Nell’impegno civile e politico alcune convinzioni di fondo devono sempre venire prima di appartenenze, di convenienze, di calcoli personali, di aspettative di successo. Sarebbe stato incomprensibile se alcuni di noi, impegnati nell’associazione Libertà Eguale sorta nel 1999, lo stesso anno della riforma costituzionale del giusto processo, dell’articolo 111, non avessimo coerentemente sostenuto una riforma complessivamente iscritta nel filone del garantismo liberale, nel servizio giustizia riformato a favore del cittadino.
Purtroppo una parte significativa della coalizione di centrodestra si era mossa a partire da un dna giustizialista ed ha quindi avuto poi difficoltà a difendere il merito della riforma, spostando così la campagna sul rapporto tra politica e magistratura che non era oggetto della riforma, prestando così il fianco ad una parte della campagna del fronte del No e sconcertando anche una parte significativa del proprio elettorato, che in parte si è astenuto e in parte ha votato No, più che compensando così, di fatto, come rivelano le prime elaborazioni, il contributo che c’è stato della Sinistra del Sì.
Ci sarà modo di riflettere per trovare le strade per non disperdere il contributo della sinistra liberale.
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