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PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l’onorevole Ceccanti. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI (PD). Grazie, Presidente. I testi delle pregiudiziali che discutiamo stupiscono sia per ciò che c’è scritto, e che in realtà non tiene, sia per ciò che manca, e che invece avrebbe dovuto esserci, sia pure in modo non sufficiente a giustificare una pregiudiziale.

C’è anzitutto un attacco generalizzato a questo decreto, ignorando del tutto gli analoghi dibattiti precedenti. La previsione della limitazione della libertà di circolazione con fonte legislativa primaria qual è il decreto è in realtà una vittoria significativa del Parlamento, compresa l’opposizione, perché è stato il Parlamento, in particolare la Camera, a insistere in più occasioni che le misure contro l’epidemia fossero proporzionate e temporanee con norma primaria, e fu un emendamento parlamentare, sulla scia dei pareri della I Commissione, della Commissione bicamerale per le questioni regionali e del Comitato per la legislazione, a chiarire la scorsa estate che il decreto n. 33 prevaleva sempre sul decreto n. 19, e che quindi non si poteva limitare la circolazione su tutto il territorio con DPCM senza una nuova norma primaria. Correttamente, quindi, il Governo, a fronte di una situazione assai peggiorata rispetto all’estate, è intervenuto con decreto, con una norma primaria, per una limitazione circoscritta al periodo natalizio.

In secondo luogo, l’allungamento del termine dei DPCM a cinquanta giorni deriva da un fatto specifico e obiettivo: un DPCM di trenta giorni da adottare alla scadenza del precedente, il 4 dicembre, sarebbe arrivato in modo incongruo solo il 4 gennaio. Certo, si può discutere – il Parlamento ha molti modi per indicare un termine massimo di durata dei DPCM, comunque inferiore ai sessanta giorni per armonia con la decretazione d’urgenza – sia da ritenersi compatibile con i principi di temporaneità e proporzionalità. La pregiudiziale, però, che impedisce ogni discussione, non è tra questi.

Cosa manca, invece? Manca una riflessione sulla questione, sollevata da più parti, sia pure con esiti opposti, sull’opportunità di introdurre, esplicitamente in sede emendativa, sanzioni amministrative, che, ad avviso di alcuni, sarebbero mancanti e che non potrebbero, secondo gli stessi, essere implicite, anche se a questo ha replicato il Ministero dell’Interno; un tema su cui il Comitato per la legislazione ci ha già invitato a riflettere. Questo manca e casomai su questo avremmo potuto e dovuto riflettere e, forse, nella giornata che ricorda la Dichiarazione dei diritti umani, dovremmo occuparci dei veri diritti violati e non dei diritti che non sono violati (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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