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Ricordo anzitutto la scaletta delle 3 lezioni di questa settimana che si collocano dentro la Settimana per l’Europa del Dipartimento, le prime 2 in Aula A alle 8.30, l’ultima alle 15 in sala Lauree.

Dato il carattere positivamente anomalo di queste 3 lezioni, Vi pregherei di predisporre domande. Nel caso del prof. Vassallo anche, se credete, sul legame delle elezioni europee con le evoluzioni in corso del sistema politico italiano.

 

CORSO DI DIRITTO COSTITUZIONALE ITALIANO E COMPARATO LEZIONE N. 10

 

 

 

Relazione del prof. Salvatore Vassallo, “Per cosa si vota il 9 giugno? Competizione elettorale e politica di coalizione nel parlamento europeo”

 

 

CORSO DI DIRITTO COSTITUZIONALE ITALIANO E COMPARATO LEZIONE N. 11

 

 

 

19 marzo settimana Europa- relazione del prof. Michele Marchi, Universita’ di Bologna “Jacques Delors tra Francia e Europa”

 

CORSO DI DIRITTO COSTITUZIONALE ITALIANO E COMPARATO LEZIONE N. 12

 

20 marzo settimana Europa ore 15 Sala lauree Presentazione volume Paola Mattei “Democratizing Science. The Political Roots of the Public Engagement Agenda”

X LEZIONE 18.03.2024

Relazione del prof. Salvatore Vassallo, Universita’ di Bologna “Per cosa si vota il 9 giugno? Competizione elettorale e politica di coalizione nel parlamento europeo”,

Prima di segnalare i contenuti di una traccia fornitaci dal relatore, segnalo i passaggi chiave del cap. 12 del Manuale. Anzitutto, usando le categorie di confederazione (Stati che restano del tutto indipendenti) e federazione (dove emerge un potere centrale comune rilevante), categorie che studieremo nella parte tipi di Stato, il Manuale ci ricorda che la Ue è in una condizione ibrida (p. 331). Si fa poi un percorso storico fino al cosiddetto Trattato costituzionale (formula che rispetta tale ambiguità) vigente. Quello di Lisbona vigente dal 2009, a cui è allegata anche una carta dei diritti fondamentali che era stata firmata a Nizza (p. 333). C’è stata un’accelerazione, pur limitata, del ruolo della Ue durante la pandemia col programma Next Generation Ue (p. 334).

La natura ibrida è confermata dall’assetto degli organi:

-l’anima federale è rappresentata dal Parlamento (pp. 336/337) (che ha la funzione legislativa insieme al Consiglio dei ministri dell’Ue); dalla Commissione che ha un certo rapporto fiduciario con esso a cominciare dall’elezione a scrutinio segreto del Presidente della Commissione e dal voto di conferma ai commissari (pur se i suoi componenti vengono designati dai Governi e il candidato Presidente dal Consiglio europeo) e che gode di un certo grado di autonomia nell’eseguire le decisioni di Parlamento e Consiglio; dalla Corte di giustizia le cui decisioni nelle materie devolute all’Unione prevalgono su quelle degli Stati (p. 345) e dalla Banca centrale europea che ha in particolare il compito di determinare i tassi di interesse (p. 348);

l’anima confederale è rappresentata dal Consiglio europeo formato dai capi di governo e che esercita funzioni rilevanti di impulso, oltre a designare il candidato alla guida della Commissione (p. 335), dal Consiglio dei ministri che opera in formazioni diverse tra cui importantissima è quella Ecofin dei ministri dell’Economia (p. 339) che poi si restringe nell’Eurogruppo dove siedono soltanto quelli della zona Euro, e che decide di solito a maggioranza qualificata di Stati (55 per cento) e di popolazione (65 per cento), anche se su alcuni ambiti, come politica estera e fiscalità è rimasta l’unanimità, il principio confederale per eccellenza.

Il sistema delle fonti normative  più rilevanti che ha al vertice il Trattato Ue e il Trattato sul Funzionamento dell’Ue (p. 351) presenta poi norme autoapplicative contenute nei cosiddetti regolamenti ma che in realtà sono fonti primarie e norme che richiedono un recepimento con alcuni margini di adattamento contenute nelle cosiddette direttive (p. 351) che però in alcuni casi possono diventare autoapplicative se non vengono recepite entro un certo termine (p. 352).

Il sistema delle competenze ne prevede di esclusive, concorrenti (gli Stati intervengono negli spazi lasciati liberi dalla Ue) e di sostegno, ma è comunque molto dinamico e mobile perché ispirato a principi di sussidiarietà e di proporzionalità (pp. 358/359)

Ecco la traccia del prof. Vassallo

 

Roma 18 marzo 2024. Università La Sapienza. Salvatore Vassallo (Università di Bologna)

Per cosa si vota il 7 giugno? Competizione elettorale  e politica di coalizione nel Parlamento europeo

L’UE è frutto di un progetto visionario che dopo secoli di guerre culminate nelle immani tragedie della prima metà del ’900 ha immaginato di convertire l’epicentro dei conflitti che avevano insanguinato il mondo in uno spazio stabile di democrazia, pace, crescita economica e progresso sociale. Il progetto è cresciuto e si è consolidato attraverso la gestione di crisi impreviste, per prove ed errori. E attraverso la progressiva attrazione ed inclusione di nuovi membri. La sua peculiare architettura nasce dalla necessità di dare un ordinamento democratico a una polity, a una comunità politica composita, nella quale stati sovrani cedono progressivamente poteri a istituzioni intergovernative e sovranazionali. Da qui un disegno che non ricade perfettamente in nessuna delle categorie usate per classificare le forma di stato (federale, confederale) e di governo (presidenziale, parlamentare, direttoriale) nazionali.  La ragione principale risiede nel doppio principio di rappresentanza che legittima e orienta le scelte: quello della rappresentanza degli interessi nazionali (espressa principalmente dai governi nel Consiglio) e quello della rappresentanza degli interessi sociali (espressa principalmente dai gruppi politici europei nel Parlamento). In questo assetto istituzionale giocano un ruolo importante istituzioni incentivate deliberatamente ad agire, per quanto possibile e con gradi diversi, come attori indipendenti dagli stati membri e dalle forze politiche (Commissione, Bce, Corte). Per l’UE si vota quindi due volte. Quando si contribuisce con il proprio voto a formare i governi nazionali e in occasione dell’elezione del PE. Ma in entrambi i casi, politica nazionale ed europea si confondono. Per questo si dice che le elezioni europee siano di secondo grado. Per capire quale impatto potranno avere le prossime, e quindi le scelte di ciascuno di noi come elettori, dobbiamo esaminare la struttura e i cambiamenti del sistema partitico europeo: il peso, il ruolo e le posizioni dei Gruppi. Dobbiamo anche prendere atto che la politica di coalizione nell’UE si svolge secondo schemi parzialmente diversi da quelli all’opera nei sistemi nazionali. Non si risolve nella creazione di una maggioranza al momento della investitura della Commissione, ma si articola in modi anche molto diversi in ciascun settore di politica pubblica. Quindi, oltre a chiederci chi potrà essere l’agenda setter (chi sarà presidente della Commissione e chi saranno i Commissari), dovremmo chiederci quali nuovi equilibri potrebbero formarsi con riguardo a ciascuno dei principali dossier inclusi nell’agenda: quali gruppi potranno diventare veto players, far pesare il loro punto di vista nei prossimi triloghi su quelle materie. Ma soprattutto, nel decidere se andare a votare oppure no, dovremmo chiederci che cosa sarebbe oggi l’Europa senza l’Ue.

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