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di Peppino Calderisi e Stefano Ceccanti

1. Proposta di modifica n. 2.2000 al DDL n. 935

2.2000

Il Governo

Dopo il comma 1 aggiungere il seguente: «1-bis. Al secondo comma dell’articolo 88 della Costituzione le parole: “salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura” sono sostituite dalle seguenti: “salvo che lo scioglimento costituisca atto dovuto».

Spiegazione: questo emendamento consente lo scioglimento anche durante il semestre bianco quando si registri uno degli automatismi che portano allo scioglimento, ad esempio la caduta del secondo premier. Quello che costituisce un problema non è tanto l’emendamento in sé, ma il fatto che all’art. 94 siano previsti degli automatismi, in particolare a favore del premier non eletto.

2. Proposta di modifica n. 3.2000 al DDL n. 935

3.2000

Il Governo

Sostituire l’articolo con il seguente:

“Art. 3

(Modifica dell’articolo 92 della Costituzione)

          1. L’articolo 92 della Costituzione è sostituito dal seguente:

          “Art. 92. – Il Governo della Repubblica è composto del Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri.

          Il Presidente del Consiglio è eletto a suffragio universale e diretto per cinque anni, per non più di due legislature consecutive, elevate a tre qualora nelle precedenti abbia ricoperto l’incarico per un periodo inferiore a sette anni e sei mesi. Le elezioni delle Camere e del Presidente del Consiglio hanno luogo contestualmente.

          La legge disciplina il sistema per l’elezione delle Camere e del Presidente del Consiglio, assegnando un premio su base nazionale che garantisca una maggioranza dei seggi in ciascuna delle Camere alle liste e ai candidati collegati al Presidente del Consiglio, nel rispetto del principio di rappresentatività.

          Il Presidente del Consiglio è eletto nella Camera nella quale ha presentato la candidatura.

          Il Presidente della Repubblica conferisce al Presidente del Consiglio eletto l’incarico di formare il Governo; nomina e revoca, su proposta di questo, i ministri.”

Spiegazione: qui c’è un’importante novità positiva, il tetto di due mandati (“elevati” a tre se i primi due hanno durata complessiva inferiore a 7 anni e mezzo).

Ma si continua a non prevedere la maggioranza assoluta e l’eventuale ballottaggio per l’elezione diretta del premier, che pertanto potrebbe essere un premier di minoranza.

Rimane anche la costituzionalizzazione di una specifica legge elettorale, quella basata sul premio, anziché limitarsi a prevedere il principio maggioritario (rendendo così molto difficile l’adozione di collegi uninominali), con la conseguente necessità di modificare la Costituzione per cambiare il sistema di voto (ad esempio, qualora quello con il premio si rivelasse inidoneo per la frammentazione del sistema politico in tre e più poli, come nel 2013).

L’emendamento rende più flessibile il sistema elettorale non prevedendo più la cifra precisa del 55% dei seggi, ma resta un’asimmetria tra la previsione del premio (almeno la maggioranza assoluta dei seggi) e la mancanza di una soglia minima (c’è solo un riferimento alla rappresentatività). Occorre anche aggiungere che la previsione della maggioranza assoluta dei seggi potrebbe consentire alla legge elettorale di prevedere una soglia minima molto bassa, addirittura del 35%, con premio comunque pari al 15% dei seggi (eventualmente con un meccanismo a scalare per cui con il 36, 37…40% dei voti si otterrebbe il 51, 52…55% dei seggi).   

Inoltre non si comprende perché un premier eletto debba essere “incaricato” (oggi l’incarico non è costituzionalizzato, in Costituzione c’è solo la nomina).

E’ stata poi inserita la possibilità che il premier possa proporre al Presidente della Repubblica anche la revoca dei ministri, novità positiva che però confligge con il mantenimento di una fiducia inziale all’intero Governo. Se la fiducia (che dovrebbe essere presunta data l’elezione diretta) è all’intero Governo non ci dovrebbe essere un successivo potere unilaterale di revoca. Se invece, più sensatamente, la fiducia fosse con il solo premier allora la revoca sarebbe più che logica.

3. Proposta di modifica n. 3.0.2000 al DDL n. 935

3.0.2000

Il Governo

Dopo l’articolo inserire il seguente:

“Art. 3-bis

(Modifica all’articolo 57 della Costituzione)

          1. Al primo comma dell’articolo 57 della Costituzione sono aggiunte infine le seguenti parole: “e salvo il premio su base nazionale previsto dall’articolo 92”.

Spiegazione: questo emendamento serve a rimuovere i dubbi di legittimità su un premio nazionale al Senato. Il punto non è che lo rende possibile ma che, esattamente come alla Camera, lo rende necessario. Non si costituzionalizza il principio maggioritario ma una modalità molto precisa, rendendo difficile l’adozione dei collegi uninominali.

4. Proposta di modifica n. 4.2000 al DDL n. 935

4.2000

Il Governo

Al comma 1, sostituire la lettera b) con la seguente:

          “b) sono aggiunti, infine, i seguenti commi:

          «In caso di revoca della fiducia al Presidente del Consiglio eletto, mediante mozione motivata, il Presidente della Repubblica scioglie le Camere.

          In caso di dimissioni volontarie del Presidente del Consiglio eletto, previa informativa parlamentare, questi può proporre, entro sette giorni, lo scioglimento delle Camere al Presidente della Repubblica, che lo dispone.

          Qualora non eserciti tale facoltà e nei casi di morte, impedimento permanente, decadenza, il Presidente della Repubblica può conferire, per una sola volta nel corso della legislatura, l’incarico di formare il Governo al Presidente del Consiglio dimissionario o a un altro parlamentare eletto in collegamento con il Presidente del Consiglio.»

Spiegazione: questo emendamento chiarisce quando il premier possa chiedere e ottenere lo scioglimento. La Lega è stata attenta a non far includere il caso più classico, quello normato dall’articolo 68 della Legge Fondamentale tedesca e su cui sono caduti i due Governi Prodi, ossia quello del rigetto della questione di fiducia posta dal Governo. In caso di approvazione della mozione di sfiducia (che di norma non accade mai nei regimi parlamentari) è previsto lo scioglimento automatico.  Il premier può chiedere e ottenere lo scioglimento solo in caso di dimissioni “volontarie” (nel caso di rigetto della questione di fiducia le dimissioni non sono volontarie, sono obbligate, per quanto qualcuno cerchi di dimostrare il contrario; la questione di fiducia può infatti riguardare anche la legge di bilancio o un atto di indirizzo di politica generale, la politica estera, la collocazione internazionale dell’Italia, è impensabile che il premier sconfitto non sia obbligato alle dimissioni). Sulla posizione della questione di fiducia si configura pertanto la possibilità di un “diritto di imboscata”, con subentro di un secondo premier insostituibile, a differenza al primo, perché una sua caduta porterebbe automaticamente ad elezioni. Questa norma è molto grave anche perché non consente al premier eletto di disporre di uno strumento di deterrenza, perché il potere di scioglimento serve innanzitutto “a non sciogliere”, cioè a prevenire le crisi, governando le tensioni, inevitabili con maggioranze pluripartitiche. 

Decisamente singolare, non prevista in nessun ordinamento, è comunque la redazione della norma che lega lo scioglimento alle dimissioni volontarie: la logica vorrebbe che il premier potesse o proporre lo scioglimento o dimettersi. Perché si dovrebbe dimettere e poi da dimesso chiedere lo scioglimento? Se si è dimesso, si è dimesso. Qui siamo all’illogicità pura.

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