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Dal punto di vista istituzionale e politico è tutto molto chiaro.
Salvini e Di Maio ritengono il Presidente del Consiglio incaricato un loro mero esecutore, senza nessuna autonomia, e di poter abbattere il portone del Quirinale con l’ariete di status e like su Facebook, costi quello che costi, compreso il default dell’Italia.
L’autorevolezza di Savona nel Governo è per loro decisiva perché, come scrive Marco Taradash su Fb, “per costringere i paesi più ricchi ed egoisti, occorre essere attrezzati con l’ipotesi B, vale a dire pronti tecnicamente ad una subitanea uscita dall’euro.
Niente pugni sul tavolo di Bruxelles, niente minacce di fuoruscita, ma immediato cambio di moneta, seguito da svalutazione competitiva. Ciò richiede una forte e unitaria guida del governo, una Banca D’Italia capace di fare l’inversione a U senza incertezze, l’epurazione di tutti i dirigenti pubblici che sono stati affascinati dalle Sirene bruxellesi, e un’opposizione complice o sedata… Savona sa qual è il costo dell’uscita dall’euro a cominciare dal l’uscita dall’Unione Europea, dal balzo dell’inflazione conseguente alla svalutazione con necessaria riforma fiscale, dall’aumento esponenziale del costo del debito, fino debolezza italiana rispetto ai giganti dell’economia mondiale.
Ma, dice, e qui cede alla retorica sovranista – e non può fare altro perché la consequenzialità del suo rigore accademico altrimenti lo sprofonda nell’incubo – il futuro tornerebbe nelle nostre mani e non saremmo in balia dell’egoismo tedesco e nordico.
Sintesi: o Stati Uniti d’Europa liberi e belli, o ritorno alla sovranità nazionale con contorno di governo necessariamente autoritario.”
Siamo in altri termini esattamente alla prima bozza del programma di coalizione, quella in cui Lega e M5S proponevano un meccanismo di uscita unilaterale dall’Euro, in coerenza coi loro programmi elettorali.
Questi presunti sovranisti, con Salvini che guida (lo status su Facebook è suo) e Di Maio al rimorchio (si limita a mettere like), come ben spiega tra le righe il direttore de La Stampa Molinari, intendono indebolire la Ue anche in evidente raccordo con Putin, il cui partito ha un patto di collaborazione con la Lega.
Essendoci di mezzo Palazzo Chigi e il Quirinale la crisi da politica sta diventando a tutti gli effetti istituzionali. Al di fuori dell’asse sovranista Lega:M5S a sostenere la nomina di Savona e la sua funzione moderatrice (!) sono Stefano Fassina di Leu e Francesco Boccia, deputato Pd della corrente di minoranza di Emiliano: un interessante caso di sindrome di Stoccolma.
E’ quindi in gioco niente di meno che l’Italia e il futuro dell’Eurozona. E forse sarebbe meglio studiare le opportune iniziative di mobilitazione, proporzionate al pericolo.

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