In Senza categoria

La revisione costituzionale francese di oggi sull’aborto

 

Le due Camere del Parlamento francese riunite in seduta comune hanno approvato poco fa in via definitiva una revisione costituzionale in materia di aborto, dove si afferma: “La legge determina le condizioni in cui viene esercitata la libertà, garantita alla donna, di ricorrere a un’interruzione volontaria di gravidanza”.

Componenti 902, votanti 852, maggioranza richiesta 512, voti favorevoli 780, contrari 72.

Sul momento l’effetto è quello di cristallizzare la legislazione originaria vigente, senza alcun cambiamento. Secondo l’interpretazione autentica data dai sostenitori ciò non dovrebbe inficiare il diritto all’obiezione di coscienza del personale sanitario.

 

Com’è noto l’articolo 89 della Costituzione francese

https://www.conseil-constitutionnel.fr/sites/default/files/as/root/bank_mm/site_italien/constitution_italien.pdf

prevede una lettura conforme delle due Camere e, dopo di essa, due strade alternative a scelta del Presidente della Repubblica:

quella utilizzata oggi col voto dei tre quinti del Parlamento in seduta comune oppure, in alternativa, un referendum di conferma.

Si tratta della venticinquesima legge di revisione dal 1958:

https://www.conseil-constitutionnel.fr/la-constitution/les-revisions-constitutionnelles

dopo ben sedici anni in cui non vi si era mai ricorsi

e della ventiduesima approvata con tale procedura.

Le altre tre sono state approvate una con una procedura soppressa (che coinvolgeva anche un diverso Senato della Comunità francese), una, ossia l’introduzione dell’elezione diretta, con quella dell’articolo 11 che consentirebbe al Governo col consenso del Presidente di promuovere direttamente un referendum sull’organizzazione dei pubblici poteri e l’altra (il quinquennato presidenziale) col referendum ex art. 89 Cost.

 

 

Sulla revisione costituzionale in precedenza la Corte costituzionale italiana aveva pubblicato queste due note del prof. Delledonne:

una del 28 novembre 2022

https://www.cortecostituzionale.it/documenti/segnalazioni_corrente/Segnalazioni_1669633956334.pdf

che parla del primo testo (Panot, che insisteva sull’art. 1 e parlava di diritto) e spiega in particolare come si tratti di una reazione alla recente sentenza della Corte suprema Usa che andava in senso opposto

e del 3 febbraio 2023

https://www.cortecostituzionale.it/documenti/segnalazioni_corrente/Segnalazioni_1675427489653.pdf

che parla del secondo testo (Bas, che si era spostato sull’art. 34 e che parlava di libertà, non più di diritto).

 

In seguito il 30 gennaio 2024 l’Assemblea aveva poi approvato il terzo e ultimo testo, quello governativo di oggi, simile al precedente per l’articolo su cui si interviene (34) e per il termine libertà, ma con l’aggiunta dell’aggettivo “garantita” per realizzare un compromesso col primo dove si usava il termine “garantisce”. Ci si può chiedere alla fine se “libertà garantita” sia poi diverso da “diritto” e se questo confermi o meno l’impostazione iniziale della legge Veil che si proponeva di limitare, facendolo emergere, un fenomeno visto come negativo.

Il Senato lo aveva poi approvato a sua volta il 28 febbraio.

 

 

Recent Posts

Leave a Comment

Contatti

Scrivi una mail a stefano

Not readable? Change text. captcha txt