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La nuova proposta di legge elettorale toscana: una soluzione innovativa ed equilibrata, senz’altro costituzionale

La Toscana sembra aver trovato la quadra di una nuova legge elettorale regionale che si presenta come equilibrata, ma anche innovativa per alcuni profili significativi.
Anche se le osservazioni della Corte costituzionale nella sentenza 1/2014 per la legge elettorale nazionale non si prestano ad essere trasposte meccanicamente sul piano regionale (le esigenze di equilibrio sono maggiori sul piano del Parlamento nazionale che elegge organi di garanzia e che ha compiti di revisione costituzionale) le soluzioni adottate per la governabilità appaiono particolarmente garantiste. Infatti per la prima volta in una Regione si stabilisce un secondo turno eventuale se nessun candidato al primo turno superi il 40%. Le altre Regioni, sin qui, o hanno privilegiato la logica della governabilità dando comunque la maggioranza garantita al primo turno o, come in Sicilia, hanno ridotto il premio spingendo però il Presidente eletto, in caso di successo limitato, a governare a vista, con maggioranze incerte. Opportuno anche il dosaggio del premio: dal 57,5 al 60% dei seggi a seconda dei consensi ottenuti (60% solo in caso di successo al primo turno con più del 45% dei voti). Appezzabile anche il tetto massimo del 65% dei seggi alla lista o coalizione vincente, cosa che potrebbe persino trasformarsi in una sorta di premio alle minoranze. Ragionevole anche la differenza tra le soglie, che appare in continuità con la legislazione elettorale post 1993: 10 per le coalizioni, 5 per le liste non coalizzate e 3 per le coalizzate. La differenza è discutibile solo quando si allarga eccessivamente la forbice, col rischio di favorire coalizioni eterogenee, come oggi alla Camera dei deputati, dove troppo forte è lo scarto tra il 4 dei non coalizzati e il 2 con addirittura il recupero della prima lista sotto soglia per i coalizzati.
Ragionevole anche la soluzione flessibile adottata nel dilemma liste bloccate/preferenze, che la sentenza 1/2014 ha rinviato per intero alla responsabilità del legislatore, ponendo solo un limite alle liste bloccate eccessivamente lunghe, che spersonalizzano il rapporto tra eletti ed elettori. Il sistema prevede che ogni lista, se lo desidera, preveda un listino regionale fino a un massimo di tre nomi, che sarebbero i primi degli eletti e gli altri su base circoscrizionale provinciale con la possibilità di preferenza doppia di genere e la provincia di Firenze suddivisa in quattro circoscrizioni, in modo da evitare i problemi maggiori che pongono la preferenze quando sono applicate in circoscrizioni molto grandi. Stupisce che l’ufficio legislativo della Regione tacci di incostituzionalità quella che è peraltro una mera facoltà e non un obbligo per le liste regionali, smentendo la lettera della sentenza 1/2014 in cui si spiega che le liste bloccate lunghe erano censurate, ma che si giudica “la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l’effettività della scelta e la libertà del voto (al pari di quanto accade nel caso dei collegi uninominali).”

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  • giorgio armillei
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    Beh, microlistino e preferenze non sono proprio una bella cosa… Le preferenze anche in circoscrizioni piccole restano un bagno di sangue. Lecito solo se non c’è rapporto fiduciario (anche se negativo). Altrimenti chi li governa i gruppi consiliari?

    • giorgio armillei
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      Detto questo meglio la Toscana dell’Umbria dove si vuole procedere a turno unico e a collegio unico regionale, con ripartizione proporzionale. Il festival delle microcoalizioni di interesse, economiche o territoriali…

  • nino11
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    Stimando ( molto) il vostro impegno di studiosi, non posso fare a meno di sottolineare la bella abilità che avete di spostare sempre il dibattito sui numeri e sulle percentuali. E’ stato Franco Ferrarotti a definire “quantofrenia” , il (cattivo) gusto di ricorrere sempre ai dati, alle percentuali, ai numeri e non alle idee. Lasciando in questo modo ai margini la “qualifrenia” della sostanza. E cioè quello che nel nostro caso uno si aspetta dalla qualità di un programma di un partito, dal suo progetto di società, dal suo confrontarsi con la realtà storica, dal suo immaginare il futuro togliendo lo sguardo dal presente. Governabilità ? Si siamo tutti d’accordo. Ma non a tutti i costi. Perché rimane sospeso per fare cosa , e chi è che fa la cosa ! E soprattutto una governabilità per andare dove!
    E’ da anni che, in compagnia di pochi “conservatori” , sostengo ( subito dopo le “finte” primarie di Prodi) che non trovandoci nella piccola Atene di Pericle e nella sua Agorà delle relazioni face -to face, che tanto piacevano ai “Quartieri” del buon Achille Ardigò, le primarie della democrazia diretta – specie quelle aperte – sono uno strumento che mandano in crisi il partito. Maggioritario o di massa che sia. Nella Grecia antica non c’erano infatti i partiti, c’erano i retori da una parte e il demos dall’altra. Così come in Usa dei nostri giorni con le primarie miliardarie ! E noi ci stiamo arrivando. Allora: che il cittadino debba poter scegliere il proprio rappresentante è certo. E non essendo un tifoso del partito apparato chiuso su se stesso, oligarchico e geriatrico, sono certo che per fare ciò ci sono metodi diversi . Anche per le cariche monocratiche. E le preferenze ( ahimè!) con tutti i limiti , sono uno di questi . Senza dimenticare che sono però le liste bloccate che danno lustro alla identità di un partito, che fanno verificare la qualità della sua dirigenza, ai rigori etici delle loro scelte, alle responsabilità della classe dirigente individuabile. Alle idee e al programma dell’offerta nel mercato della politica. Là dove si palla la palla al pubblico e all’opinione pubblica per tutto, è il partito che muore . E noi ci siamo vicini. Listino bloccato o preferenze, o – mandando in tilt l’elettore – la presenza di entrambi come in Toscana , primarie in sostituzione, soglie di 10,5, 4, 3, 2 %, ricorrendo alla “quantofrenia” dell’empirismo che rimuove la “qualifrenia” della coscienza, ecc. rimane il fatto che prima di ogni numero, è sempre conveniente parlare della qualità. Nel nostro caso della qualità di un partito politico.
    Un cordiale saluto, Nino Labate

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