Lezione n. 10 16.03.26
I sistemi elettorali
Questa parte è trattata sul Manuale Frosini Cap. V, in particolare par. 6-8
Segnalo anzitutto che nella parte dei link del mio sito verso il fondo
avete nell’ordine le schede elettorali di Regno Unito (deputati e sindaci), Usa (election day) , Germania (deputati), Francia (Presidenziali e deputati), Spagna (deputati).
Le formule possono essere classificate secondo criteri dinamici o statici.
Per ciò che concerne prime la differenza fondamentale è quella tra sistemi fotografici e sistemi trasformativi-selettivi, con questi secondi in grado di arrivare a una legittimazione elettorale dei Governi spiegata qui da Duverger:
e in modo analogo qui da Ruffilli
Questa distinzione dinamica funziona meglio di quelle statiche, che seguono perché ci spiegano, ad esempio, che alcune formule proporzionali possano rivelarsi più selettive di altre maggioritarie.
Per ciò che concerne il legame tra formule elettorali, legittimazione dei Governi e loro durata bisogna inoltre stare attenti alle spiegazioni mono-causali: l’effetto delle formule è immediato, ma per il medio e lungo termine pesano le normative sulla forma di governo nonché l’esistenza, ad esempio, di convenzioni costituzionali non scritte, ad esempio sull’attribuzione della guida del Governo al leader indicato prima del voto dal primo partito della coalizione.
Le formule statiche si dividono in:
maggioritarie (di solito associate a collegi uninominali come per deputati e senatori Usa e deputati del Regno Unito, eccezione grandi elettori Usa che è caso di formula maggioritaria plurinominale);
proporzionali (di solito con collegi plurinominali, eccezioni vecchio Senato Italia pre 1993 dove in realtà si trattava di un sistema proporzionale a preferenza bloccata).
A loro volta le maggioritarie si dividono in plurality (maggioranza relativa, di solito a turno unico, ma anche con doppi turni aperti a più di 2 candidati come per l’Assemblea nazionale francese dove può accedere chi abbia avuto al primo turno il 12,5% calcolato sugli aventi diritto) e majority (con maggioranza assoluta, di solito con turno doppio chiuso ai primi due, ma si può ottenere anche con un doppio voto in unico turno con una sorta di ballottaggio preventivo come per i sindaci inglesi, sistema detto di “voto supplementare”.
Le proporzionali si dividono in metodi del quoziente (più proporzionali) e del divisore (meno proporzionali, il più famoso è quello d’Hondt). Più è ampia la circoscrizione in cui si assegnano i seggi, intesa nel senso di numero più grande di seggi da assegnare, più c’è proporzionalità.
Negli ultimi anni è cresciuta in generale la tendenza verso formule cosiddette miste: una categoria eterogenea che andrebbe forse più correttamente suddivisa in formule a prevalenza maggioritaria (ad esempio le leggi elettorali italiane per Comuni e Regioni che pur basate su un impianto proporzionale danno una maggioranza garantita al Sindaco e al Presidente della Regione) e a prevalenza proporzionale (es. le leggi elettorali di Camera e Senato in Italia dove la parte maggioritaria in collegi uninominali copre circa i tre ottavi dei seggi).
In quest’ultimo caso il fatto che il risultato elettorale sia o meno decisivo con una legittimazione diretta degli esecutivi non è a priori scontato, dipende dalla distribuzione dei voti: se c’è uno schieramento largamente prevalente (2022) ciò accade, se invece c’è un certo equilibrio tra più schieramenti nelle vittorie uninominali ciò non accade (2018).
Nel caso italiano, di solito, l’alternativa ai Governi di legittimazione diretta era sin qui costituita in modo originale da un ruolo particolarmente attivo del Capo dello Stato che ha fatto parlare di forma di governo parlamentare “a correttivo presidenziale” (Lauvaux-Le Divellec).
Andiamo quindi ad esaminare le formule una per una nelle grandi democrazie per le Camere elettive dotate di rapporto fiduciario:
Regno Unito: uninominale maggioritario a turno unico formula plurality che è strutturato, combinandosi con un sistema sostanzialmente bipartitico, per tendere a produrre di norma una maggioranza monopartitica.
Qui la più recente elezione inglese, dove si è verificata una notevole disproporzionalità. Il Labour ha vinto col 33,7 per cento dei voti il 63,4 dei seggi. Ciò però non deve stupire perché il sistema vuole produrre una maggioranza in seggi.
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_generali_nel_Regno_Unito_del_2024
Qui le precedenti dove invece la sovra-rappresentazione del primo partito, o Conservatori, era stata minore, 43,6 per cento dei voti e 56,1 dei seggi:
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_generali_nel_Regno_Unito_del_2019
Se però il trend alla frammentazione prosegue, in questo momento con l’affermazione del Reform Party, l’esito, pur favorito, non è comunque garantito.
Vedete qui l’evoluzione dei sondaggi:
Francia: sistema uninominale maggioritario a doppio turno, acronimo SUMADT (sbarramento del 12,5% sugli aventi diritto al voto tra un turno e l’altro) con formula majority al primo turno e plurality al secondo; il suo rendimento, che porta a una bipolarizzazione nazionale, è in realtà dovuto all’effetto combinato con le Presidenziali che a partire dalle riforme del 2000 (quinquennato presidenziale, inversione del calendario elettorale) e, quindi, dal turno elettorale 2002, le precedono di poche settimane. Per le Presidenziali il sistema è majority perché il secondo turno è limitato a due candidati.
Se invece si vota, come nell’ultimo caso, senza l’effetto traino delle Presidenziali, è logico attendersi risultati più frammentati. L’uninominale maggioritario anche a doppio turno favorisce ma non garantisce la formazione di una maggioranza.
Qui le ultime due legislative
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_legislative_in_Francia_del_2022
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_legislative_in_Francia_del_2024
Germania: proporzionale integrale (non è una formula mista) con sbarramento del 5% (o in alternativa di 3 mandati diretti, di vittoria nei collegi) Il voto su lista bloccata stabilisce QUANTI seggi spettano ai partiti, quello nei collegi QUALI sono di norma i primi degli eletti di ciascun partito. Chi vince il collegio entra di norma alla Camera, ma un complesso sistema fa sì che comunque il risultato in seggi sia proporzionale ai voti. Il numero relativamente basso dei partiti dovuta anche all’articolo 21 della Costituzione che in origine proibiva rigidamente i partiti antisistema consentiva agevolmente la legittimazione diretta dei Governi con maggioranze a due o di centrodestra (Cdu-liberali) o di centrosinistra (Spd-Verdi). L’arrivo in Parlamento di due forze ritenute sinora non coalizzabili a livello nazionale (Afd a destra, Linke a sinistra) ha complicato il quadro portando prima a Grandi coalizioni tra i primi due partiti, poi a un Governo eterogeneo a tre (Spd, Verdi, Liberali) ed ora una coalizione ex-grande tra i primi due partiti (insieme di poco sopra il 50 per cento dei seggi) in cui comunque la carica di Cancelliere è assegnata al candidato indicato prima del voto dal partito più grande. Aumentando il numero dei partiti l’incrocio dei risultati faceva lievitare il numero dei seggi perché si partiva da un numero fisso di seggi (598), si assegnavano mandati in eccesso per far entrare tutti quelli che avevano vinto un collegio anche se erano più di quanti spettassero in termini proporzionali al partito (mandati in eccesso) e poi per riportare alla proporzionalità si aggiungevano mandati compensativi per gli altri. Nel marzo 2023 si è allora fatta una riforma che ha tolto i mandati in eccesso (quindi non tutti i vincenti negli uninominali entrano) e di conseguenza anche i mandati in esubero fissando il tetto dei deputati a 630 e riducendo i collegi uninominali a 280 (44 per cento).
Qui le ultime due elezioni:
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_federali_in_Germania_del_2021
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_federali_in_Germania_del_2025
Spagna: proporzionale in piccole circoscrizioni con formula D’Hondt senza recupero dei resti con sbarramento esplicito del 3% a livello circoscrizionale ma implicito di norma molto più alto che premia i partiti nazionali più grandi, punisce i partiti nazionali piccoli finché restano a livelli non superiori al 5-6% e rappresenta fedelmente i partiti regionalisti (PANE- partidos de ambito no estatal, per opposizione ai PAES, partidos de ambito estatal). In origine i PAES rilevanti erano Pp e Psoe e si avevano Governi monopartitici dell’uno o dell’altro, di maggioranza assoluta dei seggi (che conseguivano con poco più del 40% circa dei voti e qualche punto di distacco dal secondo partito) o di maggioranza relativa, con appoggi esterni dei PANE. Ora il sistema si è complicato per l’affermazione a sinistra prima di Podemos, poi di Sumar, nonché di Vox a destra e per la prima volta si è reso necessario un Governo a due Psoe-Podemos, quindi Psoe-Sumar, peraltro di maggioranza relativa. Se vi ricordate è una formula simile a quella portoghese che abbiamo già studiato.
Qui le ultime due elezioni:
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_generali_in_Spagna_dell%27aprile_2019
https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_generali_in_Spagna_del_2023
Limitandoci all’ultima vediamo i primi partiti sovra-rappresentati:
il Pp passa dal 33,1 per cento dei voti al 39,1 dei seggi;
il Psoe col 31,7 dei voti il 34,6 dei seggi.
Poi gli intermedi sotto-rappresentati:
Vox col 12,4 dei seggi si ferma al 9,4 dei voti
Sumar con il 12,3 dei voti l’8,8 dei seggi.
Appena si scende ai regionalisti si va sostanzialmente in pari, anzi con una lieve sovrarappresentazione:
Erc con 1,9 dei voti il 2 dei seggi;
JXCat con 1,6 dei voti sempre il 2 dei seggi;
Bildu 1,4 e 1,7;
Pnv 1,1 e 1,4.
Per ciò che concerne l’Italia il post 1993 ha segnato il passaggio a sistemi elettorali misti a prevalenza maggioritaria a livello comunale e regionali abbinati coerentemente a forme di governo neo-parlamentari; a livello nazionale in ultimo (dal 2018) un sistema misto a prevalenza proporzionale con esiti incerti e invarianza di una forma di governo poco razionalizzata. Si è quindi avuta a livello nazionale un’alternanza tra Governi dotati di legittimazione diretta e di Governi imperniati sul “correttivo presidenziale”.
Pertanto è aperto da anni un dibattito che insiste su possibili riforme elettorali (con formule majority assuring) combinate o meno con riforme della forma di governo /premierato elettivo o non elettivo) con varie ipotesi nel dibattito dottrinale e politico, anche perché sembrano essersi esaurite le possibilità di Governi tecnici o di maggioranze post-elettorali ricombinando partiti di coalizioni diverse
Il punto di partenza obiettivo è che quella italiana del 1948 appare una forma di governo decisamente debole, poco razionalizzata, per le ragioni spiegate qui da Dossetti
e il dibattito su riforme elettorali e costituzionali non nasce oggi, come ricordano qui Clementi e Fusaro
Tuttavia le soluzioni possibili possono varie.
In ogni caso qui trovate il dossier Camera sul Premierato per l’esame della proposta attualmente in discussione:
https://documenti.camera.it/leg19/dossier/pdf/AC0243.pdf?_1720084103761
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