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L’audizione di ieri dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio non segnala solo i punti in cui la manovra presenta varie criticità sulla base di previsioni poco credibili, ma conferma anche e soprattutto l’esistenza di seri profili di costituzionalità che ho segnalato già oggi in Commissione affari costituzionali.
Il comunicato del Presidente Mattarella, con cui si precisava che l’autorizzazione alla presentazione della legge di bilancio era stata accompagnata da una lettera con la quale si invitava a un preciso rispetto degli articoli 81, 97 e 117 della Costituzione e alle valutazioni dell’Upb, non può comunque essere eluso da parte di nessuno nell’esame parlamentare.
Cosa dice a pagina 7 la memoria presentata dall’Upb? Che siamo fuori dai parametri indicati dagli articoli 81 e 97 perché nell’immediato il saldo strutturale passerà da un segno positivo di 0,2 ad uno negativo di 0,8. Si poteva certo negoziare il ritmo con cui procedere verso l’Obiettivo di Medio Termine (il pareggio strutturale), ma non capovolgerlo in assenza delle condizioni previste dall’articolo 81, ciclo negativo e circostanze eccezionali.
Per di più, come rileva sempre l’Upb, la rottura della regola costituzionale viene addirittura ostentata, quando il Governo non definisce neppure per il 2022 e successivi un piano di rientro, ma lo rimanda ad annualità indefinite, cioè a quando il livello del Pil reale e il tasso di disoccupazione saranno tornati ai valori pre-crisi. In questo modo, la legge di bilancio realizza uno scostamento dal piano di rientro approvato dal Parlamento prima della sessione di bilancio del 2017 per il 2018, senza sostituirlo con un nuovo piano di rientro.

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