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STEFANO CECCANTI (PD). Grazie, Presidente. Alcune cose le ha già accennate ora il collega Di Maio, perché il punto è il seguente: se noi dobbiamo stare a quello che dice sin qui la Corte costituzionale sui “decreti Milleproroghe”, gli argomenti usati dalle pregiudiziali di opposizione non sono fondati. Perché, almeno sinora – poi, in futuro, lo vedremo – la Corte costituzionale è stata piuttosto tollerante sui “decreti Milleproroghe”: non solo in generale sulla sentenza n. 22 del 2012, dove la Corte ha richiamato la ratio del “Milleproroghe”: “intervenire con urgenza sulla scadenza di termini il cui decorso sarebbe dannoso per interessi ritenuti rilevanti dal Governo e dal Parlamento”, ma poi, ancora più recentemente, nel 2016, con la sentenza n. 244, la Corte ha giustificato il “Milleproroghe”, perché l’eterogeneità, dal punto di vista materiale, è compensata da quella che la Corte chiama una “sostanziale omogeneità di scopo”. Ma perché la Corte ha avuto questa tolleranza? Perché quando arriva il “Milleproroghe” alla Corte, ma quando arriva anche il “Milleproroghe” in Parlamento, noi siamo costretti a ragionare sugli effetti, non sulle cause. E se ci sono degli effetti, di fronte a una richiesta di prorogare dei termini per non provocare disastri, chiunque di noi si assume questa responsabilità. Gli argomenti usati dalle forze di opposizione hanno un loro fondamento, ma se li spostiamo sulle cause, non sugli effetti. Allora, dobbiamo chiederci – e ci potrà aiutare sempre di più, andando avanti con questo Governo, il Ministro per la Pubblica amministrazione – come si possa evitare che vari pezzi della pubblica amministrazione chiedano costantemente proroghe. Che cos’è che impedisce di dar seguito agli atti nei tempi previsti dalle leggi? È possibile evitare di chiedere proroghe agendo sulle cause? E, più in generale, è possibile ragionare sulla programmazione dei lavori parlamentari, con le revisioni del Regolamento che faremo, per dovere evitare di usare il “Milleproroghe” come canale di emendamento parlamentare normale, perché i canali normali dei disegni di legge non funzionano? Allora, se dobbiamo ragionare sulle cause, ragioniamoci tutti insieme, ma non presentando pregiudiziali a richieste di proroghe, a cui, per il momento, dobbiamo dare una risposta, perché c’è un tempo per rispondere sugli effetti e c’è un tempo per ragionare sulle cause. Se noi scarichiamo il dibattito sulle cause, creando i disastri perché ci rifiutiamo di affrontare gli effetti, non facciamo il bene del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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