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L’accordo di maggioranza, con cui si è reso possibile il Sì del Pd nella lettura definitiva, comprendeva tre mini riforme costituzionali, provenienti dagli emendamenti dichiarati inammissibili nelle letture precedenti a causa delle forzature delle Presidenze di Assemblea, condensate in due progetti:
-l’allineamento dell’elettorato attivo e passivo del Senato a quello della Camera. Oggi al Senato si vota a 25 e si è eletti a 40 anni. Così anche al Senato si voterebbe a 18 e si sarebbe eletti a 25. La Camera aveva già votato di ridurre l’elettorato attivo del Senato da 25 a 18. Si tratta di superare un’anomalia democratica (nessuna Camera elettiva esclude una parte dei cittadini maggiorenni) ed anche un’irrazionalità (finché entrambe danno la fiducia al Governo vanno ridotte al minimo le possibilità di maggioranza divaricanti) Il testo è stato confermato dal Senato il 9 settembre. Deve ora fare i passaggi finali a Camera e Senato. Alla Camera potrà essere votato soubito dopo il referendum. Può entrare in vigore entro fine anno.
Il testo è questo: http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/52141.htm
-il superamento della base regionale per l’elezione del Senato in modo da consentire anche circoscrizioni pluriregionali per far fronte ad alcuni problemi di rappresentanza delle minoranze nelle Regioni piccole e la riduzione di un terzo dei delegati regionali nella platea per l’elezione del Presidente della Repubblica, in modo da mantenere le proporzioni tradizionali tra delegati regionali e parlamentari, anche se esse non differirebbero comunque in modo enorme (senza la riforma a partire dall’elezione presidenziale del 2029 voterebbero 600 parlamentari e 58 delegati, con la riforma Fornaro 600 parlamentari e 39 delegati). Il testo a prima firma Fornaro è all’esame della Commissione Camera, non ha obiezioni interne e andrà in Aula il giorno 25 . Da segnalare sul superamento della base regionale che il problema è solo quella delle rappresentanze delle minoranze più piccole (onde evitare che sia presente solo la prima e la seconda forza, cosa che capita comunque in Spagna e in modo ancor più radicale, con limitazione alla prima forza, nei sistemi abbinati a leggi uninominali), mentre viene ridotto e non ampliato il differenziale tra le Regioni. Oggi sono significativamente sovrarappresentate: Valle d’Aosta (+37%), Trentino-SüdTirol (+ 26%), Friuli V. Giulia (+ 13%), Umbria (+37%), Molise (+ 21%), Basilicata (+59%). Tutte le altre 14 regioni hanno un rapporto senatori/abitanti nella media o poco più o poco meno. Con la riforma restano queste sovrarappresentazioni: Valle d’Aosta (+57%); Trentino-SüdTirol (+43%); Molise (+47%); Basilicata (+36%). Come si vede ci sarà meno non più sovrarappresentazione. Essa è calcolata dividendo il rapporto regionale senatore/abitanti per il rapporto medio nazionale complessivo.
Il testo è questo:

https://www.camera.it/leg18/126?tab=&leg=18&idDocumento=2238&sede=&tipo=
Nell’accordo di maggioranza vi era poi un’indicazione generica su una riforma elettorale che mesi dopo è si è condensata in un progetto Brescia che è stato adottato il 10 settembre come testo base e che andrà in Aula il giorno 28. Il testo è qui:
https://www.camera.it/leg18/126?tab=&leg=18&idDocumento=2329&sede=&tipo=
Qui il testo completo dell’accordo di maggioranza
https://stefanoceccanti.it/il-documento-di-maggioranza-sulle-riforme-costituzionali/

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