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PRESIDENTE. È iscritto a parlare il deputato Stefano Ceccanti. Ne ha facoltà.

STEFANO CECCANTI (PD). Vi parlerò, anzitutto, di tre persone. Inizio con la prima, Neil Gorsuch. Chi è Neil Gorsuch? È un giudice della Corte suprema americana. È stato nominato dal Presidente Trump. Contro la sua nomina i democratici fecero l’ostruzionismo in Senato. Per stroncare l’ostruzionismo fu necessario ricorrere a una tecnica chiamata nuclear option, analoga alla nostra ghigliottina. Gorsuch è un cattolico fortemente conservatore, chiaramente di destra, la cui madre era deputata repubblicana amica di Ronald Reagan. Gorsuch il 15 giugno ha firmato la sentenza della Corte suprema Bostock versus Clayton County, con la quale, estendendo la legge dei diritti civili del 1964, si stabilisce a livello federale che nessun lavoratore può essere licenziato perché omosessuale o transgender. Scrive Gorsuch: “estendere l’applicazione di leggi antidiscriminatorie a gruppi politicamente impopolari al tempo dell’approvazione di quelle leggi può spesso sembrare inaspettato; ma rifiutare l’applicazione di quelle leggi, in ragione dell’impopolarità di un gruppo al momento della loro approvazione, non implicherebbe soltanto l’abbandono del nostro ruolo di interpreti: sbilancerebbe i principi di giustizia a favore dei soggetti più forti e popolari, negando in radice la promessa di uguaglianza racchiusa nell’eguale applicazione della legge”.

La seconda persona la conoscete: è Papa Francesco. Ci ha ricordato ieri Alberto Bobbio, sul L’Eco di Bergamo, quotidiano di ispirazione cattolica, il significato profondo dell’ultimo documento ecclesiale che tratta di questi temi, l’Amoris laetitia, esortazione sottoscritta dal Papa. Al paragrafo 250: “desideriamo anzitutto ribadire che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione e, particolarmente, ogni forma di aggressione e di violenza”. Certo, ci sono persone di destra e anche non di destra che non condividono Gorsuch. Ci sono persone nelle chiese che non condividono quanto detto da Papa Francesco. Nessuno le vuole criminalizzare per il fatto di esprimere opinioni. La battaglia contro le discriminazioni è anzitutto un impegno serio nella lotta tra idee, in cui nessuno vuole che l’impegno per l’attuazione dell’articolo 3, per l’uguale applicazione delle leggi, come dice Gorsuch, travolga le libertà garantite per tutti dall’articolo 21.

Eppure, anche il teorico, disposto a valorizzare al massimo le garanzie dell’articolo 21, deve porsi il problema dell’argomento della terza persona, di cui vorrei parlare, un altro giudice americano, sempre della Corte suprema.

Si tratta di Oliver Wendell Holmes, utilizzato nella sentenza Schenck versus Stati Uniti nel lontano 1919. Scrive il giudice: la protezione più rigorosa della libertà di parola non proteggerebbe un uomo che gridasse falsamente al fuoco in un teatro causando un panico. Qui infatti il confine, dove l’opinione legittima un pericolo chiaro e presente per la violenza. È già così nella giurisprudenza costituzionale e così sarebbe interpretato dai giudici.

Da dove nasce, allora, la preoccupazione sfociata nell’emendamento dei colleghi di Forza Italia e che sia il Comitato per la legislazione sia la I Commissione chiedono, se è possibile, di rafforzare? Non dal timore delle sentenze, ma dal timore di forme improprie di azione penale, da evitare a priori. I pareri non chiedono, quindi, di abbattere la legge, ma di renderla più forte, perché più condivisa. E noi speriamo che tante persone di destra e di centrodestra come Gorsuch ci siano in quest’Aula e ci aiutino a migliorarla e votarla. Vorrei, infatti, replicare alla collega Calabria che so bene che l’articolo 3 è stato voluto in larga parte dai colleghi Costa e Bartolozzi di Forza Italia. Il problema è che, a differenza della collega Calabria, Costa e Bartolozzi non sono contrari alla legge: sono più dalla parte di Gorsuch e della sua lotta alle discriminazioni, che non da quella di chi vuole difendere il segno delle discriminazioni. Per questo, speriamo tutti insieme di poter cambiare la legge, in un modo più aperto, più forte e più condiviso, ma rifiutiamo la logica delle pregiudiziali (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

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