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III LEZIONE 27.02.2024

Suggerirei anzitutto di partire da questa citazione del generale de Gaulle

http://bit.ly/3wJsSm1

Riprendiamo poi alcune parti della sintesi di ieri che non ho utilizzato partendo da questo punto:

come possiamo vedere le caratteristiche della Forma di Stato liberale e delle sue forme di Governo?

La forma liberale abbraccia esperienze fortemente eterogenee come chiarisce il Cap. 6 del manuale Amato-Clementi

Procediamo allora con alcune Costituzioni, per ora soltanto europee, anzitutto scorrendo lo Statuto Albertino

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/albertino1848.htm

quindi ci spostiamo nella Francia di poco prima, del 1830 (orleanismo monarchico della ‘Carta revisionata’)

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia14a.htm

 

l’ orleanismo poi diventa repubblicano con le leggi costituzionali del 1875

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia1875.htm

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/org_senato1875.htm

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/rap_pot_pub1875.htm

 

Il diritto più importante è la proprietà, l’uguaglianza è solo formale, non + prevista giustizia costituzionale

Sulla Carta l’esecutivo è ancora spostato sul Sovrano, manca la figura del vertice del Governo distinta dal capo di Stato, non è formalizzato il rapporto fiduciario, c’è l’impeachment. Nella prassi il sistema tende a passare dalla monarchia costituzionale pura in cui il Governo è del Re ed è separato dal Parlamento a un doppio rapporto fiduciario (orleanismo: il Governo risponde sia al re sia al Parlamento). Gli esiti successivi sono poi diversi: in Francia, a differenza del Regno Unito col Governo di gabinetto, col Governo comitato direttivo della maggioranza, si slitta verso la variante assembleare della forma parlamentare, in Italia si mantengono tratti dualisti di forte incidenza del Sovrano (si vedano in particolare le pp. 45-46).

Sulle forme socialiste va letta l’illustrazione di Stalin alla Costituzione del 1936 con la base di classe del sistema e il radicale monismo imperniato sul partito unico (pp. 34/35); in coda al libretto c’è il testo, di cui rilevanti sono soprattutto gli articoli 1, 4 , 126, 141 e 142

http://bit.ly/3WPOQyr

volendo il testo lo potete leggere anche qui

http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19361205_urssCostituzione_ita.pdf

 

e qui la breve ma efficace confutazione che ne fa Duverger (si veda anche la pag. 72 del Manuale)

http://bit.ly/3XQTWek

 

Per la forma autoritaria, basata anch’essa sulla negazione del pluralismo politico e su assetti corporativi tra le parti sociali, teoricamente equilibrati ma in realtà sbilanciati sugli interessi privati più forti (si veda il Cap. XI e in particolare p. 89)

qui il testo costituzionale portoghese 1933 vigente al 1945 (che ha il vantaggio di essere un testo organico a differenza delle varie leggi italiane di erosione dello Statuto e delle varie spagnole)

http://bit.ly/3YbeRJu

Da segnalare in particolare i limiti alle libertà nell’art. 20.2, 22, 23, 73.1, 89.3

qui il commento di Amedeo Giannini sul testo 1933 che sottolinea le somiglianze col fascismo, in particolare a p. 12 e p. 46

http://bit.ly/3RwEhiN

e qui il commento di Manlio Fancelli sul testo 1933 vigente al 1945

http://bit.ly/3Htn5Wq

 

Diamo un’occhiata anche a qualche testo spagnolo del dopoguerra con cui il Regime tenta un lifting democratico. Questa è la Carta dei diritti del 1945: attenti però al confessionalismo (art. 6) e ai limiti (12 e 33)

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/spagna1945.htm

 

Qui la confutazione dello Stato autoritario in due spiegazioni di Peces Barba a pagg. 55/56 spiega che il limitato riconoscimento dei diritti era poi svuotato dal codice penale e alle pagg. 124-125 come lo Stato autoritario arrivi a negare il pluralismo delle identità regionali con l’ossessione dell’uniformità della nazione (un’ode alla Spagna scritta in catalano dal poeta Maragall proprio per affermare la conciliazione di unità e pluralismo secondo la censura avrebbe dovuto essere tradotta comunque in castigliano)

http://bit.ly/3EnC9V2

 

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