In Diario

Il Cavaliere come Natta
di Stefano Ceccanti

IL TESTO che va in votazione alla Camera è al novanta per cento quello che era stato approvato al Senato e al novantacinque quello uscito dalla Commissione. In entrambi i casi era stato condiviso dalla maggioranza e da Forza Italia. Berlusconi ha poi deciso il passaggio al no, raggiungendo la Lega e i 5 Stelle. La motivazione non è nei contenuti, concordati già da due anni tra le forze che chiesero a Napolitano la disponibilità alla rielezione: evitare che due Camere diano entrambe la fiducia al Governo, asciugare l’elenco delle competenze delle Regioni bilanciando questa scelta con una composizione del Senato espressa dai loro Consigli. Le ultime elezioni hanno rivelato quanto sia insensato appendere il governo a due Camere e la giurisprudenza costituzionale ha già provveduto a riaccentrare molte competenze. Per di più è un po’ difficile tacciare di centralismo un testo che comprende una clausola di supremazia nazionale nel momento stesso in cui la Lega la applica al proprio interno contro la Liga di Tosi. È debole come argomento anche l’elezione di Mattarella: Renzi non ha presentato una terna, ma il nome stava dentro l’identikit gradito a Forza Italia.

L’ARGOMENTO vero è la perdita di consensi dei mesi scorsi. Non era semplice per Forza Italia, specie dopo l’uscita dalla maggioranza, reggere per due anni su una posizione poco comunicabile: all’opposizione del governo, ma non della riforma. Il punto è, però, che il rimedio può essere peggiore del male perché al rischio di subalternità verso Renzi subentra quello verso Salvini fino al referendum di inizio 2016. Renzi non può fermarsi e non rivendicare il carattere originariamente condiviso dei contenuti della riforma, presentando come male minore i limitati consensi finali in Parlamento rispetto al male maggiore della rinuncia a riformare. A quel punto, però, visto che la maggioranza sulla riforma coinciderà con quella di governo, il referendum si trasformerà anche in un voto di fiducia all’unico governo possibile contro una somma di minoranze senza progetto comune (FI e Lega insieme ai Cinque Stelle). Lo schema con cui le forze di maggioranza che sostenevano il governo Craxi sconfissero il Pci di Natta unito all’Msi nel referendum sulla scala mobile. Trent’anni fa esatti.

di Stefano Ceccanti

Recent Posts

Leave a Comment

Contatti

Scrivi una mail a stefano

Not readable? Change text. captcha txt