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Sono intervenuto poco fa in aula per ricordare questo anniversario
L’11 novembre del 1961 tredici giovani aviatori italiani impegnati da circa un anno in missione di pace, la prima dal dopoguerra, consistente in voli di collegamento, e disarmati al momento dell’aggressione furono uccisi a Kindu, nella Repubblica Democratica del Congo, devastata da una violenta guerra civile
Sulle porte del sacrario di Pisa, nel quartiere S. Marco-S.Giusto, vicino all’Aeroporto, che ho avuto la fortuna di conoscere son da piccolo, vi è questa scritta:
“Fraternità ha nome questo Tempio che gli italiani hanno edificato alla memoria dei tredici aviatori caduti in una missione di pace, nell’eccidio di Kindu, Congo 1961. Qui per sempre tornati dinnanzi al chiaro cielo d’Italia, con eterna voce, al mondo intero ammoniscono. Fraternità.”
Lo storico Amoreno Martellini, che quattro anni fa per I Mulino ha scritto il volume “Morire di pace. L’eccidio di Kindu nell’Italia del ‘miracolo’ ha segnalato un dato importante: non aiutò nella comprensione degli eventi, in particolare di cosa fosse una missione di pace, novità assoluta, il fatto che la missione fosse stata decisa allora solo dal Governo, senza coinvolgimento parlamentare e, quindi, senza la conoscenza dell’opinione pubblica.
Una lacuna che negli anni recenti è stata superata dal decreto missioni.
A loro va tuttora la riconoscenza del Paese per aver rotto comunque l’immagine, che risaliva alle due guerre mondiali, di un coinvolgimento in una macchina distruttrice e per aver segnato un momento alto del lavoro multilaterale dell’Italia nell’Onu, in cui il nostro Paese era stato ammesso solo nel 1955, solo sei anni prima.

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