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Il Parlamento serve, non si può svuotare a colpi di referendum né di mandati imperativi perché ragionando si può cambiare opinione o almeno ci si puo’ rispettare perché si parla e ci si ascolta capendosi meglio.
Dieci anni fa esatti vivemmo uno scontro molto duro sul caso Englaro. La maggioranza di centro destra di allora provò anche la strada del conflitto di attribuzione contro la Cassazione che aveva riempito un vuoto con una propria sentenza. Il vuoto però nasceva da un’incapacita’ del Parlamento. Era pertanto assurdo che le Camere se ne lamentassero in quei termini.
Non so perché ma quel tema esasperava, direi angosciava, il senatore Cossiga che mi attaccò davanti ai giornalisti per la mia relazione di minoranza in Commissione. Mi sentii in dovere di chiamarlo al telefono e di spiegare pacatamente le mie ragioni, ma dopo qualche minuto mi chiuse il telefono in faccia mandandomi a quel Paese.
La mattina dopo, però, due carabinieri si presentarono a casa, dove trovarono mia figlia un po’ sorpresa e angosciata, e le consegnarono la lettera allegata che recita:
“Caro Ceccanti,
sono molto addolorato, da cristiano e da politico, per quanto ti ho detto al telefono. Ti chiedo scusa e ti chiedo di perdonarmi.
Con stima e amicizia”.
Il confronto poi prosegui’ rispettosamente in Aula.
Non si sarebbe sviluppato allo stesso modo su una piattaforma o in un referendum.
Questo è il Parlamento di una democrazia rappresentativa. Non sempre, non ovunque, ma non illudiamoci che un superamento sarebbe un miglioramento.

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