In Diario

Perché sul divorzio il liberale De Gasperi non si allineò a Dossetti e La Pira

di Stefano Ceccanti

(da “Il Foglio” di oggi)

Caro Crippa,

leggendo quanto Lei scrive sul dibattito interno al mondo cattolico in occasione del referendum sul divorzio mi sembra che vada dato uno sguardo retrospettivo a quanto accadde ai tempi dell’Assemblea Costituente, puntualmente documentato nel volume di padre Giovanni Sale “Il vaticano e la Costituzione”, edito da Jaca Book nel 2008.

Il documento più rilevante a tale proposito è la nota di mons. Dell’Acqua in cui riassume la visita in Segreteria di Stato di Giorgio La Pira, anche a nome di Giuseppe Dossetti, in quel momento ammalato.  La Pira chiede di direttive sull’opportunità di insistere in modo intransigente per una costituzionalizzazione dell’indissolubilità del matrimonio, a cui si dichiara personalmente favorevole (insieme a Dossetti), anche se segnala che “qualche deputato democristiano ha mostrato una certa qual tendenza ad un eventuale compromesso sulla formula ‘stabilità’ (pare che lo stesso on. De Gasperi così pensi)” (p. 272).

La Segreteria di Stato avalla la linea intransigente anche perché convinta di poter sommare ai voti dc anche quelli di qualunquisti e monarchici, con i quali avvia subito i contatti. L’impressione di La Pira doveva però essere non solo sua se in quella votazione i partiti laici centristi chiedono il ricorso al voto segreto, sin lì mai utilizzato (infatti si scatena un duro dibattito procedurale) e che dà i risultati sperati dai richiedenti: per soli tre voti l’indissolubilità è bocciata, quando sulla carta avrebbe avuto vari voti di margine. Numerosi i dc assenti, oltre ad alcuni franchi tiratori.

Come mai Dossetti e La Pira sono qui più intransigenti di De Gasperi? Questo i documenti non ce lo dicono. Si può tuttavia ricorrere a due argomenti, uno di policy e uno di politics. Dossetti e la Pira, su tutti i temi, erano per un ruolo più incisivo dello Stato e di forza normativa della Costituzione, sia quando si doveva parlare di diritti sociali sia di famiglia. A noi può sembrare contraddittorio giacché ciò sembra portare a posizioni di sinistra sui temi sociali e di destra su questi altri aspetti valoriali, ma dal loro punto di vista la contraddizione non c’era. Lo Stato era garante forte e attivo in entrambi i casi. A rovescio De Gasperi, con una cultura liberale e anti-giacobina, tendeva a non comprimere eccessivamente i margini per i singoli e per i gruppi, anche perché si rendeva conto che si sarebbe rischiato di ricreare la frattura tra guelfi e ghibellini. La preoccupazione di policy si saldava quindi a un’impostazione di politics: per lui (ma non per Dossetti e La Pira) dopo la rottura del tripartito era decisivo e irrinunciabile il rapporto coi partiti di democrazia laica.

E’ vero che coloro che sostengono gli argomenti di diritto naturale vorrebbero in realtà limitare la discrezionalità della politica: non di meno, nei casi di conflitto di interpretazioni sul diritto naturale essi devono trovare i consensi politici per far prevalere nelle sedi istituzionali le loro impostazioni e, quindi, specie quando inseriscono limiti molto significativi alle scelte individuali, finiscono per risultare oggettivamente statalisti.

Infine una postilla per segnalare ulteriormente la complessità di questi temi ed argomenti: la lettura del libro di Padre Sale conferma che la lettura data allora del diritto naturale non comprendeva solo l’indissolubilità del matrimonio civile, ma anche, con la medesima intransigenza, un principio caduto pacificamente e unanimemente nel 1975, col nuovo diritto di famiglia, il carattere gerarchico del rapporto marito-moglie nel matrimonio.  Un paradigma che si mostrava, almeno in quei termini, storicamente inutilizzabile. Del resto, cos’è alla fine il diritto naturale in una prospettiva cattolica, se non un bozzolo che avvolge la Rivelazione? Ma se la comprensione di quest’ultima, del nucleo più importante, “cresce” e “progredisce” nel corso della storia, come sostiene il documento conciliare “Dei verbum (paragrafo 8 b) “con la contemplazione e con lo studio dei credenti” nemmeno il diritto naturale può sfuggire a questa dinamica e quindi male si presta all’esibizione di certezze immediate, specie sul piano politico-legislativo.

 

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