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1. Solo Il Foglio con un editoriale e poi con una risposta di Cerasa spiega molto bene la questione chiave che sfugge a quasi tutti i commentatori, in particolare a Massimo Franco del Corsera: quello che conta non è il numero sul deficit, (se è il 2,4 o il 2,04, se la Francia supera il 3) ma il segno relativo al deficit strutturale, se cioè migliora o peggiora il peso del debito sul Pil. Conta quindi l’impatto delle concrete misure con cui si fa debito e soprattutto la spesa pensionistica, ancor più dell’indistinto reddito di cittadinanza crea il vero problema.
2. Nella XIV legislatura 2001-2006, con il cosiddetto lodo Pera (allora Presidente del Senato)-Morando (allora capogruppo Ds in Commissione Bilancio) fu stabilita una sorta di convenzione costituzionale per la quale il Governo poneva la fiducia in Aula sul testo approvato dalla Commissione bilancio; quindi, su un testo parlamentare e non un testo esclusivamente governativo. Un patto sempre rispettato, tranne nel 2016 perché lì ci fu una crisi di Governo. Bene, la nuova maggioranza che aveva promesso una nuova centralità del Parlamento e che peraltro rivendica il sovranismo, si prepara invece a mettere la fiducia in Aula su un testo sconosciuto sia alla prima Camera che l’ha votato sia alla Commissione Senato e che viene sostanzialmente scritta a Bruxelles, forse dopo un’intesa ancora incerta con la Commissione Ue.

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