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IV LEZIONE 04.03.2024

Verranno rapidamente richiamate alcune caratteristiche che il Manuale Amato-Clementi individua nelle varie forme di Stato.

In particolare per lo Stato liberale il concetto di supremazia della legge in luogo della precedente supremazia del sovrano (p. 41), che si esprime però in modi diversi a seconda dei contesti. Nel concetto di rule of law britannico è ricompresa l’idea di una legge che nasce da diritti che preesistono, mentre altrove il concetto di Stato di diritto è meno garantista perché sia parte invece dal principio che i diritti nascano dalla legge (p. 42). Diversi anche gli esiti sulle forme di governo, dalla forma del governo di Gabinetto e del suo premier col Governo comitato direttivo della maggioranza (Regno Unito), a quella assembleare francese della III Repubblica in cui il Governo è invece il comitato esecutivo della maggioranza, mentre l ’Italia conserva tratti dualisti (pp. 45.46). Diversa, segnata da un dualismo istituzionale dovuto anche alla dimensione di scala, è invece l’evoluzione della forma presidenziale Usa (p. 47).

Nello Stato sociale abbiamo un maggiore interventismo statale in economia (p. 58) che tiene conto della naturale pluriclasse di Stati segnati dal suffragio universale e che ha per conseguenza istituzionale un maggior ruolo dei Governi (p. 64) che nelle grandi democrazie continentali evolve nel senso di una legittimazione diretta degli esecutivi, pur con regole formali diverse, ove vi siano particolari condizioni di omogeneità, in particolare sulla collocazione internazionale dello Stato (pp. 64-65, ma già a p. 18, quella che è stata definita evoluzione neo-parlamentare, per indicare un rapporto fiduciario che nasce già dagli elettori). Ove invece tali condizioni manchino si possono avere o stabili consociazioni di partiti al Governo, oppure una certa stabilità di coalizioni ma con frequenti rotazioni dei Governi (Francia Quarta Repubblica, Italia primo sistema dei partiti) (p. 66). Queste ultime situazioni entrano in crisi (Francia 1958-1962, Italia post 1989): in Francia producono un nuovo assetto semi-presidenziale come perfezionato nel 2000 col quinquennato e la precedenza delle elezioni presidenziali sulle parlamentari (p. 67), in Italia con riforme solo elettorali dal 1993.

Sullo Stato socialista si sottolinea che l’espansione dello Stato nell’economia aveva confinato a livelli minimi l’iniziativa provata (p. 73) e sul piano istituzionale si era tradotta nel rifiuto della separazione die poteri e nell’asservimento delle istituzioni al partito unico con elezioni-ratifica delle sue decisioni (pp. 74-75). Dopo il 1989 le sedicenti democrazie popolari dell’area europea si sono avvicinate agli standard degli stati sociali dell’Unione entrando anche nell’Unione europea o proponendosi come candidati. Nei Paesi dell’ex-Urss sono state introdotte forme di economia di mercato ma questo non è stato accompagnato da un’effettiva transizione al pluralismo e alla separazione dei poteri.

Anche la forma di Stato autoritaria si è basata sull’analogo rifiuto del pluralismo e della separazione dei poteri, affidandosi a partiti unici con elezioni-ratifica (p. 89) ed anche col superamento delle assemblee rappresentative a favore di assemblee segnate da una forma corporativa gestita dallo Stato (pp. 88-89).

 

Iniziamo quindi un’introduzione all’altro Manuale, quello Frosini.

In attesa dell’incontro con il curatore del volume. segnalo alcuni elementi.

La presentazione chiarisce che il testo si concentra sulle democrazie stabilizzate, quelle che non si possono non conoscere, perché al netto degli inevitabili limiti concreti, sono quelle che più coerentemente hanno affermato tutela dei diritti e separazione dei poteri (pp. 15/16).

Il testo nel Capitolo 1 sul metodo ci spiega quindi che comparare significa rilevare analogie e differenze, non limitandosi ai soli enunciati normativi, ma arrivando al diritto in azione. Le finalità conoscitive si collegano anche a finalità pratiche di possibile imitazione di soluzioni positive in alcuni ordinamenti  o anche, all’opposto, di evitare soluzioni che si siano rivelate altrove negative.

Illustra quindi la differenza tra microcomparazione (istituti specifici, esempio i Parlamenti) e macrocomparazione (es. famiglie giuridiche).

La conoscenza del diritto straniero è il presupposto per la comparazione.

Si spiega il concetto di formanti (insiemi che strutturano l’ordinamento, es. legge, giurisprudenza e dottrina) e quello di formula politica istituzionalizzata (la base dell’ordinamento).

Raramente si hanno forme di clonazione, di riproduzione meccanica di soluzione, ma molto spesso alcune soluzioni ne ispirano altre simili.

 

Del Capitolo 2 si segnala qui solo qualche passaggio chiave, se possibile leggetelo prima dell’incontro col curatore. Incontriamo i concetti già conosciuti di forma di Stato con alcune delle sue prime tipologie  e poi un’attenzione peculiare al costituzionalismo inglese in cui la legge nasce dai diritti, grazie al ruolo dei giudici itineranti.

I testi ‘costituzionali’ storici li trovate qui in inglese

https://www.constituteproject.org/constitution/United_Kingdom_2013.pdf?lang=en

e qui in italiano

http://bit.ly/3YbZO1X

 

Passa poi a parlare della Rivoluzione americana, i cui esiti in termini di documenti trovate qui

http://www.dircost.unito.it/cs/paesi/stati_uniti.shtml

in particolare date un’occhiata oltre alla Costituzione federale (che è aggiornata con gli emendamenti in coda di cui i primi dieci costituiscono la Dichiarazione dei Diritti) a due testi precedenti: Dichiarazione di Indipendenza, Articoli di Confederazione

Qui due brani del Federalist su tipo di Stato e controllo di costituzionalità

http://bit.ly/3xMcDF5

 

Qui trovate il testo della sentenza Marbury versus Madison con cui si afferma poi effettivamente il controllo di costituzionalità

https://www.giurcost.org/contents/giurcost//casi_scelti/marbury.pdf

 

Per la Rivoluzione francese i Documenti si trovano qui

http://www.dircost.unito.it/cs/paesi/francia.shtml

In particolare va letta la Dichiarazione del 1789 e la prima Costituzione del 1791 (soprattutto il Preambolo e i poteri ridotti del Re che configurano per la prima volta una monarchia costituzionale).

 Quindi si ritorna al Regno Unito e si segnala per la spinta verso la monarchia parlamentare la riforma elettorale del 1832.

Si traccia poi l’evoluzione costituzionale degli Usa fino all’interventismo economico del New Deal e alla crescita del ruolo della Presidenza dentro un sistema che resta però di equilibrio anche conflittuale col Congresso.

Si passa quindi sul Continente europeo e si traccia il figurino dello Stato liberale, centrato sulla legge, a suffragio ristretto e in Italia e Germania con una visione statalista dei diritti, che nascono dalla legge.

Ci si concentra poi sulle forme alternative a quella democratica, di cui abbiamo già parlato.

Qui la legge sui pieni poteri a Hitler che segna la transizione tedesca

http://bit.ly/3IPDBSI

Infine segnala i lineamenti chiave dello Stato democratico-sociale, tra cui il primato della Costituzione presidiato da apposite Corti e l’espansione dei diritti da tutelare

 

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