In Diario

Elezioni regionali 2015

I flussi elettorali a La Spezia, Padova, Livorno, Perugia, Napoli, Salerno, Foggia
(versione 3.06.2015)

I flussi elettorali sono gli interscambi di voto avvenuti fra i partiti nel corso di due elezioni successive. Nel nostro caso vengono stimati per singole città sulla base dei risultati delle sezioni elettorali. Si tratta di stime statistiche, e quindi di misure affette da un certo margine di incertezza. Le nostre analisi sono effettuate «su elettori» e non «su voti validi», al fine di poter includere nel computo anche gli interscambi con l’area del «non-voto» (astenuti, voti non validi, schede bianche).

L’analisi è stata svolta ponendo a confronto i dati relativi alle recenti regionali del 31 maggio 2015 con quelli delle elezioni temporalmente più vicine, ossia le europee del 25 maggio 2014. In questa analisi presentiamo i flussi elettorali di sette città, selezionate sulla base della disponibilità dei risultati disaggregati per sezione elettorale al momento in cui è stata fatta l’analisi. I flussi elettorali sono presentati in percentuale su tutto l’elettorato (su 100 elettori, cioè aventi diritto al voto, quanti si sono spostati da un partito all’altro).

LIGURIA: La Spezia
In Liguria il quadro elettorale è stato dominato dalla sconfitta del Partito democratico, e anche i flussi elettorali di La Spezia vertono quasi esclusivamente sulle perdite del Pd. I flussi di voto in uscita dai democratici si sono indirizzati, in ordine decrescente, verso i Cinque stelle (4,0%), l’astensione (3,2%), la Lega Nord (3,0%), la sinistra radicale delle «Lista Pastorino» e «Rete a sinistra» (2,3%). Fra i restanti flussi il più importante è rappresentato dalla perdita dei 5 Stelle verso l’astensione (ben 5% anche se per un punto compensato da un flusso in direzione opposta). Una minore ma non trascurabile importanza hanno i flussi in uscita dall’astensione: elettori che nelle europee si erano astenuti e che ora hanno votato Lega (1,2%), Altre liste (1,0 + 1,2%) e anche M5s (1,4% ma annullati da un flusso assai maggiore in direzione opposta). C’è poi un flusso di voti dal Pd a liste in appoggio a Raffaella Paita (2,7%): ma trascureremo, nei nostri commenti, questi flussi da partiti verso liste della stessa coalizione, in quanto politicamente meno rilevanti.

VENETO: Padova
La vittoria di Luca Zaia e della Lega, e la simmetrica sconfitta del Pd e della sua candidata, sono gli elementi che hanno caratterizzato il voto veneto. Su tutti gli spostamenti elettorali di Padova, uno domina nettamente: quello dal Pd verso l’astensione. Si tratta di un flusso di eccezionale misura rispetto alle misure normali di questi spostamenti, in quanto riguarda il 10% dell’elettorato. Il Pd perde anche verso le liste in appoggio a Tosi. Nell’area di centro destra c’è un’importante flusso da Forza Italia verso l’astensione, probabilmente da imputare al disorientamento di fronte alla duplice candidatura di Zaia e Tosi in quest’area politica. Fra i movimenti minori possiamo notare un certo recupero dell’astensione: elettori che non si erano recati alle urne alle europee dell’anno scorso ora sono passati in maniera abbastanza consistente alla lista in appoggio a Zaia (2,9%), e in misura minore verso Pd (con un piccolo recupero quindi delle uscite da Pd verso l’astensione), M5s, e Lega.

TOSCANA: Livorno
Anche in questa città il flusso di voti dominante (e di misura nettamente all’entità dei flussi che normalmente emergono da queste analisi) è stato quello del Pd verso l’astensione (11,7%). Il Pd perde anche verso M5s (2,8%) e – parzialmente – verso la lista di sinistra radicale «Sì Toscana a sinistra» (da noi catalogata sotto «Altro» 2,0% in uscita, ma perdita in parte compensata da un flusso di 1,1% proveniente da «Sinistra» cioè Lista Tsipras alle Europee). Molto rilevante è la perdita dei 5 Stelle verso l’astensione (6,3%). Ancora verso l’astensione perdono voti Forza Italia a Fratelli d’Italia. Infine il successo notevole in Toscana della Lega è dovuto a una sommatoria di flussi che vengono da FI e M5s (entrambi 1,9%), Pd (1,0%) e Fratelli d’Italia (0,5%).

UMBRIA: Perugia
Il risultato dell’Umbria non si è discostato molto dalle previsioni, fatto salvo un successo superiore alle attese da parte della coalizione di centro destra, dove tutti i partiti di quest’area si sono presentati in appoggio a un unico candidato (come in Liguria). Il risultato un po’ deludente del Pd è da addebitare, a Perugia, a flussi verso l’astensione (4,3%), il M5s (2,7%) e Altre liste per Ricci presidente (1,1%). Il M5s prende voti, come s’è detto, da ex elettori Pd, ma perde visibilmente verso astensione e Lega. Forza Italia perde voti verso astensione e Lega mentre la Sinistra radicale delle europee di Tsipras ha perso soprattutto verso l’astensione.

CAMPANIA: Napoli e Salerno
Il successo di De Luca si è costruito, oltre che sui voti di provenienza Pd, anche su quelli raccolti dalle liste collegate, che sono 9 e che hanno ottenuto il 20,9% dei voti validi.
Da dove sono venuti questi voti? Analizzando congiuntamente i flussi di Salerno e Napoli, vediamo che a Salerno (città di De Luca) un flusso rilevantissimo è venuto da elettori del Pd del 2014, che nella misura del 12,2% hanno preferito votare per esempio per «Lista De Luca presidente» oppure per «Campania libera» invece che per il Pd stesso. Questo flusso è presente, anche se in misura minore (ma importante), pure a Napoli (2,2%). Altri flussi su liste collegate a De Luca sono venuti da M5s e Astensione (fortissimo a Salerno, presente anche a Napoli). E’ opportuno sottolineare che al candidato del centro-sinistra sono venuti voti anche dall’area di centro-destra, da FI (sia a Napoli che a Salerno), e da Ndc-Udc (a Salerno),
Quanto al Pd, in entrambe le città i Democratici perdono verso l’astensione (sia pure con parziale compensazione in direzione opposta). Inoltre sia a Napoli che a Salerno il Pd perde verso il M5s, ma a Salerno il flusso è annullato (anzi superato) da uno di segno opposto.

PUGLIA: Foggia
L’elemento dominante l’esito elettorale pugliese è rappresentato dal successo delle liste collegate a Emiliano in aggiunta al Pd stesso: 7 liste che assieme hanno cumulato il 32,7% dei voti validi.
Questi voti sono venuti da elettori che nel 2014 avevano votato, Pd (flusso rilevantissimo di 7,0%), M5s (2,7%), Ncd-Udc (1,7%), astensionisti (1,2%). Altri flussi molto importanti sono quelli verso l’astensione: moltissimo perde il M5s (9,9%), e molto anche Forza Italia (7,9%). Le liste che si richiamano a Raffaele Fitto («Oltre con Fitto» e «Movimento politico Schittulli», che sono andate attorno al 15% su voti validi), hanno preso a Foggia voti un po’ da tutto lo schieramento politico: da Pd (1,7%), FI (1,6%), Ndc-Udc (1,2%), Astensione (0,9%), Fratelli d’Italia (0,7%). Da segnalare ancora delle diffuse perdite del Pd: oltre a quella già vista verso Fitto, abbiamo un flusso in uscita rilevante verso M5s (3,7%) e un secondo verso FI (2,6%).

Dopo questa presentazione analitica cerchiamo di riassumere quanto di comune emerge dalle 7 città. Anche se va rilevato che, trattandosi di elezioni regionali dove il formato della proposta politica varia da regione a regione, le dinamiche locali sono in genere prevalenti su quelle nazionali. Inoltre abbiamo un campione di città che non sappiamo quanto sia rappresentativo delle tendenze dell’intera regione.

Partito democratico. La nostra analisi, operando un confronto fra questa elezione e le europee dell’anno scorso, penalizza questo partito, in quanto di fronte a quel risultato eccezionale è quasi inevitabile che il paragone odierno presenti voti in diminuzione. La dinamica comune che esce dai confronti fra le città segnala una sofferenza del partito soprattutto verso l’astensione: il flusso di voti di ex elettori Pd delle europee che ora si sono astenuti è presente in 6 delle nostre città su 7 (non c’è solo a Foggia) ed è rilevantissimo a Padova e a Livorno. Non è difficile interpretarlo come sintomo di un malessere dell’elettorato tradizionale Pd, che è disorientato di fronte alla frattura nel partito e forse anche combattuto fra la fedeltà a organizzazioni politiche più prossime (sindacato? sezioni locali espressione della tradizione?) e la lealtà al partito. Un’altra area politica verso la quale il Pd perde è rappresentata dal Movimento 5 stelle: un flusso in uscita in questa direzione è presente in 6 città su 7 (non c’è a Padova; a Salerno è compensato da un flusso opposto). Potrebbe trattarsi di elettori già 5 Stelle, attratti dalla stella Renzi nel 2014 e ora tornati a casa; oppure di elettori critici verso una certa ambiguità morale del PD (gli scandali per le spese pazze in regione, il caso De Luca…), che scelgono per il rigore del M5s e la loro estraneità agli scandali. Infine, non è forse il caso di tacere completamente su flussi che potremmo considerare anomali da Pd verso la destra, in particolare verso la Lega a La Spezia e Livorno, verso Fratelli d’Italia a Perugia e Salerno. Potrebbe trattarsi di un voto motivato dalle preoccupazioni sull’immigrazione (e forse anche sulla criminalità).

Lega.
Essendo la Lega il partito uscente vincitore da queste elezioni, è ovvio interrogarci sulle origini di questo voto. I nostri dati non forniscono una risposta piena a questo interrogativo, ma mettono comunque in luce tre dinamiche. Abbiamo già detto di un flusso da Pd verso la Lega a La Spezia e Livorno. Emerge poi un flusso di voti di provenienza Forza Italia, presente a La Spezia, Livorno e Perugia. Infine importante è il contributo di voti dall’area della «protesta», in quanto abbiamo flussi a La Spezia, Padova, Livorno dai 5 Stelle e flussi da ex astensionisti a La Spezia, Padova e Perugia.

Forza Italia
Sono ormai molte tornate elettorali che le nostre analisi sui flussi mettono in evidenza per Forza Italia sempre la stessa dinamica: perdita di voti verso l’astensione. Ora e meno visibile rispetto a precedenti elezioni, in quanto alle europee del 2014 il partito si era ormai già molto indebolito, per cui in termini quantitativi i flussi sono ora più modesti. L’emorragia verso l’astensione tuttavia continua, e ne vediamo i flussi a La Spezia, Padova, Livorno, Perugia, Napoli, Salerno, Foggia. Sono quasi tutti flussi rilevanti, ma quello veramente fuori misura per la sua grandezza è quello di Foggia: 7,9%. Non è difficile interpretarlo come la risultante della frattura entro il partito fra Berlusconi e Fitto, che ha disorientato molti elettori allontanandoli dalle urne. Altre perdite del partito sono quelle verso la Lega, visibili a La Spezia, Livorno e Perugia. Di un certo interesse anche il fatto che sia a Napoli che a Salerno c’è un flusso di voti da FI alle liste che appoggiano il candidato di centro-sinistra De Luca. Poiché il passaggio di voti da destra a sinistra è in genere piuttosto raro (lo è stato in tutte le tornate elettorali e si conferma anche in questa), la presenza di questi flussi denota la capacità di De Luca (attraverso le liste a lui collegate) di rastrellare voti a tutto campo.

Movimento 5 stelle
Come s’è detto, il Movimento ha preso voti dal Pd, ed abbiamo già avanzato ipotesi interpretative su quel flusso. C’è poi un problema dei 5 Stelle con l’astensione e più in generale con l’area della protesta: il Movimento perde verso l’astensione molti voti a la Spezia, Livorno, Perugia e Foggia (e ne prende invece in misura modesta a Padova e Salerno). Ricordiamo che già nelle elezioni europee dello scorso anno gran parte del ridimensionamento del Movimento rispetto all’exploit delle politiche era dovuto a perdite verso l’astensione. Si aggiunge in questo quadro un flusso di voti da M5s verso la Lega: a la Spezia, Padova, Livorno, Perugia, e quindi in tutte le città del Centro-nord da noi studiate. Non è difficile ipotizzate una certa contiguità fra la protesta di chi non va a votare, quella di chi vota 5 Stelle e quella di chi vota Lega. Il voto di protesta è un voto mobile, è un voto impaziente disposto con facilità a cambiare cavallo, e certamente il Movimento è perennemente esposto a perdite verso altre formazioni che cavalcano la protesta o verso in non-voto.

Astensione
La crescita dell’astensionismo è probabilmente il tratto più rilevante di questa elezione. Ne abbiamo già parlato nell’analisi sui singoli partiti, e abbiamo visto che i contributi maggiori vengono da Movimento 5 stelle, Partito democratico e Forza Italia. Possiamo ritornare su quelle analisi sottolineando come questi neo-astensionisti abbiano con probabilità alle spalle due diverse motivazioni. Protesta per quelli che provengono da M5s. Disorientamento di fronte alle spaccature nei rispettivi partiti per chi proviene da Pd e FI. E’ inoltre importante rilevare un effetto di recupero dell’astensionismo a opera delle liste locali, quelle sorte in appoggio a uno specifico candidato. Questo meccanismo è ben visibile a Salerno, la città di De Luca: le liste che lo sostengono al di fuori del Pd (erano ben 7) attirano un flusso veramente importante (8,6%) da ex astensionisti. Il flusso è presente (anche se meno visibile) a Napoli. Inoltre attirano voti da ex astensionisti a Foggia le liste in appoggio a Emiliano, a Padova le liste in sostegno a Zaia, a La Spezia quella a sostegno di Paita (facciamo notare che si tratta della città della candidata, stesso meccanismo visto per De Luca a Salerno).

Il mero confronto fra gli stock di voti dei partiti di due elezioni non è sufficiente a spiegare gli spostamenti di voto effettivamente avvenuti, in quanto mascherano i reali flussi di voto che possono anche produrre saldi nulli. L’individuazione dei reali flussi elettorali può avvenire mediante due tecniche. La prima consiste nell’intervistare un campione di elettori sul voto appena dato e sul voto precedente (con i problemi connessi a tutte le forme di sondaggio elettorale, in questo caso aggravati dalle défaillances della memoria e dalla riluttanza degli intervistati ad ammettere il loro eventuale astensionismo). La seconda – ed è la tecnica qui utilizzata – consiste nella stima statistica dei flussi a partire dai risultati di tutte le sezioni elettorali di singole città (la tecnica, detta «modello di Goodman», non è applicabile sull’intero paese, né su aggregati territoriali troppo ampi, ma può essere condotta solo su singole città a partire dai risultati delle sezioni elettorali, assumendo che i flussi elettorali siano stati gli stessi in tutte le sezioni della città, a meno di oscillazioni casuali). L’errore statistico è quantificato dall’indice VR (più è elevato maggiore è l’incertezza della stima) che in linea di massima dovrebbe essere inferiore al valore di 10.

Analisi a cura di Piergiorgio Corbetta, Andrea Pedrazzani, Luca Pinto e Rinaldo Vignati

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo
Tel. 051235599 / 051239766
Sito web: www.cattaneo.org

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