operazioni di bonifica o di messa in sicurezza dei siti contaminati, al fine di superare le difficoltà e le incertezze procedimentali della disciplina vigente che rallentano l’attuazione e l’approvazione degli interventi per il risanamento e l’utilizzo in sicurezza ambientale e sanitaria di aree già fortemente antropizzate, prevedendo, in particolare, che i siti contaminati possano essere utilizzati a fini industriali anche prima del completo risanamento, adottando misure di messa in sicurezza operativa a tutela della salute e dell’ambiente; mentre al comma 4 si prevede una modifica al Codice dell’ambiente con cui si chiariscono le procedure autorizzative concernenti le attività di recupero, secondo la normativa dell’Unione europea sui rifiuti, e al comma 7 si intende fare riferimento alle disposizioni comunitarie sulle migliori tecnologie disponibili (cosiddette BAT), ai fini della fissazione del limite quantitativo massimo di rifiuti solidi sospesi, da poter sversare in acque superficiali, tenuto conto da un lato, della tipologia di impianto e della sua capacità produttiva, dall’altro lato, della capacità del singolo corpo recettore (fiume, mare, lago, ecc.); considerato che all’articolo 14, commi 4, 5, 6 e 7, viene introdotta una disciplina volta ad accelerare le attività necessarie per conformare la gestione dei rifiuti nella regione Campania alla sentenza della Corte di giustizia europea del 4 marzo 2010. Con detta sentenza, pronunciata nella causa C-297/08, la Corte di giustizia ha condannato lo Stato italiano per violazione degli obblighi comunitari di corretta gestione dei rifiuti nella regione Campania. In particolare, le violazioni riguardano la mancanza di una rete integrata di gestione dei rifiuti nella regione Campania. Per adempiere agli obblighi nascenti dalla citata sentenza, il Governo italiano, a settembre 2012, ha presentato alla Commissione europea un Programma attuativo predisposto e approvato dalla regione Campania. Tuttavia, il cronoprogramma previsto per la realizzazione degli interventi necessari ad adempiere agli obblighi stabiliti nella citata sentenza non è stato rispettato. Di conseguenza, in data 14 gennaio 2014, la Commissione europea ha nuovamente deferito lo Stato italiano innanzi alla Corte di giustizia per mancata esecuzione della suddetta sentenza. In caso di condanna, lo Stato italiano rischia sanzioni pecuniarie che possono essere quantificate in una somma forfettaria di circa 10.252.704 euro all’anno per il periodo intercorso tra la prima e la seconda sentenza e a una penalità di mora di 256.819,20 euro al giorno dovuta dal giorno in cui verrà pronunciata la seconda sentenza fino al completo adempimento (circa 93.739.008 euro all’anno). Tra gli impianti previsti per conformarsi alla suddetta sentenza è compreso l’impianto di termovalorizzazione di Salerno. Per questo impianto è stata completata la procedura di aggiudicazione, la cui legittimità è stata confermata dal TAR Campania con sentenza n. 491/2014, ma la stazione appaltante non ha provveduto alla stipula del contratto. Per prevenire una condanna, è quindi necessario individuare un Commissario che, in luogo della stazione appaltante, provveda alla stipula del contratto e a tutti i conseguenti adempimenti amministrativi e tecnici per la realizzazione dell’opera;
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considerato che l’articolo 15 reca disposizioni necessarie per superare le censure mosse dalla Commissione europea nelle procedure di infrazione 2009/2086 e 2013/2170 in tema di valutazione di impatto ambientale. In particolare, le disposizioni intervengono, per un verso, per adeguare la definizione di “progetto” a quella europea, portando quindi l’ambito di applicazione della disciplina VIA a coincidere con il disposto comunitario. Per altro verso, si stabiliscono le modalità di definizione delle soglie per la valutazione di assoggettabilità a VIA, prevedendo che con decreto ministeriale siano stabiliti i criteri e le soglie nel rispetto dell’Allegato III della direttiva vigente e che le regioni potranno adeguare tali criteri e tali soglie alle specifiche situazioni ambientali e territoriali; considerato che l’articolo 16, al comma 1, al fine di superare i rilievi della Commissione europea nell’ambito della procedura d’infrazione 2014/2006 in materia di divieto delle attività di cattura di uccelli a fini di richiamo mediante reti, interviene sulla legge n. 157 del 1992, eliminando in via generale la previsione dell’utilizzo di richiami vivi provenienti da attività di cattura, salvo i casi previsti come deroghe. Le deroghe, ai sensi dell’articolo 19-bis della legge n. 157 del 1992, possono essere disposte dalle regioni e province autonome, con atto amministrativo, solo in assenza di altre soluzioni soddisfacenti, in via eccezionale e per periodi limitati, sentito l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – ISPRA; considerato che il comma 2 dell’articolo 16, al fine di superare i rilievi formulati dalla Commissione europea nell’ambito del caso EU-Pilot 4634/13/ENVI, precisa, all’articolo 13, comma 1, della legge n. 157 del 1992, che anche i caricatori dei fucili ad anima rigata a ripetizione semiautomatica impiegati nella caccia non possono contenere più di due cartucce; considerato che il comma 3 dell’articolo 16 è volto a superare i rilievi formulati dalla Commissione europea nell’ambito della procedura d’informazione EU-Pilot 5931/13/ENVI. La norma proposta introduce modifiche alle lettere bb) e cc) del comma 1 dell’articolo 21 della legge n. 157 del 1992 al fine di precisare che il divieto di commercializzazione riguarda le specie ornitiche oggetto di tutela ai sensi della direttiva 2009/147/CE, anche se provenienti dall’estero; considerato che, con il comma 4 dell’articolo 16, vengono apportate modifiche al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 32, recante attuazione della direttiva 2007/2/CE, che istituisce un’infrastruttura per l’informazione territoriale ambientale nella Comunità europea, allo scopo di rispondere alle considerazioni e ai rilievi della Commissione europea nell’ambito della procedura EU-Pilot 4467/13/ENVI; considerato che l’articolo 17, al comma 1, prevede modifiche al decreto legislativo n. 190 del 2010, al fine di superare la procedura d’infrazione 2013/2290 avviata dalla Commissione europea, ai sensi dell’articolo 258 del TFUE, con lettera di messa in mora del 23 gennaio 2014, per non corretta trasposizione della direttiva 2008/56/CE, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria nel campo della politica per l’ambiente marino; mentre il comma 2 risponde all’esigenza di risolvere la procedura d’infrazione 2007/4680 avviata nel 2007 dalla Commissione europea per la non corretta trasposizione della direttiva 2000/60/CE, che istituisce un quadro per l’azione comunitaria in materia di acque; considerato che l’articolo 18 introduce un credito d’imposta, per le tutte imprese stabilite in Italia, nella misura del 15 per cento del valore degli investimenti in beni strumentali nuovi (macchinari e apparecchiature), realizzati, dalla data di entrata in vigore del decreto e fino al 30 giugno 2015, in eccedenza rispetto alla media aritmetica degli investimenti in beni strumentali realizzati nei cinque periodi di imposta precedenti; rilevata al riguardo la necessità di prevedere la previa notifica alla Commissione europea, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE); considerato che l’articolo 19, comma 1, lettera a), al fine di incentivare gli investimenti in capitale di rischio correlati alla quotazione in mercati regolamentati, reca un potenziamento della disciplina dell’aiuto alla crescita economica (ACE), prevedendo una maggiorazione del 40 per cento della variazione in aumento del capitale proprio per le società che vengono ammesse alla quotazione nei mercati regolamentati di Stati membri della UE o aderenti allo Spazio economico europeo, e che il comma 2 ne subordina l’efficacia alla preventiva autorizzazione della Commissione europea al fine della verifica della compatibilità della stessa con il mercato interno; considerato che l’articolo 20, istituisce un regime agevolato per una determinata categoria di piccole e medie imprese, individuate in base a parametri relativi al fatturato e alla capitalizzazione, nell’ottica di favorire e semplificare l’accesso al mercato dei capitali di rischio di tali PMI a proprietà familiare; rilevata al riguardo la necessità di prevedere la previa notifica alla Commissione europea, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE); considerato che i restanti articoli da 21 a 33 recano disposizioni varie che non sembrano comportare problematiche di compatibilità con l’ordinamento dell’Unione europea; ricordato che i requisiti costitutivi della nozione di aiuto di Stato, individuati dalla legislazione e dalla giurisprudenza comunitaria, possono essere così sintetizzati: a) intervento da parte dello Stato o di una sua articolazione o comunque impiego di risorse pubbliche a favore di un operatore economico che agisce in libero mercato; b) idoneità di tale intervento ad incidere sugli scambi tra Stati membri; c) idoneità dello stesso a concedere un vantaggio al suo beneficiario in modo tale da falsare o minacciare di falsare la concorrenza; d) dimensione dell’intervento superiore alla soglia economica minima che determina la sua configurabilità come aiuto “de minimis” ai sensi del regolamento (CE) n. 1998/2006 (Corte costituzionale, sentenza n. 299 del 2013); ricordato, inoltre, l’articolo 45, comma 1, della legge 24 dicembre 2012, n. 234 (Norme generali sulla partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea), il quale stabilisce che: “Le amministrazioni che notificano alla Commissione europea progetti volti a istituire o a modificare aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, contestualmente alla notifica, trasmettono alla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche europee una scheda sintetica della misura notificata”;
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rilevato che il Governo ha utilizzato lo strumento del decreto-legge per la sanatoria di numerose procedure di infrazione, derogando così al regime tipico, previsto dalla legge n. 234 del 2012, che prevede, quale strumento per la risoluzione delle infrazioni, la legge europea, peraltro già assegnata alla 14a Commissione in sede referente e il cui avvio dell’esame è imminente; rilevato, inoltre, che gli articoli 15, 16 e 17, del decreto-legge, recanti norme dirette a sanare procedure di infrazione o casi EU Pilot, corrispondono – peraltro in modo non identico – rispettivamente agli articoli 22, 20-21, e 24, del disegno di legge 1533 – legge europea 2013-bis, circostanza che costringerebbe la 14a Commissione a sopprimerli nel corso dell’esame con conseguente rinvio alla Camera dei deputati e allungamento dei tempi previsti per l’approvazione definitiva, formula, per quanto di competenza, parere non ostativo, con le seguenti osservazioni: in riferimento all’articolo 10, recante disposizioni urgenti finalizzate all’utilizzo delle risorse e all’esecuzione degli interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico nel territorio nazionale, valutino le Commissioni di merito l’opportunità di specificare che i provvedimenti di approvazione e autorizzazione del presidente della Regione siano adottati nel rispetto delle normative europee, fatte salve dai meccanismi di semplificazione procedimentale previsti dagli articolo 19 e 20 della legge n. 241 del 1990 (legge generale sul procedimento amministrativo); in riferimento all’articolo 12, comma 4, relativo agli interventi, finanziati in tutto o in parte con risorse comunitarie, valutino le Commissioni di merito l’opportunità di specificare che i poteri derogatori rispetto alla normativa vigente – peraltro da definire con atto non legislativo – debbano riguardare la sola normativa di rango primario o secondario, con esclusione espressa della normativa e dei principi generali dell’ordinamento dell’Unione europea; ancora in riferimento all’articolo 12, si segnala che la composizione della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale è altresì normata dal collegato ambientale in discussione alla Camera dei deputati. in riferimento all’articolo 13, relativo alla bonifica e alla messa in sicurezza dei siti contaminati, si richiama allo scrupoloso rispetto della politica dell’Unione europea in materia ambientale, basata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio “chi inquina paga” (articolo 191, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea); in riferimento all’articolo 14, relativo all’emergenza rifiuti in Campania, in considerazione delle pesanti conseguenze di carattere finanziario derivanti dall’eventuale seconda condanna della Corte di giustizia, si sottolinea la prioritaria necessità di rispettare i principi generali dell’ordinamento e la disciplina dell’Unione europea, rispetto, in particolare, al potere di ordinanza dei sindaci; in riferimento all’articolo 18, che introduce un credito d’imposta, per le tutte imprese stabilite in Italia, nella misura del 15 per cento del valore degli investimenti in beni strumentali nuovi, nonché in riferimento all’articolo 20, che istituisce un regime agevolato per una determinata categoria di piccole e medie imprese, al fine di favorirne l’accesso al mercato dei capitali di rischio, si ritiene necessario che tali regimi di aiuto siano sottoposti alla previa notifica alla Commissione europea, ai sensi dell’articolo 108, paragrafo 3, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE); in riferimento agli articoli 15, 16 e 17 esplicitamente volti a sanare situazioni di infrazione della normativa europea, si condivide la scelta di inserire nel decreto-legge queste norme per bloccare subito le procedure di infrazione, ma si rilevano differenze tra queste norme e quelle, aventi le stesse finalità, approvate dalla Camera dei deputati nell’ambito del disegno di legge europea 2013-bis. In particolare, l’articolo 15 cambia significativamente le norme per la valutazione di impatto ambientale e l’articolo 16 definisce un testo maggiormente aderente ai rilievi della Commissione europea, rispetto a quello del disegno di legge europea. Si suggerisce quindi alle Commissioni di merito, in caso si confermi la scelta di utilizzare il decreto-legge in oggetto, per sanare le predette situazioni di infrazione, di valutare le norme tenendo conto di quelle contenute nel disegno di legge europea-bis, già approvate dalla Camera dei deputati; in riferimento all’articolo 20, si invita a valutare il massimo rispetto della direttiva 2004/25/CE, in materia di offerte pubbliche di acquisto, e delle direttive 2004/109/CE e 2013/50/UE, in materia di trasparenza degli assetti proprietari, nonché a tenere conto di quanto contenuto nel Piano d’azione: diritto europeo delle società e governo societario – una disciplina giuridica moderna a favore di azionisti più impegnati e società sostenibili (COM (2012) 740), in cui la Commissione europea sostiene che le PMI necessitino di condizioni più semplici e meno gravose per fare affari in tutta l’UE e considera una priorità assoluta prendere misure concrete al riguardo.
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ALLEGATO 4
GLI INTERVENTI IN AULA DEL GOVERNO, DEI RELATORI E DEI SENATORI DEL PD SEDUTA DEL 24 LUGLIO MUCCHETTI, relatore. Signor Presidente, colleghi, non posso non iniziare questo intervento di presentazione del lavoro fatto dalle Commissioni territorio, ambiente, beni ambientali e industria, commercio, turismo del Senato, sul disegno di legge di conversione del decreto-legge competitività, senza ringraziare di cuore i consiglieri parlamentari Battisti e De Salvo, gli assistenti, le segretarie e i commessi, che con impegno, intelligenza e, aggiungo, con tanta fatica, hanno aiutato le Commissioni a completare l’esame del provvedimento, che oggi l’Assemblea è chiamata a discutere. Capita che il personale del Senato, come il personale della Camera, sia insolentito anche dalle cattedre più alte, che dovrebbero conoscere la quantità e la qualità del lavoro che viene svolto. Queste mie parole vogliono essere un sia pur insufficiente risarcimento morale per queste persone, questi nostri collaboratori. Voglio anche ringraziare i ministri Guidi, Galletti e Martina, il vice ministro De Vincenti e il sottosegretario Degani, con i direttori dei loro Ministeri e i responsabili legislativi, e il vice ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Olivero, che ha seguito i nostri lavori. Insomma, tutti quelli che ci hanno accompagnato in questa maratona che il dibattito fin troppo accesso sulle riforme ha rischiato per un attimo di rendere inutile, bloccando la normale attività legislativa. Mi limiterò, in questo intervento di presentazione, a toccare alcuni punti del decreto che riguardano le misure a favore del sistema delle imprese. Altre misure saranno trattate dal presidente Marinello, soprattutto sul piano dell’agricoltura e dell’ambiente, oltre che sugli stessi temi sui quali interverrò. Questo decreto comprende una serie di misure che hanno l’obiettivo di facilitare l’accesso delle imprese al mercato dei capitali e una tassazione meno stringente, più rivolta verso lo sviluppo attraverso il credito di imposta e l’ACE. Ma soprattutto gli elementi di maggiore novità riguardano le possibilità nuove che vengono aperte alle piccole e medie imprese (considerate tali fino a 300 milioni di fatturato e 500 milioni di valore di borsa) per accedere ai mercati finanziari regolamentati, senza che debba per forza venir meno il controllo da parte degli azionisti originari, dei fondatori, di coloro i quali prendono questa decisione. Molto spesso capita che l’ingresso in borsa sia frenato dal timore di perdere il controllo: ebbene, questo provvedimento introduce anche in Italia la possibilità di avere azioni a voto maggiorato. Questa è una risorsa dei mercati finanziari europei, e non solo europei, che in Italia finora non era disponibile. Alcuni grandi gruppi italiani (per esempio la FIAT) hanno portato la sede legale fuori dall’Italia anche per poter usufruire delle azioni a voto multiplo. È quindi saggio che il Governo abbia preso questo provvedimento ma, nello stesso tempo, la Commissione, incontrando la collaborazione e la dialettica feconda con il Governo, ha migliorato il provvedimento, aprendo la possibilità di adottare questa forma di strutturazione del capitale di rischio anche alle società già quotate in borsa, aprendo una finestra nel 2015 per poter adottare questa misura anche con l’assemblea ordinaria. Il provvedimento contiene anche misure importanti sul fronte dell’OPA obbligatoria. Voi sapete che l’OPA obbligatoria è stata ultimamente regolata in Italia dal testo unico della finanza nel 1998 (la famosa legge Draghi). Quando il progetto venne licenziato dal Ministero del tesoro (quel Ministero del tesoro, che aveva Ciampi come ministro e Draghi direttore generale, è stato forse il miglior Ministero del tesoro che si ricordasse da tanti anni in Italia) aveva previsto una doppia soglia per l’OPA obbligatoria: il 30 per cento e, per le società di maggior dimensione, anche il 15 per cento. Lo scopo dell’OPA obbligatoria è di proteggere l’interesse dei soci di minoranza nella convinzione che in tal modo le aziende possano, per esempio, più facilmente varare aumenti di capitale con i quali sostenere il proprio sviluppo. Ecco, noi abbiamo ripristinato in forme nuove quell’ispirazione di Ciampi e Draghi. Ricorderete che avevamo cercato di farlo anche nell’autunno scorso sull’onda dell’emozione del caso Telecom, ma non per il caso Telecom in quanto tale. Adesso siamo qui a riproporla, a conferma che avevamo in mente un progetto riformista per i mercati finanziari italiani. Un altro punto che abbiamo affrontato è stato il miglioramento del decreto per l’Ilva, che il Governo ha presentato e poi tradotto in un emendamento al disegno di legge, che consideriamo nostro perché vi abbiamo lavorato davvero tanto. Abbiamo introdotto due emendamenti che consentono il rafforzamento dei responsabili del risanamento ambientale dell’Ilva, e questo non è un dato marginale bensì la ragione per cui è stato fatto il decreto: tutelare l’ambiente tarantino e, nello stesso tempo, consentire la prosecuzione dell’attività produttiva, il miglioramento della stessa e delle prospettive dell’azienda. A questo scopo abbiamo facilitato la possibilità di ottenere, da parte del commissario, i denari sequestrati ai vecchi azionisti anche per altri titoli. Abbiamo corretto, precisandole, alcune caratteristiche del decreto Ilva preesistente che, alla luce dell’esperienza, si erano rivelate insufficienti allo scopo. Chiaramente i due subemendamenti che le Commissioni ambiente e industria hanno presentato costituiscono anche uno stimolo e una sfida per il Governo della Repubblica sul grande caso Ilva. Noi non crediamo che sia saggio scommettere tutto su un acquirente prossimo venturo che prenda in mano quell’azienda e faccia quello che è stato difficile fare fin qui; nel senso che, ove una nuova proprietà si manifestasse, saremmo ben lieti di accoglierla, ma riteniamo anche che non bisogna mai bruciarsi i vascelli alle spalle, e avere a disposizione certe risorse finanziarie, un polmone finanziario e un subcommissario all’ambiente forte costituisce la base per avere un minimo di potere negoziale: infatti, è più facile attirare capitali e investitori professionali in un’azienda che può dimostrare, denari alla mano e non parole alla mano, di poter avere un futuro rispetto a un’azienda che non riesce a pagare gli stipendi del mese in scadenza. Il provvedimento del Governo, allargando le maglie della legge fallimentare, porta in prededuzione finanziamenti che vengono fatti per il giro normale. Credo sia bene avere anche altre frecce nella faretra, perché soltanto con questo strumento il sistema bancario non finanzierà troppo a lungo l’Ilva, dal momento che nessun banchiere finanzia un’azienda che non ha piani industriali per il proprio futuro. Può farlo per un piccolo periodo, ma non può farlo a lungo. Il decreto-legge che abbiamo trattato contiene altri due punti di rilievo industriale che vorrei richiamare, non perché non ce ne siano altri rilevanti, ma per il loro interesse qualitativo. Entrambi riguardano il settore dell’energia. Con questo decreto-legge il Governo intende compiere un bel pezzo di strada per assicurare alle piccole e medie imprese italiane un taglio della bolletta elettrica del 10 per cento. Queste piccole e medie imprese pagano mediamente 15 miliardi l’anno, quindi un taglio del 10 per cento esige che si recuperi un miliardo e mezzo. Il decreto-legge e gli annunci che lo hanno
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accompagnato ci dicono che il Governo va e andrà a «rifilare» tante posizioni diverse che oggi godono di situazioni in qualche misura privilegiate. In questo decreto-legge, in particolare, vengono toccate le Ferrovie dello Stato e i produttori di fonti rinnovabili, in particolare del settore fotovoltaico. Le Ferrovie dello Stato hanno avuto un rapporto storico assai complesso (non è il caso di ricordarlo, se servirà lo faremo più avanti) con l’ENEL; rapporto che si è tradotto nel diritto di avere energia a prezzo di costo, il che significa uno sconto importante rispetto al prezzo di mercato. Questo sconto per tanti anni è stato un affare bilaterale tra le Ferrovie e l’ENEL. Da qualche anno è diventato un affare trilaterale, nel senso che le Ferrovie hanno conservato quel trattamento, l’ENEL ha preso non più il prezzo di costo, ma quello di mercato e il delta è stato scaricato sulle spalle dei consumatori elettrici. Il decreto-legge porta una parte di questo beneficio sulle spalle delle Ferrovie, le quali, come tutte le aziende, nel corso degli anni lo trasferiranno nei prezzi del proprio servizio ai propri clienti. Abbiamo cercato di evitare che questo passaggio fosse troppo drastico, quindi, d’intesa con il Governo, abbiamo graduato nel tempo l’effetto in modo tale da poter salvaguardare in particolare il settore del trasporto merci, che tutti noi auspichiamo possa usufruire sempre di più della rotaia rispetto alla gomma per evidenti ragioni ambientali. Quello delle fonti rinnovabili è forse, sul piano dei numeri e delle cifre, l’aspetto più rilevante nel decreto-legge in esame. Negli anni scorsi l’Italia ha commesso errori molto gravi, la cui responsabilità politica va distribuita un po’ sulle spalle di tutti i partiti. Voi sapete che gli incentivi alle fonti rinnovabili a vario titolo in bolletta assommano a 11 o 12 miliardi all’anno per un periodo di tempo molto lungo. Questi incentivi sono molto più alti di quelli che sono stati dati in Paesi europei paragonabili al nostro e hanno determinato un notevole flusso d’investimenti industriali e finanziari. Il Governo si è prefissato l’obiettivo di recuperare qualcosa del flusso d’investimenti che è stato garantito. L’obiettivo della Commissione è stato quello, salvaguardando l’impostazione del Governo laddove poteva e doveva essere salvaguardata, di operare un’aggiunta a questo che può essere considerato un bastone che ha suscitato allarme per i suoi effetti retroattivi anche nel mondo degli investitori esteri, verso i quali non dobbiamo avere nessun complesso d’inferiorità, poiché sappiamo che sono venuti non a rischiare l’osso del collo ma a fare un facile affare. E tuttavia è bene che la reputazione di un Paese che ha un debito pubblico largamente diffuso sui mercati internazionali cerchi di salvaguardarsi. A questo scopo, abbiamo introdotto, accanto ai bastoni anche una carota importante, una forma di cartolarizzazione espressa nei suoi dettagli nell’articolato, stata studiata in modo tale da non avere effetti sulla finanza pubblica. Per prudenza abbiamo detto che avrà efficacia nel momento in cui anche l’Eurostat darà il suo benestare, cioè soltanto quando queste diventano norma. Ho voluto ricordare questi passaggi per far emergere il rapporto proficuo fra l’istituzione Parlamento ed il Governo della Repubblica, per ricordare a chi, fuori pensa che questa sia un’Aula inutile che cosa si può fare per migliorare il lavoro del Governo, con il concorso dei Gruppi politici di maggioranza, vi hanno contribuito in modo assai rilevante i Capogruppo del PD, ma anche degli altri Gruppi. Vorrei ringraziare ancora di più gli esponenti dell’opposizione, che si sono trovati come noi a lavorare su un disegno di legge omnibus che, come forma di legislazione, ci eravamo illusi non avesse più popolarità fra noi. Constatiamo che non è così e con grande realismo abbiamo cercato di dare il nostro contributo. MARINELLO, relatore. Signora Presidente, signori colleghi, non voglio assolutamente ripetere le argomentazioni sviluppate, tra l’altro con maestria, dal collega Mucchetti, ma anch’io sento il dovere di ringraziare tutti, di ringraziare i colleghi, sia di maggioranza che di opposizione, il Governo e soprattutto i funzionari ed i dipendenti del Senato che, con grande spirito di sacrificio, ci hanno consentito di lavorare ore ed ore, effettuando numerose sedute (circa venti), sedute serali e notturne quasi senza interruzione, compresa qualche seduta no-stop e questo, credetemi, talvolta anche in condizioni di oggettiva difficoltà. Non voglio assolutamente impelagarmi in considerazioni di natura diversa, ma è di tutta evidenza che contro un qualunquismo imperante, becero e talvolta squallido, che tra l’altro talora proviene non dalla piazza o dalla vulgata, ma dai più alti livelli istituzionali, esempi come questo dovrebbero invitare a tacere e a riflettere. Detto questo, voglio sviluppare qualche considerazione sul provvedimento in esame. Si tratta di un provvedimento estremamente complesso, che giustamente è stato definito dal collega Mucchetti quasi un provvedimento omnibus, contenente tre capitoli sostanziali: disposizioni di interesse agricolo, disposizioni di interesse ambientale e disposizioni urgenti per le imprese, laddove per imprese si è voluto spaziare dal settore bancario a quello finanziario, dal settore energetico a quello dei trasporti. In questa sorta di pot-pourri di argomentazioni, evidentemente, le Commissioni non potevano far altro che quello che hanno fatto: ascoltare svariate decine di rappresentanti di categoria (le categorie più importanti), dedicando quindi ad un corposo ciclo di audizioni parecchie sedute, poi dibattere a lungo e lavorare bene. Gli emendamenti presentati, a prescindere da quelli del Governo, dei relatori e dai subemendamenti, sono stati 1.700. Alla fine, si è concentrata l’attenzione su circa 700-800 emendamenti, che sono quelli che maggiormente hanno attratto la nostra capacità ed il nostro interesse e, dopo un attento esame, si è arrivati ad arricchire – uso proprio il termine «arricchire» – ed implementare il provvedimento, cercando anche di correggere alcuni punti e di cambiarne altri. Si è così prodotto, a mio avviso, un buon lavoro, arrivando alla approvazione di circa 150 emendamenti, alcuni su proposizione dei relatori, ma tantissimi presentati dai Gruppi Parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione. Questo per sommi capi il lavoro svolto. Scendendo nel particolare, questo è un provvedimento che contiene una serie di semplificazioni in materia agricola, importanti segnali dati ad un mondo che si trova in particolare difficoltà. Potrei citare decine di cose, ma vorrei citare soprattutto un emendamento in materia di semplificazione composto di ben 22 commi, che spaziano da agevolazioni e facilitazioni per quanto riguarda il deposito dei prodotti petroliferi aziendali, l’utilizzo delle macchine agricole, l’abbruciamento degli sfalci di potatura (un problema assolutamente sentito nei campi italiani, non soltanto nell’agricoltura, ma anche per quanto riguarda la gestione del nostro grande patrimonio agro-silvo-forestale) e la tutela del made in Italy. L’articolo 4 è dedicato alla tutela di una DOP importante, la «Mozzarella di bufala campana»; anche qui si è prodotta una serie di provvedimenti, e si è lavorato assolutamente bene. Per passare alle materie ambientali, a me più pertinenti (perché, da Presidente della Commissione ambiente, sono quelle che pratico con maggiore dimestichezza), ritengo che siano estremamente importanti gli emendamenti che applicano agli pneumatici nuovi, a copertura dei costi della gestione degli pneumatici fuori uso, una serie di agevolazioni al fine di avviarli ad un corretto recupero. Sappiamo come questa sia un’emergenza nazionale e come soltanto il 65-70 per cento degli pneumatici circolanti nel nostro Paese siano avviati ad un ciclo legale e come tutto il resto, tutto quello che sta fuori, contribuisca – ahimè – a devastare il nostro territorio e addirittura ad alimentare circuiti criminali. Devo anche ricordare un punto molto qualificante del decreto del Governo, il punto in cui si sostituivano i commissari per l’emergenza idrogeologica, dando
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la potestà di queste funzioni direttamente nella responsabilità dei Presidenti delle Regioni. Noi abbiamo arricchito la tematica, perché, ci siamo resi conto che i Presidenti delle Regioni possono garantire una guida prevalentemente politica, ma era necessario individuare delle figure specifiche; le abbiamo individuate, intuendo che bisognava ricorrere alla creazione di soggetti attuatori. Voglio ricordare anche un altro emendamento molto importante, che garantisce al Corpo forestale dello Stato la possibilità di accedere ai dati sensibili del SISTRI. Sappiamo come i dati del SISTRI siano di fatto gestiti da un corpo importantissimo per la tutela ecologica del nostro Paese: i Carabinieri del NOE, cui va il nostro saluto e soprattutto la nostra riconoscenza. Ma è di tutta evidenza che al Corpo forestale dello Stato, che bene ha operato in questi anni, tra l’altro dimostrandolo in alcune situazioni difficili come ad esempio nella gestione della criticità della «terra dei fuochi», doveva essere dato non tanto un riconoscimento, quanto la possibilità di accedere a dei dati sensibili, per poter maggiormente lavorare per il fine istituzionale della repressione dei crimini ambientali. Ritengo estremamente qualificante anche l’emendamento dei relatori 14.100, che ha corretto una norma del decreto iniziale, contenuta nell’articolo 14, che consentiva ai Presidenti delle Regioni, ai Presidenti delle Province e ai sindaci, di fronte a determinate situazioni e a determinate criticità, di poter entrare nella disponibilità, fin quasi al sequestro o alla confisca, di impianti strategici, subentrando ai poteri, alla potestà della proprietà. Questo ci sembrava, o almeno è parso a me e al senatore Mucchetti, una deriva assolutamente pericolosa e per certi versi discutibile; allora abbiamo voluto meglio definire l’ambito della questione, limitandoci soltanto a quelle situazioni in cui esistono ed insistono problematicità estremamente gravi, tali da prestarvi attenzione e da avviare procedure sanzionatorie da parte di organismi comunitari. Questo è il caso, ad esempio, della città di Roma e della Regione Lazio. In questa maniera ci è sembrato di definire meglio l’ambito delle norme, in maniera da evitare applicazioni distorte che evidentemente non avrebbero avuto senso e che, per quanto riguarda le nostra sensibilità, erano francamente anche contrarie al diritto di proprietà, costituzionalmente garantito. Non voglio parlare dell’Ilva, perché ne ha parlato brillantemente il collega Mucchetti, ma – anche qui – va detto che queste sono delle tematiche che hanno visto impegnate più volte la Commissione ambiente e la Commissione attività produttive con la necessità di traguardare tre esigenze principali: l’esigenza economica complessiva (non solo della Regione Puglia, ma anche del comparto produttivo dell’acciaio nel Paese, ritenendo quella una produzione strategica) con la doverosa tutela degli altri diritti costituzionali, quali, ad esempio, il diritto alla salute ed il diritto all’ambiente. Ritengo che il lavoro svolto nella Commissione vada tutto verso questa significazione. Per avviarmi rapidamente alle conclusioni, ritengo che il lavoro sin qui svolto sia stato assolutamente buono. Voglio ricordare come il lavoro si sia svolto anche con un certo patema d’animo, perché ci troviamo nelle ultime settimane che precedono le ferie estive, ma anche di ingorgo istituzionale. La presenza di altri decreti-legge, alcuni addirittura prossimi alla scadenza, e questa sorta di locomotiva lanciata sul tema delle riforme costituzionali, hanno creato una sorta di ritmo compulsivo, talvolta anche angosciante. Ritengo che, rispetto alle condizioni date, alla fine siamo riusciti comunque a svolgere un buon lavoro, onorando le istituzioni ed il Parlamento e, per quanto riguarda la mia opinione personale, servendo il Paese. Adesso l’auspicio è di far sì che questo lavoro non sia disperso e che si traduca in una rapida conversione del decreto-legge qui al Senato per dare giustamente il tempo necessario all’altra Aula parlamentare, di poter sviluppare un’istruttoria nei tempi e nei modi dovuti.
DISCUSSIONE GENERALE FABBRI (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, mi spiace essere completamente in disaccordo con la collega Bernini, ma il decreto n. 91 del 2014, al quale abbiamo lavorato, è un altro passo, importante e positivo, che si compie verso le tante imprese e imprenditori italiani che ormai da mesi stanno trattenendo il fiato in attesa che l’economia dia segnali di ripresa e si parli di nuova competitività di sistema. In questi ultimi sette giorni i dati che registriamo mostrano un andamento ancora altalenante dell’economia. La produzione dell’industria europea a maggio è tornata ad avere il segno negativo, tanto nell’Eurozona quanto in tutta l’Unione allargata. Secondo i dati di Eurostat, la produzione industriale, ha fatto segnare un calo dell’1,1 per cento dopo il più 0,7 per cento di aprile; analogo l’andamento nell’Unione europea: meno 1,1 per cento a maggio, dopo il più 0,7 per cento ad aprile. L’Italia ha fatto peggio della media, con un meno 1,2 per cento, ma si è ritrovata in compagnia delle maggiori economie come la Germania e la Francia. Numeri che accostati a quelli di Confindustria non possiamo sottovalutare. L’Italia, sempre secondo quanto si legge dal rapporto «Congiuntura Flash» del centro studi di Confindustria, era ed è in crisi con una dinamica assolutamente piatta del PIL nell’arco di quest’anno. Gli imprenditori guardano già al 2015, il cui risultato, spiegano, va costruito nella seconda metà di quest’anno. Le imprese ci chiedono di intervenire al più presto sulla competitività e gli investimenti pubblici, approvando nel più breve tempo possibile le riforme necessarie a cambiare il Paese. Dati alla mano dobbiamo constatare che il nostro Paese è ancora ben lontano dall’intravedere la fine della crisi: l’ISTAT registra infatti una flessione nel fatturato dell’industria italiana, che a maggio scende dell’1 per cento rispetto ad aprile. In questi mesi Governo e Parlamento si sono fatti carico di questa emergenza e il decreto competitività è un ulteriore tassello che va a inserirsi tra le misure che vanno a dare respiro a chi in questo Paese produce e crea lavoro. L’industria, infatti, sconta un basso livello di competitività a livello internazionale, sia per gli scarsi investimenti in innovazione, ma soprattutto per l’elevato costo dell’energia. E uno degli scopi principali di questo provvedimento è proprio la riduzione del costo dell’energia per le piccole e medie imprese, restituendo loro competitività a partire proprio dai costi fissi di produzione. Un provvedimento che, come sottolineato recentemente in una audizione anche da Bankitalia, può contribuire a consolidare e rafforzare l’inversione di tendenza che si sta mettendo in atto, con riflessi positivi per la crescita economica e la stabilità finanziaria. In particolare, attraverso gli strumenti previsti per favorire il ricorso delle imprese a fonti di finanziamento alternative a quelle del credito bancario. Infatti, un progressivo ampliamento degli strumenti e delle categorie di operatori da cui le imprese potranno ottenere credito faciliteranno l’afflusso di risorse a sostegno della crescita economica. Un atto che va ad inserirsi in un contesto molto importante. L’Italia ha infatti davanti a sé una grande opportunità. Dalla BCE a settembre arriveranno 300 miliardi di euro che verranno messi a disposizione delle banche. Fondi che saranno strategici per stimolare l’economia e ridare alle imprese la liquidità per tornare ad investire e creare occupazione. Soldi che, come ha sottolineato ieri il Presidente del Consiglio, devono davvero essere messi al servizio dell’economia o, altrimenti, non usciremo mai dalla crisi. Una questione, Presidente, mi
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permetto di sottolineare. Io stessa ho presentato un’interrogazione parlamentare, sottoscritta da molti colleghi senatori del Partito Democratico, volta ad avere chiarimenti sul rischio che le nuove risorse economiche europee vengano utilizzate principalmente al fine di rafforzare il patrimonio o la liquidità delle banche italiane e a capire quali provvedimenti intenda adottare il Governo per orientare invece le risorse bancarie al credito a favore di investimenti, crescita e consumi. E’ un provvedimento che mette al centro il rilancio delle imprese. Se analizziamo nel dettaglio il provvedimento, che è stato migliorato anche grazie al contributo emendativo del Partito Democratico, vediamo come ci siano norme significative per ridare slancio alle nostre aziende. Riassumendo le più importanti vorrei citare il credito d’imposta per investimenti e il fatto che vengono previste una serie di semplificazioni per agevolare l’attività delle imprese; una sburocratizzazione che parte dalle disposizioni volte a rendere maggiormente efficace l’azione dell’Agenzia per le imprese per ridurre ed accorpare adempimenti grazie ad un emendamento presentato ed approvato del Partito Democratico; si riducono le disposizioni in materia di semplificazione fiscale, in materia di lavori ed appalti, in tema di energia ed efficienza energetica e di semplificazione in materia societaria, con particolare riguardo alla costituzione delle società a responsabilità limitata; l’introduzione di un credito d’imposta del 15 per cento sugli investimenti in beni strumentali nuovi. Non meno importante è la questione che riguarda il Sistri, il Sistema di tracciabilità dei rifiuti, la cui attuale scadenza di contratto è fissata al 31 dicembre 2015. Così come lo conosciamo attualmente sarà superato. Già a partire da giugno 2015 il Ministero dell’ambiente avvierà le procedure per l’affidamento della concessione del servizio nel rispetto dei criteri di economicità, semplificazione tra sistemi informatici e costante aggiornamento tecnologico. Un netto salto di qualità fondamentale per combattere il traffico illecito dei rifiuti. Per quanto riguarda il tema dell’ampliamento dell’offerta turistico-residenziale, in particolare per i piccoli centri, e la contestuale riqualificazione di immobili privati e di esercizi alberghieri esistenti, lo Stato, le Regioni e le autonomie locali, potranno definire d’intesa le condizioni di esercizio dei condohotel, ovvero di quegli hotel a proprietà frazionata, dove i singoli proprietari hanno un contratto di management con il gestore. Ho toccato solo alcuni punti, Presidente, colleghi, di questo provvedimento, tralasciando il grande contributo che questo decreto consegnerà ai prodotti alimentari del made in Italy e alle aziende agricole. Provvedimenti che nel complesso potranno incidere in maniera sostanziale, come si diceva, sulla competitività delle imprese. Voglio concludere. I ritardi strutturali e atavici che questo Paese si porta dietro sono una vera e propria zavorra per l’Italia sana che produce e vuole uscire dalla crisi. Si stima che, se il sistema colmasse anche solo la metà dei ritardi accumulati fino ad oggi, il PIL salirebbe di 1,9 punti percentuali in 5 anni. Con il voto a questo provvedimento – e mi avvio alla conclusione – il Parlamento prova a rispondere a tutta una serie di istanze ed esigenze che arrivano dal Paese. Sappiamo che ciò non basta, ma se davvero vogliamo che l’economia si risollevi non possiamo più rinviare gli interventi che vanno a cambiare e a rinnovare, nel suo insieme, il nostro sistema economico, istituzionale e sociale. Riforme di cui il Paese ha un vitale bisogno e cambiamenti già tracciati dal Governo, a cui tocca a noi – ora – dare il giusto seguito. L’Italia merita – usando una metafora calcistica – di giocare con la maglia da titolare nel contesto europeo e internazionale, non di stare in panchina. Ed è la politica, siamo noi che sediamo in Parlamento che ce ne dobbiamo fare carico. Sono la responsabilità e il dovere che abbiamo nei confronti del Paese. PUPPATO (PD). Signora Presidente, innanzitutto vorrei unirmi ai ringraziamenti della collega Fabbri e dei colleghi che mi hanno preceduto, in particolare i colleghi Mucchetti e Marinello, che è il Presidente della 13a Commissione, a tutti coloro che hanno collaborato fattivamente nel corso di questi giorni e, devo dire, anche di queste notti, visto che stanotte l’abbiamo passata a dibattere questo tomo di emendamenti che hanno modificato in senso molto ampliativo e positivo il decreto-legge presentato dal Governo, che certamente può essere assoggettato, come dobbiamo ammettere debba essere, a parte delle critiche che ho ascoltato da parte dei Gruppi di opposizione. Infatti, è pur sempre vero che da troppo tempo stiamo dicendo che vorremmo evitare di dover legiferare inserendo troppi argomenti nell’ambito dei decreti-legge che andiamo a convertire, visto che ciò rende anche difficile all’esterno comprendere quali siano gli obiettivi del lavoro che ci siamo accinti a fare. Anche rispondendo a una serie di critiche che sono arrivate dai colleghi Orellana e Bernini, vorrei cercare di portare l’attenzione sul lavoro che abbiamo fatto e che credo sia complessivamente serio, anche se non lesinerò un paio di critiche rispetto ad alcune tematiche. Posto il provvedimento in esame sul piatto della bilancia, si tratta decisamente di un lavoro che pende molto nel senso della positività per questo Paese e credo, a buona ragione, che possa recare il titolo di decreto-legge competitività. Dico questo perché ritengo non si possa negare che il cammino da noi intrapreso soprattutto dalla venuta del Governo Renzi, ma anche prima con il Governo Letta, vuole portare l’Italia fuori da un sistema farraginoso, pesante, burocratico di allungamento dei tempi e di scarsa trasparenza nelle procedure; un sistema che ha reso l’Italia un Paese difficile, non solo per chi ci abita e per chi insiste nel volerci lavorare e fare impresa, ma anche per gli investitori stranieri che hanno trovato spesso enormi difficoltà laddove non fossero passati attraverso il sistema della clientela o ancor peggio, come purtroppo si è verificato, della corruzione. Credo quindi che vadano certamente evidenziate alcune questioni che abbiamo trattato nel provvedimento in esame. Innanzitutto, con tutti i sistemi disponibili e che riusciamo a recuperare attraverso le maglie strette delle difficoltà economiche e di bilancio che viviamo, stiamo continuando a puntare ad alimentare sempre più l’occupazione attraverso ogni iniziativa volta a favorire con forza chi intende intraprendere e quindi utilizzare il termine «fare impresa» nel modo più evoluto, moderno, e capace di produrre occupazione. Lo facciamo nei confronti delle imprese agricole, con un credito d’imposta importante, fino al 40 per cento delle spese sostenute, e la detrazione del 19 per cento delle spese sostenute per i canoni d’affitto di terreni agricoli. Lo facciamo nei riguardi delle piccole e medie imprese, ad esempio fornendo un credito di imposta nella misura del 15 per cento per investimenti (articolo 18), andando incontro, come Stato e come Paese, a coloro che intendano investire a favore dell’Italia. Vogliamo anche incentivare l’assunzione dei lavoratori e, in particolare, i lavoratori agricoli trovano 7alcune risposte interessanti in questo disegno di legge. Vi è poi un ulteriore elemento che rafforza tutto questo, con ampi stralci del provvedimento che identificano, ad esempio, il rafforzamento patrimoniale e quindi delle piccole e medie imprese. Abbiamo ridotto da 120.000 a 90.000 euro il requisito per le imprese per riuscire ad attivarsi sui mercati internazionali grazie ad un credito che può derivare da un inserimento delle loro azioni nelle varie attività di quotazione. Vogliamo anche ampliare la fonte di finanziamento alle imprese; si tratta di un’iniziativa per certi aspetti sperimentale e coraggiosa quella che ha voluto inserire in questo disegno di legge la possibilità che tra i finanziatori vi siano non soltanto le banche e gli istituti finanziari, ma anche le compagnie di assicurazione. Ancora, insistiamo nel credere che le piccole e medie imprese trovino la
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loro fonte di approvvigionamento di lavoro anche nell’investimento in bonifiche, di cui il Paese ha straordinario bisogno, nell’investimento in materia di dissesto idraulico e geologico e, perché no, anche nel finanziamento che stiamo attuando per 350 ulteriori milioni di euro per gli edifici scolastici di ogni ordine e grado, affinché si possa intervenire per garantire sicurezza e bellezza nelle scuole. Insistiamo infatti nel continuare a pensare che l’Italia è anche come si manifesta attraverso le sue migliori istituzioni. In questo provvedimento recuperiamo alcuni aspetti rilevanti, uno dei quali voglio richiamare in maniera precisa: la dinamica relativa alle commissioni VIA e VAS. Ben due articoli si occupano di questo meccanismo. Il motivo è che esso rientra tra le tante questioni pesanti, farraginose, ma – ahinoi – anche molto poco trasparenti, se è vero come è vero che la procedura di infrazione comunitaria n. 2086 del 2009 condanna l’Italia perché ha negato l’accesso all’informazione ai cittadini, imponendo modifiche non logiche, non comprensibili, né accettabili per un Paese che fa parte del mondo occidentale, relativamente ai processi politici pubblici di partecipazione e conoscibilità delle varie procedure, soprattutto nelle grandi opere. Ne vediamo gli esiti esattamente in questo periodo. Anche il tema relativo ai rifiuti trova utili sviluppi, alcuni relativi ai RAEE, proprio grazie al lavoro dei colleghi che hanno presentato emendamenti in Commissione, vuoi relativi al fatto di voler considerare per la prima volta i rifiuti come una risorsa. Siamo ancora lontani dall’obiettivo, ma stiamo iniziando a comprendere che i rifiuti sono materia prima seconda. Si affronta quindi il tema della riciclabilità e soprattutto della circolarità del rifiuto, che l’Europa ci presenta, con la Commissione europea che si è riunita il 2 luglio scorso, ricordandoci che dobbiamo recuperare il più possibile la materia prima, non bruciarla, non consumarla, non cancellarla sottoterra con le discariche bomba. Tutto questo vuol dire che abbiamo lavorato in maniera piuttosto seria. Ci sono degli aspetti che hanno visto un forte dibattito all’interno del mio Gruppo, ad esempio sul sistema SISTRI, che ha visto finalmente uno stop dopo oltre 500 milioni di spesa da parte delle oltre 400.000 imprese italiane che hanno dovuto assoggettarsi ad un sistema davvero molto opaco e molto poco accettabile con costi che non si giustificano rispetto al fatto che abbiamo pagato cinque o sette volte di più quello che sul mercato si trovava a sette volte di meno. Anche qui la magistratura sta facendo il suo corso e noi dobbiamo aprire la porta, come stiamo per fare grazie all’intervento previsto nel provvedimento in esame, per cui, entro il 30 giugno 2015, andremo a fare un nuovo appalto europeo per valutare le imprese che si offrono… PIGNEDOLI (PD). Signora Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, in premessa del mio intervento permettetemi di esprimere (in qualità di relatrice del provvedimento in Commissione agricoltura) la soddisfazione per il lavoro fatto congiuntamente con tutti i Gruppi della Commissione, come veniva ricordato dal presidente Formigoni. La soddisfazione di verificare e sperimentare in diretta che, se si abbassano le posizioni pregiudiziali, se si guarda al di là della tattica, i punti di incontro si trovano, e la nostra Commissione ha fatto questo: ha presentato un pacchetto di emendamenti sottoscritti da tutti i Gruppi. Lo voglio sottolineare perché ritengo che, di fronte a un momento in cui le difficoltà sono così rilevanti per il nostro Paese, e l’agroalimentare è un settore con grandi potenzialità, credo che questo debba essere l’atteggiamento. Ognuno sulle proprie legittime posizioni, ma grande impegno per far procedere speditamente le questioni su cui c’è un punto di incontro, eliminando i riti di parte e la preoccupazione di intestarsi il singolo emendamento. Questo è avvenuto in Commissione agricoltura, e anch’io ringrazio tutti, dal presidente Formigoni ai Capigruppo, ai singoli colleghi, che hanno contribuito tutti, ognuno in quota parte, per migliorare il provvedimento, e ringrazio per la collaborazione e la presenza costante il Governo, in ore e ore di lavoro svolto. Il provvedimento oggi in discussione, per quanto riguarda la crescita di competitività in agricoltura, affronta parzialmente i temi che riguardano il settore, ma ne affronta certamente alcuni che sono fondamentali per una crescita reale di capacità competitiva, ovvero semplificazione, sostegno al made in Italy, lavoro di qualità, giovani e tutela della qualità. Sulla semplificazione dei controlli, è stato inserito un sistema di controlli semplificato: quel registro unico dei controlli alle imprese, che impone un coordinamento dei soggetti e degli enti preposti ai controlli e ne impone una uniformità di comportamento. Si tratta di un sistema che pone fine alla moltiplicazione di visite in aziende con sovrapposizione di richieste, di documenti moltiplicati, di tempi inutilmente persi e conseguentemente di costi inopportunamente sprecati per le aziende. Si ha così l’istituzione del registro unico dei controlli: quello strumento già adottato nella mia Regione, l’Emilia-Romagna, dal 2013, dove si sta attuando una semplificazione concreta. Da questa esperienza abbiamo preso spunto nelle nostre proposte di legge, che ritroviamo accolte in questo provvedimento, e siamo contenti che oggi venga assunto come modello nazionale. Si agisce poi per l’eliminazione degli innumerevoli registri, una dematerializzazione, intervenendo sugli strumenti informatici. Ricordo ai non addetti ai lavori che un’azienda vitivinicola – il settore vitivinicolo è al top nella graduatoria della complessità burocratica – arriva ad avere oltre 17 registri da gestire al suo interno. Sono state introdotte semplificazioni per le aziende di montagna, ossia quei territori in cui i costi di produzione sono più alti che altrove per mantenere le produzioni di qualità e non possono contare sulle grandi quantità o su una adeguata compensazione dal mercato, e per questo non possono avere procedure e carichi ulteriori di adempimenti che, a volte, sono sproporzionati. Credo poi sia stato importante introdurre, anche se molto vi è ancora da fare, una logica dell’adeguatezza dei provvedimenti, sanzioni proporzionate ed adeguate alla dimensione delle imprese, alla gravità delle sanzioni, alla specificità dei territori e dei settori produttivi. Cito come esempio l’introduzione dello strumento della diffida, la possibilità di regolarizzare entro venti giorni le violazioni di carattere formale-amministrativo, se sanabili e se fatte per la prima volta. Sono state introdotte norme proporzionate per i contenitori di carburante per il rifornimento delle macchine agricole. Si è cercato di coniugare sicurezza e gestione del lavoro agricolo, che porti a non riversare norme generali in materia di antincendio su aziende spesso piccole, rischiando di diventare sproporzionate e penalizzanti per la gestione normale dell’attività agricola. Sulla sicurezza alimentare, sono stati introdotti sistemi informatici dedicati al sistema biologico, che tengono insieme efficienza, rigore e trasparenza, così come sul settore della mozzarella di bufala campana DOP, nel quale sono stati aumentati gli elementi di controllo e di tracciabilità e le sanzioni. Per il sostegno al made in Italy, è stato ampliato l’accesso al credito d’imposta, previsto per il potenziamento dell’e-commerce, per lo sviluppo delle reti di imprese, ed abbiamo chiesto ed ottenuto che venisse esteso alle imprese dei settori della pesca e dell’acquacoltura. A fronte poi di una delle maggiori criticità del settore agricolo italiano, ossia la polverizzazione e la mancanza di sistemi per affrontare i mercati internazionali, il decreto prevede per le imprese che attuano contratti di rete incentivi per investimenti in ricerca ed innovazione tecnologica per le imprese aderenti. Un punto determinante del provvedimento riguarda i giovani: si tratta di misure che prevedono la detrazione sugli affitti. Ma è estremamente importante, grazie ad uno dei nostri emendamenti, l’introduzione (già
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proposta dal ministro Martina) della possibilità dei mutui agevolati per gli investimenti, della durata di dieci anni, a tasso zero . È una azione forte, concreta, immediata. È il futuro. C’è un ritorno di interesse da parte delle nuove generazioni verso le attività agricole, ma è una percentuale ancora fortemente inadeguata. Per i giovani abbiamo presentato proposte che questo provvedimento in parte raccoglie, ma andrà completato con una proposta forte sul problema dei costi insostenibili dei terreni, che rappresenta la principale barriera per l’accesso alla terra nelle aree di pianura. Un punto importante del decreto è la rete del lavoro di qualità. L’obiettivo è costruire uno strumento di alleanze tra istituzioni ed imprese, per contrastare il lavoro sommerso e l’evasione contributiva. Riteniamo questo un passo in avanti, ma la proposta che era stata avanzata dal nostro Gruppo, in questo caso, era un reale punto di incontro tra domanda ed offerta di lavoro; un punto di incontro in cui le imprese, le istituzioni ma anche i lavoratori concorrono ad uno strumento che rappresenta una reale crescita di civiltà e di etica in questo settore. Lo riproporremo. Dunque, è stato compiuto un lavoro importante in questo provvedimento e voglio esprimere soddisfazione anche a titolo personale. Nel contempo, ricordo che ci sono ancora molte cose incomplete, non concluse, che ripresenteremo nel provvedimento dedicato alle questioni agricole, ossia nel collegato all’agricoltura incardinato in 9a Commissione. Riproporremo altresì una riflessione seria sull’efficacia e le storture dell’articolo 62, non accolto in questo provvedimento; sul settore della meccanica agricola, che ha problematiche ed urgenze da affrontare; sul settore della pesca, che è in una fase di grande criticità e ha l’urgenza di avviare una forte riconversione in innovazione e riorganizzazione. Riproporremo – non c’è stata la possibilità di farlo all’interno del nuovo sistema dei controlli – un sistema di valutazione dell’affidabilità amministrativa delle imprese agricole. L’abbiamo chiamato rating amministrativo: un sistema in cui la correttezza, le regole diventano un valore per le imprese, un valore da riconoscere e – perché no – da spendere sul mercato, in cui l’imprenditore è un alleato dello Stato nella ricerca della qualità alta dei prodotti e dei sistemi di produzione. Perché sull’alta qualità, e non sulla quantità, può contare il sistema agricolo italiano. Con tutto ciò vogliamo rendere esplicita la nostra sfida, da fare ora, in questo 2014, in cui ci prepariamo a un’esposizione internazionale dedicata al cibo che imporrà al settore agroalimentare di internazionalizzarsi gioco forza; in un 2014 in cui parte la nuova fase della PAC, che offrirà nuove prospettive e nuove misure; in un anno in cui abbiamo raggiunto il punto più alto, mai raggiunto prima, dell’export agroalimentare. Oggi, con questo provvedimento, stiamo affrontando una prima parte importante di tale sfida: occorrono sostegni, razionalizzazioni, incentivi e investimenti, ma soprattutto un investimento nella fiducia, nel futuro dell’agricoltura. VACCARI (PD). Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentante del Governo, quello che le Commissioni industria e ambiente portano all’attenzione dell’Aula questa sera, grazie al lavoro dei due relatori – senatori Marinello e Mucchetti – e alla collaborazione dei componenti delle due Commissioni e della fattiva collaborazione della Commissione agricoltura, è un decreto-legge che mette in campo alcune misure importanti su alcuni fronti strategici per provare a semplificare, sostenere ed innovare il sistema Paese. Agricoltura, ambiente, energia, imprese piccole e medie sono – infatti – facce della stessa medaglia: uno sviluppo sostenibile, equilibrato ed inclusivo, in grado, da un lato, di rimettere in moto un’economia in crisi da molto tempo, e, dall’altro, di indicare la sostenibilità come paradigma nel quale collocare le scelte sullo sviluppo futuro. Come hanno già avuto modo di riferire le colleghe Fabbri e Pignedoli prima di me sul testo proposto dal Governo, che bene ha collaborato con le Commissioni, grazie alla disponibilità del vice ministro De Vicenti, dei sottosegretari Degani e Scalfarotto, Olivero e Pizzetti, che ringrazio, i Gruppi del Partito Democratico, nelle Commissioni coinvolte, hanno lavorato in modo costruttivo e cooperativo anche con le altre forze politiche, per proporre miglioramenti, correzioni ed integrazioni coerenti comunque con gli obiettivi del provvedimento, per rafforzarne la capacità di incidere sulla competitività del Paese. Per ragioni di tempo voglio qui soffermarmi soltanto sul lavoro fatto sul fronte delle tematiche ambientali, da un lato finalizzato a rafforzare i controlli e la tutela ambientale e, dall’altro, alla promozione di un sistema di prevenzione del dissesto e del mantenimento di un sostegno costruttivo allo sviluppo delle fonti rinnovabili nel nostro Paese. In tema di bonifiche sono state definite meglio le responsabilità, le modalità e le soglie degli inquinanti ed i soggetti pubblici da coinvolgere per le attività di campionamento e caratterizzazione ed è stato esteso da dodici a diciotto mesi il periodo a disposizione dei commissari per il completamento degli interventi. Un importante passo avanti è stato fatto sul tema della prevenzione del rischio idrogeologico: dal 2015 le risorse destinate al finanziamento degli interventi di mitigazione saranno escluse dal Patto di stabilità, sulla base di un accordo di programma da sottoscrivere tra Ministero dell’ambiente e Regioni interessate, che dovranno prevedere la quota di cofinanziamento. Un lavoro specifico ed approfondito è stato condotto sulla cosiddetta energia verde, di cui ha parlato il collega Girotto, dopo avere ascoltato le numerose istanze pervenute durante le decine di ore di audizioni che hanno preceduto l’esame del testo stesso. Lo voglio dire chiaro, però, al Partito Democratico, al Governo che sostiene, e anche a tanti esponenti del Gruppo del Partito Democratico: su questo tema non possono essere rivolte accuse infondate ed ideologiche di essere un «Governo fossile» o un «partito fossile», perché, prima e più di altre forze politiche, hanno proposto, sostenuto e sviluppato ad ogni livello istituzionale il cambio di passo nel sistema energetico e hanno denunciato pubblicamente, prima di oggi, le continue correzioni in corso d’opera perpetrate negli anni scorsi, ben più gravi di quelle che il decreto-legge n. 91 modificato propone come ostacoli allo sviluppo di una fuoriuscita dalla dipendenza dai combustibili fossili verso una nuova democrazia energetica. Abbiamo lavorato in un confronto franco e trasparente con il Governo per migliorare il testo su questo punto e il risultato ottenuto è certamente un passo in avanti in favore delle migliaia di imprese, dei cittadini e dei consumatori finali. Sono state riviste sostanzialmente le modalità con le quali le imprese potranno concorrere al contributo richiesto, con percentuali diverse e divise in scaglioni sulla base del voltaggio degli impianti, prevedendo, a decorrere dal 1º gennaio 2015, l’eliminazione degli oneri di sistema a carico degli impianti solari fotovoltaici di potenza non superiore a 3 chilowatt. L’obiettivo della norma è quello di favorire e sostenere, anche se parzialmente, l’autoconsumo. Avevamo proposto anche l’innalzamento della soglia da 200 a 500 chilowatt per lo scambio sul posto, nonché l’esclusione degli enti locali e delle loro società partecipate proprietarie di impianti fotovoltaici dall’impatto del cosiddetto spalmaincentivi, incontrando il sostegno del Governo, ma, purtroppo, non quello dell’articolo 81 della Costituzione. Su questo presenteremo comunque un ordine del giorno per chiedere un impegno specifico al Governo. In merito agli interventi di miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici scolastici è stata prevista, con un ordine del giorno, l’inclusione degli interventi e delle spese sostenute per la bonifica da amianto dei medesimi, nonché la deroga al Patto
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di stabilità. Sempre con un ordine del giorno è stato previsto che le agevolazioni relative ai costi energetici per il trasporto ferroviario vengano mantenute. Per contrastare, invece, il fenomeno degli sversamenti inquinanti a mare, è stata ampliata la responsabilità penale del proprietario del carico trasportato, con la soppressione della parola «grave» nel reato di dolo o colpa (le cosiddette carrette del mare). Aggiungo poi che è stato il capogruppo del Partito Democratico, in 13a Commissione, il collega Caleo, a proporre al Governo una norma che, ancorché sfidante le norme europee sulla concorrenza, indicasse la strada per mettere al bando definitivamente le borse di plastica non biodegradabile e sostenere una filiera della produzione di bio-shopper. Ancora altre modifiche sono state apportate al decreto-legge migliorandolo, ma che per brevità non cito nella loro totalità. Sono proposte e modifiche che danno la cifra di un impegno seriamente riformista in campo ambientale, un impegno non ideologico, ma serio e responsabile. Ritengo opportuno terminare il mio intervento con qualche considerazione su un argomento che in queste settimane e anche in queste ore è stato oggetto di numerosi fraintendimenti, prese di posizione ideologiche, condite purtroppo da offese, insulti e falsità. Sto parlando ovviamente della vicenda dei richiami vivi, in aggiunta ad un altro paio di modifiche che sono state opportunamente apportate alla legge n. 157 del 1992 con i nostri emendamenti. Dopo anni di polemiche ideologiche, infatti, ieri le Commissioni 10a e 13a, grazie alla collaborazione del Governo, del Servizio degli affari europei, del Ministro dell’ambiente, e ad una lunga e ampia consultazione (che si è svolta prima), che ha permesso di raccogliere i contributi di tutte le sensibilità che i portatori d’interesse hanno espresso, che hanno trovato un’equilibrata ed avanzata sintesi nel provvedimento approvato, all’articolo 16, nel quale si coniugano storie e tradizioni che coinvolgono centinaia di migliaia di cittadini nel nostro Paese, con la giusta esigenza di operare con rigore scientifico e avendo attenzione al benessere animale da parte di quanti detengono e usano i richiami vivi. Cambiando il testo proposto dal Governo su questo punto, con la nuova norma il nostro Paese si allinea all’Europa (alla Francia e alla Spagna, ad esempio) e al mondo scientifico anche per l’uso degli strumenti da utilizzare che potranno solo essere selettivi e non lesivi, come quelli utilizzati in altri Paesi europei, conformi all’allegato IV della cosiddetta direttiva uccelli, con il coinvolgimento del personale ISPRA che avrà il dovere della formazione, dell’autorizzazione e del controllo. Si conferma così l’importanza e il ruolo dell’ISPRA e della ricerca che, purtroppo, non è compreso dalle frange più estremiste, di una parte o dell’altra. Il decreto-legge che si propone all’Assemblea per la conversione mette l’Italia all’avanguardia fissando, senza equivoci, i compiti e il ruolo delle istituzioni, del Governo, delle Regioni e delle Province, le quali avranno tutti gli strumenti per superare ritardi, limiti e qualche «furbizia» nella costruzione delle banche dati e per definire strumenti di controllo efficaci ed immediati, che verranno fissati in un decreto governativo. Infine, per quanto riguarda le altre modifiche che riguardano le nutrie, abbiamo semplicemente escluso questa specie dalle ipotesi di tutela inserite nella legge n. 157 del 1992, dal momento che si tratta di una specie alloctona invasiva tra le 15.000 indicate dall’Unione europea, che il Parlamento europeo ha chiesto ad ogni Stato membro di limitare perché pericolosa per la biodiversità. Voglio ricordare che i danni causati dalle tane di questi e altri animali sono stati riconosciuti tra le concause del collasso degli argini del fiume Secchia, che ha prodotto l’alluvione del 17 gennaio scorso nella provincia di Modena. Credo che su questo tema non siamo in presenza di nessuna barbarie, nessuna pagina penosa, ma solo di interventi puntuali e non ideologici, perché su tali questioni la storia che ci lasciamo alle spalle, referendum compreso, ci insegna che serve maggiore serietà, maggiore correttezza e senso di responsabilità piuttosto che agitare fantasmi e fare terrorismo ideologico. CUOMO (PD). Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, egregi colleghi, anch’io voglio associarmi ai ringraziamenti che sono stati rivolti ai funzionari e a quelle persone che hanno lavorato, fianco a fianco, con i commissari delle Commissioni 10a e 13a, in un vero e proprio tour de force che ci ha impegnato nottetempo. Solo questa mattina, o meglio all’alba, si è conclusa una parte di quel lavoro che ci attendeva per arrivare in Aula all’approvazione di queste importanti misure che colleghi prima di me hanno molto ben spiegato. Vorrei soffermarmi sulla franchezza e sul modo serrato con cui è avvenuto questo confronto e sollevare al rappresentante del Governo una serie di riflessioni, che dovranno essere oggetto di future azioni e di futuri provvedimenti. In particolare, ricordo il lavoro che è stato svolto in Commissione, coordinato dai due Capigruppo e guidato egregiamente dai Presidenti delle Commissioni, che erano anche relatori dei provvedimenti. Ringrazio il collega Tomaselli e il collega Caleo per le modalità con le quali sono state coordinate le tantissime iniziative tendenti a migliorare, o meglio, ad incrementare alcune misure che già erano contenute all’interno di questo decreto. Ovviamente, un decreto-legge che spaziava su tantissimi argomenti ha creato una certa difficoltà nell’azione dei commissari e nel coordinamento del lavoro degli emendamenti. Molti miglioramenti sono avvenuti durante il lavoro svolto dai commissari, con il contributo di tutti i Gruppi parlamentari. In particolare, da campano, vorrei sottolineare che abbiamo lavorato all’articolo 4, che inserisce all’interno del decreto il marchio DOP campano per la mozzarella di bufala, prevedendo disposizioni finalizzate ad una maggiore rigidità nella tracciabilità del latte, come sanzioni più severe per i produttori che non rispettano queste regole. Si è, altresì, trovata una soluzione, con una separazione spaziale, per la lavorazione di mozzarella di bufala campana DOP all’interno dello stesso stabilimento in cui si realizzano prodotti con latte differente, per venire incontro alle esigenze delle stesse imprese di allevamento e di trasformazione del latte bufalino. Questi sono stati i punti di partenza attorno ai quali trovare l’equilibrio necessario per migliorare questo marchio che la Campania esporta nel mondo e che l’Italia rappresenta come eccellenza nel settore agroalimentare. Sui temi dell’ambiente, il collega Vaccari, che mi ha preceduto nell’intervento, ha molto ben spiegato le misure che vanno ad allentare il Patto di stabilità per la mitigazione del rischio idrogeologico per le Regioni e – speriamo – anche per i Comuni. Con riferimento all’articolo 14, mi preme sottolineare come si sia lavorato in Commissione affinché l’impiantistica per la gestione dei rifiuti in Campania potesse essere migliorata attraverso una serie di iniziative. Il testo che ci è stato presentato dal Governo partiva dalla realizzazione di un termovalorizzatore nella zona del salernitano, nella provincia di Salerno. Abbiamo chiesto che vi fosse un miglioramento rispetto a questo tema, cercando di fare in modo che il Commissario non si basasse su un bando già pubblicato nel 2010, ma che potesse studiare meglio non solo i flussi di raccolta differenziata (che nel frattempo si sono sicuramente evoluti in senso migliorativo), ma soprattutto le tecnologie, per arrivare ad una valutazione migliore, fermi restando i compiti tipici di un commissario ad acta, che deve portare a termine l’impiantistica necessaria per completare il ciclo integrato dei rifiuti. Signor rappresentante del Governo, vice ministro De Vincenti, vorrei soffermarmi in particolare su un tema sul quale già siamo intervenuti in quest’Aula durante la conversione in legge del decreto-legge destinazione Italia. In quella sede fu accolto l’ordine del giorno G7.100, con il quale sollevavamo una serie di
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problemi. Proprio lei espresse in Aula il parere favorevole all’accoglimento di quell’ordine del giorno. Qual era il problema che sollevavamo e che abbiamo sollevato in Commissione, rispetto al quale continuo a sensibilizzare la sua attenzione? È il tema delle assicurazioni, della responsabilità civile auto. Sappiamo che questo è un tema che riguarda un’imposizione di legge: ognuno di noi è tenuto a circolare con la propria autovettura munito di una polizza di responsabilità civile. È un obbligo cui lo Stato chiama ogni cittadino e al quale ogni cittadino deve corrispondere. Ovviamente, essendo un obbligo di legge, è necessario che il mercato sia regolamentato in modo più o meno uniforme, per evitare disparità di trattamento tra cittadini della stessa Repubblica, magari in territori diversi. Proprio a questo proposito, in audizioni fatte nella Commissione, ma nel confronto con il Governo, io ho soffermato la mia attenzione sull’organo che poi deve controllare questo sistema tariffario, che è l’IVASS. Ebbene, la relazione del 2013 dell’IVASS ci attesta come la frequenza dei sinistri nel periodo 2004-2013 si è ridotta complessivamente del 30,9 per cento e nel triennio 2011-2013 questo decremento è stato pari al 16,5 per cento. Tra l’altro, il segmento autovetture registra un decremento dall’8,1 al 6,6 per cento della frequenza dei sinistri e per le moto ed i ciclomotori la variazione in diminuzione è stata addirittura doppia di quella del periodo 2004-2013. L’intero settore registra invece, nel triennio 2011-2013, un incremento del costo sinistri medio totale da 4.435 euro a 4.711 euro, pari al più 6,2 per cento. Ovviamente, questo incremento è dovuto a quel meccanismo abbastanza strano e contorto che è quello delle riserve, rispetto al quale credo che siamo intervenuti prevedendo, in questo decreto, che le imprese di assicurazione possono erogare prestiti ad alcune categorie di imprese. Abbiamo allora lavorato in Commissione perché vorremmo che nello stesso territorio nazionale gli automobilisti virtuosi avessero parità di trattamento rispetto all’intero territorio nazionale. Questo significa, vice ministro De Vincenti, che un assicurato che ha la propria autovettura assicurata nella città di Portici, quindi nella provincia di Napoli, e da dieci anni non ha avuto sinistri deve pagare un premio più o meno corrispondente a quello, ad esempio, del senatore Tomaselli, che nella provincia di Brindisi dove vive ha i suoi stessi diritti e doveri. Per allentare questa rigidità del mercato, abbiamo immaginato di lavorare intorno a degli emendamenti, e poi ad un ordine del giorno, vista la fretta e l’inammissibilità degli stessi. Devo dire che questo ordine del giorno ha registrato moltissime attestazioni di consenso e intorno ad esso, nel dibattito in Commissione e con il vice ministro De Vincenti, rappresentante del Governo, si è addivenuti all’idea che l’intera regolamentazione di questo settore avverrà probabilmente nel mese di settembre con un decreto sulla concorrenza che dovrebbe contemplare anche la risoluzione di queste opacità che creano una serie di difficoltà. Devo dire, per correttezza, che il collega Tomaselli, come primo firmatario, ed io, come cofirmatario, abbiamo presentato un disegno di legge che vuole proprio intervenire su questo settore e su questo tema. Noi siamo impegnati in queste ore anche con un dibattito molto serrato, in un confronto per certi aspetti aspro, a modificare il sistema bicamerale e stiamo intervenendo sulla Costituzione. Ebbene, caro vice ministro De Vincenti, cari colleghi che mi ascoltate, vorrei concludere il mio l’intervento leggendo l’articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…». Ecco, io vorrei che, come prescrive il secondo comma di quest’articolo, fosse garantito questo compito della Repubblica di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che ad oggi le assicurazioni nel territorio napoletano stanno ponendo ai cittadini assicurati, che sono virtuosi così come gli automobilisti di altri ambiti territoriali del Paese.
SEDUTA DEL 25 LUGLIO
CIRINNA’ (PD). L’articolo 16 del decreto competitività. Abbiamo detto che quello che era stato inserito nella legge europea non andava bene. Infatti il Governo capisce, abbandona il testo della legge europea e risponde con un nuovo testo: l’articolo 16, commi 1 e 3, del decreto-legge n. 91. Il nuovo testo, quello che era arrivato all’esame delle Commissioni, raccoglie la richiesta europea di vietare in modo esplicito la cattura dei richiami, sebbene permettesse ancora un richiamo generale alle deroghe con l’utilizzo di soli richiami di allevamento. Sarebbe stato – sono costretta ad un usare un verbo al passato – comunque un piccolo passo avanti, che l’Europa avrebbe potuto in qualche modo apprezzare, congelando il deferimento e mettendoci alla prova. Chi sostiene e sosterrà, in questo dibattito e in quello sulla fiducia, che la mia e la nostra (di altri senatori) è una posizione ideologica deve chiedersi perché il Governo avesse invece recepito questa riformulazione, e, poiché l’avete cambiata con un emendamento, dovete affermare che anche il Governo è ideologico. Spieghiamo bene per chi ci sta ascoltando. I richiami vivi sono piccoli uccelli migratori (allodole, merli, cesene, tordi), catturati ed utilizzati dai cacciatori per attirare i loro simili tramite il canto. Perché li dobbiamo attirare? Li dobbiamo attirare per poi potergli sparare. Questi animali nidificano con grande fatica e dedizione nel Nord Europa, svezzano i loro piccoli in autunno e partono per il viaggio di migrazione verso il Sud Europa, verso l’Italia. In Italia, in molti casi, trovano la rete che li cattura. Costretti in piccole gabbie di pochi centimetri quadrati, da quel momento comincia la loro vita di reclusione. Tra le tante forme di maltrattamento, vi è quello della muta artificiale: lo strappo delle piume, cosicché possano cambiarle e poi, dopo la muta, arriva la primavera e si canta. Perché si canta? Si canta per attirare i propri simili, ai quali poi, appunto, si spara. Concludo, signora Presidente, per rispondere al fuoco amico del collega. C’è stato un enorme lavoro in Commissione, del quale voglio ringraziare tanti colleghi, in particolare la collega Puppato, che ha avuto anche il coraggio di votare contro la riformulazione. C’è stato un emendamento, che comunque ha avuto l’avallo del Governo, che consente il rilascio delle autorizzazioni regionali negli stretti limiti previsti dalla legge n. 157 del 1992. Chiedetevi perché (chi di voi e chi di noi, come me, è esperto di pratiche parlamentari) nella riformulazione del Governo, non è previsto il parere del Ministero dell’ambiente. Il Ministero dell’ambiente ha chiesto di tirarsi fuori, di non partecipare a quel procedimento in cui verrà chiesto all’ISPRA e alla Conferenza Stato-Regioni l’autorizzazione alle deroghe. Probabilmente il nostro Ministero dell’ambiente non vuole concorrere a ributtare l’Italia dentro la multa e la procedura europea. Signora Presidente, la mia richiesta al Governo, se ancora fosse possibile, è allora quella fatta da tutte quelle associazioni (la LIPU, la LAV, l’ENPA) che hanno raccolto centinaia di migliaia di firme su www.avaaz.org o su www.change.org. La mia richiesta è quella dei firmatari dell’emendamento; solo nel mio partito le senatrici Puppato, Amati, Granaiola, Valentini, D’Adda, il senatore
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Lo Giudice e tanti altri. Eravamo a oltre 22 firme, presidente Zanda, nel Partito Democratico, e lei sa quale e quanto sia il dolore di trattare questi argomenti, anche in modo dirompente. In tanti avevamo chiesto un segno di differenza. Consentitemi infine una considerazione morale e culturale. I richiami vivi sono veramente una pratica aberrante, futile, superflua e violenta nei confronti degli animali selvatici, di questi piccoli uccelli migratori che vivono tutta la loro vita viaggiando e volando. Viaggiano per decine di migliaia di chilometri; il viaggio per loro è la vita, è nel loro DNA. Come è possibile rinchiuderli in gabbia per tutta la vita? Ritengo comunque che questo sia solo un primo passo, anche se negativo, perché questa battaglia di civiltà può comunque essere vinta. Sono certa che il mio Partito, un partito di Governo, su questo ci sosterrà. DALLA ZUANNA (PD). Signora Presidente, vorrei sottolineare come nell’articolo 4, comma 8, di questo decreto-legge n. 91 del 2014 si colmi un deficit normativo riguardante gli OGM. Ricorderete che questa Assemblea, circa un anno, fa aveva approvato all’unanimità un ordine del giorno in cui il Senato si esprimeva in direzione della proibizione della coltivazione di OGM in generale, pur permettendo la ricerca sugli OGM in laboratori chiusi. Mancava e manca tuttora – speriamo di colmare la lacuna approvando oggi questo decreto-legge – un sistema sanzionatorio per chi utilizzi sementi OGM nelle coltivazioni. Voglio ribadire un aspetto di cui abbiamo discusso anche in Commissione sanità. Non è che noi, con questa norma, stabiliamo che gli OGM siano dannosi per la salute. Leggendo l’ordine del giorno che il Senato aveva approvato all’unanimità si apprende che si chiedeva al Governo di accettare una regola di salvaguardia rispetto agli OGM già applicata da Paesi come la Francia e la Germania. Ciò perché sugli effetti degli OGM sulla salute non ci sono ancora dei riscontri scientifici chiari, mentre la proibizione della coltivazione delle sementi OGM ha delle motivazioni fondamentalmente di tipo economico: per l’agricoltura italiana si è fatto la scelta di procedere nella direzione della biodiversità piuttosto che verso la standardizzazione, che, quasi inevitabilmente, segue l’utilizzo delle sementi OGM. Con questa norma noi colmiamo un deficit normativo, perché finora vi erano delle sanzioni solo per chi commerciava gli OGM per uso umano, e non per chi li produceva. La Commissione di merito ha accettato una proposta della Commissione sanità che suggeriva di non prevedere la pena del carcere a tale proposito, graduando invece le sanzioni amministrative, come effettivamente è stato deciso. Penso che quello compiuto sia un passo in avanti verso una scelta di politica agricola che l’Italia condivide con altri grandi Paesi e che credo porterà avanti anche nei prossimi anni. COLLINA (PD). Signora Presidente, inizio il mio intervento ringraziando i colleghi, i relatori e anche il Governo che in questi giorni hanno lavorato assiduamente per consentirci oggi di convertire in legge il decreto-legge in esame. Esso contiene una serie di elementi molto importanti che sono stati già citati da vari colleghi, ma io vorrei sottolineare alcuni aspetti che riguardano la vita concreta delle imprese. Vi sono norme che sicuramente vanno nella giusta direzione di migliorare i rapporti tra lo Stato e le imprese e altre che vanno a correggere delle condizioni che sicuramente hanno creato dei problemi: mi riferisco, in particolare, al Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti (SISTRI) e al sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali. Pensate, con il decreto-legge in esame, dopo grandi dibattiti e confronti con le associazioni imprenditoriali, spostiamo ulteriormente l’entrata in vigore del SISTRI al 31 dicembre 2014 e il 31 dicembre 2015 chiudiamo il contratto firmato con la società Selex nel 2009. Si tratta quindi di un’esperienza sicuramente non positiva che va a concludersi, ma alla quale cerchiamo di dare una visione comunque positiva, perché nel nostro Paese il tema della tracciabilità è sicuramente legato non solo all’esercizio delle imprese, ma anche alla legalità. La seconda considerazione più generale è legata al fatto che la prossima volta alcuni temi trattati nel decreto-legge in esame dovranno essere affrontati in modo più «strategico». Noi stiamo notando proprio attraverso questa decretazione quale sia la difficoltà in cui versa il nostro sistema istituzionale. Abbiamo necessità di affrontare in modo strategico determinati temi, ma l’incapacità del Parlamento di farlo rende necessario al Governo agire attraverso i decreti-legge. Oggi, invece, alcuni temi vengono affrontati in modo complessivo e, ad esempio, il tema dell’energia è uno di questi: decreto per decreto, trattiamo dei piccoli pezzi che vanno a toccare alcuni aspetti; chiaramente però la Strategia energetica nazionale (SEN) va affrontata in modo più complessivo e oggi gli strumenti devono essere messi in campo in modo diverso. Faccio questa valutazione proprio in conclusione perché credo che ci sia un nesso tra quello che stiamo facendo oggi nella conversione del decreto-legge e la discussione che stiamo facendo sulle riforme. Se non cogliamo questo nesso credo che non rendiamo un servizio al Paese. Oggi dobbiamo renderci conto che, nel momento in cui facciamo una discussione sui decreti, affrontiamo dei temi puntuali, ma solamente la riforma complessiva delle istituzioni ci consentirà di essere, proprio come Parlamento, più efficaci e più attivi nei confronti dei problemi del Paese. CALEO (PD). Signora Presidente, onorevoli colleghi, io credo che il provvedimento che ci accingiamo a votare sia molto importante per aiutare la nostra economia a creare buona occupazione, a semplificare procedure lunghe e certe volte farraginose. Concordo con quanti hanno esternato la difficoltà ad approcciare questo provvedimento, che è molto articolato, con discipline diverse tra di loro e da questo punto di vista volevo ringraziare i due Presidenti e i colleghi delle Commissioni ambiente e industria, il Governo, i tecnici che hanno lavorato assieme a noi per giornate, con decine e decine di audizioni, con sedute notturne che hanno portato, a mio parere, a migliorare questo provvedimento. Credo che alla fine esca dal lavoro delle Commissioni, con il contributo di tutti, anche con quello importante delle opposizioni, un testo diverso, più rispondente alle necessità di questo Paese. Credo che l’obiettivo sia stato raggiunto: competitività e miglioramento della situazione economica. Uno dei punti, forse il più importante, era quello legato alla diminuzione del costo delle energie per le piccole e medie imprese, una zavorra che non ci potevamo permettere in tempi di crisi. Ecco, il chiaro esempio di come un provvedimento del Governo, seppur buono, possa essere ancor di più migliorato, credo che risieda qui, perché il testo che è uscito dalle Commissioni aumenta la copertura per la detrazione del 10 per cento per le piccole e medie imprese e il tutto assommerà, a regime, a circa 1,5 miliardi, migliorando anche i settori da cui queste risorse dovevano essere prese. C’è stato un prezzo da pagare: lo dice il Capogruppo della Commissione ambiente che, assieme al suo partito, in questi mesi, ha lavorato per sostenere in tutti i modi l’energia pulita e il raggiungimento degli obiettivi che non solo l’Europa, ma il mondo intero si deve porre. Mi riferisco soprattutto alle questioni legate alle energie rinnovabili e, fra queste, il fotovoltaico. È fuor di dubbio, colleghi senatori, che in questi anni tale settore ha goduto, in termini di incentivi, di misure forse
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eccessive: parecchi miliardi di incentivi che hanno prodotto una buona politica ambientale, ma anche facili arricchimenti. Così noi abbiamo cercato, in Commissione, di «attenuare il colpo», cercando di dire che da lì ad un’abrogazione di fatto degli incentivi c’era una via di mezzo e questa via di mezzo l’abbiamo trovata, cercando di attenuare, come dicevo poc’anzi, il taglio nei confronti del fotovoltaico, che vedrà, sì, qualche ritocco, ma non nella misura con cui si era partiti. Credo che questo sia un obiettivo importante che è stato raggiunto grazie al contributo del Partito Democratico, ma anche al sostegno di tutti i Gruppi presenti in Commissione. Energia pulita e posti di lavoro: credo che questa sia la road map per i prossimi mesi del nostro Governo in Europa. Maggiori opportunità per i produttori di energia pulita e una riflessione sul modo e sulle politiche da attuarsi per raggiungere i nuovi e più importanti obiettivi che ci siamo imposti: una diminuzione dei gas climalteranti, un aumento dell’efficientamento energetico degli edifici e, in generale, del nostro Paese. Abbiamo ottenuto importanti risultati di modifica, ne cito uno per tutti: l’esenzione degli oneri di sistema per gli impianti sotto i 3 chilowattora. Abbiamo proposto l’aumento del range da 200 a 500 chilowattora dello scambio sul posto: non è stato accettato dalla Commissione bilancio, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, però mi pare che il Governo su questa proposta fosse d’accordo. Credo che su questo punto – lo dico rivolgendomi al vice ministro De Vincenti – bisognerà ritornarci con apposito provvedimento. Se ce la facciamo, chiederei di trasformare quell’emendamento in un ordine del giorno. Però, in questo decreto-legge sono contenuti anche importanti pezzi della politica ambientale che il nostro Paese deve portare avanti. Vi dicevo poc’anzi degli obiettivi del 2030 sui gas climalternati. Credo che alcuni pezzi che possono contribuire al raggiungimento di quegli obiettivi siano all’interno del decreto-legge n. 91. Sono stanziati 350 milioni per l’efficientamento energetico. Credo che questo sia un primo passo, non sufficiente ma importante in quella direzione perché fra i tre obiettivi che dobbiamo raggiungere quello dell’efficientamento energetico era il più lacunoso, quello più in difficoltà. È chiaro che l’uomo interferisce in maniera pesante sulla modificazione del clima, però ha anche la possibilità, attraverso azioni concrete, di contrastare questa deriva; e nel provvedimento in esame ci sono importanti risorse per raggiungere questo obiettivo. Ci siamo soffermati, durante la discussione svolta in Commissione e nei mass media, su alcuni punti importanti che, secondo me, hanno nascosto altre misure inserite in questo decreto-legge. Me ne vengono in mente due, ma ce ne sono altre: bioshopper, di cui poi vi dirò, nonché un’azione importante contro l’inquinamento marino e norme più incisive sulle carrette del mare. Quello relativo alle bioshopper credo sia un risultato importantissimo, forse un po’ trascurato. Abbiamo inserito una norma che stabilisce l’immediata entrata in vigore della sanzione pecuniaria del pagamento di una somma che va da 2.500 a 25.000 euro, che si moltiplica in caso di quantità ingenti, per i furbetti che, in barba al divieto partito nel gennaio 2011, continuano a commercializzare sacchetti di plastica o falsi bioshopper non biodegradabili e non compostabili secondo lo specifico standard europeo. Vorrei sottolineare come dal 2011 nel nostro Paese si sia dimezzata la quantità di buste di plastica immesse sul mercato, favorendo lo sviluppo di un ramo della green economy e i produttori di bioplastica. Credo che questo provvedimento, con sanzioni certe, possa aumentare l’importante mercato della green economy. Quanto all’ILVA, è stato oggetto del primo provvedimento importante che il sottoscritto ha trattato da quando è seduto in Senato. Non abbiamo arretrato di un millimetro rispetto all’impostazione che il Partito Democratico ha tenuto in questi anni. Continua il nostro lavoro di vigilanza in merito al risanamento ambientale dell’industria di Taranto. Abbiamo inserito e approvato all’interno del testo delle misure che, in linea con quanto già fatto nei mesi scorsi, velocizzano i tempi dell’attuazione del risanamento. Sono aumentati i poteri conferiti al subcommissario che coordina ed è responsabile in via esclusiva dell’attuazione degli interventi previsti dal piano e definisce, d’intesa con il commissario straordinario, la propria struttura, le relative modalità operative e il programma annuale delle risorse finanziarie necessarie per far fronte agli interventi. Ritengo inoltre che sia stato raggiunto un risultato storico. (Brusio). Vorrei che anche l’Aula prestasse attenzione su questo punto. È stato raggiunto uno storico risultato – dicevo – stabilendo la possibilità per il giudice di trasferire all’impresa commissariata le somme provenienti dal patrimonio Riva sottoposto a sequestro penale, anche in relazione a procedimenti penali diversi da quelli per reati ambientali o connessi all’attuazione dell’autorizzazione integrata ambientale, proprio per portare a termine il risanamento ambientale. Credo siano segnali forti rispetto sia ai bioshopper, che all’ILVA, che a quelli che usano le barche cosiddette carrette del mare, per effettuare trasporti pericolosi di carburante e di altre sostanze inquinanti. Quindi, si tratta di risposte serie, rigorose, certe nei confronti di chi inquina. Ecco, questi sono i punti più importanti, rilevanti, che noi abbiamo discusso. Ce ne sono altri ancora. Mi viene in mente la parte legata ai maggiori poteri ai presidenti delle Giunte regionali per spendere le risorse contro il dissesto idrogeologico; il fatto che gli interventi in questo settore possano essere stralciati dal Patto di stabilità; gli interventi per quanto riguarda la valutazione d’impatto ambientale e la valutazione ambientale strategica; le procedure semplificate delle modifiche. Colleghi senatori, siamo nella situazione in cui tutti i siti che necessitano delle bonifiche sono fermi perché le norme sono incredibilmente intricate. Con questo provvedimento abbiamo cercato di semplificare per far sì che quei siti possano tornare a disposizione di quanti vogliano investire, non usando altri terreni vergini, ma usando quei terreni. Signora Presidente, credo che ci sia ancora tanto da fare, ma ritengo altresì che su questi provvedimenti ci siano importanti atteggiamenti che il nostro Paese deve assumere nei confronti del Governo e di situazioni complesse. Chi come noi ha l’onore di sedere su questi scranni deve essere consapevole del fatto che il conflitto, certe volte duro, aspro, deve essere governato con intelligenza e competenza e nel rispetto delle leggi. Il tifo, gli estremismi, il manicheismo che non ha mai avuto alcun successo nella storia dei popoli non producono nulla; magari fanno avere qualche titolo sul giornale o ritorni immediati che si bruciano subito, garantiscono un consenso di breve periodo, ma poco o nulla riescono a incidere sulla risoluzione dei problemi. Questo è il nostro ambizioso compito, colleghi senatori, che deve essere ancora più rigoroso in tempo di crisi. Chi ha l’ambizione di governare fenomeni complessi deve avere la capacità di dialogo e di inclusione con tutti. È difficile, lo so, è faticoso, lo so, però ritengo sia l’unica strada, non solo politica, ma culturale, per venire fuori da un ciclo che ci ha sicuramente indebolito, ma che nel contempo, se utilizzato con sapienza, può farci uscire ancora più forti e autorevoli.
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REPLICA RELATORI E GOVERNO MUCCHETTI, relatore. Signora Presidente, onorevoli colleghi, qualcuno in questi giorni ha affermato: «Mentre io lavoro per creare occupazione, per creare opportunità di impiego per gli italiani, i senatori perdono tempo e frenano». Credo che l’impegno dimostrato dalle Commissioni e dall’Assemblea su questo decreto competitività abbia dato prova anche a chi avesse voluto nutrire dubbi che quest’Assemblea parlamentare ha saputo assolvere nei tempi dovuti al suo compito. Ci attendiamo che le deliberazioni che assumeremo vengano poi eseguite dall’Esecutivo nei termini concordati. I colleghi hanno ampiamente illustrato, in particolare l’ultimo intervento del senatore Caleo, i contenuti del decreto competitività e del lavoro che le Commissioni hanno fatto. A me, in questa replica, tocca dare conto di due punti politici particolari emersi nel corso del nostro lavoro. Il primo riguarda il possibile impatto dell’articolo 26 sui conti pubblici. In qualche intervento si è dato per scontato che un tale impatto ci possa essere; credo che una più attenta lettura della norma in questione possa serenamente escluderlo per due ragioni, la prima di metodo e l’altra di merito. La ragione di metodo è che, come si dovrebbe sapere, leggi di questo genere vengono ragionate, soppesate e, infine, inserite o non inserite per i loro effetti sulla finanza pubblica dall’ISTAT e dalla Banca d’Italia con riferimento in particolare ai possibili effetti sul debito. In secondo luogo, l’ISTAT trasferisce tutto all’Eurostat. Questo avviene di norma, è la prassi, avviene sempre. Ma noi, per essere più tranquilli, abbiamo inserito anche un comma che riprende questa procedura e subordina l’attuazione della «cartolarizzazione» (la chiamiamo così per esigenza di sintesi ancorché possa essere un po’ improprio) degli incentivi futuri del settore delle rinnovabili all’effettiva verifica da parte del MEF degli impatti che può avere o meno sulla finanza pubblica. Per un tecnico questa precisazione potrebbe essere pleonastica, ma per la tranquillità di tutti melius abundare quam deficere. Dal punto di vista del merito, invece, la norma è costruita in modo tale che tutto avvenga secondo le regole del settore privato e quindi, proprio grazie a questa impostazione o caratteristica operativa, che è differente da altre idee del passato che tiravano in ballo il GSE (Gestore dei servizi energetici), la norma, a mio giudizio, non potrà avere alcun effetto sulla finanza pubblica. Naturalmente ci vorrà un grande impegno da parte del Governo e dell’Autorità per l’energia per darvi attuazione. Ci sarà da lavorare e da lavorare di fino, ma se riusciamo – come io confido si possa riuscire e come risulta dai primi riscontri che ho avuto dal settore della produzione e dai finanziatori della stessa – questa norma può funzionare e portare un vantaggio assai cospicuo in termini di riduzione degli incentivi che verranno pagati da qui in avanti; un vantaggio più cospicuo delle misure più «aggressive» che, grazie all’implementazione di questa norma, non avranno più carattere continuativo fino al termine del periodo di incentivazione (quindi per i prossimi 15, 16, 17 o 18 anni, quanti sono quelli che rimangono ai diversi conti energia), ma avranno carattere provvisorio. Aggiungo, sempre per ricordare alle persone la realtà dei fatti e non gli slogan, che se si lavora bene si può arrivare, entro il primo semestre dell’anno, ad attuare questa operazione. I primi mesi dell’anno sono quelli in cui la produzione è più bassa e gli incentivi sono minori, quindi da un taglio degli incentivi che sarebbe stato come minimo di 300-400 milioni per tanti anni, arriveremmo a un taglio, una tantum, di fatto, di 100-150 milioni in tutto, su un flusso di oltre 4 miliardi ogni anno. Quindi, abbiamo molto lavorato per dare uno sviluppo e uno sbocco positivo a questo problema, per unire l’interesse generale del sistema economico ad avere una bolletta un po’ più leggera, come ha ricordato il senatore Caleo, all’interesse del Paese di mantenere una buona reputazione sul piano internazionale. Fino ad oggi non ho risposto agli ambasciatori che hanno scritto manifestando le proprie preoccupazioni (questa mattina è arrivata la lettera dell’ambasciatore russo); nel pomeriggio, a cose fatte, scriveremo dando conto non di intenzioni ma di fatti. Se posso aggiungere un commento di carattere più generale, sulle politiche del Governo e del Parlamento che questo decreto, e in particolare la sua parte energetica, suggeriscono, direi che in questo modo noi stiamo lavorando a quella che gli economisti chiamano la politica dei fattori, cioè rendiamo più comodo l’accesso alle fonti energetiche, più leggera la bolletta. Questo non ci deve distrarre dalla politica industriale in senso stretto, perché la pura politica dei fattori non basta a sostenere l’industria manifatturiera italiana; ci vuole anche altro, e su questo altro finora non ho sentito grandi idee. Mi piacerebbe che si aprisse un dibattito e soprattutto un confronto propositivo assai più robusto di quello che c’è stato finora. L’altro punto sul quale vorrei spendere qualche parola in sede conclusiva è la confessione di un momento di impotenza. Vedete, quando si arriva in questa fase si tende giustamente ad esaltare il lavoro fatto, a sottolinearne le potenzialità positive per il Paese, ed è giusto che sia così. Però in un’Aula dove si esercita non soltanto l’etica della convinzione ma anche l’etica della responsabilità, bisogna dirci, secondo il mio parere personale, che la conclusione che c’è stata sulla questione degli interessi composti – io li chiamo con il loro nome proprio, più che con la parola «anatocismo», che ricorda quasi una malattia medioevale – non è stata una conclusione al pari delle responsabilità che una classe politica che sappia guidare il Paese deve saper esercitare. Le lamentele che sono sorte dal Paese su questa questione sono giustificate da uno stato di sofferenza reale, dall’economia che rallenta, ma sono la manifestazione esterna di una malattia che è dentro il Paese. Il problema del rapporto fra le imprese e il sistema bancario non si risolve impedendo il conteggio degli interessi sugli interessi scaduti: è un problema che si risolve riformando il sistema bancario di questo Paese. Quindi, invece di sentire tirate demagogiche che lasciano le cose come stanno, mi auguro che, d’intesa con il Governo, si apra una riflessione e si dia avvio a una riforma del testo unico bancario del 1993, che ha fallito i suoi principali obiettivi. Le intenzioni erano ottime, ma in questi vent’anni il mondo ci ha riservato tante e tali sorprese che quell’impianto legislativo è alla base delle difficoltà del sistema bancario ad essere utile al Paese. Ci vuole un passo diverso, bisogna scendere dal cielo degli slogan alla dura terra, dove si affrontano a viso aperto i problemi e si danno soluzioni che siano all’altezza delle aspettative di quello che resta uno dei grandi Paesi manifatturieri e commerciali del mondo. Vedete, se qualcuno di noi prende a prestito dei denari da qualcun altro promettendogli un interesse come è normale che sia e poi li presta a una terza persona in cambio di un interesse, se questa persona non lo paga, come farà ad onorare il suo impegno con colui il quale in origine ha prestato i denari? Bisogna pensare a queste cose. Posso capire che il ricalcolo degli interessi su base trimestrale sia una forzatura e infatti il testo del Governo, che ho apprezzato personalmente per il suo equilibrio, proponeva il ricalcolo su base annuale, come avviene in tutti Paesi più avanzati e più civili del mondo. L’alternativa, come ci ha ricordato la Banca d’Italia, è la finanza islamica, dove l’interesse composto non è previsto ma viene comunque fatto pagare in altro modo sul prezzo iniziale e sulle condizioni dei finanziamenti. L’interesse composto è trasparente, se è fatto bene; la finanza islamica è opaca. Le Commissioni e il Governo stesso non sono stati in grado di
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deliberare meglio su questo punto. È stato soppresso l’articolo che era presente nel disegno di legge del Governo anche perché non è stato adeguatamente sostenuto dalla compagine governativa, che pure l’aveva scritto. Credo che dal Governo e dal Parlamento debba venire un impegno serio ad affrontare non soltanto questo, che è un di cui, ma il tema generale della funzione del credito in un Paese avanzato come l’Italia, senza nascondersi dietro le ultime propaggini di un liberismo, che non ha funzionato, in nome della fedeltà e della subordinazione intellettuale e culturale a modelli che hanno fallito e che sono stati all’origine della crisi finanziaria degli ultimi cinque o sei anni. MARINELLO, relatore. Signora Presidente, colleghi, siamo arrivati all’ultima battuta, all’intervento di replica, su un provvedimento che ha visto impegnate le due Commissioni in decine e decine di sedute di lavoro. Nella replica sarò costretto a rifarmi un po’ a considerazioni che già ho sviluppato in quest’Aula, perché, ascoltando nella giornata di ieri e, a dire la verità, anche stamattina una serie di interventi, specie interventi illustrati dai colleghi dell’opposizione, ho l’impressione che alcune delle cose dette non tengano assolutamente conto della realtà e soprattutto di quanto è stato fatto. Non è possibile – lo ribadisco – sottovalutare, quanto si è fatto nelle due Commissioni durante l’istruttoria del provvedimento. Non è possibile sottacere le decine e decine e decine di ore passate insieme in confronti e in dibattiti, anche serrati, in cui il dibattito e il confronto sono diventati più ardui, ma con l’unico intendimento di arrivare alla fine a delle soluzioni condivise. Condivise, evidentemente, non vuol dire totalmente condivise, perché fa parte delle regole del gioco e della democrazia che alla fine si arrivi comunque a una decisione e che, nelle decisione ultime, debba prevalere il diritto della maggioranza ad esprimere un’idea compiuta. In queste decine di sedute e in queste centinaia di ore passate insieme, io posso ribadire, in piena coscienza, che il provvedimento è stato notevolmente implementato nei contenuti, migliorato, arricchito e che una serie di cose, contenute nel testo base, nella presentazione originaria del Governo, sono state anche corrette. Quindi, mi trovo qui oggi a ribadire, con una punta di orgoglio, la dignità di quest’Aula parlamentare, che ha svolto bene il proprio lavoro e ha dimostrato, per prima a se stessa, come si possa e come si debba interpretare il ruolo del legislatore in una democrazia compiuta. Oltre 150 emendamenti approvati, come ho già detto nel mio intervento di presentazione (ma vedo qui tanti colleghi che ieri non erano presenti e trovo utile ricordarlo). Tra questi emendamenti, moltissimi sono stati condivisi dalle opposizioni: da quelle opposizioni che ieri, e anche oggi, hanno esternato delle considerazioni assolutamente non coincidenti con gli stessi emendamenti e con gli stessi voti che spesso hanno espresso. Ma evidentemente questo non ci scandalizza. Fa parte delle regole del gioco, che sono anche queste. Ci sono poi delle cose che non è stato possibile fare. Sappiamo tutti quanto sia pesante la mannaia dell’articolo 81 della Costituzione ma, evidentemente, i colleghi della Commissione bilancio hanno un compito difficile, un compito talvolta poco simpatico, ma è un compito che va rispettato. Se infatti esiste una norma come l’articolo 81 esiste perché, evidentemente, occorre garantire la solidità del bilancio dello Stato da attività o da azioni non svolte nell’interesse del Paese. Anche la Commissione bilancio, che qui va ringraziata, ha svolto un ottimo lavoro d’istruttoria. C’è stata la mannaia dell’articolo 81, ed è evidente che anche alcune cose che noi avevamo interesse e intenzione a fare non siamo riusciti a compierle. Ma di questo non facciamo e non diamo la colpa a nessuno, perché abbiamo la maturità e la consapevolezza di sapere che si fa il possibile, ma con le risorse disponibili. Noi, con le risorse disponibili, abbiamo fatto il possibile e, da questo punto di vista, non abbiamo né rimorsi né scrupolo di coscienza. Questo è il lavoro che abbiamo fatto e ne siamo anche, legittimamente, un po’ orgogliosi. Poi abbiamo ascoltato una serie di polemiche in queste ultime giornate, polemiche che le agenzie di stampa e alcune associazioni di categoria hanno alimentato. È evidente, infatti, che con il lavoro delle Commissioni, ma anche nel testo base, si sono andati a toccare dei poteri forti in questo Paese. Ma il Parlamento non può essere vittima di poteri forti o di interessi costituiti. Ci rendiamo conto che, per la legge dei vasi comunicanti, talvolta, per creare delle condizioni di equilibrio, è necessario, o possa rendersi necessario, andare ad intaccare delle rendite di posizione o anche degli interessi precostituiti. Questo accade e talvolta accade anche in maniera spiacevole. Dobbiamo però renderci conto che è necessario. Questo è un Paese in cui tutti si lamentano sempre di cose assolutamente condivise: il costo del lavoro, una burocrazia complicata e lenta, il costo dell’energia. Poi – però – quando andiamo ad intervenire per combattere le lungaggini della burocrazia, vengono fuori le corporazioni; quando andiamo ad introdurre norme per ridurre il costo dell’energia, vengono fuori altri generi di interessi; quando andiamo ad intervenire per creare delle norme sul lavoro che rendano più snella tutta la materia contrattualistica in maniera che si arrivi ad un riequilibrio tra diritti e doveri, vengono fuori le logiche e le pressioni delle corporazioni. Ma, facendo così, non si va da nessuna parte. Noi oggi abbiamo il dovere di portare il Paese verso una modernità, non passo dopo passo: non è più tempo del passo lieve o della moderazione. Abbiamo la necessità di portare il Paese, quasi a passo di corsa, verso una modernità che non dobbiamo concepire come una moda o come una tendenza, ma come un dovere nei confronti delle giovani generazioni e di coloro i quali ci seguiranno; nei confronti di quei giovani, di quei milioni e milioni di giovani che hanno studiato e, quindi, con il sacrificio loro e delle loro famiglie, sono lì ad aspettare e a chiedere essenzialmente risposte. Queste sono le vere emergenze del Paese e noi abbiamo il dovere di andare avanti su questa strada. Tutto il resto è sterile polemica e noi le sterili polemiche le lasciamo fuori quest’Aula, ma – soprattutto – fuori dalla nostra coscienza. Dicevo che noi abbiamo il dovere di andare avanti su questa strada: abbiamo l’interesse ad andare avanti su questa strada e, poiché riteniamo di essere una classe politica seria, adulta e matura, abbiamo la forza per farlo e lo abbiamo anche dimostrato in queste ore. Lo abbiamo dimostrato quando, con saggezza ed equilibrio, abbiamo ascoltato tutti, perché il dovere della politica è ascoltare tutti; abbiamo recepito una serie di istanze, ma, nel recepirle, alla fine abbiamo deciso, assumendoci appieno il peso e le conseguenze delle nostre decisioni. Devo dare atto al Governo. Talvolta non siamo stati d’accordo su una serie di impostazioni, ma, alla fine il Governo è stato rispettoso in Commissione delle volontà che venivano determinate e che si andavano determinando. Mai come con questo decreto-legge – calco le Aule parlamentari da tanti e tanti anni – c’è stata un’esaltazione del ruolo dei parlamentari: quel ruolo dei parlamentari che, magari, oggi, sembra fuori moda; che magari qualcuno vorrebbe comprimere e qualcun’altro ancora vorrebbe forse esautorare. Come dicevo, mai come con questo decreto-legge ci sono stati il lavoro dei parlamentari e un’esaltazione del loro ruolo. Alla fine abbiamo prodotto un testo che, in una serie di materie (nei comparti agricolo e ambientale e nei settori dell’energia e anche finanziari), ha – a mio avviso – creato le premesse per una inversione di tendenza e per dare un segnale nei confronti di chi lavora e di categorie produttive importanti; per dare un segnale a quei mercati esteri che aspettano proprio che il nostro Paese dimostri di
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essere adeguato alle sfide del terzo millennio. Mi rendo conto allora che magari una serie di cose non hanno trovato accoglimento, ma, come ho detto poc’anzi, abbiamo dovuto tener conto dei tempi e soprattutto delle risorse disponibili. Ricordiamoci però che la politica non è l’arte del tutto o nulla, e mi rivolgo a colleghi qui presenti che hanno un’affinità culturale con me, avendo fatto lo stesso percorso di studi: il tutto o nulla è una legge della natura che si applica a determinati fenomeni fisici e biologici, ma in economia e soprattutto in politica non esiste. Esiste invece quella del possibile e l’arte della mediazione. Questo abbiamo fatto e ritengo che l’abbiamo fatto bene, nell’interesse del Paese. Desidero ringraziare ancora una volta qui tutti i parlamentari, di maggioranza e di opposizione, i funzionari ed il personale del Senato – come abbiamo già fatto nelle premesse – il Governo tutto, che ha collaborato con noi, attraverso le persone dei Ministri, dei vice ministri e dei Sottosegretari, che sono stati l’interfaccia continua dei lavori della Commissione, essi ed i loro uffici. Per una volta, abbiamo dimostrato di essere degni del ruolo che ricopriamo. DE VINCENTI, vice ministro dello sviluppo economico. Signora Presidente, onorevoli senatori, il provvedimento che il Governo ha presentato al Senato e che oggi, dopo i proficui lavori delle Commissioni, proponiamo all’approvazione dell’Aula ha un significato di politica economica molto importante. Sappiamo che la ripresa economica è ancora molto incerta e debole e che c’è bisogno di rafforzarla, dando una spinta al nostro Paese, di consentire di guardare al futuro e di riaprire finalmente una fase di crescita. Questo provvedimento si inserisce in una linea del Governo che ha fatto della ripresa economica il punto chiave della propria strategia, per dare un futuro alle giovani generazioni e una speranza alle famiglie italiane. Abbiamo già varato un decreto molto importante nella primavera scorsa, tra gli altri che vanno nella stessa direzione, ossia quello per il sostegno alla capacità di acquisto delle famiglie con il bonus degli 80 euro. Sempre in quei provvedimenti, abbiamo previsto la riduzione dell’IRAP per le imprese; abbiamo continuato con interventi di semplificazione. Oggi presentiamo in Aula il testo di un decreto che, con le correzioni apportate dalle Commissioni, pone al centro l’esigenza di dare una spinta alla competitività del nostro Paese, in modo che quella ripresa ancora incerta e a macchia di leopardo si consolidi, si rafforzi e prenda vigore. In diversi interventi è stato detto che il decreto copre un’area troppo vasta di materie. Teniamo a sottolineare invece che le materie coperte dal decreto abbiano tutte un significato dal punto di vista del sostegno all’economia italiana. L’agricoltura è un settore chiave del made in Italy e qualificante dell’economia italiana, che vogliamo rivitalizzare. C’è poi l’ambiente come una sfida per l’economia e nuove opportunità per l’economia. L’economia verde è una sfida difficile, che si gioca sul fatto che tutto il sistema economico internalizzi le esigenze ambientali e quindi si configuri un nuovo tipo di sviluppo economico non solo compatibile con l’ambiente, ma che fa dell’ambiente stesso un asse portante. Ci sono gli interventi sulle imprese, volti a stimolare gli investimenti e quindi ad aggiungere nuove misure ad alcuni interventi già realizzati in precedenza, come la cosiddetta “Nuova Sabatini”, della quale un emendamento approvato in Commissione ha consentito un ulteriore rafforzamento. Sappiamo che la Nuova Sabatini sta tirando e che le imprese in questo momento stanno attingendo ai fondi della Nuova Sabatini. A questo e al credito di imposta per ricerca e sviluppo (varato con il decreto-legge “destinazione Italia” del gennaio scorso e di cui stiamo per emanare il decreto attuativo), si aggiungono due passaggi particolarmente importanti: il credito di imposta per investimenti incrementali in beni strumentali nuovi, che sarà uno strumento importante perché le imprese nei prossimi mesi aumentino l’attività di investimento. Esso quindi dà una spinta sul versante degli investimenti alla domanda interna, così come con il bonus di 80 euro abbiamo puntato a dare una spinta alla domanda interna sul versante dei consumi. Qui lavoriamo sul versante degli investimenti e, per rafforzare l’attività di investimento delle imprese, il decreto prevede un potenziamento della cosiddetta ACE, che consenta alle imprese di avere una riduzione dell’imposizione attraverso un trattamento più favorevole del capitale proprio. Quindi la capitalizzazione delle imprese viene rafforzata, così come viene rafforzata la spinta alla quotazione delle imprese, in modo che le imprese siano in grado, con una maggiore capitalizzazione e con la quotazione, di fare leva e di avere più risorse finanziarie per gli investimenti. Accompagniamo questo con misure di semplificazione per le imprese all’accesso al credito da nuovi canali di finanziamento. C’è poi il pacchetto energia, che incide su uno dei costi fondamentali per le imprese italiane: sappiamo in particolare che, sul versante delle piccole e medie imprese, il costo dell’energia è significativamente più elevato che negli altri Paesi europei e che questo è un handicap alla competitività del tessuto diffuso delle piccole e medie imprese, un perno e una tradizione del sistema economico italiano. Quindi ridurre il prezzo dell’energia per le piccole e medie imprese è per noi un atto fondamentale per dare un contributo alla competitività del sistema economico italiano. È per questo che abbiamo chiesto a tutti i settori dell’economia, che in qualche modo hanno potuto godere di situazioni di maggior vantaggio sul fronte energetico, di dare ognuno il proprio contributo, perché il settore più svantaggiato sul fronte del prezzo dell’energia possa anch’esso vedere una riduzione del prezzo dell’energia. Stiamo parlando appunto delle piccole medie e imprese. Le misure che abbiamo varato su questo terreno accelerano un processo di riduzione del prezzo dell’energia, già cominciato da circa due anni. Segnalo le consistenti riduzioni del prezzo del gas (sul mercato italiano il prezzo del gas all’ingrosso è sostanzialmente allineato a quello degli altri Paesi europei), che stanno trasferendosi anche sui prezzi del gas per le famiglie, con riduzioni significative dell’ordine del 7-8 per cento tra il 2012 e il 2013. Tali riduzioni peraltro continuano e stanno trasferendosi anche sul fronte dell’energia elettrica, che trova nel gas uno degli input chiave e che registra, tra il 2012 e il 2013, una riduzione del cosiddetto PUN (prezzo unico nazionale) di circa sette, otto euro su base annua per megawatt/ora. Anche questo processo sul fronte dell’elettricità sta continuando. Ebbene, le misure di questo decreto-legge accelerano il processo di riduzione, un trend di fondo dovuto, alle misure di liberalizzazione e di riforma dei mercati varate dai Governi negli ultimi tre anni che stanno ormai producendo i loro effetti. A tale proposito c’è un’accelerazione mirata in particolare ad aiutare le piccole e medie imprese e a rafforzare il processo di riduzione del prezzo dell’energia per le piccole e medie imprese. Questo insieme di interventi non esaurisce ciò di cui vi è bisogno per dare un sostegno alla ripresa dell’economia italiana. Altri interventi saranno necessari, ad esempio sul fronte delle infrastrutture, su cui il Governo sta lavorando. Le novità introdotte dai lavori delle Commissioni sono importanti e sono andate esattamente nella stessa direzione e con la stessa ispirazione del decreto nella sua versione originaria, migliorandolo e rafforzandolo. Di questo desideriamo ringraziare tutti i componenti delle Commissioni parlamentari. Il provvedimento è stato rafforzato su alcuni terreni chiave: ad esempio, nel pacchetto energia ci sono misure che, mantenendo per ognuno dei settori coinvolti l’ammontare del contributo richiesto, hanno migliorato la configurazione delle misure, razionalizzato e
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migliorato la loro modulazione, anche tenendo conto delle esigenze dei settori chiamati a dare tale contributo. Credo che i lavori delle Commissioni su questo fronte siano stati veramente di grande qualità. Oltre al miglioramento sul versante delle misure energetiche ci sono stati il potenziamento della cosiddetta legge Sabatini, miglioramenti sul fronte delle norme per le imprese, migliorando per l’accesso al credito ed alla strutturazione dei finanziamenti alle imprese e nella composizione del capitale delle imprese; e sul fronte ambientale e dell’agricoltura. Su richiesta del Governo – siamo molto grati alle Commissioni per aver recepito tale richiesta – c’è stato l’inserimento dell’emendamento sull’ILVA, che ha trasferito all’interno di questo provvedimento il testo del decreto che il Consiglio dei ministri aveva varato la settimana scorsa, in modo da garantire la sua traduzione in legge in tempi utili. Si tratta di un testo importantissimo dal punto di vista della possibilità di rafforzare le condizioni di finanziamento dell’ILVA, dell’attività produttiva, ma soprattutto della realizzazione del piano ambientale, anche con misure sul fronte ambientale previste nel decreto. Questo emendamento è stato recepito dalle Commissioni che hanno ritenuto di aggiungere in particolare due ulteriori commi, che ne hanno migliorato la configurazione sia sul versante ambientale che su quello del reperimento delle risorse. Ritengo pertanto che il decreto-legge che oggi portiamo in Aula sia rafforzato nella sua ispirazione e nella sua efficacia grazie al lavoro delle Commissioni parlamentari. Il testo contiene anche alcune norme volte specificamente a chiudere procedure d’infrazione: siamo all’inizio del semestre di Presidenza italiana e uno degli obiettivi del Governo è quello di presentarsi a tale appuntamento chiudendone il più possibile. In particolare, nella parte ambientale abbiamo introdotto alcune norme già nel decreto-legge originario, con miglioramenti dovuti ai lavori delle Commissioni, proprio per la chiusura delle procedure d’infrazione. Posso garantire ai senatori che il Governo vigilerà sull’applicazione di queste norme, sulla chiusura delle procedure d’infrazione con Bruxelles e terremo conto delle esigenze emerse in Commissione. Voglio dirlo in particolare anche alla senatrice Cirinnà, che ha posto problemi reali di cui le Commissioni hanno cercato di tener conto, nell’esigenza di chiudere la procedura d’infrazione nella materia da lei toccata. È chiaro però che le esigenze poste dalla senatrice hanno coinvolto le Commissioni e tutti noi siamo consapevoli dei problemi evidenziati. Per motivi di ammissibilità non abbiamo potuto inserire all’interno del decreto-legge un emendamento a prima firma del senatore Cuomo (ma che portava anche firme di altri senatori) in materia di assicurazioni, che in particolare affrontava un tema all’attenzione di tutti noi sia dal decreto-legge «destinazione Italia», che dovemmo accantonare, nell’ambito di una riforma più generale del mercato assicurativo. Mi riferisco al tema dei differenziali nei premi assicurativi della Responsabilità Civile Auto tra alcune aree del Paese, in particolare il Mezzogiorno e il resto d’Italia. Condividiamo l’ispirazione dell’emendamento a prima firma del senatore Cuomo, perché crediamo che occorra verificare fino in fondo se quei differenziali corrispondono a reali differenze di condizioni oggettive e soggettive o se non siano eccessivi rispetto a ciò che sarebbe implicato dalla diversificazione delle condizioni oggettive e soggettive nelle varie aree del Paese. Crediamo che di questo bisognerà tener conto al più presto e ci impegniamo come Governo a operare in questa direzione. Posso rassicurare al senatore Cuomo che lo stiamo già facendo in sede di legge per la concorrenza dopo la pausa estiva: per la prima volta il Governo presenterà un disegno di legge per la concorrenza su cui stiamo lavorando alacremente. La riforma del mercato assicurativo sarà infatti uno degli aspetti chiave della legge sulla concorrenza e al suo interno noi intendiamo affrontare il problema posto dall’emendamento Cuomo, tenendo conto dei testi depositati sia alla Camera dei deputati sia al Senato, in particolare dallo stesso senatore Cuomo, nonché delle proposte di legge d’iniziativa popolare su cui si sono raccolte e si stanno raccogliendo firme. Credo sia un tema ormai ineludibile e il Governo prende l’impegno a trattarlo nella prossima legge sulla concorrenza. Noi pensiamo che il provvedimento che oggi presentiamo al Parlamento dia un contributo importante, riteniamo decisivo sotto molti aspetti, per aiutare il sistema economico italiano, le imprese italiane, i lavoratori italiani, ad aprire una prospettiva di rafforzamento, di irrobustimento della ripresa. Tutti noi abbiamo lavorato in questa direzione e anche quando, come in questo caso, la dialettica Governo-Parlamento è serrata, ci sono stati anche dei momenti vivaci nel confronto tra Governo, relatori e Commissioni ma sempre nella grande franchezza del confronto, delle posizioni, nella stima reciproca, nella convinzione che se è vero che il confronto era serrato, era sano e costruttivo, e quando si lavora in questo modo si lavora per rafforzare i provvedimenti. Credo che questo rapporto tra Governo e Parlamento sia stato fondamentale per migliorare il testo del nostro decreto, perché tutti qui abbiamo lo stesso obiettivo, al di là dei ruoli e delle collocazioni politiche; quello di sostenere il Paese nel tentativo di agganciare una crescita che è ancora incerta, la si intravvede ma ancora ha bisogno di prendere forza e vigore. Questa è l’ambizione del provvedimento che portiamo oggi all’approvazione di quest’Aula. Su questo il Governo e il Parlamento hanno lavorato insieme con gli stessi obiettivi, con la stessa volontà politica. Di questo risultato ringrazio prima di tutto i presidenti delle Commissioni industria e ambiente, Mucchetti e Marinello, i Capigruppo delle Commissioni, sia di maggioranza sia di opposizione, perché anche il confronto con l’opposizione è stato un confronto costruttivo. Ringrazio naturalmente i Capigruppo dei Gruppi parlamentari del Senato ed i componenti tutti delle Commissioni; e mi riferisco naturalmente prima di tutto alle Commissioni ambiente e industria, ma voglio sottolineare anche il ruolo della Commissione agricoltura che, pur non essendo stata parte del lavoro di merito diretto, ha dato un contributo fondamentale attraverso proposte di emendamento concordate in sede di Commissione agricoltura, che sono state recepite dalle Commissioni ambiente e industria. Ci tengo quindi a ringraziare anche i componenti della Commissione agricoltura e i Presidenti e i componenti della Commissione bilancio, che hanno dovuto lavorare in condizioni difficili, in tempi ristretti. Ciò nonostante ci hanno consentito di completare il nostro lavoro in tempo utile e di portare ieri il provvedimento in Aula e proporlo oggi all’approvazione dell’Assemblea. Desidero anche ringraziare, come già hanno fatto i relatori, i funzionari del Senato, in particolare delle due Commissioni, che hanno svolto un lavoro esemplare per abnegazione e per competenza. Consentitemi di ringraziare gli uffici legislativi, i gabinetti e le direzioni dei Ministeri chiamati in causa da questo provvedimento. Se i rappresentanti del Governo qui presenti hanno potuto condurre il loro lavoro di confronto con le Commissioni è grazie a questo grande lavoro che abbiamo avuto alle spalle e che è stato fondamentale. Infine vorrei ringraziare i colleghi di Governo che con me hanno seguito in questi giorni e in queste notti il provvedimento, Barbara Degani, sottosegretario al Ministero dell’ambiente, Andrea Olivero, vice ministro al Ministero delle politiche agricole, Ivan Scalfarotto, sottosegretario ai rapporti con il Parlamento, un perno prezioso del nostro lavoro di raccordo con il Parlamento. Consentitemi di ringraziare altresì il vice ministro Morando per come ha seguito i lavori della Commissione bilancio insieme al presidente Azzollini. A conclusione di tutto questo, credo di potervi dire che abbiamo fatto un bel lavoro. Il provvedimento servirà all’economia italiana, e il Governo si è impegnato al massimo per tradurlo in pratica
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nella sua azione amministrativa quotidiana nelle prossime settimane. A questo punto, chiedo una sospensione dell’attività dell’Aula di circa 30 minuti e preannuncio l’intervento del ministro Boschi, che presenterà il maxiemendamento del Governo, che riprende alla lettera gli emendamenti votati dalle Commissioni, su cui verrà posta la questione di fiducia. Ringrazio tutti per l’attenzione. DICHIARAZIONE DI VOTO TOMASELLI (PD). Signor Presidente, sia consentito anche a me, a nome del Gruppo del Partito Democratico, ringraziare preliminarmente per il lavoro fatto in queste settimane, negli ultimi giorni in particolare, innanzitutto i relatori, senatori Mucchetti e Marinello, i rappresentanti del Governo che hanno seguito un così impegnativo provvedimento, i colleghi tutti, delle Commissioni industria, agricoltura e ambiente, non solo dei Gruppi di maggioranza ma anche di quelli di opposizione, perché al di là delle grida, che pure in quest’Aula si sono levate in queste ultime ore, il lavoro svolto in Commissione è stato utile, prezioso, che si è potuto giovare – lo voglio riconoscere – dell’impegno e del contributo di tutti indistintamente. Rivolgo l’ultimo ringraziamento ai funzionari, sia delle Commissioni che – mi sia consentito sottolinearlo – degli uffici legislativi dei nostri Gruppi. Si tratta di un provvedimento che ha l’ambizione di contribuire a rilanciare la competitività del sistema Italia. Dio sa quanto di questo vi sia bisogno in un sistema Paese fortemente piegato da una lunga crisi, da una lunghissima recessione, che ha visto consumare un quarto della sua capacità produttiva negli ultimi cinque-sei anni. È la crisi più grave del continente dal dopoguerra. A tutto ciò bisogna rispondere con un’urgente, moderna ed efficace politica industriale, rilanciando la competitività del sistema produttivo e manifatturiero del nostro Paese. Questo decreto-legge, nella stesura con cui il Governo lo ha presentato alle Camere e lo ha licenziato, ma ancora di più – ci sia consentito rivendicarlo come Senato della Repubblica – dopo essere stato emendato in maniera utile e rafforzata dal lavoro di Commissione e dal voto conseguente dell’Assemblea, è un provvedimento che noi giudichiamo utile al raggiungimento di tali obiettivi. Questi ultimi possono essere colti meglio se l’amministrazione pubblica è meno nemica e più amica delle imprese; se la riduzione degli oneri e dei costi dell’energia raggiunge finalmente le famiglie e le piccole e medie imprese; se l’apertura ai mercati diventa un obiettivo quotidiano rivolto sia ai consumatori che al sistema delle imprese; se il processo di valorizzazione del made in Italy si nutre di provvedimenti concreti; se l’internazionalizzazione dell’impresa viene conseguita; se l’accesso al credito e ai mercati finanziari consente di patrimonializzare e di rendere quindi più solide soprattutto le nostre piccole imprese. Ebbene, se tutti questi obiettivi vengono conseguiti nel più breve tempo possibile, sarà più facile soddisfare la necessità, non più rinviabile, di rilanciare la produzione, il prodotto interno lordo e la competitività del sistema Italia. Alla realizzazione di questi ambiziosi obiettivi il decreto-legge dà un contributo importante, utile, anche se probabilmente non definitivo, non finale. Lo fa nel settore dell’agricoltura e dell’agroalimentare (ne hanno parlato nella discussione generale i colleghi della 9a Commissione, a cominciare da quelli del Gruppo del Partito Democratico), introducendo il registro unico dei controlli ispettivi, fortissime semplificazioni, la rete per il lavoro e per l’emersione del sommerso e i contratti di rete (finalmente a disposizione anche delle imprese agricole). Una delle novità più significative è rappresentata dai mutui a tasso zero rivolti ai giovani che vogliono abbracciare il settore dell’agricoltura. Lo fa anche sull’ambiente, innanzi tutto con interventi di fortissima semplificazione sul tema annoso e irrisolto delle bonifiche industriali del nostro Paese. Guardate, voglio dire anche in questa sede, in maniera serena e molto franca (perché questo è uno dei temi su cui più si specula nella discussione e nel confronto politico), che da vent’anni ininterrottamente l’individuazione dei siti di interesse nazionale ha portato a pochissimi (si possono contare sulle dita di una sola mano) interventi concreti, reali, di bonifica. Abbiamo introdotto semplificazioni che hanno l’obiettivo, da un lato, di realizzare interventi concreti di messa in sicurezza e di risanamento ambientale e, dall’altro, di rendere riutilizzabile un patrimonio immenso di aree industriali spesso servite, infrastrutturate, che oggi sono depresse e semplicemente abbandonate. Lo fa intervenendo su una materia controversa, antica, degli ultimi anni, ma definendo anche in questo caso una deadline, un tempo finale, per avviare una nuova gara europea e per offrire alle imprese che operano nel settore dell’ambiente e dei rifiuti un servizio tecnologicamente più moderno e anche più efficiente (mi riferisco al regime del SISTRI). Lo facciamo intervenendo sull’efficientamento energetico, sul dissesto idrogeologico con poteri più efficaci in capo ai Presidenti delle Regioni, semplificando uno dei temi antichi – il dragaggio dei porti – per avviare una nuova fase di investimenti in infrastrutture così decisive ed importanti, quali quelle portuali. Lo facciamo sul tema delle imprese, con un forte intervento volto a contribuire alla patrimonializzazione del sistema delle piccole e medie imprese, rafforzando lo strumento dell’ACE, amplificando il segmento degli incentivi dal credito d’imposta alla legge Sabatini, potenziata dopo questo decreto. Lo facciamo intervenendo su un tema antico, lo dicevo all’inizio: un’amministrazione più amica delle imprese, con interventi volti a semplificare, potenziando i termini dell’autocertificazione, delle agenzie per le imprese; strumenti di semplificazione che possono migliorare la vita quotidiana degli imprenditori e rendere più facile fare e diventare imprenditori. Ci auguriamo che uno degli obiettivi, vale a dire la interoperabilità tra le banche dati della pubblica amministrazione con le stesse agenzie per le imprese, possa avviare una fase nuova, di rivoluzione civile nel rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. Lo facciamo, infine, intervenendo nel turismo, con i “condo-hotel”, interrompendo il tema dell’anatocismo bancario. Ha ragione il presidente Mucchetti, ne ha parlato nel suo intervento. La dichiarazione che abbiamo avuto in questa sede, audendo in Commissione la Banca d’Italia, era ineccepibile dal punto di vista formale. Noi insieme ad altri Gruppi abbiamo scelto di sopprimere questo articolo con l’impegno, cui chiamiamo Parlamento e Governo, a discutere insieme con i consumatori, con le imprese, con l’ABI e con la Banca d’Italia per costruire un modello di relazioni tra banche e imprese, tra banche e consumatori che metta al centro il soggetto più debole, le imprese e i consumatori, anche rispetto al tema dei costi bancari. Lo facciamo ancora – e mi avvio alla conclusione – sul tema dell’energia, delle rinnovabili, il cosiddetto spalma incentivi, uno dei più spinosi e controversi. Il provvedimento che uscirà dal Senato è sicuramente migliore e più utile a raggiungere gli obiettivi che il Governo si era prefisso e che noi condividiamo: offrire questi risparmi a disposizione dell’abbattimento della bolletta energetica in carico soprattutto alle piccole e medie imprese. Sul tema delle rinnovabili, lo dico in modo chiaro e incontrovertibile, per il Partito Democratico la scelta delle rinnovabili, non da oggi, da tempo, è una scelta strategica e irreversibile. Negli ultimi anni abbiamo contribuito in questo Paese a cambiare il paradigma dell’energia. Prima c’era il fossile al centro e qualcosa accanto, oggi, anche grazie alle scelte sostenute dal Partito Democratico, al
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centro della strategia energetica dei prossimi decenni ci sono le rinnovabili, il risparmio energetico, l’efficienza energetica. Certo, ci sarà ancora bisogno di una quota importante di energia alimentata da combustibili fossili, senza i quali il sistema non si rende stabile. Però, vivaddio, sentire parlare in questi giorni di ammazza rinnovabili, di Governo fossile, di Partito Democratico che sostiene scelte diverse è quanto di più lontano dalla verità. Abbiamo fatto una scelta che non intende in alcun modo mettere in discussione quest’obiettivo strategico. Nessuno impianto delle rinnovabili, dopo questo decreto, sarà impossibile da realizzare. Anzi, anche in questo decreto abbiamo fatto delle scelte per sostenere l’ambito su cui di più le rinnovabili, nei prossimi mesi ed anni, potranno dare un ulteriore contributo, vale a dire il tema dell’autoconsumo, dell’efficienza energetica. Certo, se ai fondi di investimento, internazionali e nazionali, che hanno molto investito, è vero, ma hanno anche molto speculato (legittimamente dal punto di vista finanziario), chiediamo un contributo del tutto marginale rispetto agli spread, ai guadagni ingentissimi che hanno realizzato in una fase di bolla finanziaria, che ha retto la crescita degli incentivi alle rinnovabili, beh, credo che nulla questo abbia a che fare con la strategia di sostegno alle energie rinnovabili che il Partito Democratico intende portare avanti ancora di più nei prossimi anni. L’ultimo tema che voglio richiamare è il rafforzamento di una norma che il Governo ha inteso emanare con un proprio decreto, confluito in questo provvedimento, che attiene al futuro dello stabilimento ILVA di Taranto. Il Governo ha individuato in questo decreto due norme importanti. Da un lato, la necessità che l’AIA venga attuata fino in fondo nei suoi obiettivi di risanamento ambientale e, dall’altro, la prededucibilità dei debiti bancari per consentire quella liquidità senza la quale nei prossimi mesi ci saranno problemi per pagare stipendi e fornitori. Signor Presidente, l’esame parlamentare in Commissione nelle scorse ore ha portato ad altri due obiettivi che giudichiamo particolarmente importanti: da una parte, abbiamo rafforzato i poteri del subcommissario delegato all’attuazione dei piani ambientali, che sono la precondizione per dare risanamento ambientale a quella città martoriata, tutela dell’ambiente e della salute e continuità produttiva; dall’altro, abbiamo reso possibile, ove il commissario straordinario lo riterrà utile, la disponibilità delle risorse sequestrate ai Riva per metterle a disposizione dell’aumento di capitale della società e vincolate all’attuazione del piano ambientale. È un tema sicuramente controverso, ma con assoluta consapevolezza e convinti di avere dato un ulteriore contribuito a questo obiettivo straordinario di vincere questa sfida epocale per il sistema industriale italiano di tenere insieme il futuro della più grande acciaieria d’Europa con 15.000 posti di lavoro con la continuità produttiva e con la tutela dell’ambiente e della salute, crediamo che questa sia una scelta che va in questa direzione. In conclusione, Presidente, mi sia consentito dire che in queste ore in cui sui giornali, ma anche, purtroppo, in quest’Aula, torna una politica che non ci piace, soprattutto perché è inutile per gli italiani e non risolve alcuno dei problemi gravi che gli stessi vivono quotidianamente, quella politica delle urla e delle grida, noi abbiamo risposto contribuendo a migliorare un provvedimento utile agli italiani con un lavoro fecondo in questo Senato con competenza e con capacità di ascolto. Per questo orgogliosamente voteremo a favore di questo provvedimento.ww.s

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