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FOCUS
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IL «VOTO ANOMALO» ALLE EUROPEE
Francesco Occhetta S.I.
© La Civiltà Cattolica 2014 II 554-564 | 3936 (21 giugno 2014)
L’elezione dei 751 membri del Parlamento europeo del 22-25
maggio ha riscritto la geografia elettorale dell’Unione Europea (Ue)
e posto al centro di una tempesta politica molti dei 28 Governi che
compongono l’Ue. Al di là di ogni previsione, i principali sismografi
della politica non hanno previsto l’onda anomala del voto che
ha investito l’Europa. Si pensi agli esiti elettorali in Francia, dove i
socialisti di Hollande sono stati sconfitti dal Front National di Marine
Le Pen; in Inghilterra, dove gli inglesi hanno votato in massa la
forza nazionalista e antieuropea dell’Ukip di Farage; in Danimarca,
in cui il Partito del Popolo danese (populista e xenofobo), il Dansk
Folkeparti, è stato il più votato. Anche il voto spagnolo rimette in
discussione il bipolarismo interno: socialisti e popolari perdono 17
seggi e oltre cinque milioni di voti rispetto alle ultime elezioni europee
del 2009 in favore di forze politiche antieuropee. L’onda lunga
del nazionalismo ha investito anche Paesi come l’Ungheria, dove
ha vinto la destra nazionalista di Viktor Orbán, e il Belgio, in cui
si sono affermati i nazionalisti fiamminghi con la Nuova alleanza
fiamminga di Bart De Wever.
L’alleato più stretto dell’antieuropeismo rimane l’astensionismo:
alle urne si è recata a votare meno della metà dei cittadini europei,
pari al 43,09%. Colpisce l’astensionismo della Repubblica Ceca e
della Slovacchia, pari rispettivamente al 70,5% e al 87% degli aventi
diritto.
Anche il risultato ottenuto dalla Merkel in Germania e da Renzi
in Italia può essere considerato l’ennesima anomalia del voto: i
due capi di Governo si sono trovati alla guida (politica) di una Ue
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IL «VOTO ANOMALO» ALLE EUROPEE
stanca, confusa e impaurita, che sembra aver smarrito le sue origini
ideali.
Il noto vignettista politico Patrick Chappatte ha rappresentato
queste elezioni dipingendo un gruppo di elettori europei in un seggio
mentre reggono un cartello con la scritta «Scontenti» e gridano
la loro rabbia con un megafono nell’urna elettorale. Tuttavia questa
immagine rispecchia solo una parte della realtà. I risultati dimostrano
che esistono 28 modi (pari al numero degli Stati) di essere
scontenti, e queste voci saranno rappresentate da circa 140 deputati.
Ci sono però anche 28 modi di essere a favore dell’Ue, che verranno
rappresentati dai 591 deputati espressione di forze politiche
europeiste. È su loro che pesa la responsabilità di uscire dalla crisi
economica e politica che blocca l’Ue.
La missione del Parlamento europeo
Analizzando il voto europeo e pensando al futuro dell’Ue, Romano
Prodi ha dichiarato: «Ci vuole una politica di ripresa. Una
politica energetica investendo in gasdotti, oleodotti, energie alternative,
reti elettriche. Dobbiamo integrare le linee ferroviarie e
stradali tra i vari Paesi europei. Abbiamo bisogno di una politica
di raddoppio degli investimenti in ricerca e sviluppo. Tutte queste
eventualità sono molto più possibili oggi che non in passato e l’Italia,
avendo acquisita una nuova credibilità, può indirizzare in questa
direzione la sua presidenza del semestre europeo»1. Ci chiediamo:
l’elezione di un nuovo Parlamento europeo sarà in grado di raggiungere
questi obiettivi? Potrà Matteo Renzi trasformare queste
attese in realtà?
L’Ue è governata sia dalla Commissione europea, sia dal Consiglio
europeo. Tuttavia il Parlamento europeo, che è l’unico organo
eletto dai cittadini dell’Ue, sta acquistando con gli anni un ruolo
politico di maggiore credibilità. In questi anni ha saputo orientare
l’Ue attraverso la funzione legislativa e di bilancio (congiuntamente
al Consiglio, l’istituzione che rappresenta gli Stati membri) e la
1. B. Jerkov, «Grazie alla vittoria del governo Italia più forte contro il rigore».
Intervista a Romano Prodi, in Il Messaggero, 27 maggio 2014.
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funzione consultiva e di controllo politico. È l’unico organo europeo
avvertito dai cittadini come il cuore dell’Ue; le altre istituzioni
invece sono percepite come troppo distanti2.
Il Parlamento europeo, anche se esce indebolito dalla destra populista
e dalle forze anti-austerity, mantiene il suo equilibrio politico.
I Popolari (Ppe) hanno ottenuto 221 deputati; ne perdono 60,
ma rimangono il primo partito (29,43%). I socialisti (S&D) sono
secondi con 189 deputati (25,17%), ma diminuiscono di 7 deputati;
la sconfitta dei socialisti francesi e spagnoli è stata compensata dalla
vittoria del Pd italiano e dei socialdemocratici tedeschi di Martin
Schulz. I liberali (Alde) perdono 19 seggi ed entrano in Parlamento
con 64 deputati (7,86%). I verdi hanno ottenuto 52 deputati (6,92%),
mentre l’Ecr (conservatori e riformisti) entra in Parlamento con 46
eurodeputati (6,13%)3.
In realtà, la ricomposizione del Parlamento fa emergere un
problema insoluto: separa nei fatti i Paesi dell’eurozona dagli altri
— come l’Inghilterra, la Danimarca e la Svezia —, interessati
a una collaborazione economica e non politica. Ma c’è di più. La
stessa eurozona è in crisi di leadership: «La Francia ha perso la sua
centralità nella politica europea. La crisi dell’euro ha messo in
evidenza il fatto che la Francia non riesce più a controbilanciare
la Germania […]. La Francia è diventata “il malato d’Europa”.
Con una Francia rinchiusa in sé stessa, l’eurozona è drammaticamente
sbilanciata»4.
Infine, gli eurodeputati e i loro Governi nazionali devono scegliere
come conciliare i conflitti tra i Paesi del Nord e del Sud Eu-
2. Cfr L. Larivera, «Ombre e luci per il nuovo Parlamento europeo», in Civ.
Catt. 2014 II 273-283.
3. Gue/Ngl (Sinistra unitaria/Sinistra verde Nordica) 45 seggi, 5,99%. NI
(Non iscritti) 41 seggi, 5,46%. Efd (Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia)
38 seggi, pari al 5,06%. Altri (neoeletti senza appartenenza a gruppi uscenti) hanno
ottenuto 60 seggi, cioè il 7,99%. Si sta formando anche un gruppo politico intorno
a Marine Le Pen che conta sull’appoggio della Lega e dell’estrema destra olandese,
fiamminga. Sono però necessarie altre due formazioni per raggiungere i 25 deputati
di 7 Paesi diversi necessari per la costituzione di un gruppo parlamentare.
4. S. Fabbrini, «Un italiano dopo Van Rompuy», in Il Sole 24 Ore, 1° giugno
2014. Si veda anche S. Ceccanti, «Le elezioni dei quattro vincitori e le possibili
conseguenze nel futuro prossimo», 28 maggio 2014, www.federalismi.it
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IL «VOTO ANOMALO» ALLE EUROPEE
ropa — su temi come l’immigrazione e la disoccupazione — e quali
soluzioni sono necessarie per uscire dalla crisi dell’euro.
In questo scenario così complesso nasce l’investitura di Matteo
Renzi come timoniere del «transatlantico Europa». Oltre al Governo
Usa, lo ha ribadito anche il Nobel dell’economia Joseph Stiglitz:
«Spero che Merkel ora dia ascolto a Renzi», perché «non è stato un
voto contro l’Europa, ma contro le sue politiche attuali, che sono
ideologiche, inutili e anche dannose»5.
Il ruolo strategico dell’Italia nell’Ue
Nel suo esordio in Europa, Renzi ha ribadito una massima degli
antichi: Nomina sunt consequentia rerum («i nomi sono conseguenti
alle cose»), prima i programmi e poi le persone che li attuano.
Tuttavia il dibattito politico si è concentrato sulla contrapposizione
istituzionale tra Parlamento e Consiglio europeo sul futuro della
Commissione.< br />I più accreditati analisti politici ritengono che, se venisse confermata
la candidatura del popolare Juncker o di Christine Lagarde,
capo del Fondo monetario internazionale, candidati appoggiati
dalla Merkel, a Renzi spetterebbe trovare un sostituto a Herman
Van Rompuy alla presidenza del Consiglio europeo, e questo candidato
in grado di avviare le politiche di crescita di Renzi potrebbe
essere Enrico Letta.
La democrazia europea si costruisce grazie al consenso di
pratiche e di scelte politiche condivise. Si tratta di un modo diverso
dalla logica delle decisioni per maggioranza, su cui invece
si basano le democrazie parlamentari degli Stati membri, ed «è
per questo che l’Europa si può solamente costruire con la logica
della realizzazione del bene comune che esprime non la somma,
ma il prodotto degli apporti di tutti»6. In Europa infatti molte
politiche sono comuni sia al centro-destra sia al centro-sinistra,
ma per formare un’Ue democratica è urgente l’opzione culturale
e antropologica.
5. P. Mastrolilli, «Intervista a Joseph Stiglitz», in La Stampa, 27 maggio
2014, 17.
6. «L’Europa vicina e lontana», in Civ. Catt. 2014 II 417-420.
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Rimane attuale un’intuizione di De Gasperi su questo punto:
«È la volontà politica unitaria che deve prevalere. È l’imperativo
categorico che bisogna fare l’Europa per assicurare la nostra pace,
il nostro progresso e la nostra giustizia sociale che deve anzitutto
servirci da guida […]. Tutta la nostra costruzione politico-sociale
presuppone un regime di moralità internazionale. I popoli che si
uniscono, spogliandosi delle scorie egoistiche della loro crescita,
debbono elevarsi anche a un più fecondo senso di giustizia verso
i deboli e i perseguitati. Lo sforzo di mediazione e di equità, che
è compito necessario dell’Autorità europea, le darà un nimbo di
dignità arbitrale che si irradierà al di là delle sue giuridiche attribuzioni
e ravviverà le speranze di tutti i popoli liberi»7.
Alcuni studiosi si chiedono se siano più importanti le visioni
politiche che i partiti impongono all’Europa o la promozione di politiche
sociali condivise. Queste elezioni aprono nuovi quesiti: quali
sono le richieste dei cittadini alle rappresentanze politiche europee?
In base a quali criteri l’elettore ha scelto da chi essere rappresentato?
L’anomalia del voto ha fatto emergere un dato nuovo: la domanda
politica si è de-ideologizzata, e questa istanza va compresa per
ripensare un nuovo paradigma politico europeo8. La strumentalizzazione
del voto europeo, osservato con le lenti nazionali, sfoca e
mortifica il suo significato politico.
Per la prima volta i principali partiti europei, indicando i loro
candidati alla presidenza della futura Commissione europea —
Martin Schulz, Jean-Claude Juncker, Guy Verhofstadt, Ska Keller
e Alexix Tsipras —, hanno scoperto che le differenze di programma
sono minime. Così non deve stupire se all’interno del Parlamento
europeo si formerà un’alleanza tra i popolari, i socialisti e
i liberali.
Il punto politico più critico è il modo in cui la politica governerà
l’economia europea e, indirettamente, le scelte della Bce. È su
questo punto che la politica di austerità della Merkel e le politica di
7. Discorso pronunciato dinanzi all’Assemblea del Consiglio d’Europa a
Strasburgo il 16 settembre 1952 (in A. De Gasperi, Per l’Europa, Roma, 1952, 15 s).
8. O. Baldacci, «Ecco il paradigma svelato alle europee», 1° giugno 2014, in
www.formiche.net
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IL «VOTO ANOMALO» ALLE EUROPEE
crescita di Renzi rappresentano due modelli di Europa (economica)
diversi9.
Il voto italiano e la fiducia al Pd di Renzi
L’anomalia del voto non fa eccezione nemmeno per l’Italia, che
sarà rappresentata da 73 eurodeputati. In questo caso, però, in maniera
sorprendente per la forza europeista e l’impulso positivo che
il voto rappresenta per l’intera Europa. Ha vinto l’idea riformista di
Ue di Matteo Renzi che, con il 40,8% dei consensi ottenuti dal Pd,
il partito che egli guida, ha collezionato il terzo successo elettorale
più importante nella storia del dopoguerra dopo quelli della Democrazia
Cristiana nel 1948 e nel 1958.
Osservatori attenti hanno fatto notare che la bassa affluenza —
pari al 58,7%, rispetto al 75,2% delle politiche dello scorso anno —
non deve portare a sovrastimare il dato in percentuale. In termini di
valori assoluti, sono mancati all’appello 7 milioni di voti rispetto alle
elezioni dello scorso anno. Il Pd comunque ha avuto poco più di 11
milioni di voti, guadagnando oltre 2,5 milioni di voti e crescendo
in tutte le Regioni tranne la Sardegna. Il partito di Renzi gode di
un alto «tasso di fedeltà»: quasi l’80% di chi lo aveva votato nel 2013
gli ha rinnovato la fiducia lo scorso maggio; ha conquistato le fasce
di età più giovani, eccetto quella dai 35 ai 44 anni, che ha scelto
in maggioranza il M5S, mentre «per le professioni il Pd conferma
il proprio appeal su ceti medi, pensionati e studenti, ma conquista
anche le casalinghe e i ceti elevati. Il suo primato è insidiato nelle
fasce sociali dove la crisi morde in maniera più evidente e più forte è
il disagio: tra i lavoratori autonomi e i disoccupati il M5S è il primo
partito»10.
È così: «Renzi affidava al voto europeo la legittimazione popolare
che ancora gli manca[va] per stare a Palazzo Chigi. Ebbene,
seppur indirettamente, l’ha ricevuta. L’impressione è che il Pd
9. Per approfondire, cfr S. Fabbrini, «Verso un’Europa più saggia», in Il Sole
24 Ore, 21 maggio 2014, 25. «La crisi dell’euro ha messo in luce che l’Eurozona è
costituita di strutture economiche, finanziarie e fiscali diverse, strutture che non
possono essere ricondotte ad un unico modello di economia politica».
10. Dati sulle «Europee 2014» forniti dall’Istituto Ipsos Public Affairs, in www.
astrid-online.it/
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sia stato premiato per una sorta di credito personale accordato al
suo leader e grazie anche alla paura di ceti moderati pronti a “turarsi
il naso” e votare a sinistra per scongiurare il caos grillino. Il
risultato garantisce la sopravvivenza al governo: un epilogo non
scontato, perché il premier sa che il suo partito è disposto ad assecondarlo
solo se si mostra vincente»11. L’anomalia (positiva) sta
proprio nell’aver offerto un progetto di Europa e un luogo per far
convivere le diversità: «Favorito dalle circostanze, Renzi ha giocato
la carta della “triangolazione”, che fu l’invenzione strategica
di Clinton: contro il vecchio populismo di destra (Berlusconi)
e contro il nuovo populismo di sinistra (Grillo), per un nuovo
centro. “Nuovo centro” è come Schroeder chiamava la sua Spd.
“Center of left”, centro della sinistra, è come Blair chiamava il
suo Labour. […]. Il Pd è diventato, almeno per una notte, ciò che
Beniamino Andreatta definiva “il partito del Paese”. Un partito
che è votabile anche da chi non solo non è di sinistra, ma è anche
contro la sinistra (o il sindacato)»12.
Paragonare però il Pd di Renzi alla nuova Dc ci sembra un’analisi
più giornalistica che culturale, nonostante il Pd sia stato in
queste elezioni lo schieramento più votato dal mondo cattolico (il
43% rispetto al 24% delle politiche del 2013), seguito da Fi (22%),
M5S (14%), Ncd (7%) e Lega Nord (5%).
L’«eccesso di vittoria» ha caricato Renzi di ulteriori responsabilità,
ma questo consenso è custodito in un vaso di creta: la sua credibilità
in Europa dipenderà sia dalle riforme interne — anche se il
t
empo sta inesorabilmente passando sulla tempistica promessa —, sia
dalla nuova identità del Pd. Esso diventerà forza politica riformatrice
in Europa con politiche sociali disposte ad accogliere l’elettorato
moderato o resterà il partito elettorale del one-man-show?13.
11. M. Franco, «Un credito personale», in Corriere della Sera, 26 maggio
2014, 1.
12. A. Polito, «Come la Dc nel ’58. Ma il partito corre un rischio», in Corriere
della Sera, 27 maggio 2014, 44.
13. Nella sua analisi del voto Brunelli precisa: «Il Pd di Renzi è un’altra cosa
rispetto alla forma-partito del Pci. In questo senso, il passato è passato. Semmai
il problema è il vuoto che si è creato, oltre alle dinamiche interne al partito che
non consentono un’adeguata selezione del suo ceto politico: le primarie infatti
agiscono per ora solo sul lato della legittimazione, non su quello della selezione» (G.
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IL «VOTO ANOMALO» ALLE EUROPEE
Gli effetti del voto europeo sulla politica italiana
Quali sono gli effetti del voto sullo scenario politico italiano
dopo una campagna elettorale appiattita sui problemi politici interni?
Il principale sconfitto di queste elezioni è il M5S di Beppe Grillo,
che, nonostante abbia perso in un anno 2,9 milioni di voti, rimane
il secondo partito nazionale, con il 21% dei consensi. Il protagonismo
di Beppe Grillo e i temi della sua campagna elettorale — dalle
ripetute allusioni al Presidente della Repubblica all’uscita dall’euro,
dal processo ai politici via web all’evocazione di toni tipici dei leader
di estrema destra — hanno riportato al pettine due nodi del M5S:
la democraticità interna, e a quale gruppo europeo aderiranno i
17 deputati europei14. Gli iscritti del M5S hanno scelto online (con
circa 23.000 voti) lo Ukip di Falage.
Forza Italia sarà rappresentata da 13 eurodeputati, ma scende
al 16,81% dei voti; nelle europee del 2009 il Pdl aveva ottenuto il
35,2% dei consensi15. La somma di Forza Italia, Ncd (4,38% dei
consensi e tre deputati eletti) di Alfano, la Lega (6,15% con 5 deputati)
di Salvini e Fratelli d’Italia (3,66%) della Meloni supera il 31%
dei consensi, ma in politica quelle che per la matematica sono somme
possono rivelarsi vere e proprie sottrazioni. Può la Lega Nord di
Salvini, antieuropeista, allearsi con il Ncd di Alfano, che è forza di
Governo? Su quali temi e con quale credibilità si potranno rimettere
insieme Berlusconi e Alfano? Quanto avrà pesato l’impedimento
giudiziario di Berlusconi sulla sconfitta? In che modo Forza Italia
gestirà le rivendicazioni di Fitto, l’esponente di centro-destra più
Brunelli, «Il passato è passato. La vittoria di Renzi apre a nuovi equilibri politici»,
in Il Regno, n. 10 [2010] 297-299).
14. L’analisi dei flussi elaborati da Swg registra un saldo nettamente negativo
per il M5S: 3.000.000 di voti persi dall’anno scorso, 750.000 dei quali sono andati
al Pd, 190.000 alla Lega Nord e 130.000 a Fratelli d’Italia. Altri 2.150.000 persone
che avevano votato M5S si sono astenute.
15. Il Pdl è nato nel 2007 da Forza Italia e Alleanza nazionale. Nell’aprile
2010 il gruppo di Fini si è staccato formando il gruppo Futuro e libertà. Nel 2012
Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e Guido Crosetto uscirono dal Pdl per far nascere
Fratelli d’Italia. Nel novembre del 2012 anche Alfano si stacca dal Pdl, che ritorna a
chiamarsi Forza Italia, per fondare il Ncd.
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votato, che chiede primarie interne e una nuova gestione del partito?
C’è un dato politico emblematico: l’anno scorso 7.300.000
cittadini avevano votato Fi, in queste elezioni i consensi sono scesi
a 4.600.000. È per questo che il post-voto ha creato uno smottamento
e uno scenario da riscrivere per il centro-destra: «Uno
schieramento spezzettato non è la stessa cosa di uno schieramento
unito. Salvini e Alfano possono coabitare solo se a dare l’impronta
sarà una leadership forte, autorevole, non diplomatica, capace
di operare una “seria rottamazione” di un ceto politico sfiancato,
prigioniero della sua ripetitività, schiacciato dalla soggezione nei
confronti di Berlusconi […]. Da una discussione aperta, anche
crudele, ma vera, democratica, non oligarchica, non di facciata,
non con i servilismi che si usano a corte, il centro destra potrebbe
persino ritrovare le ragioni di una sua identità nuova»16.
In queste elezioni si è volatilizzato il consenso alla forza politica
con la vocazione più europea di tutte, almeno sulla carta. Scelta
civica — il Partito creato da Monti —, che si è presentato con il
nome di «Scelta europea», è passato dall’8,3% delle ultime elezioni
allo 0,72%, «regalando» al Pd circa 1.200.000 voti. Dei 3 milioni
di voti dello scorso anno, alla forza centrista ispirata da Monti sono
rimasti 200.000 voti. È il fallimento di una linea politica su cui
molti elettori avevano riposto la loro fiducia, e che è chiamata a
decidere quale schieramento appoggiare17. Anche questo tentativo
è stato assorbito da un sistema malato, che fa nascere e morire partiti
— ne sono stati sciolti più di 25 in questo ultimo ventennio —,
esalta i personalismi e incentiva il «multipartitismo tripolarizzato»
tra l’area di centro-destra, centro-sinistra e una forza alternativa e
anti-sistema come quella del M5S.
Anche le elezioni regionali e le amministrative confermano il
successo del Pd, che ha conquistato due regioni: il Piemonte, dove
l’ex-sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, sostituisce il leghista
16. P. Battista, «Per ricostruire la destra moderata non basta sommare i
vecchi partiti», in Corriere della Sera, 27 maggio 2014, 44.
17. La lista «L’altra Europa» con Tsipras, un insieme di piccole forze a sinistra
del Pd, ha raggiunto l’1,3% che, per quanto marginale, ha migliorato le fallimentari
esperienze della «Sinistra arcobaleno» e di «Rivoluzione civile» nelle politiche del
2013.
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IL «VOTO ANOMALO» ALLE EUROPEE
Roberto Cota; e l’Abruzzo, dove al forzista Giovanni Chiodi subentra
l’ex-sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso.
Anche i ballottaggi dell’8 giugno scorso, votati dopo il grave
scandalo del Mose a Venezia, registrano un’astensione superiore al
50%18. Il voto dei circa 4 milioni e mezzo di elettori che hanno
premiato la Lega a Padova, Fi a Perugia e il M5S a Livorno, non
incrina la fiducia complessiva data al Pd due settimane prima, ma
esprime la voglia di cambiamento anche là dove il Pd non ha saputo
rinnovarsi.
Il futuro politico dell’Ue
Dopo questa votazione c’è l’attesa di costruire un’Ue per le giovani
generazioni, che rischiano una disoccupazione di lunga durata
e un’esclusione sociale permanente.
Attendiamo la creazione di una vera unione bancaria, che renda
unico il mercato del credito e delle attività finanziarie europee, con
identiche condizioni di accesso per tutti. Le urgenze da risolvere
sono note: dall’unione bancaria al fondo di solidarietà per i Paesi in
difficoltà; dall’emissione degli eurobond per finanziare la politica
industriale alla riforma della Banca centrale europea, perché, oltre a
occuparsi di inflazione, favorisca anche la crescita e il lavoro.
Confidiamo che Mario Draghi continui la politica monetaria
della Bce che contrasti il rischio della deflazione e fornisca credito
a famiglie e a piccole imprese meritevoli, altrimenti cresceranno i
fallimenti e le persone sotto usura e gli usurai.
Non saranno necessarie nuove regole o altri Trattati. Ci attendiamo
più mercato unico nel settore dell’energia, delle telecomunicazioni,
di internet e dei servizi, ma meno politica determina
ta da
Bruxelles per la pesca, le quote del latte, la quantità di produzione
di arance e sulla gestione della cultura. La burocrazia che fa perdere
il lavoro va eliminata riducendo gli sprechi, altrimenti le istituzioni
18. La distribuzione dei voti dopo i ballottaggi nei Comuni con più di 15.000
abitanti: centro-sinistra 167; centro-destra 43; M5S 3; Liste civiche 30 (fonte: La
Repubblica, 10 giugno 2014).
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europee, il cui costo è di 180 milioni di euro all’anno, rischiano di
diventare la nuova reggia di Versailles19.
Gli elettori europeisti che con il loro voto continuano a credere
nell’Ue consegnano ai loro governanti, in particolare a Matteo
Renzi che guiderà il semestre europeo, un verbo: «investire». Anzitutto
a livello economico, ma anche a livello formativo e spirituale.
L’Ue si consoliderà conoscendo una lingua comune e progettando
programmi scolastici europei comuni.
Pensando ai più deboli, rilanciamo una proposta di civiltà:
l’introduzione di un vero reddito minimo di cittadinanza (o di
partecipazione) in tutti i 28 Stati membri: un sussidio che sia proporzionato
agli standard di vita nazionali e non si presti ad abusi o
disincentivi il dovere civico di lavorare. Si avrà una rifondazione
sociale (e fiscale) dell’Ue, se tale reddito minimo verrà finanziato
dal bilancio dell’Ue. Solamente avendo valori (spirituali) comuni,
l’Ue riuscirà a comprendere come valutare il processo fin qui realizzato
e su quali princìpi integrare Stati come Serbia, Turchia e
Ucraina e basare la politica estera e di sicurezza comune.
È Alcide De Gasperi, uno dei fondatori della Comunità europea,
a lasciarci l’insegnamento di attingere alle proprie radici per
orientare le scelte future: «Soltanto voglio parlare del retaggio europeo
comune, di quella morale unitaria che esalta la figura e la
responsabilità della persona umana col suo fermento di fraternità
evangelica, col suo culto del diritto ereditato degli antichi, col suo
culto della bellezza affinatosi attraverso i secoli, con la sua volontà
di verità e di giustizia acuita da un’esperienza millenaria»20.
Nelle sue radici il disegno europeo non è semplicemente un sogno
di unità tra popoli diversi, ma la riconciliazione di uomini e
popoli divisi che si ritrovano intorno ai valori della pace e della
solidarietà.
19. Cfr T. G. Ash, «La Ue e la sindrome del Re di Francia», in la Repubblica, 27
maggio 2014. Un parlamentare europeo percepisce 6.250 euro netti e altri 4.000 per
missioni di lavoro. Inoltre, ogni parlamentare dispone di 21.000 euro per le spese dei
propri collaboratori, che sono pagati dall’istituzione.
20. Discorso pronunciato alla Conferenza Parlamentare Europea il 21 aprile
1954, in Alcide De Gasperi e la politica internazionale, vol. III, Roma, Cinque Lune,
1990, 437-440.

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