In Diario

FFARI COSTITUZIONALI (1ª)

MARTEDÌ 12 MAGGIO 2015
272ª Seduta (pomeridiana)

Presidenza della Presidente
FINOCCHIARO

Interviene il sottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali Bobba.

La seduta inizia alle ore 15,05.

IN SEDE CONSULTIVA

(14) MANCONI e CORSINI. – Disciplina delle unioni civili
(197) Maria Elisabetta ALBERTI CASELLATI ed altri. – Modifica al codice civile in materia di disciplina del patto di convivenza
(239) GIOVANARDI ed altri. – Introduzione nel codice civile del contratto di convivenza e solidarietà
(314) BARANI e Alessandra MUSSOLINI. – Disciplina dei diritti e dei doveri di reciprocità dei conviventi
(909) Alessia PETRAGLIA ed altri. – Normativa sulle unioni civili e sulle unioni di mutuo aiuto
(1211) MARCUCCI ed altri. – Modifiche al codice civile in materia di disciplina delle unioni civili e dei patti di convivenza
(1231) LUMIA ed altri. – Unione civile tra persone dello stesso sesso
(1316) SACCONI ed altri. – Disposizioni in materia di unioni civili
(1360) Emma FATTORINI ed altri. – Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso
(1745) SACCONI ed altri. – Testo unico dei diritti riconosciuti ai componenti di una unione di fatto
(1763) ROMANO ed altri. – Disposizioni in materia di istituzione del registro delle stabili convivenze
(Parere alla 2a Commissione su testo unificato. Seguito e conclusione dell’esame congiunto. Parere favorevole con osservazioni)

Prosegue l’esame congiunto, sospeso nella seduta del 6 maggio.

La relatrice LO MORO (PD) precisa preliminarmente che, in considerazione della complessità della materia, appare opportuno formulare un parere argomentato.
Rileva, in primo luogo, che la proposta si compone di due parti, dirette a regolare due distinti istituti: il titolo I ha ad oggetto le unioni civili, mentre il titolo II reca la disciplina delle convivenze di fatto.
L’istituto delle unioni civili è diretto a disciplinare relazioni affettive tra persone dello stesso sesso, le quali possono certificare il loro legame attraverso l’iscrizione in un apposito registro, istituito presso gli uffici comunali. Osserva che la scelta compiuta appare compatibile con il quadro costituzionale, anche alla luce della più recente giurisprudenza di merito e di legittimità e, soprattutto, in riferimento a importanti pronunce con le quali la Corte costituzionale ha affrontato il tema della tutela giuridica delle coppie omosessuali, riconoscendo, in particolare con la sentenza n. 138 del 2010, che all’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra persone dello stesso sesso, spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendo – nei tempi e nei modi stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico, con i connessi diritti e doveri. Il fondamento della tutela è rinvenibile, secondo la Corte, nell’articolo 2 della Costituzione, in quanto anche l’unione tra persone dello stesso sesso presenta i caratteri propri di una formazione sociale, intesa come una forma di comunità, idonea a consentire e a favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione. La sentenza, nel riconoscere all’unione omosessuale i caratteri propri di formazione sociale meritevole di tutela – e quindi di regolazione legislativa -, si preoccupa, contestualmente, di porre al riparo l’articolo 29 della Costituzione, esaltando della norma il suo tipico carattere di “garanzia di istituto”, funzionale ad assicurare alla famiglia fondata sul matrimonio tra persone di sesso diverso e orientata alla procreazione una tutela esclusiva e differenziata, suscettibile di precludere ogni possibile omologazione ad essa di altre tipologie di vincolo affettivo.
Sottolinea, quindi, che nello stesso senso è orientata anche la giurisprudenza costituzionale successiva, con particolare riguardo alla sentenza n. 170 del 2014, che ha ad oggetto il caso del cosiddetto “divorzio imposto”, a seguito di procedimento di rettificazione legale di sesso. La Corte ha affermato che la situazione di due coniugi i quali, nonostante la rettificazione dell’attribuzione di sesso ottenuta da uno di essi, non intendano interrompere il loro rapporto di coniugio, pur ponendosi fuori dal modello del matrimonio, non è equiparabile all’unione di soggetti dello stesso sesso, poiché ciò equivarrebbe a cancellare, sul piano giuridico, un pregresso vissuto, nel cui contesto quella coppia ha maturato reciproci diritti e doveri, anche di rilievo costituzionale che, seppur non declinabili all’interno del modello matrimoniale, non sono, per ciò solo, tutti necessariamente sacrificabili. La Corte ha quindi ribadito l’invito al legislatore ad individuare una forma alternativa, che consenta alla coppia di evitare il passaggio da uno stato di massima protezione giuridica ad una condizione, su tale piano, di assoluta indeterminatezza. Tale compito – si legge nella sentenza – il legislatore è chiamato ad assolvere con la massima sollecitudine, per superare la rilevata condizione di illegittimità della disciplina in esame per il profilo dell’attuale deficit di tutela dei diritti dei soggetti in essa coinvolti.
Ribadisce, pertanto, che la regolazione dell’unione civile prevista dal testo unificato appare coerente con l’interpretazione offerta dalla Corte costituzionale, in quanto l’unione tra persone dello stesso sesso, meritevole di tutela alla luce dell’articolo 2 della Costituzione, è regolata in modo autonomo e distinto rispetto all’istituto matrimoniale. Nondimeno, non può non essere adeguatamente considerato il carattere del tutto particolare dell’unione omosessuale, che è una formazione sociale con caratteri peculiari. Essa, seppure non omologabile al matrimonio, sul piano della regolazione del rapporto può correttamente essere accostata all’istituto matrimoniale, con richiami specifici, in quanto compatibili, alle disposizioni del codice civile in materia, come prevede il testo unificato. Al riguardo, opportunamente, all’articolo 1, comma 3, rispetto alle cause interdittive, si introduce un regime non dissimile da quello matrimoniale, mentre gli articoli 3 e 4 prevedono l’applicazione all’unione civile di alcune specifiche disposizioni del codice civile riguardanti il matrimonio e i diritti successori. Peraltro, il modello prospettato dal legislatore richiama, sotto molteplici aspetti, l’istituto della eigentragene Lebenspartnerschaft dell’ordinamento tedesco, del quale mutua la struttura, il procedimento costitutivo e gli effetti. Il Tribunale costituzionale tedesco, chiamato ad occuparsi più volte delle problematiche connesse al rapporto tra matrimonio e unione civile, ha operato nel senso di ridurre sempre più le differenze con l’istituto del matrimonio.
Evidenzia, inoltre, che il canone interpretativo dell’articolo 29 della Costituzione, a garanzia dell’istituto familiare, predispone una speciale tutela al matrimonio come unione tra persone di sesso diverso. Ciò però non può escludere che il legislatore possa estendere alle unioni civili diritti propri dell’istituto matrimoniale, la cui istanza di particolare protezione, accolta dal Costituente, non può considerarsi frustrata da una legislazione sulle unioni omosessuali che ne regoli le forme di esistenza giuridica, modellandole sul matrimonio. D’altra parte, la stessa Corte costituzionale, proprio nella sentenza n. 138 del 2010, ha ammesso, seppure in relazione ad ipotesi particolari, un trattamento omogeneo tra le condizioni della coppia coniugata e quelle della coppia omosessuale. Analogamente, la giurisprudenza di legittimità ha ribadito questo principio in diverse pronunce. Ricorda, in particolare, la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione n. 4184 del 2012, con la quale si riconosce che i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se, secondo la legislazione italiana, non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all’estero, tuttavia – a prescindere dall’intervento del legislatore in materia – quali titolari del diritto alla “vita familiare” e nell’esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata.
Rileva, inoltre, che la stessa giurisprudenza della Corte costituzionale, in dialogo fecondo e virtuoso con il legislatore, ha spesso riconsiderato alcuni suoi canoni interpretativi. Cita, ad esempio, il radicale mutamento di indirizzo giurisprudenziale realizzato dalla sentenza n. 494 del 2002, in riferimento alla questione di legittimità costituzionale delle disposizioni codicistiche recanti il divieto di indagini sulla paternità dei figli incestuosi: la Corte, mutando completamente posizione rispetto alla sua precedente giurisprudenza, dichiarò fondata la questione, in riferimento alla violazione del diritto allo status filiationis e, anche in questo caso, in riferimento alla violazione del principio di uguaglianza. Ritiene, pertanto, che non possa escludersi un’evoluzione interpretativa dell’espressione “società naturale”, contenuta all’articolo 29 della Costituzione. A suo avviso, in ragione della duttilità propria dei principi costituzionali, quella formula appare suscettibile di essere oggetto di un’ulteriore indagine ermeneutica, che svincoli il dato normativo dallo stretto richiamo alla voluntas del legislatore costituente, avvinta – per evidenti ragioni di contesto storico e culturale – al paradigma eterosessuale del vincolo affettivo, per aprire ad un’interpretazione evolutiva, che tenga conto delle profonde trasformazioni sociali palesate negli ultimi decenni e delle mutate coordinate culturali alle quali il diritto non può restare insensibile. Infatti, alla luce del più avanzato costituzionalismo, i diritti fondamentali, seppure espressione di un ordinamento libero già realizzatosi ed elementi costitutivi del quadro costituzionale, devono essere garantiti anche nella loro dimensione di spazi di esperienza.
Si sofferma, quindi, sul titolo II del testo unificato, che regola la convivenza di fatto fra persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da unione civile. Da tale forma di convivenza discendono automaticamente alcuni effetti giuridici, mentre altri conseguono alla stipulazione di un contratto di convivenza, tipizzato agli articoli 8 e seguenti del testo.
Propone di esprimere, quindi, per quanto di competenza, un parere favorevole con alcune osservazioni. In riferimento all’articolo 3, comma 1, appare opportuno che, in luogo del richiamo espresso all’articolo 147 del codice civile (Doveri verso i figli), il legislatore elabori una norma autonoma che, pur riproducendo integralmente il contenuto dell’articolo, quanto alla ratio e ai suoi effetti, sia però ricostruita in modo tale da rendere l’istituto compatibile con la fattispecie alla quale si riferisce, per i profili di oggettiva specificità che essa presenta e che potrebbero rendere complessa un’applicazione immediata e diretta della disposizione codicistica. In riferimento al titolo II, riguardante la disciplina delle convivenze, occorre verificare, sul piano della tecnica normativa, se possa essere corretto il ricorso all’espressione “convivenza di fatto”, nel momento in cui, in ragione dell’automatica produzione di effetti giuridici che ne discendono, la “convivenza di fatto” si risolve sempre in una “convivenza di diritto”. Inoltre, con particolare riguardo agli articoli 8, 9, 10, 11, 12, 13, 14 e 15, ritiene necessario valutare se siano stati accuratamente bilanciati, da una parte, il diritto all’autodeterminazione individuale e, dall’altra, il principio solidaristico, in base al quale, come pure ha affermato la più recente giurisprudenza di legittimità e di merito, per il solo fatto della convivenza protratta per un determinato numero di anni – e pur in assenza di ulteriori manifestazioni di volontà – possono sorgere diritti e doveri reciproci. A suo avviso, nel momento in cui la legge fa discendere dalla convivenza una serie articolata di diritti e di doveri, occorre verificare lo spazio di libertà che residua a due persone che desiderino convivere senza far discendere alcuna conseguenza giuridica dalla coabitazione protratta nel tempo. Benché il testo unificato si limiti a codificare diritti già ampiamente riconosciuti in via pretoria, persistono comunque profili di criticità, che richiedono un’ulteriore riflessione, dal momento che, mentre il riconoscimento giurisdizionale vincola esclusivamente le parti del giudizio, la previsione legislativa ha invece efficacia erga omnes.

Il senatore ENDRIZZI (M5S) chiede alcuni chiarimenti in riferimento all’osservazione formulata nella proposta di parere circa l’estensione alle unioni civili della norma codicistica riguardanti i doveri verso i figli.

La relatrice LO MORO (PD) ribadisce che, in luogo di un espresso richiamo dell’articolo 147 del codice civile, appare necessaria l’elaborazione di una norma specifica, che precisi gli obblighi di mantenimento, istruzione ed educazione di una parte dell’unione civile nei confronti dei figli dell’altra. L’estensione automatica della norma attualmente riferita ai figli della coppia coniugata, infatti, potrebbe causare incertezze sotto il profilo interpretativo.

Il senatore ZELLER (Aut (SVP, UV, PATT, UPT)-PSI-MAIE), intervenendo a titolo personale, ritiene condivisibile l’impostazione dello schema di parere illustrato dalla relatrice. A tale proposito, osserva che il testo unificato proposto dalla Commissione giustizia, riguardo alle unioni civili, fa riferimento al modello dell’ordinamento tedesco, che, nel disciplinare l’istituto della eigentragene Lebenspartnerschaft, fa espresso rinvio alle norme vigenti per il matrimonio.
Nell’annunciare il proprio voto favorevole, sottolinea che sarebbe preferibile formulare come condizione il rilievo espresso in merito ai doveri verso i figli, trattandosi di materia molto complessa. Inoltre, appare inopportuno prevedere che dalla semplice convivenza protratta per un determinato numero di anni discenda un sistema articolato di diritti e doveri reciproci. A suo avviso, occorre rispettare anche la scelta libera e consapevole delle coppie che desiderano vivere il proprio legame affettivo senza alcuna implicazione di carattere giuridico.

Il senatore QUAGLIARIELLO (AP (NCD-UDC)) rileva che il testo unificato in esame può essere suddiviso in tre parti, ciascuna delle quali riconducibile a una ratio autonoma e a una diversa prospettiva culturale.
Infatti, le disposizioni del titolo I sono volte a regolare le unioni civili, sostanzialmente parificando l’istituto al matrimonio, attraverso un espresso rinvio alla disciplina codicistica relativa alla famiglia e ai diritti successori.
Il titolo II prevede, al suo interno, due distinti modelli: da una parte, sono riconosciuti diritti individuali come conseguenza automatica della convivenza. Dall’altra, nell’ambito delle convivenze di fatto, è ammessa la possibilità di regolare i rapporti di natura patrimoniale, attraverso l’individuazione di un contratto tipico.
Per quanto attiene le disposizioni che riguardano le unioni civili tra persone dello stesso sesso, osserva che proprio la giurisprudenza costituzionale richiamata dalla relatrice non lascia affatto prefigurare la soluzione ipotizzata nel testo unificato, soprattutto nella parte in cui estende alle parti delle unioni civili tutti i diritti discendenti dal vincolo matrimoniale, peraltro con un implicito riferimento anche alle adozioni e alle pensioni di reversibilità. La Corte costituzionale, in particolare con la sentenza n. 138 del 2010, ha invece affermato con estrema chiarezza che le esigenze di regolare le unioni fra persone dello stesso sesso non possono condurre a un’omologazione con la famiglia fondata sul matrimonio, oggetto di una tutela specifica, assicurata dall’articolo 29 della Costituzione.
Formula, quindi, alcune considerazioni critiche in merito all’orientamento sotteso alle pronunce degli organi di giustizia europei, che sembrano aprire a una interpretazione evolutiva dei concetti di matrimonio e di vita familiare, volta a una sostanziale omologazione con altri tipi di relazione di natura affettiva.
In conclusione, ritiene comunque impropria l’ingerenza del legislatore nella disciplina dei vincoli affettivi differenti dall’istituto matrimoniale.
A nome del suo Gruppo, annuncia, pertanto, un voto contrario.

La senatrice DE PETRIS (Misto-SEL) ritiene condivisibili le considerazioni espresse dalla relatrice, in particolare con riferimento alla possibilità di una interpretazione più avanzata del concetto di “società naturale”, in un’ottica di adeguamento alle istanze della società civile. Concorda, altresì, sulla opportunità di elaborare una norma specifica che estenda anche alle parti dell’unione civile i doveri nei confronti dei figli.
Per quanto riguarda le convivenze di fatto, osserva che le norme in esame non determinano in alcun modo una compressione della libera scelta delle coppie che optano per questa forma di rapporto: infatti, è rimessa alla loro volontà la scelta di regolare i propri rapporti patrimoniali attraverso il contratto di convivenza.
Conclude, sottolineando che sarebbe stato preferibile estendere l’istituto del matrimonio anche alle coppie omosessuali. Tuttavia, ritenendo comunque positiva l’apertura al riconoscimento delle unioni civili, dichiara – a nome del suo Gruppo – un voto favorevole.

Accertata la presenza del prescritto numero di senatori, la Commissione approva la proposta di parere favorevole con osservazioni sul testo unificato, avanzata dalla relatrice e pubblicata in allegato.

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