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Sul referendum due delle tre innovazioni sono giuste. Lo è soprattutto l’abbassamento del quorum di validità a metà più uno dei votanti alle precedenti elezioni politiche, cosa che, deflazionando dall’astensionismo spinge chi vuole difendere una legge a battersi coerentemente per il No anziché a giocare con l’astensione. Visti gli attuali livelli di partecipazione alle politiche (75% circa) significa infatti scendere a un realistico 37.5%. Una soluzione analoga era stata adottata anni fa nello Statuto Regionale toscano.
Rendendo il quorum a portata di mano è ragionevole anche l’innalzamento delle firme a 800.000, prevedendo che già al raggiungimento di 400.000 ci sia il giudizio di ammissibilità della Corte. Se ci sarà un effettivo consenso su un quesito importante non sarà difficile dopo le prime 400.000 e un giudizio positivo raccogliere poi le restanti 400.000.
La terza innovazione, il divieto di quesiti manipolativi, ossia che non riguardino leggi intere, articoli o parti di essi con autonomo valore normativo, rischia di estendere il divieto a tutte le leggi costituzionalmente necessarie, come quelle elettorali dove, a quel punto, se emendi con quei limiti finisci quasi sempre per determinare un vuoto che per esse non è consentito. Bisogna quindi trovare una soluzione che non produca questa limitazione eccessiva. Tra quelle possibili si potrebbe prevedere che nel caso di leggi costituzionalmente necessarie l’abrogazione diventasse effettiva al momento dell’entrata in vigore della nuova disciplina da parte del Parlamento.
Quanto invece all’innalzamento dei quorum per una serie di votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica, la soluzione resta ancora poco garantistica: non si capisce cosa osti a un allargamento del collegio almeno ai parlamentari europei eletti per l’Italia. Per sindaci e rappresentanti delle Regioni si può ancora obiettare che sono già presenti in Senato, ma per quei rappresentanti non vi è obiezione ragionevole.

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  • cesare ferrari
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    a parte gli emendamenti e quello per l’elezione del Presidente della Repubblica mi sembra non efficace, nel senso che basta avere un po’ di pazienza; combinando la riforma del Senato con quella elettorale rimane il problema. Si parla di sacrificare la rappresentatività in favore della governabilità, e sono anche favorevole, ma rimanendo le 2 camere, non sarebbe più logico dedicarne una alla governabilità (fiducia, e tutte le leggi governative) e una da eleggere con un sistema proporzionale per le leggi che presuppongono la condivisione della maggioranza degli elettori? Penso in particolare alle modifiche costituzionali e ai temi etici (tipo fine vita) che non dovrebbero essere di competenza governativa. Si rischia che ogni 5 anni una maggioranza molto relativa smonti quello che aveva fatto a maggioranza altrettando relativa precedente

    • stefanoceccanti
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      e’ un esigenza ragionevole, ma tranne le leggi costituzionali che richiedono condivisione per logica garantista, non ci sono leggi in cui l’accordo deve essere imposto per legge, pena il non fare nulla-

  • cesare ferrari
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    però ci sono leggi che impongono il rispetto della volontà della maggioranza degli italiani. Si rischia che ogni 5 anni si cambino leggi tipo interruzione della gravidanza, unioni civili ecc. Sarebbe il caos. E poi basta con la leggenda che l’italicum garantisce la governabilità. Stabilisce chi ha vinto, ma né che la coalizione duri (Berlusconi Fini) né che il leadere vincente governi (basta un congresso di partito per cambiarlo). Per quanto riguarda la scomparsa dei piccoli partiti, credo invece che prolifereranno visto che lo 0,5% vale 4/5 deputati e potrebbe essere la percentuale decisiva per vincere le elezioni

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