In Diario

La missione del presidente di Stefano Ceccanti
“Il quotidiano nazionale” 13 gennaio

PER CAPIRE di quale Presidente abbiamo bisogno non dobbiamo concentrarci su Renzi, ma sul bilancio di Napolitano. Vi è infatti chi ragiona come se la priorità fosse quella di bilanciare con una figura antagonista l’operato del presidente del Consiglio creando una coabitazione ostile al vertice: quello che fu realizzato nel 1955 con l’elezione di Gronchi contro il segretario dc Fanfani. Questo modo di ragionare, elude il vero nodo di sistema, ossia il significato della presidenza Napolitano, soprattutto dopo la rielezione.

I nove anni si possono scandire in tre fasi: la prima è quella di una presidenza più notarile, dopo le vittorie di Prodi (2006) e di Berlusconi (2008); la seconda più interventista dopo l’implosione del centrodestra e in assenza di una proposta convincente sul lato opposto; la terza, dopo la rielezione, che ha spinto verso la riforma elettorale e quella costituzionale. I commentatori

si soffermano di più sulla seconda, spesso per criticarla, quasi che il maggiore interventismo di Napolitano (in particolare la nomina di Monti e le mancate elezioni anticipate) fosse stato scelto anziché necessitato, così come è capitato più volte nella storia della Repubblica, quando non era pronto un equilibrio di ricambio.

PER QUESTO il capo dello Stato poteva, come ha fatto, eliminare gli effetti più negativi di quella fase, ma non giungere fino a risolvere le cause. Invece bisogna riflettere più sulla terza: sollecitando le riforme e raccogliendo su di esse il consenso di centrosinistra e centrodestra in realtà Napolitano ha spinto il sistema a ritrovare equilibri che non richiedano costanti interventi del capo dello Stato. In altri termini ha speso la sua influenza in modo tale che i suoi successori, al di là del breve periodo, non siano esposti a dover aprire tutta la fisarmonica dei poteri presidenziali, ha lavorato per rendere meno forte la pressione interna, europea ed internazionale sul Quirinale, riportandola sul raccordo tra governo e Parlamento, entrambi rinnovati con una legge elettorale più chiara e con un bicameralismo differenziato. Questo ruolo di stringente pressione per chiudere la transizione esercitato da Napolitano richiede un successore in grado di perseguirlo in stretta continuità, specie con l’ultimo biennio.

Twitter@StefanoCeccanti

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