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Ragionando col prof. Arnaldo Testi sui vari provvedimenti di clemenza di Trump credo di capire che la quantità sia nella norma. I dati di Testi dicono che sono 237, meno di tanti altri (Obama 1927, Clinton 459, Reagan 406, Nixon 926; ma Bush figlio 200, Bush padre 77). Record è FDR 3687 (ma eletto 4 volte).
In termini qualitativi l’impressione è diversa, ossia che stavolta siano stati utilizzati molto meno per raddrizzare torti o per motivi umanitari e molto più per motivi partigiani ed amicali.
Questo però, al di là degli Usa, solleva un problema: una certa inevitabile politicità del potere di grazia. Per questa ragione non ho condiviso a suo tempo la sentenza della Corte costituzionale (la 200 del 2006) che ha sancito in Italia la spettanza del potere di grazia al Capo dello Stato. Se qui la politicità è inevitabile, nelle democrazie parlamentari (non negli Usa) il potere deve essere del Governo o, quanto meno, deve essere condiviso col Governo, perché il Parlamento deve poter chiedere al Governo di rendere conto delle scelte effettuate.
La Corte allora ritenne l’esercizio del potere di grazia rispondesse a finalità essenzialmente umanitarie, ma questo episodio odierno mi conferma invece del contrario. Del resto il primo conflitto che ci fu sulla possibile grazia a Renato Curcio tra il Presidente della Repubblica Cossiga, che la voleva, e l’allora Guardasigilli Martelli che vi si oppose, fu motivato da Cossiga non per ragioni umanitarie, ma squisitamente politiche, come rilevò giustamente Martelli. Posta così, in una forma parlamentare, il Governo dovrebbe avere un ruolo, anche perché dovrebbe poter rendere conto al Parlamento di scelte politiche discrezionali

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