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Cosa potete trovare, tra l’altro, nel libro brillante di Ettore Maria Colombo ”Piove Governo ladro. Un dizionario della Terza Repubblica senza dimenticare le altre”, editore All Around?
Scelgo qua e là qualche spigolatura per mettervi curiosità..
La prima mi serve a dire che spesso alcune categorie che sembrano solo nostre in realtà seguono o prevengono quelle altrui. Ne è un esempio (pag. 56) il “maanchismo” attribuito a Veltroni nella fase iniziale del Pd per lo più in negativo come segno di indecisione che sarebbe stato sanzionato nella sconfitta (peraltro molto onorevole del 2008). Eppure quando Emmanuel Macron ha vinto le Presidenziali ha adottato “en même temps” che è esattamente la stessa cosa, ossia una logica inclusiva e non settaria, che non rinuncia ad avere un proprio punto di vista, ma che non rinuncia a parlare a tutti. E’ un punto di vista aperto, realmente dialogico che è tipico delle forze che vogliono esprimere una vocazione maggioritaria. Si può vincere o perdere, ma per un grande partito non esercitarla equivale a perdersi.

La seconda è, connessa alla prima, il senso che diamo all’avere un punto di vista, un’autonomia della politica, dialogica rispetto alla società ma che non la rispecchia passivamente. Colombo (pag. 107) ce ne parla a proposito di Aldo Moro e del ruolo di vocazione maggioritaria della Dc nel primo sistema dei partiti rispetto alla Chiesa e ricorda le celebri frasi del Congresso di Napoli del 1962. Accanto alle frasi in pubblico c’era anche, come ha ricostruito lo storico Augusto D’Angelo, l’iniziativa riservata che consistette nel mandare suoi inviati ai vescovi per convincerlo uno ad uno sulla positività dell’apertura a sinistra, capovolgendo l’orientamento sin lì dominante.

La terza è la lezione sulla complessità della politica, che molto raramente si lascia ridurre a complotti orditi da poche persone e pochi gruppi. Per bloccare una decisione è necessario sommare vari poteri di veto, magari in partenza confliggenti tra di loro. Ce lo spiega bene a pag. 128 a partire dalla ricostruzione di Fabio Martini sulla bocciatura di Prodi per il Quirinale coi famosi 101 franchi tiratori.
La quarta, sulla scia della precedente, è che i nessi causali a volte sono più complessi di quanto non possa apparire a prima vista: siamo ad esempio così sicuri della teoria ampiamente condivisa (Autore compreso) (p. 198) che la rottura del Patto del Nazareno sulle riforme che determinò il successo del No nel referendum costituzionale sia avvenuta a causa della rottura sull’elezione di Mattarella al Quirinale? O quell’episodio fu in realtà la scusa per sottrarsi a un accordo che sembrava elettoralmente negativo? Peraltro il risultato fu disastroso e segnò invece l’egemonia stabile della Lega nel centrodestra, esattamente ciò che Berlusconi si prefiggeva di evitare, rompendo per non sembrare subalterno al Pd.
Queste sono quattro spigolature minime, per il resto vi conviene comprarlo e leggerlo..

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