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Discutiamo oggi di regolamentazione del lobbyng.
E’ un segno di crescita.
La società civile è cresciuta, è più indipendente dai partiti e chiede di incidere sulle decisioni.
Per questo è giusto, come abbiamo provato a fare in Commissione e come ha riassunto poco fa la relatrice, regolamentare, dare trasparenza, onde tenere ben distinti i ruoli ed evitare asimmetrie anomale oltre che conflitti di interesse, anomalie favorite dall’oscurità, dalla mancanza di regole.
Senza pretese eccessive, sproporzionate.
Negli ambiti infatti in cui quelle realtà che dal punto di vista politologico, sulla base di un’accezione ampia ed estensiva, sono considerate gruppi di pressione, trovano già un punto di equilibrio, come quello delle realtà datoriali e sindacali, o come quello dei rapporti con le confessioni religiose, è bene che una nuova legge specifica si astenga dall’intervenire.
Però, credo che in questa fase finale di legislatura, non per benaltrismo, dobbiamo dirci un’altra verità. Qui noi regoliamo chi preme sulle istituzioni, ma le istituzioni su cui si preme sono adeguate? Se regoliamo anche benissimo la domanda, possiamo disinteressarci dell’offerta? Possiamo farlo noi che pro tempore agiamo qui, sul lato dell’offerta? Chi ha continuamente da preoccuparsi della sopravvivenza immediata (politica, istituzionale) è comunque più debole rispetto a qualsiasi interesse costituito, anche se regolato in maniera severa e rigorosa.
E’ anche per questo che l’elezione imminente dell’unico organo del trittico Parlamento-Governo-Capo dello Stato che ha una durata garantita rispetto ai frequenti cambi degi esecutivi e ai costanti conseguenti dubbi di scioglimenti anticipati delle Camere si presenta difficile: si caricano su di essa tante aspettative, in un pessimismo di fondo sul rendimento delle altre istituzioni.
Abbiamo ancora a disposizione l’anno finale della legislatura: facciamo bene ora a regolare chi preme, ma dobbiamo poi occuparci su cosa accade alle istituzioni che ricevono le pressioni perché abbiano la propria forza e autonomia nel filtrarle, nel dar loco coerenza e prospettiva. Il lavoro di oggi acquista pieno senso solo con questo serio, ulteriore impegno, a partire da possibili aggiornamenti alla parte organizzativa della Carta costituzionale, che sono ancora nelle nostre mani.

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