In Diario

Andrea Cangini
ROMA
Augusto Barbera, tra i più autorevoli costituzionalisti italiani,
nel 1988 seguì per il Pei la .stesura del regolamento del Senato: quello che vieta il voto segreto su norme che ri¬guardano organi costituzionali. Co¬me la riforma del Senato medesi¬mo. Â cosa si deve qyul divieto, professore?

«La riscrittura dei regolamenti par¬lamentari seguì la battaglia dì Craxi e poi del governo De Mita in favore del voto palese. Una battaglia giu¬sta, perché obbliga il parlamentare ad assumersi la responsabilità delie proprie scelte così come avviene in tutti gli ordinamenti europei, dove il voto segreto è previsto solo sulle persone».
Alla Camera si può votare se-gretamente su organi costitu-zionali, perché al Senato no?
«Perché l’idea di abolire o riformare il Senato non è un’improvvisazione di Renzi; già i costituenti ipotizzaro¬no un sistema monocamerale, e il Pci era d’accordo…».
Dunque? «Dunque, sul finire degli anni Ot¬tanta c’era la speranza di trasforma¬re in fatto un’ambizione decennale: abolire il Senato. E Spadolini, allo¬ra presidente di palazzo Madama, per salvaguardare la dignità dell’isti¬tuzione volle inibire il voto segreto sugli organi costituzionali. Un mo¬do per evitare che i senatori lo usas¬sero per salvare se stessi».
Eppure,, il presidente Grasso
ho previsto modi voti segreti»,
«Col pretesto delle minoranze lin¬guistiche, cioè uno dei pochi casi in cui il regolamento del Senato con¬sente di votare segretamente».
Perché dice «pretesto»? «Perché la tutela delle minoranze maschera questioni che non potreb¬bero essere votate segretamente, co¬me il numero dei deputati o l’elettività dei senatori».
Se è un pretesto, Grasso pote¬va scongiurarlo, «Un presidente deve sempre bilan¬ciare la tutela dei diritti delle mino¬ranze e il diritto-dovere della, mag¬gioranza a decidere, ma…», Ma?
«Ma credo che Grasso dovrà affron¬tare con forza la situazione. Potreb¬be ispirarsi a Nilde lotti, che come presidente della Camera applicò di¬verse tecniche parlamentari per di-sinnescare l’ostruzionismo dei radi¬cali e dello stesso Pci».
Ad esempio? «Far votare l’aula sul principio ispiratore comune a un pacchetto di
emendamenti, facendoli così deca¬dere in blocco».
C’è chi troverebbe conferma della «svolta autoritaria» in attoto, «Questi sono discorsi assurdi. Il te¬sto di riforma del Senato non ha nulla di autoritario e peraltro rical¬ca la principale proposta della com-missione dei saggi, rappresentativa di tutti gli orientamenti del costitu-zionalismo italiano».
Allora perché mezzo Senato è in rivolta?
«Per altre ragioni: per combattere una guerra preventiva sulla legge elettorale e per opporsi ai decisioni¬smo di Renzi».
L’idea di un leader che decide
non va giù a certa sinistra,,. «Non solo a certa sinistra: il potere politico che decide allarma i portato¬ri di interesse e i grappi dì pressio¬ne, che naturalmente preferiscono avere una politica debole e perciò malleabile».
E il sacro principio del Senato elettivo?
«In nessun paese occidentale la se¬conda camera è eletta direttamente. Se il. nuovo Senato fosse elettivo do¬vrebbe avere competenze simili a quelle della Camera: passeremmo allora dal bicameralismo perfetto al bicameralismo imperfetto. Dopo decenni dì attesa, non mi sembre¬rebbe una conquista».

Li

STOCCATA AGLI OPPOSITORI

La politica che decide allarma i portatori di interesse e i gruppi di pressione, cui fa comodo una leadership debole
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