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Proposte di legge C. 2565, C. 2586, C. 3012 e C. 3054
Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta su eventuali condizionamenti dell’organizzazione giudiziaria e dell’esercizio delle funzioni giurisdizionali


INTERVENTO DEL RELATORE PER LA I COMMISSIONE STEFANO CECCANTI

Premessa: il compito di oggi, evidenziare le principali questioni
La relazione illustrativa delle proposte di legge al nostro esame, oltre a favorire la piena conoscenza dei testi proposti che sarà oggetto soprattutto dell’intervento del collega Conte, serve anche ad evidenziare le principali questioni sottese all’esame in sede referente dei progetti di legge così da poter approfondire ogni profilo di merito ed ordinamentale. Nell’ambito dell’istruttoria legislativa tali questioni potranno e dovranno essere utilmente approfondite.
1. L’ambito delicato di intervento secondo la più recente dottrina
Ci muoviamo qui, con le proposte di legge abbinate, nell’ambito segnato dall’articolo 82 della Costituzione e dalla successiva giurisprudenza costituzionale
Un ambito delicato.
L’ultimo commentario alla Costituzione uscito per Il Mulino a cura dei professori Clementi, Cuocolo, Rosa e Vigevani presenta un commento all’articolo della professoressa Carboni, il cui ultimo paragrafo si intitola “i difficili rapporti tra Commissioni parlamentari di inchiesta e autorità giudiziaria” e i contenuti confermano il titolo.
Inviti ad affrontare la materia con prudenza provengono anche dagli Autori degli altri due commentari più diffusi. In quello curato per la UTET dai professori Bifulco, Celotto e Olivetti, l’attuale Presidente dell’Anac Busia ricorda che “l’attribuzione ad un organo parlamentare – quindi non dotato dei requisiti di imparzialità e indipendenza propri della magistratura – degli stessi poteri di quest’ultima richiede di essere meglio definito nei suoi confini, al fine di scongiurare il rischio di improprie sovrapposizioni fra funzioni e compiti che sono e devono restare distinti.”
In quello curato dai professori Bartole e Bin per Cedam il professor Giupponi richiama in particolare l’importanza del principio di “leale collaborazione” tra Commissioni parlamentari di inchiesta e potere giudiziario affermato dalla Corte Costituzionale nelle sentenze n. 241/2007 e n. 26/2008 a proposito del conflitto sul caso Alpi-Hrovatin.

2. La ricognizione sintetica della giurisprudenza costituzionale

Come ci hanno aiutato a ricostruire gli uffici, il quadro sintetico della giurisprudenza costituzionale ci impone di tenere presente anzitutto la sentenza n. 231 del 1975, in cui la Corte costituzionale ha evidenziato che “compito delle Commissioni parlamentari di inchiesta non è di ‘giudicare’, ma solo di raccogliere notizie e dati necessari per l’esercizio delle funzioni delle Camere. L’attività di inchiesta rientra, insomma, nella più lata nozione della funzione ispettiva delle Camere; muove da cause politiche ed ha finalità del pari politiche; né potrebbe rivolgersi ad accertare reati e connesse responsabilità di ordine penale, ché se così per avventura facesse, invaderebbe indebitamente la sfera di attribuzioni del potere giurisdizionale”.
(punto 7 del considerato in diritto leggibile qui:
https://www.giurcost.org/decisioni/1975/0231s-75.html)

Relativamente ai rapporti tra l’attività delle Commissioni d’inchiesta e le concorrenti indagini della autorità giudiziaria la Corte costituzionale, nella sentenza n. 26 del 2008, che completa la sentenza n. 231 del 1975, ha rilevato che i “poteri di indagine spettanti, rispettivamente, alle Commissioni parlamentari di inchiesta e agli organi della magistratura requirente hanno ambiti e funzioni differenti, con la conseguenza che l’esercizio degli uni non può avvenire a danno degli altri, e viceversa. Pertanto, il normale corso della giustizia non può essere paralizzato a mera discrezione degli organi parlamentari, ma deve arrestarsi unicamente nel momento in cui l’esercizio dei poteri di indagine dell’autorità giudiziaria possa incidere illegittimamente su fatti ad essa soggettivamente e oggettivamente sottratti e rientranti nella competenza degli organi parlamentari”
(punto 4.2 del considerato in diritto leggibile qui:
https://www.giurcost.org/decisioni/2008/0026s-08.html).

Sulla base di questa argomentazione, nel già citato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma nei confronti della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la Corte (nella sentenza n. 26 del 2008) ha, da una parte, riconosciuto il potere della Commissione parlamentare di disporre lo svolgimento di accertamenti tecnici non ripetibili sull’autovettura corpo del reato, potendo la Commissione esercitare gli stessi poteri dell’autorità giudiziaria ex articolo 82, secondo comma, della Costituzione, e ha, dall’altra, negato che la Commissione potesse opporre un rifiuto alla richiesta, avanzata dalla Procura, di acconsentire allo svolgimento congiunto dei predetti accertamenti tecnici, in base al principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato.

3. I limiti costituzionali di legittimità e di opportunità che deve quindi tener presenti la Commissione

Per giungere ad esiti condivisi ed equilibrati, dal punto di vista della Commissione Affari Costituzionali, i testi delle proposte di legge dovrebbero superare un duplice vaglio.
Il primo, più radicale, è di legittimità costituzionale.
Il secondo, più opinabile, di opportunità costituzionale.
Quello di legittimità costituzionale presenta profili quantitativamente minori, perché al Parlamento spetta in astratto uno spazio di intervento che va anche a toccare altri poteri dello Stato. La separazione dei poteri non è rigida e assoluta.
Tuttavia, se da ricognizioni generali sui rapporti tra poteri si scende a valutazioni particolari, del caso concreto, sul concreto esercizio della funzione giurisdizionale, e a catena sul concreto esercizio del potere disciplinare del CSM, ossia fatti specifici, imputabili a singole persone fisiche (appartenenti alla magistratura) ed integranti fattispecie aventi rilevanza penale o, quanto meno, disciplinare, il discorso cambia, perché si tende ad una invasione delle attribuzioni del Csm nel caso concreto e, per tale via, dell’indipendenza della magistratura. Per fare solo un esempio, almeno a prima vista sembrano rientrare in questa problematica le formulazioni adottate all’articolo 1, comma 1, lettere f), g), h), della proposta di legge C. 2565.
Quello di opportunità costituzionale si riferisce alla strategia che viene attribuita alla Commissione e che si riflette sulla scelta di varie titolazioni, definizioni e strumenti: stiamo predisponendo un lavoro che consenta, anche attraverso la ricognizione documentale di disfunzioni, di creare un insieme di conoscenze tale da facilitare le riforme già decise nel PNRR e/o altre ulteriori, o perseguiamo solo un intento destruens, che potrebbe portare anche a conflitti di attribuzione, al termine del quale le riforme potrebbero essere più difficili?
Questo è quindi il duplice vaglio che ci attende.

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