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Il candidato Di Maio sostiene che rispetto ai candidati espulsi essi potrebbero rinunciare alla proclamazione o, addirittura, gli uffici elettorali potrebbero arbitrariamente non proclamarli. La proclamazione va in automatico coi voti! Ci mancherebbe altro! Altrimenti basterebbe minacciare i candidati per farli rinunciare, magari in zone mafiose, o i componenti dell’ufficio. Per questo la proclamazione va in automatico coi risultati dei voti e per la medesima ragione una lista, appena accettata, non è più modificabile. E questo sarebbe un candidato premiero, secondo altri, un candidato Presidente della Camera.

Pierluigi Battista, poi, oltre a esagerare deliberatamente la complessità della scheda, fatta di rettangoli di coalizione in cui basta votare un simbolo o il candidato uninominale (la scheda è decisamente più semplice di quella per comunali e regionali anche perché in quelle si deve poter usare il voto disgiunto) dice che il voto dato al solo candidato uninominale in caso di coalizione sarà arbitrariamente assegnato a una delle liste, quando invece è noto che sarà spalmato su tutte le liste in proporzione ai risultati già ottenuti, ma almeno lui non fa il candidato premier.

Segnalo, per inciso, che il voto disgiunto, ove ammesso, è sempre usato da una percentuale minima di elettori. Quello che in genere produce la differenza tra risultati maggioritari e proporzionali è il voto al solo sindaco o al solo candidato Presidente saltando il voto di lista.

Ciò detto, si può sempre fare meglio, in questo caso molto meglio, e Prodi fa bene a invitare a usare formule più seccamente maggioritarie. Tuttavia, in presenza di una frammentazione anche territoriale di partenza, anche l’assegnazione di tutti i seggi in collegi uninominali non favorisce un risultato chiaro delle elezioni. esso si ha solo se nella gran parte dei collegi troviamo le medesime due opzioni. Altrimenti, con tre o quattro poli, il risultato finale è a chiazze. Il collegio spinge a votare i primi due in testa a quel livello, ma se il sistema non è già bipolare l’esito complessivo non dà un vincitore. Quello che porta a una maggioranza in seggi in Francia non è solo il collegio uninominale a doppio turno, ma il fatto che poco prima la competizione sia nazionalizzata dall’elezione diretta del Presidente per cui quando si va poi a votare nei collegi la scelta è in realtà se confermare una maggioranza al Presidente già eletto.

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