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Le prossime lezioni fino all’esonero

 

25 marzo Tipi di Stato con la dottoressa Iannaccone (Cap. IV Frosini, paragrafi 10 e 11)

26 marzo seguito sui Tipi di Stato

 

27 marzo ore 15 sala lauree incontro su “Brasile: istituzioni e partiti alla prova dei cambiamenti” con i professori Muller Bitencourt, Salgado, Melo d Casimiro, Cavalcanti Ramos Machado Malenchii, Lope Valle e Gabardo

3 aprile ripasso su forme di governo e sistemi elettorali (Amato-Clementi, (Cap. V Frosini, paragrafi 6/8)

 

8 aprile ripasso generale

9 aprile no lezione per aula occupata

10 aprile esonero

 

Memo del programma del primo esonero

Manuale Amato-Clementi su Forme di Stato e di Governo; Manuale Frosini cap. I, II, parr. 10 e 11 del IV, parr. 6/8 del V, XII, ossia metodo, costituzionalismo, tipi di Stato, sistemi elettorali, Unione europea

Lezioni registrate

De Giorgi su Portogallo

https://www.radioradicale.it/scheda/723229/il-voto-in-portogallo-e-lexploit-dellestrema-destra-intervista-al-professor-stefano

(12 marzo)

Vassallo su elezioni europee

https://www.radioradicale.it/scheda/723684/dialoghi-sulleuropa-per-cosa-si-vota-il-9-giugno-competizione-elettorale-e-politica-di

(18 marzo)

Marchi su Delors

https://www.radioradicale.it/scheda/723716/dialoghi-sulleuropa-jacques-delors-tra-francia-e-europa

(19 Marzo)

Scienza e democrazia

https://www.radioradicale.it/scheda/723813/presentazione-del-libro-democratizing-science-the-political-roots-of-the-public

(20 marzo)

 

 

 

 

Corso diritto costituzionale italiano e comparato 2024

Prof. Stefano Ceccanti – inizio 26.02.2024

Il programma è a questo link

https://bit.ly/3HkGRDT

Da oggi i ricevimenti avranno luogo subito dopo lezione, in stanza 8 al piano 2.

I LEZIONE  26.02.24 

 Le regole del gioco

 

Anzitutto benvenuti.

Scopo della lezione introduttiva di oggi è di fissare le regole del gioco, partendo dal piano delle lezioni

 

Ove non diversamente indicato lezione 8.30-10.00 Aula A; nei pochi casi in cui sono indicati incontri alle 15 in Sala Lauree non ci sarà lezione alle 8.30-10.00

Programma del primo esonero frequentanti: Manuale Amato-Clementi su Forme di Stato e di Governo; Manuale Frosini cap. I, II, parr. 10 e 11 del IV, parr. 6/8 del V, XII, ossia metodo, costituzionalismo, tipi di Stato, sistemi elettorali, Unione europea

 

Programma del Secondo esonero frequentanti: Manuale Frosini capp. III, VI, VII, VIII, XI ossia Famiglie giuridiche, Parlamenti, Capi di Stato, Diritti e libertà, Giustizia costituzionale

 

  1. 15 aprile seguito de I Parlamenti con la dottoressa Stegher
  2. 16 aprile I Capi di Stato (Frosini Cap. VII)
  3. 17 aprile Le Corti costituzionali (Frosini Cap. XI)
  4. 22 aprile seguito sulle Corti costituzionali (idem)
  5. 23 aprileconclusioni sulle Corti costituzionali col professor Pasquale Pasquino, New York University
  6. 24 aprile incontro 50 anni dopo il 25 aprile portoghese: la caduta dei regimi autoritari iberici col prof. Josep Maria Carbonell, Fondazione Ramon Lllul, Barcellona
  7. 29 aprile Famiglie giuridiche col dott. Bonini (Cap. III Frosini)
  8. 30 aprile seguito sulle famiglie giuridiche (idem)
  9. 6 maggio Diritti e libertà col prof. Curreri (Cap. VIII Frosini)
  10. 7 maggio Seguito su diritti e libertà (idem)
  11. 8 maggio lezione jolly
  12. 13 maggio lezione jolly
  13. 14 maggio lezione jolly
  14. 15 maggio lezione jolly
  15. 20 maggio lezione di ripasso
  16. 21 maggio lezione di ripasso
  17. 27 maggio lezione di ripasso
  18. 28 maggio secondo esonero frequentanti con altre 15 domande

Chiarito il piano delle lezioni passiamo ad altri cinque punti

 

  1. I siti di riferimento

Il giorno precedente ad ogni lezione troverete una traccia minima di quello che si dirà il giorno successivo nel sito Internet

www.stefanoceccanti.it

 

La troverete come penultimo post perché l’ultimo sarà una comunicazione che contiene una selezione ragionata dei quotidiani della mattina che forse vi potrebbe essere utile, anche se non è strettamente legata al corso e risente delle preferenze personali. Chi la vuole ricevere anche su mail (a qualcuno finirà in spam) può iscriversi qui:

https://wordpress.us17.list-manage.com/subscribe?u=4a0f6a739951cd8f1854e3956&id=b42a761815

 

Il sito principale di riferimento del corso è questo:

https://corsidilaurea.uniroma1.it/it/users/stefanoceccantiuniroma1it

 

Lì trovate le info generali e, sulla destra, i link di documentazione, oltre che il programma di esame.

Dal programma che trovate a questo link

https://corsidilaurea.uniroma1.it/sites/default/files/programma_comparato_23_24.pdf

 

trovate soprattutto i riferimenti ai due Manuali usati. Nelle lezioni introduttive verranno gli Autori a darvi di persona alcune coordinate.

Più in generale segnalo che potete trovare materiale interessante rispetto a questa materia sul sito dell’associazione Dpce:

http://www.dpce.it/

 

Esso rinvia anche alle due riviste, Dpce cartacea e on line, che sono indispensabili soprattutto per le tesi di laurea nella disciplina

Queste riviste fanno anche dei podcast di attualità in collaborazione con Radio Radicale che potete ritrovare sul sito dell’emittente

https://www.radioradicale.it/

 

digitando nello spazio “cerca” le parole “comparato ed europeo”

 

Altrettanto indispensabile nella disciplina è la rivista on line Nomos, diretta dal prof. Lanchester e che fa riferimento al nostro Dipartimento

https://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/rivista/

 

  1. Le modalità di esame

 

Esse sono: scritto obbligatorio su 30 domande, orale facoltativo con prova intermedia frequentanti.

  1. Brevi cenni generali introduttivi

 

Si chiariranno quindi i concetti di “diritto costituzionale” e “comparazione”, oltre che il metodo usato, ossia il metodo “combinatorio” (Duverger) che parte dai dati normativi e arriva ai concreti esiti nell’ordinamento, tenendo conto in particolare del sistema dei partiti e del contesto sociale, combinando i vari elementi senza confondere elementi “costitutivi e condizionanti” (Amato-Clementi).

Da dove partiamo: il Manuale Amato-Clementi

Partiremo quindi dalla parte di materia del Manuale Amato-Clementi, che nella lezione successiva verranno affrontati dal prof. Clementi. Diamo solo qualche orientamento minimo prima della spiegazione.

Le forme di Stato ci danno dei concetti guida nel rapporto cittadino-Stato capaci di darci ragione della differenza qualitativa tra regimi democratici che incarnano pur con i loro difetti i contenuti dell’articolo 16 della Dichiarazione rivoluzionaria francese del 1789 (garanzia dei diritti e separazione dei poteri) dai regimi autocratici.

Dentro la forma democratica di Stato cominceremo ad orientarci sulle forme di governo, distinte anzitutto su come affrontano il tema della separazione e dell’equilibrio delle istituzioni tra Parlamenti, Governi e Capi di Stato (forma presidenziale a separazione, forma parlamentare a collaborazione, forma direttoriale a collaborazione iniziale e problematiche della forma semi-presidenziale) nonché rispetto alle Corti costituzionali e alle condivisioni di sovranità ai livelli superiori allo Stato nazionale.

Suggerirei di dare una rapida lettura al Manuale prima della lezione del prof. Clementi.

Suggerisco altresì questo breve testo di Maurice Duverger sul fatto che la forma di Stato democratica e le sue forme di governo si basano sull’accettazione del pluralismo delle verità, del fatto che ciascuno è portatore solo di una parte di verità

https://drive.google.com/file/d/1qK-02hsggSLvfWlrpEuBXOFhDTvPTKBW/view

 

  1. Spazio per interventi degli studenti

 

La parte finale della lezione è riservata a interventi di varia natura degli studenti, anche per rispondere a domande di utilità collettiva. Sono possibili anche interventi di presentazione di iniziative delle varie associazioni studentesche.

  1. Miscellanea

 

Elenco aggiornato delle mie pubblicazioni (con i link per leggerle quasi tutte)

https://bit.ly/3sX4qKN

 

 

La mia agenda

https://stefanoceccanti.it/agenda/

(tenete presente che oggi scade la possibilità di iscriversi per entrare domani alla Camera al documentario su Mariupol)

Per quanto riguarda domani c’è poi un altro avviso:

 

in occasione delle prossime elezioni europee del 9 giugno 2024, Sapienza insieme con il Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e Rai News 24, ha organizzato a Roma, nella sede istituzionale del Parlamento europeo, una serie di dialoghi con giovani che voteranno per la prima volta.

Il primo si terrà il 27 febbraio 2024 dalle ore 12:00 alle 13:00 secondo il programma che trovate qui:

https://drive.google.com/file/d/1uEevhfbo4VLF8uVzginM9t8zsmZWeEU1/view?usp=sharing

 

Per parteciparvi gli studenti (e tutti gli interessati) debbono iscriversi a questo google form: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfdzFFG0z2QQWyNjTZekTHLwKSU1V_qGNn1dVcLe8379Ipxwg/viewform  

 

II LEZIONE – 27.02.24

Presentazione del Manuale Amato-Clementi con intervento del prof. Clementi

 

Secondo il prof. Clementi il volume nasce con l’obiettivo di fornire agli studenti uno strumento agile ma puntuale su una delle questioni chiave del diritto, ossia su come il potere si è articolato nel rapporto tra individuo ed autorità lungo l’asse del tempo.

Esso ha tre elementi di fondo:

leggere (e studiare) le questioni politico-istituzionali in modo interdisciplinare, innanzitutto tramite la lente della storia;

poi vive di una forte consapevolezza della strategicità delle dinamiche europee, prima che della stessa Unione europea, come incubatore (non unico ma assai decisivo) della democrazia nel mondo.;

infine, mira a valorizzare, tramite le varie esperienze considerate, la sfida della democrazia, nell’ambito di una società aperta, come un processo dal quale nessuno deve sentirsi escluso.

 

Nel testo fare attenzione soprattutto a questi passaggi:

la distinzione tra forme di governo moniste e dualiste (p. 14),  tra elementi costitutivi e condizionanti delle fdg (pp. 18/19, p.67)

 

 

Per capire il Manuale rispetto alle forme di Stato cessate si suggerisce

per la forma socialista di leggere questa illustrazione di Stalin alla Costituzione del 1936

http://bit.ly/3WPOQyr

 

e qui la breve ma efficace confutazione che ne fa Duverger

http://bit.ly/3XQTWek

per la forma autoritaria qui il testo costituzionale portoghese 1933 vigente al 1945 (che ha il vantaggio di essere un testo organico a differenza delle varie leggi italiane di erosione dello Statuto e delle varie spagnole)

http://bit.ly/3YbeRJu

qui il commento di Amedeo Giannini sul testo 1933 che sottolinea le somiglianze col fascismo

http://bit.ly/3RwEhiN

 

e qui il commento di Manlio Fancelli sul testo 1933 vigente al 1945

http://bit.ly/3Htn5Wq

 

Qui la confutazione dello Stato autoritario in due spiegazioni di Peces Barba a pagg. 55/56 spiega che il limitato riconoscimento dei diritti era poi svuotato dal codice penale e alle pagg. 124-125 come lo Stato autoritario arrivi a negare il pluralismo delle identità regionali con l’ossessione dell’uniformità della nazione (un’ode alla Spagna scritta in catalano dal poeta Maragall proprio per affermare la conciliazione di unità e pluralismo secondo la censura avrebbe dovuto essere tradotta comunque in castigliano)

http://bit.ly/3EnC9V2

La mia agenda

 

https://stefanoceccanti.it/agenda/

 

III LEZIONE 27.02.2024

Suggerirei anzitutto di partire da questa citazione del generale de Gaulle

http://bit.ly/3wJsSm1

Riprendiamo poi alcune parti della sintesi di ieri che non ho utilizzato partendo da questo punto:

come possiamo vedere le caratteristiche della Forma di Stato liberale e delle sue forme di Governo?

La forma liberale abbraccia esperienze fortemente eterogenee come chiarisce il Cap. 6 del manuale Amato-Clementi

Procediamo allora con alcune Costituzioni, per ora soltanto europee, anzitutto scorrendo lo Statuto Albertino

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/albertino1848.htm

quindi ci spostiamo nella Francia di poco prima, del 1830 (orleanismo monarchico della ‘Carta revisionata’)

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia14a.htm

 

l’ orleanismo poi diventa repubblicano con le leggi costituzionali del 1875

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia1875.htm

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/org_senato1875.htm

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/rap_pot_pub1875.htm

 

Il diritto più importante è la proprietà, l’uguaglianza è solo formale, non + prevista giustizia costituzionale

Sulla Carta l’esecutivo è ancora spostato sul Sovrano, manca la figura del vertice del Governo distinta dal capo di Stato, non è formalizzato il rapporto fiduciario, c’è l’impeachment. Nella prassi il sistema tende a passare dalla monarchia costituzionale pura in cui il Governo è del Re ed è separato dal Parlamento a un doppio rapporto fiduciario (orleanismo: il Governo risponde sia al re sia al Parlamento). Gli esiti successivi sono poi diversi: in Francia, a differenza del Regno Unito col Governo di gabinetto, col Governo comitato direttivo della maggioranza, si slitta verso la variante assembleare della forma parlamentare, in Italia si mantengono tratti dualisti di forte incidenza del Sovrano (si vedano in particolare le pp. 45-46).

Sulle forme socialiste va letta l’illustrazione di Stalin alla Costituzione del 1936 con la base di classe del sistema e il radicale monismo imperniato sul partito unico (pp. 34/35); in coda al libretto c’è il testo, di cui rilevanti sono soprattutto gli articoli 1, 4 , 126, 141 e 142

http://bit.ly/3WPOQyr

volendo il testo lo potete leggere anche qui

http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19361205_urssCostituzione_ita.pdf

 

e qui la breve ma efficace confutazione che ne fa Duverger (si veda anche la pag. 72 del Manuale)

http://bit.ly/3XQTWek

 

Per la forma autoritaria, basata anch’essa sulla negazione del pluralismo politico e su assetti corporativi tra le parti sociali, teoricamente equilibrati ma in realtà sbilanciati sugli interessi privati più forti (si veda il Cap. XI e in particolare p. 89)

qui il testo costituzionale portoghese 1933 vigente al 1945 (che ha il vantaggio di essere un testo organico a differenza delle varie leggi italiane di erosione dello Statuto e delle varie spagnole)

http://bit.ly/3YbeRJu

Da segnalare in particolare i limiti alle libertà nell’art. 20.2, 22, 23, 73.1, 89.3

qui il commento di Amedeo Giannini sul testo 1933 che sottolinea le somiglianze col fascismo, in particolare a p. 12 e p. 46

http://bit.ly/3RwEhiN

e qui il commento di Manlio Fancelli sul testo 1933 vigente al 1945

http://bit.ly/3Htn5Wq

 

Diamo un’occhiata anche a qualche testo spagnolo del dopoguerra con cui il Regime tenta un lifting democratico. Questa è la Carta dei diritti del 1945: attenti però al confessionalismo (art. 6) e ai limiti (12 e 33)

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/spagna1945.htm

 

Qui la confutazione dello Stato autoritario in due spiegazioni di Peces Barba a pagg. 55/56 spiega che il limitato riconoscimento dei diritti era poi svuotato dal codice penale e alle pagg. 124-125 come lo Stato autoritario arrivi a negare il pluralismo delle identità regionali con l’ossessione dell’uniformità della nazione (un’ode alla Spagna scritta in catalano dal poeta Maragall proprio per affermare la conciliazione di unità e pluralismo secondo la censura avrebbe dovuto essere tradotta comunque in castigliano)

http://bit.ly/3EnC9V2

 

IV LEZIONE 04.03.2024

Verranno rapidamente richiamate alcune caratteristiche che il Manuale Amato-Clementi individua nelle varie forme di Stato.

In particolare per lo Stato liberale il concetto di supremazia della legge in luogo della precedente supremazia del sovrano (p. 41), che si esprime però in modi diversi a seconda dei contesti. Nel concetto di rule of law britannico è ricompresa l’idea di una legge che nasce da diritti che preesistono, mentre altrove il concetto di Stato di diritto è meno garantista perché sia parte invece dal principio che i diritti nascano dalla legge (p. 42). Diversi anche gli esiti sulle forme di governo, dalla forma del governo di Gabinetto e del suo premier col Governo comitato direttivo della maggioranza (Regno Unito), a quella assembleare francese della III Repubblica in cui il Governo è invece il comitato esecutivo della maggioranza, mentre l ’Italia conserva tratti dualisti (pp. 45.46). Diversa, segnata da un dualismo istituzionale dovuto anche alla dimensione di scala, è invece l’evoluzione della forma presidenziale Usa (p. 47).

Nello Stato sociale abbiamo un maggiore interventismo statale in economia (p. 58) che tiene conto della naturale pluriclasse di Stati segnati dal suffragio universale e che ha per conseguenza istituzionale un maggior ruolo dei Governi (p. 64) che nelle grandi democrazie continentali evolve nel senso di una legittimazione diretta degli esecutivi, pur con regole formali diverse, ove vi siano particolari condizioni di omogeneità, in particolare sulla collocazione internazionale dello Stato (pp. 64-65, ma già a p. 18, quella che è stata definita evoluzione neo-parlamentare, per indicare un rapporto fiduciario che nasce già dagli elettori). Ove invece tali condizioni manchino si possono avere o stabili consociazioni di partiti al Governo, oppure una certa stabilità di coalizioni ma con frequenti rotazioni dei Governi (Francia Quarta Repubblica, Italia primo sistema dei partiti) (p. 66). Queste ultime situazioni entrano in crisi (Francia 1958-1962, Italia post 1989): in Francia producono un nuovo assetto semi-presidenziale come perfezionato nel 2000 col quinquennato e la precedenza delle elezioni presidenziali sulle parlamentari (p. 67), in Italia con riforme solo elettorali dal 1993.

Sullo Stato socialista si sottolinea che l’espansione dello Stato nell’economia aveva confinato a livelli minimi l’iniziativa provata (p. 73) e sul piano istituzionale si era tradotta nel rifiuto della separazione die poteri e nell’asservimento delle istituzioni al partito unico con elezioni-ratifica delle sue decisioni (pp. 74-75). Dopo il 1989 le sedicenti democrazie popolari dell’area europea si sono avvicinate agli standard degli stati sociali dell’Unione entrando anche nell’Unione europea o proponendosi come candidati. Nei Paesi dell’ex-Urss sono state introdotte forme di economia di mercato ma questo non è stato accompagnato da un’effettiva transizione al pluralismo e alla separazione dei poteri.

Anche la forma di Stato autoritaria si è basata sull’analogo rifiuto del pluralismo e della separazione dei poteri, affidandosi a partiti unici con elezioni-ratifica (p. 89) ed anche col superamento delle assemblee rappresentative a favore di assemblee segnate da una forma corporativa gestita dallo Stato (pp. 88-89).

 

Iniziamo quindi un’introduzione all’altro Manuale, quello Frosini.

In attesa dell’incontro con il curatore del volume. segnalo alcuni elementi.

La presentazione chiarisce che il testo si concentra sulle democrazie stabilizzate, quelle che non si possono non conoscere, perché al netto degli inevitabili limiti concreti, sono quelle che più coerentemente hanno affermato tutela dei diritti e separazione dei poteri (pp. 15/16).

Il testo nel Capitolo 1 sul metodo ci spiega quindi che comparare significa rilevare analogie e differenze, non limitandosi ai soli enunciati normativi, ma arrivando al diritto in azione. Le finalità conoscitive si collegano anche a finalità pratiche di possibile imitazione di soluzioni positive in alcuni ordinamenti  o anche, all’opposto, di evitare soluzioni che si siano rivelate altrove negative.

Illustra quindi la differenza tra microcomparazione (istituti specifici, esempio i Parlamenti) e macrocomparazione (es. famiglie giuridiche).

La conoscenza del diritto straniero è il presupposto per la comparazione.

Si spiega il concetto di formanti (insiemi che strutturano l’ordinamento, es. legge, giurisprudenza e dottrina) e quello di formula politica istituzionalizzata (la base dell’ordinamento).

Raramente si hanno forme di clonazione, di riproduzione meccanica di soluzione, ma molto spesso alcune soluzioni ne ispirano altre simili.

 

Del Capitolo 2 si segnala qui solo qualche passaggio chiave, se possibile leggetelo prima dell’incontro col curatore. Incontriamo i concetti già conosciuti di forma di Stato con alcune delle sue prime tipologie  e poi un’attenzione peculiare al costituzionalismo inglese in cui la legge nasce dai diritti, grazie al ruolo dei giudici itineranti.

I testi ‘costituzionali’ storici li trovate qui in inglese

https://www.constituteproject.org/constitution/United_Kingdom_2013.pdf?lang=en

e qui in italiano

http://bit.ly/3YbZO1X

 

Passa poi a parlare della Rivoluzione americana, i cui esiti in termini di documenti trovate qui

http://www.dircost.unito.it/cs/paesi/stati_uniti.shtml

in particolare date un’occhiata oltre alla Costituzione federale (che è aggiornata con gli emendamenti in coda di cui i primi dieci costituiscono la Dichiarazione dei Diritti) a due testi precedenti: Dichiarazione di Indipendenza, Articoli di Confederazione

Qui due brani del Federalist su tipo di Stato e controllo di costituzionalità

http://bit.ly/3xMcDF5

 

Qui trovate il testo della sentenza Marbury versus Madison con cui si afferma poi effettivamente il controllo di costituzionalità

https://www.giurcost.org/contents/giurcost//casi_scelti/marbury.pdf

 

Per la Rivoluzione francese i Documenti si trovano qui

http://www.dircost.unito.it/cs/paesi/francia.shtml

In particolare va letta la Dichiarazione del 1789 e la prima Costituzione del 1791 (soprattutto il Preambolo e i poteri ridotti del Re che configurano per la prima volta una monarchia costituzionale).

 Quindi si ritorna al Regno Unito e si segnala per la spinta verso la monarchia parlamentare la riforma elettorale del 1832.

Si traccia poi l’evoluzione costituzionale degli Usa fino all’interventismo economico del New Deal e alla crescita del ruolo della Presidenza dentro un sistema che resta però di equilibrio anche conflittuale col Congresso.

Si passa quindi sul Continente europeo e si traccia il figurino dello Stato liberale, centrato sulla legge, a suffragio ristretto e in Italia e Germania con una visione statalista dei diritti, che nascono dalla legge.

Ci si concentra poi sulle forme alternative a quella democratica, di cui abbiamo già parlato.

Qui la legge sui pieni poteri a Hitler che segna la transizione tedesca

http://bit.ly/3IPDBSI

Infine segnala i lineamenti chiave dello Stato democratico-sociale, tra cui il primato della Costituzione presidiato da apposite Corti e l’espansione dei diritti da tutelare

 

V LEZIONE 05.03.2024

 

Affrontiamo oggi in modo organico la parte relativa alle Forme di governo per giungere poi a quella portoghese in vista di domani (Amato-Clementi II e III; Frosini Cap. V, in particolare par. 6-8).

 

Ricordo anzitutto lo schemino logico di facile memorizzazione delle 4 tipologie oggi esistenti a seconda di come rispondono alla due variabili: rapporto fiduciario sì/no, elezione diretta del Capo dello Stato sì/no

Sì rf Sì ed forma semipresidenziale

No rf No ed forma direttoriale

No rf Sì ed forma presidenziale

Sì rf No ed forma parlamentare

Il primo Manuale, come già segnalato, propone anzitutto una riflessione storica e inizia dalla monarchia costituzionale pura (su cui torna poi a pag. 44) in cui non c’è ancora il rapporto fiduciario, ma solo dei limiti che i Parlamenti pongono ai Governi del Re. L’unico elemento di raccordo è la messa in stato di accusa dei Ministri del re, accusati dalla Camera bassa e giudicati da quella alta.

Questa forma non esiste più, è una forma cessata, ma ci serve perché da essa trae origine la forma di governo presidenziale, che ne rappresenta la versione ‘democratizzata’ con un Presidente eletto in modo sostanzialmente diretto, sia pure attraverso la mediazione di ‘ grandi elettori’, scelti direttamente dai cittadini dalla Guerra di Secessione) al posto del Re, soggetto a possibile impeachment, sia pure alla maggioranza di due terzi del Senato, soglia difficilmente raggiungibile. Attenzione: la logica dei sistemi contemporanei a separazione delle istituzioni, esaltando i poteri di veto, tende al compromesso. Non ingannino quindi le formule elettorali (maggioritarie nel caso degli Usa): la logica è compromissoria, soprattutto in presenza di maggioranze diverse, di ‘governo diviso’ (Manuale Frosini, p. 136)

La monarchia costituzionale pura tende ad evolvere in governo parlamentare, in cui il Governo è “emanazione permanente” del Parlamento, in cui si ha un continuum tra maggioranza e Governo, cosa che si concretizza nella possibilità di sfiduciare l’esecutivo (o tramite apposite mozioni o facendo venire comunque meno la maggioranza).

A seconda del sistema politico su cui poggia la forma di governo (sistema politico definito ‘condizionante’ della fdg) si avrànno due sottotipologie della forma parlamentare

o l’esito inglese in caso di sistemi bipartitici o bipolari (Governo di gabinetto, col Governo quale comitato direttivo della maggioranza, di norma di legislatura, legittimato di fatto dal corpo elettorale come si dice a pag. 18, anche perché il potere di scioglimento, di indire elezioni anticipate dal 1834  slitta dal Re al Premier; è quello che Duverger chiama il neo-parlamentarismo o parlamentarismo maggioritario in cui il rapporto fiduciario che giuridicamente ha sede in Parlamento, politicamente sorge dal voto degli elettori); a questo esito sono giunte anche la Germania e la Spagna (Manuale Frosini pp. 139-140)

lo schema di questo sottotipo neo-parlamentare  è quindi: corpo elettorale-maggioranza parlamentare-Governo tendenzialmente di legislatura;

o, con un sistema multipolare, l’esito francese della III Repubblica (pag. 45) Governo assembleare, dipendente dalle alterne combinazioni di maggioranza, anche perché dal 1877 il Presidente perde il potere di scioglimento che nessuno eredita (per Duverger archeo-parlamentarismo, vetero-parlamentarismo)

lo schema di questo sottotipo vetero-parlamentare è quindi maggioranza parlamentare-Governo di breve durata

Nei sistemi multipolari si possono dare anche casi di Grandi coalizioni permanenti o comunque lunghe per evitare che parti di un Paese in cui siano presenti profonde fratture trovandosi fuori dal Governo si sentano fuori dallo Stato: si tratta delle democrazie consociative di cui si parla a p. 66. Le consociazioni stabili (praticate ad es. per decenni in Austria) sembrano però ormai tramontate.

Questo è invece nei fatti il funzionamento della forma di governo direttoriale svizzera, a collaborazione solo iniziale dei poteri e quindi a regime a separazione delle istituzioni; una volta eletto il Governo dal Parlamento in seduta comune non sono più possibili né sfiducia né scioglimento. Nel Governo vengono associati i responsabili di tutti i principali partiti, mentre decisioni a maggioranza vengono prese per via referendaria. Come nella presidenziale la logica è di compromesso, non di una maggioranza che si contrappone a opposizione e minoranze (Manuale Frosini p. 141

Con l’esperienza della Quinta Repubblica francese in cui di norma il Presidente della Repubblica eletto direttamente (dal 1962) è il vero capo dell’esecutivo (salvi i casi di coabitazione, di maggioranza parlamentare a lui opposta, ormai improbabili dopo la parificazione dei mandati di Presidente e parlamento a cinque anni nel 2000 a valere dal 2002 e con le elezioni parlamentari poste in sequenza) buona parte degli studiosi ritengono sia nata una quarta forma di governo, semi-presidenziale, caratterizzata  da rapporto fiduciario (come nella parlamentare), dall’elezione diretta (come negli Usa).

Qui si aprono però una serie di dilemmi a cui gli studiosi danno risposte diverse (si veda il Manuale Frosini alle pp. 137-138) :

Essa, che è una variante democratizzata dell’ orleanismo (quell’equilibrio che prima in forma monarchica dal 1830 e poi con repubblicana nelle leggi costituzionali del 1875 vedeva in sostanza in equilibrio la dipendenza del Governo dai due pilastri del capo dello Stato e del Parlamento) è una variante della forma parlamentare, visto che comunque il Governo dipende dalla maggioranza parlamentare oppure è una quarta forma a se stante perché il vertice dell’indirizzo politico è di norma il Presidente? Personalmente ritengo preferibile la seconda alternativa;

se esiste una forma semipresidenziale quali sono i casi che vi rientrano? Bastano solo elezione diretta e rapporto fiduciario o occorre anche qualche potere particolarmente incisivo come lo scioglimento discrezionale del Parlamento? Anche qui ritengo preferibile la seconda alternativa;

una volta stabilito chi vi rientra sulla base di queste caratteristiche giuridiche, va detto che solo in Francia, a causa dell’imprinting costituzionale, il Presidente è il vertice dell’indirizzo politico, mentre negli altri Paesi prevalgono i Primi Ministri.

In vista di domani vediamo gli articoli-chiave del testo portoghese, che trovate per intero qui:

http://bit.ly/3Y6Aqe7

 Gli articoli 121 e 126 prevedono l’elezione del Presidente con formula majority;

il 140 prevede la controfirma solo per pochi atti, non per nomina e scioglimento;

il 172 sul potere di scioglimento;

il 187 sulla nomina del Governo tenendo conto dei risultati elettorali;

il 192 sull’approvazione del programma di governo con quorum negativo della maggioranza assoluta;

il 193 con la questione di fiducia;

il 194 sulla sfiducia;

il 195.2 sulla revoca del Primo Ministro per assicurare il regolare funzionamento delle istituzioni;

nonché il 149 che costituzionalizza la formula elettorale, favorendo un certo grado di sovrarappresentaizone dei partiti maggiori perché non si redistrbuiscono i resti sul piano nazionale.

Qui trovate la scheda di wikipedia sulle elezioni di domenica:

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_legislative_in_Portogallo_del_2024

e qui quella sulle precedenti elezioni del 2022

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_legislative_in_Portogallo_del_2022

da notare che il Ps prese il 52,2% dei seggi col 41,4 dei voti e il Psd il 31,3% dei seggi col 27,7% dei voti.

Qui la serie storica di Europe Elects e l’evoluzione dei sondaggi

https://europeelects.eu/portugal/

 

E’ un sistema simile nella struttura e negli effetti a quello spagnolo: i partiti grandi sonosovrarappesentati, vari partiti minori godono di un diritto di tribuna perché a Lisbona e Porto riescono facilmente a prendere almeno un seggio; i partiti intermedi sono sottorappresentati a meno che non abbiano i voti territorialmente concentrati.

 
By 
Stefano Ceccanti

  Posted martedì 5 Marzo 2024 

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Lezione VI 6 marzo 2024

La prof. Elisabetta De Giorgi dell’Università di Trieste ci parlerà delle elezioni portoghesi di di domenica su cui ci ha inviato la seguente traccia

 

Il Portogallo ha rappresentato per molti anni un’eccezione agli sconvolgimenti politici e all’instabilità elettorale e di governo che hanno caratterizzato l’Europa del sud, in seguito allo scoppio della crisi economica e delle politiche di austerità che l’hanno accompagnata negli anni successivi. Oggi vedremo come e quali sono state ritenute le ragioni principali di questa eccezionalità. Per poi vedere come, a partire dal 2019, alcuni degli elementi eccezionali che citeremo siano piano piano venuti meno. Tre sono le dimensioni importanti da tenere in considerazione: l’arena governativa, il sistema dei partiti e le attitudini politiche dei cittadini. Una serie di fattori, combinati insieme e legati a queste tre dimensioni, hanno infatti reso il Portogallo un caso di studio molto stimolante:

– la stabilità del suo sistema partitico e del sostegno elettorale ai partiti cosiddetti mainstream

– l’assenza (fino al 2019) di nuovi sfidanti (populisti) che fossero realmente competitivi (fino a oggi)

– l’elevatissimo tasso di astensionismo (45% nel 2019, 42% nel 2022)

 

Al link seguente le slide della prof. De Giorgi

 

https://drive.google.com/file/d/1-O-hvJrz_lVD6eaBfAM-lhc7bTwOWVKg/view?usp=sharing

 

 VII LEZIONE 11.03.2024

Introduzione al Manuale Frosini

 

 

Oggi avremo a lezione il prof. Tommaso Frosini, curatore del Manuale, che mi ha gentilmente mandato questa traccia essenziale. 

L’importanza del metodo nel diritto pubblico comparato deriva dal corretto uso che si deve fare delle esperienze istituzionali straniere per, eventualmente, trapiantarle nell’ordinamento di appartenenza. Non basta copiare quanto fatto altrove, bisogna piuttosto saper adattare diritto e diritti stranieri tenendo conto dei requisiti di sostenibilità nel proprio sistema giuridico.

Quindi, la cultura derivante dalla comparazione ha (anche) un effetto concreto: perché consente di legiferare meglio, andando cioè a cogliere di fiore in fiore la migliore normativa in giro per il mondo per riadattarla, con metodo, al proprio ordinamento giuridico di appartenenza. E lo stesso vale per le sentenze della giurisprudenza, specialmente costituzionale. Certo, bisogna conoscere la dimensione storica, linguistica e culturale dei paesi oggetto di comparazione. Bisogna, cioè, sapere entrare metodologicamente nelle realtà giuridiche degli altri per sapere cosa e come comparare.

Occorre svelare le analogie e le differenze fra due o più ordinamenti, ovvero fra istituti, normative e sentenze. Un’operazione intellettuale di raffronto, dove sono però le dissonanze che esaltano maggiormente la comparazione, producendo davvero un valore aggiunto.

Il diritto comparato serve a contribuire all’evoluzione e al progresso di un ordinamento giuridico, attraverso le esperienze giuridiche che si sono prodotte in terre straniere. Laddove, cioè, si è saputo ben regolare una materia, e quindi ha avuto successo applicativo, allora la si studia, la si contestualizza tenendo conto delle sue specificità, e poi la si propone ai fini regolativi e decisori in un altro ordinamento.

VIII LEZIONE 10.03.2023

Forme di Stato- lo Stato sociale: sovranità popolare, diritti economico-sociali, correttivi al parlamentarismo

Il Capitolo 8 del manuale Amato Clementi ci spiega che l’obiettivo di questa forma è l’allargamento della base sociale dello Stato, il passaggio da una logica monoclasse ad una pluriclasse sia nel momento elettivo sia come effettiva integrazione sociale.

Potete anche confrontarla, nella ricostruzione del paragrafo 7 del Cap. 4 scritto da Cucolo nel Manuale Frosini).

Il suffragio universale, ossia il principio di sovranità popolare, porta con sé la presa in considerazione dei diritti in ambito economico-sociale, anche sulla base della pressione di sindacati e di partiti di massa (pp. 57-58).

A differenza dello Stato socialista il maggior interventismo dello Stato non significa necessariamente sempre e comunque gestione diretta, ma anche creazione di un sistema di incentivi per condizionare gli attori privati, anche per favorire una effettiva concorrenza (p. 59).

Le fratture economico-sociali non sono comunque esclusive e si combinano con altre di natura etnica o religiosa per cui i sistemi di partito possono risultare sul Continente bipolari o multipolari (pp. 60-61).  In ogni caso sul Continente la separazione tradizionale tra legislativo ed esecutivo si attenua, si crea un continuum tra Governo e maggioranza parlamentare e, di norma, anche una legittimazione popolare dell’esecutivo come già spiegato da Bagehot per il Regno Unito a cominciare dall’analogia pur parziale tra ruolo dei grandi elettori Usa nell’ eleggere il Presidente e ruolo dei deputati.

Alcune pagine di Bagehot le trovate qui:

https://bit.ly/3Zk98lB

 

Il maggiore interventismo dello Stato porta con sé la necessità di una maggiore stabilità dei Governi, che però è messa in crisi dalla maggiore complessità dei sistemi di partito: da qui la necessità di correttivi costituzionali al parlamentarismo.

Da un lato rafforzando il Capo dello Stato con l’elezione diretta in una sorta di dualismo rinnovato, di semipresidenzialismo come si sarebbe detto più tardi (Costituzione di Weimar 1919 come caso negativo; Francia Quinta Repubblica come caso positivo; da vedere anche la soluzione compromissoria tra Terza Repubblica francese e Weimar adottata in Spagna del 1931).

Dall’altro lato con soluzioni moniste centrate sul Governo e sul suo vertice, alternative a quella assembleari da III Repubblica francese (investitura parlamentare a lui solo, disciplina della questione di fiducia e dello scioglimento anticipato come deterrente per le crisi, sfiducia costruttiva: si vedano la Francia della Quarta Repubblica come caso non riuscito, la Legge Fondamentale di Bonn e la Costituzione spagnola come casi riusciti), mentre il sistema bipartitico inglese pur con qualche problema aggiuntivo non indifferente riesce a reggere le tensioni  (pp. 64-67) e quello americano basato su una logica compromissoria soffre le nuove polarizzazioni.

Per una panoramica utilissima delle forme di governo, pur datata al 1970, ma comunque esemplare per l’uso del metodo combinatorio va sempre letta questa voce di Elia:

https://bit.ly/3KWd87h

 

Se vogliamo rivedere questi passaggi attraverso i testi costituzionali,

qui troviamo quello di Weimar 1919

http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19190811_germaniaWeimar_ita.pdf

si vedano in particolare art. 1 (sovranità popolare), 22 (suffragio universale anche femminile), 41 (elezione diretta Presidente), 145 (obbligo scolastico), 153 (proprietà vincolata al bene comune), 157 (speciale protezione al lavoro)

qui il testo di Bonn del 1949 (aggiornato al 2006)

https://www.pul.it/cattedra/upload_files/310/Legge%20fond.Repubblica%20Federale%20di%20Germania.pdf

si vedano l’art. 20 (Stato sociale), artt. 63, 67 e 68 (forma di governo); si confronti la versione vigente del Preambolo con quella originaria del 1949 che trovate qua e che sottolinea la transitorietà della Legge (chiamata per questo Fondamentale e non Costituzione) fino all’ auspicata unificazione

http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19490523_germaniaLeggeFondamentale_ita.pdf

 

Qui il testo spagnolo della Seconda Repubblica del 1931

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/spagna1931.htm

si vedano l’art. 1 (sovranità popolare e Repubblica dei lavoratori), suffragio universale anche femminile (art. 36) Stato interventista (art. 44) protezione del lavoro (art. 46)., elezione del Presidente dal Parlamento e da grandi elettori eletti direttamente (68), doppia fiducia del Governo da parte del Presidente e della Camera (art. 75).

 

Qui il testo francese della Quinta (1958) il cui Preambolo rinvia a quello della Quarta (1946), che fa meglio cogliere la discontinuità della tutela dei diritti

https://www.conseil-constitutionnel.fr/sites/default/files/as/root/bank_mm/site_italien/constitution_italien.pdf

Il preambolo del 1946 lo trovate qui

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia194.htm

si vedano l’enfasi sui diritti della donna, su lavoro e superamento del colonialismo; passando al testo la definizione di sociale dell’art.1, art. 45, 49, 50 e 51 sulla forma di governo;

a questo punto tornate al testo della Quinta oggi vigente e notate nel Preambolo il riferimento alla Carta dell’ambiente del 2004 (che poi trovate alla fine), nell’art. 1 le pari opportunità sulla rappresentanza, il 5 e il 6 sul Presidente, il 20 sul Governo, il 49 sulla fiducia

Comparate con queste soluzioni quella italiana del 1948 appare decisamente debole, poco razionalizzata, per le ragioni spiegate qui da Dossetti

https://bit.ly/3IOnAer

e ritenute superate da Ruffilli a partire dalla legislazione elettorale secondo l’argomentazione presentata qui:

https://bit.ly/3kJJCXX

Le alternative di fondo sui sistemi elettorali, in grado di curvare la forma di governo in direzioni diverse anche a invarianza costituzionale, ossia tra sistemi fotografici e sistemi trasformativi-selettivi, si legga qui Duverger:

https://bit.ly/3Zn0Zg6

Questa distinzione dinamica funziona meglio di quelle statiche, pur utili, tra proporzionali, maggioritari e misti, che approfondiremo più avanti.

IX LEZIONE 13.03.2024

 

Forme di Stato- lo Stato sociale e le sue forme di governo tra presente e futuro

 

Le norme possono avere una certa dose di ambiguità:

si vedano nel testo della Quinta Repubblica francese il 5 e il 6 sul Presidente, il 20 sul Governo, il 49 sulla fiducia.

Molto dipende dall’imprinting costituzionale.

Nelle situazioni in cui le norme falliscono si dispiega quindi una forma di “revisionismo costituzionale” ed elettorali di tipo particolare che di norma tiene fermi i fini dello Stato democratico-sociale ma che discute i mezzi della razionalizzazione. In questo senso è paradigmatico il dibattito francese che inizia già nel 1956 e quello italiano sin dai primi anni ’80-

Si legga Ruffilli a partire dalla legislazione elettorale secondo l’argomentazione presentata qui:

https://bit.ly/3kJJCXX

Le alternative di fondo sui sistemi elettorali, in grado di curvare la forma di governo in direzioni diverse anche a invarianza costituzionale, ossia tra sistemi fotografici e sistemi trasformativi-selettivi, si legga qui Duverger:

https://bit.ly/3Zn0Zg6

Questa distinzione dinamica funziona meglio di quelle statiche, pur utili, tra proporzionali (più o meno selettivi, sbarramenti, premi, ampiezza della circoscrizione) maggioritari (a maggioranza relativa o assoluta) e misti (quale componente prevale?), che approfondiremo più avanti. Di per sé è possibile che alcune formule proporzionali siano più selettive di altre maggioritarie. Per questo sono preferibili le distinzioni dinamiche.

Da tenere poi conto che l’effetto delle formule è immediato, ma per il medio e lungo termine pesano le normative sulla forma di governo.

Negli anni recenti si sono verificate difficoltà su più piani: su quello economico-sociale è diventato più difficile coniugare coesione sociale e crescita economica; su quello politico-istituzionale è cresciuta quasi ovunque la frammentazione delle assemblee elettive, ma in genere istituzioni solide hanno comunque ridotto gli impatti negativi ed è cresciuto il ruolo dell’Unione europea a partire dalla crisi pandemica come dimensione di scala più idonea a far fronte alle crisi

A questo punto passiamo ad un primo esame del testo della riforma sulla forma di governoin corso di esame al Senato.

In origine prima del testo governativo era stato presentato il testo Renzi, che in sostanza riprende la forma di governo comunale e regionale basata sul principio del cosiddetto simul stabunt simul cadent, tranne il mantenimento del doppio rapporto fiduciario

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/19/DDLPRES/0/1387064/index.html?part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1

In seguito è stato presentato quello del Governo che trovate qui

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/19/DDLPRES/0/1394479/index.html?part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1

e che modifica in vari punti quel modello, in particolare con la fiducia iniziale dell’intero Governo, che prevede anch’esso il doppio rapporto fiduciario e che consente la nascita di un secondo Governo guidato da un parlamentare della maggioranza elettorale.

Il testo che ha alcuni difensori come il prof. Frosini può essere criticato in vario modo, nel complesso potremmo dire lungo tre linee.

La prima la potremmo chiamare ‘rigorista’ ed è quella che sostiene il simul..simul e che se si introducono troppe eccezioni il modello non funzionerebbe più.

La seconda. all’opposto, è una linea ‘conservatrice’ che sostiene che il testo non andrebbe cambiato per niente o comunque in modo assolutamente minimale.

La terza linea è quella che condivide che la riforma debba essere forte, che però non si possa arrivare al simul simul, ma che trova il testo in vari punti incoerente.

Il testo però ora va letto aggiornato agli emendamenti presentati poi dal Governo stesso, che trovate linkati qui con una spiegazione critica

https://stefanoceccanti.it/guida-ai-4-emendamenti-del-governo-al-testo-premierato/

 

A questo link trovate invece tutti gli emendamenti, i documenti acquisiti e i dossier parlamentari

https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/testi/57694_testi.htm

 

X LEZIONE 18.03.2024

Relazione del prof. Salvatore Vassallo, Universita’ di Bologna “Per cosa si vota il 9 giugno? Competizione elettorale e politica di coalizione nel parlamento europeo”,

Prima di segnalare i contenuti di una traccia fornitaci dal relatore, segnalo i passaggi chiave del cap. 12 del Manuale. Anzitutto, usando le categorie di confederazione (Stati che restano del tutto indipendenti) e federazione (dove emerge un potere centrale comune rilevante), categorie che studieremo nella parte tipi di Stato, il Manuale ci ricorda che la Ue è in una condizione ibrida (p. 331). Si fa poi un percorso storico fino al cosiddetto Trattato costituzionale (formula che rispetta tale ambiguità) vigente. Quello di Lisbona vigente dal 2009, a cui è allegata anche una carta dei diritti fondamentali che era stata firmata a Nizza (p. 333). C’è stata un’accelerazione, pur limitata, del ruolo della Ue durante la pandemia col programma Next Generation Ue (p. 334).

La natura ibrida è confermata dall’assetto degli organi:

-l’anima federale è rappresentata dal Parlamento (pp. 336/337) (che ha la funzione legislativa insieme al Consiglio dei ministri dell’Ue); dalla Commissione che ha un certo rapporto fiduciario con esso a cominciare dall’elezione a scrutinio segreto del Presidente della Commissione e dal voto di conferma ai commissari (pur se i suoi componenti vengono designati dai Governi e il candidato Presidente dal Consiglio europeo) e che gode di un certo grado di autonomia nell’eseguire le decisioni di Parlamento e Consiglio; dalla Corte di giustizia le cui decisioni nelle materie devolute all’Unione prevalgono su quelle degli Stati (p. 345) e dalla Banca centrale europea che ha in particolare il compito di determinare i tassi di interesse (p. 348);

l’anima confederale è rappresentata dal Consiglio europeo formato dai capi di governo e che esercita funzioni rilevanti di impulso, oltre a designare il candidato alla guida della Commissione (p. 335), dal Consiglio dei ministri che opera in formazioni diverse tra cui importantissima è quella Ecofin dei ministri dell’Economia (p. 339) che poi si restringe nell’Eurogruppo dove siedono soltanto quelli della zona Euro, e che decide di solito a maggioranza qualificata di Stati (55 per cento) e di popolazione (65 per cento), anche se su alcuni ambiti, come politica estera e fiscalità è rimasta l’unanimità, il principio confederale per eccellenza.

Il sistema delle fonti normative  più rilevanti che ha al vertice il Trattato Ue e il Trattato sul Funzionamento dell’Ue (p. 351) presenta poi norme autoapplicative contenute nei cosiddetti regolamenti ma che in realtà sono fonti primarie e norme che richiedono un recepimento con alcuni margini di adattamento contenute nelle cosiddette direttive (p. 351) che però in alcuni casi possono diventare autoapplicative se non vengono recepite entro un certo termine (p. 352).

Il sistema delle competenze ne prevede di esclusive, concorrenti (gli Stati intervengono negli spazi lasciati liberi dalla Ue) e di sostegno, ma è comunque molto dinamico e mobile perché ispirato a principi di sussidiarietà e di proporzionalità (pp. 358/359)

Ecco la traccia del prof. Vassallo

 

Roma 18 marzo 2024. Università La Sapienza. Salvatore Vassallo (Università di Bologna)

Per cosa si vota il 7 giugno? Competizione elettorale  e politica di coalizione nel Parlamento europeo

L’UE è frutto di un progetto visionario che dopo secoli di guerre culminate nelle immani tragedie della prima metà del ’900 ha immaginato di convertire l’epicentro dei conflitti che avevano insanguinato il mondo in uno spazio stabile di democrazia, pace, crescita economica e progresso sociale. Il progetto è cresciuto e si è consolidato attraverso la gestione di crisi impreviste, per prove ed errori. E attraverso la progressiva attrazione ed inclusione di nuovi membri. La sua peculiare architettura nasce dalla necessità di dare un ordinamento democratico a una polity, a una comunità politica composita, nella quale stati sovrani cedono progressivamente poteri a istituzioni intergovernative e sovranazionali. Da qui un disegno che non ricade perfettamente in nessuna delle categorie usate per classificare le forma di stato (federale, confederale) e di governo (presidenziale, parlamentare, direttoriale) nazionali.  La ragione principale risiede nel doppio principio di rappresentanza che legittima e orienta le scelte: quello della rappresentanza degli interessi nazionali (espressa principalmente dai governi nel Consiglio) e quello della rappresentanza degli interessi sociali (espressa principalmente dai gruppi politici europei nel Parlamento). In questo assetto istituzionale giocano un ruolo importante istituzioni incentivate deliberatamente ad agire, per quanto possibile e con gradi diversi, come attori indipendenti dagli stati membri e dalle forze politiche (Commissione, Bce, Corte). Per l’UE si vota quindi due volte. Quando si contribuisce con il proprio voto a formare i governi nazionali e in occasione dell’elezione del PE. Ma in entrambi i casi, politica nazionale ed europea si confondono. Per questo si dice che le elezioni europee siano di secondo grado. Per capire quale impatto potranno avere le prossime, e quindi le scelte di ciascuno di noi come elettori, dobbiamo esaminare la struttura e i cambiamenti del sistema partitico europeo: il peso, il ruolo e le posizioni dei Gruppi. Dobbiamo anche prendere atto che la politica di coalizione nell’UE si svolge secondo schemi parzialmente diversi da quelli all’opera nei sistemi nazionali. Non si risolve nella creazione di una maggioranza al momento della investitura della Commissione, ma si articola in modi anche molto diversi in ciascun settore di politica pubblica. Quindi, oltre a chiederci chi potrà essere l’agenda setter (chi sarà presidente della Commissione e chi saranno i Commissari), dovremmo chiederci quali nuovi equilibri potrebbero formarsi con riguardo a ciascuno dei principali dossier inclusi nell’agenda: quali gruppi potranno diventare veto players, far pesare il loro punto di vista nei prossimi triloghi su quelle materie. Ma soprattutto, nel decidere se andare a votare oppure no, dovremmo chiederci che cosa sarebbe oggi l’Europa senza l’Ue.

XI LEZIONE 19.03.2024

Relazione del prof. Michele Marchi, Universita’ di Bologna “Jacques Delors tra Francia e Europa”

Ecco la traccia inviataci dal professore

 

Cosa significa riflettere attorno alla figura di Jacques Delors oggi? Significa prima di tutto ricostruire almeno un cinquantennio di storia politica, economica, sociale e culturale francese e almeno un ventennio decisivo del processo di integrazione europea (tra anni Ottanta ed avvio del XXI secolo). Inoltre, studiare la figura di Delors implica fare un lavoro sul metodo applicato all’azione politica e sociale. Chiedersi dunque se Delors sia un tecnocrate prestato alla politica o un politico tout court non ha molto senso dal momento che tutta la sua vita è stata spesa nel tentativo di sottrarre il “politico” alla triplice minaccia dell’incertezza, dell’ansia per il breve termine (così dominante nell’attuale vita politica) e della deriva utopistica. Questo spiega, tra le altre cose, la sua difficoltà nello svolgere un ruolo di primo piano nell’evoluzione del socialismo francese e nell’incapacità di quest’ultimo di trasformarsi in una moderna socialdemocrazia.

Fatte queste premesse la lezione si snoderà prima di tutto attorno alla descrizione degli anni fondamentali della formazione di Delors, quelli del cattolicesimo sociale e sindacale, quelli della Banca di Francia e poi del Commissariato generale alla pianificazione. L’ingresso nelle stanze del potere arriva per via gollista, nel 1969, nella convinzione che a contare sia il progetto più che la forza politica che lo presenta. E il progetto consiste nel trovare gli strumenti per adattare la Francia all’evoluzione in atto nelle società post-industriali.

Un passaggio fondamentale è poi quello degli anni del PS, a partire dal 1974, sostenendo Mitterrand sino all’arrivo alla presidenza del 1981 e per Delors all’incarico di Ministro dell’Economia e delle Finanze. Dall’osservatorio privilegiato di rue de Rivoli, Delors matura sin da subito una convinzione. La Francia e con essa l’Europa devono fare un salto di qualità nel tentativo di adattarsi e svolgere un ruolo di primo piano nell’oramai imminente evoluzione verso la globalizzazione economica. Il cosiddetto “tornante del rigore” da ministro dell’Economia e poi i primi fondamentali passaggi da presidente della Commissione europea, il Libro bianco e il “primo pacchetto Delors”, mostrano tutta la visione di un Delors impegnato ad armonizzare il processo di integrazione con il neo-liberal turn, allo stesso tempo cercando di fornire gli strumenti economici e sociali affinché l’Europa possa svolgere un ruolo di primo piano tra i giganti economici dell’epoca.

Il crollo del mondo bipolare non coglie di sorpresa Delors, che anzi mostra una capacità di reazione e di leadership non scontate. Il completamento del mercato unico e il lancio della moneta comune riescono ad essere implementati in condizioni geopolitiche di certo non favorevoli, sfruttando tutte le potenzialità dell’asse franco-tedesco.

L’ultima parte della lezione sarà poi dedicata a ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, cioè la clamorosa mancata candidatura di Jacques Delors alle elezioni presidenziali del 1994, ma anche il non ancora completato disegno europeo di Delors, per ciò che riguarda soprattutto l’ancora assente armonizzazione delle politiche economiche (dei Paesi dell’area euro) e la scarsa attenzione per le questioni sociali (legate alla disoccupazione ma non solo), due delle importanti lacune che ad oggi dominano il quadro del processo di integrazione.

 

XII LEZIONE 20.03.2024

Presentazione volume Paola Mattei “Democratizing Science. The Political Roots of the Public Engagement Agenda”

Traccia della prof. Mattei

 

Il consenso nei confronti della scienza è in calo, occorre attrezzarsi.

Per far fronte a questo problema, Paola Mattei, autrice del libro “Democratizing Science” presentato ieri presso l’Università degli Studi di Milano, suggerisce di intraprendere una via che conduca alla nascita di una vera e propria Cittadinanza Scientifica. Dietro ogni cittadino capace di selezionare e condividere dati e informazioni con lo smartphone, infatti, c’è un potenziale scienziato digitale alla ricerca della verità.

 

I dati, insomma, se ben raccolti, analizzati e interpretati, possono essere oggi un terreno d’incontro strategico tra scienza e vita reale. Ma sorgono domande cruciali: i cittadini sono pronti a prendere parte a questa conversazione collettiva con metodo scientifico e spirito critico? Vogliono veramente contribuire alla ricerca della verità? La ricerca scientifica può diventare per loro un motore di inclusione sociale o rischia di creare nuove élite?​ E a che condizioni partecipazione e scienza possono dirsi alleate?

 

A questo link si può scaricare gratuitamente il libro

 https://bristoluniversitypress.co.uk/democratizing-science

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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