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Ci confrontiamo oggi su “L’Europa e la sfida dei sovranismi”
Propongo quindi due tesi, con annesse domande, su cui confrontarci con Sergio Fabbrini, partendo dalla Ue per arrivare all’Italia
La prima è la seguente:
il processo federale europeo sembra procedere più per via di fatto, ossia con la creazione del Next Generation Ue, di una prima forma di debito europeo (che potrà stabilizzarsi ed espandersi in futuro) che non direttamente per via di diritto, con la annunciata Conferenza sul futuro della Ue che sembra avvolta nella nebbia.
Nessun problema di principio, perché il diritto nasce spesso dal fatto, ma ci sarà un momento in cui le due strade si incontrano, in cui la riforma che nasce dal fatto si incontrerà con la Conferenza o con un altro strumento? E se sì, per produrre quali assetti desiderabili?
La seconda tesi è la seguente:
in alcuni Paesi specialmente l’Italia, la frattura tra apertura europea e chiusura nazionalista, è stata in questi anni più rilevante rispetto a quella destra-sinistra. Essa ha segnato anche alcune tappe rilevanti: basti pensare al Governo Conte 2, sorto dopo il voto alla nuova Presidente della commissione Ue da parte delle forze che l’avevano approvata (col rilevante cambio del M5s) e poi col Governo Draghi dopo l’implosione dell’esecutivo precedente. Questi passaggi sono stati gestiti in Italia anche con un ruolo rilevante del Quirinale, come punto di snodo di stabilità italiana, sin dal rifiuto della nomina del Ministro Savona nel Conte 1. L’allarme suscitato dai rischi di rottura dalla Ue ha spinto anche a immaginare opzioni proporzionaliste di sistema.
Con Draghi la fase è cambiata? Il ruolo del Quirinale è destinato a rimanere così attivo o la forma di governo potrà ritornare a funzionare più sull’asse Parlamento-Governo? Il consenso più esteso al nuovo Governo europeista può riattivare la prevalenza della frattura destra-sinistra visto che le principali forze sembrano ora acquisite all’area dell’apertura? Il nuovo consenso acquisito e la riduzione dei timori sul futuro dei legami tra Italia e Ue potrebbe ora riaprire una finestra di opportunità per nuove regole condivise da democrazia maggioritaria?

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