Lezione n. 10 L’organizzazione delle Camere e la programmazione dei lavori, anche in prospettiva storica 23.10.24 (compresa anche nel post precedente)

Riferimenti: Capp. IV e V Manuale MC, Capp. II e VI Manuale G; manuali per deputati e senatori

Prima dei Manuali, soprattutto sulla programmazione (che sarà ripresa nella seconda parte del corso per la funzione legislativa), rinvio in primo luogo al link del Manuale ricevuto dai deputati a inizio legislatura che vi coniglio di scorrere perché è pratico e semplice

https://bit.ly/48MGtKY

Il testo parte anzitutto dal Regolamento, ricordandoci che esso è approvato a maggioranza assoluta; che è interpretato dal Presidente e che la Giunta predispone le ipotesi di modifica per l’Aula (p. 15).

Tratta poi degli organi cominciando dall’Assemblea (p. 16), passando al Presidente partendo dalle modalità di elezione (pp. 16-17) e quindi dei poteri di cui particolarmente incisivi sono quelli di interpretazione del Regolamento e sulla programmazione (p. 17).

Quindi dell’Ufficio di Presidenza composto oltre che dal presidente da 4 Vice, da 3 questori e 8 segretari, che predispone i bilanci e decide sui gruppi in deroga (p. 18).

La conferenza dei Presidenti è il luogo chiave della programmazione (p. 21).

Organo recente, sia pure ormai ventennale, è il comitato per la legislazione, che presidia sulla qualità della legislazione (p. 24).

Da segnalare che esistono alcuni organismi parlamentari non eletti direttamente, come l’Assemblea del Consiglio di Europa, a cui le nostre Camere inviano delegazioni (p. 34).

Sulle prerogative parlamentari il Manuale è molto puntuale nel riproporci la distinzione tra insindacabilità (68.1 Cost.) e inviolabilità (68.2 e 68.3)  (p. 37).

Sulla programmazione parlamentare dell’Aula ci ricorda la distinzione tra programma, calendario e odg di seduta (pp. 39-40) e la regola chiave dei tre quarti a voto ponderato in Conferenza dei capigruppo, in assenza dei quali decide il Presidente (p. 39).

Sul numero legale, fissato alla maggioranza dei componenti ma computando come presenti quelli in missione si veda p. 44.

A pag. 77 il Manuale cerca di chiarire la differenza tra interpellanze (dove prevale il fine valutativo) e interrogazioni (dove prevale il fine conoscitivo).

A pag. 89 si parla delle funzioni tassative che ha il Parlamento in seduta comune, che ha anche un suo sito apposito

www.parlamento.it

Le pagg. 96-97 precisano i termini dei 3 emolumenti che ricevono i deputati: indennità, diaria, rimborso

A questo link potete leggere la guida per i senatori

https://bit.ly/3F9bvz0

Non ripeto i concetti che sono sostanzialmente identici alla Camera, mi concentro solo sulle differenze più importanti che sono le seguenti:

L’elezione del Presidente del Senato si deve concludere entro la quarta votazione, grazie al ballottaggio tra i primi due del terzo (p. 5).

Si veda l’insistenza sui requisiti politici per costituire i gruppi (pp. 7-8)

C’è un’unica Giunta per le immunità e per le elezioni (p. 11)

Sul calendario (p. 12) in assenza di unanimità in Conferenza decide l’Aula a maggioranza.

Ritorniamo ora al Manuale MC, Cap. IV

Il nostro bicameralismo ripetitivo si è delineato per ragioni iper-garantistiche durante la Guerra Fredda con marginali elementi di differenziazione in gran parte venuti meno negli anni (p. 134), rivelando il suo anacronismo ancor più dopo la riforma del Titolo V del 2001 che avrebbe avuto bisogno di un Senato delle regioni (p. 137) e dopo la riduzione del numero dei parlamentari che avrebbe potuto essere utilizzata per valorizzare il Parlamento in seduta comune che a poco più di 600 membri potrebbe ben funzionare da Camera unica e non solo da seggio elettorale (p. 146).

Sul Presidente di Assemblea si ricorda l’importante consuetudine per cui non partecipa al voto (p. 151). Vi è stata poi nel tempo una crescita del ruolo del Presidente della Camera anche in connessione ai poteri sulla programmazione a lui concessi nel 1997  per cui di norma la carica è assegnata al secondo partito della coalizione, mentre quella del Senato va ad un esponente del primo partito. Per garantirne l’autonomia i Presidenti di Assemblea non sono sfiduciabili (p. 154).

Si accenna poi alle Commissioni permanenti che però saranno trattate soprattutto quando parleremo della funzione legislativa. Qui si ricordi solo la sommaria distinzione delle sedi: legislativa (la C. fa tutto), referente (istruisce il provvedimento per l’Aula), redigente (una via di mezzo), consultiva (pareri ad altre) (p. 159). La composizione delle Commissioni deve essere proporzionale al plenum (p. 158): dai i maggiori numeri questo alla Camera si può conciliare con la norma per cui ogni deputato può far parte come componente di una sola Commissione, mentre al Senato i gruppi più piccoli possono designare un proprio membro anche in 3 Commissioni (p. 161). Sono i gruppi che designano e che quindi, nel caso, possono anche decidere sostituzioni, anche per superare dissensi (p. 162).

Il quadro delle Commissioni esistenti, ridotte al Senato dopo la riduzione dei parlamentari ma non al Senato, si trova a p. 163.

Vi sono poi varie Commissioni bicamerali con compiti di indirizzo, vigilanza e controllo (p. 169). Particolarmente delicato è il Copasir, che sovrintende anche ai servizi segreti (pp. 171/174), su cui faremo un approfondimento particolare.

Nel Manuale GL si sottolinea la norma transitoria della riforma del Titolo V che parlava di riforma del Senato e intanto adottava una soluzione transitoria fin qui inapplicata (pp. 158/159). Vi è anche qui il quadro aggiornato delle Commissioni (p. 161) e vi è la spiegazione sul ruolo dei Comitati per la legislazione (pp. 168/169), Alle pagg. 184/185 sono poi spiegati gli organi di autodichia.

Il Manuale GL nel suo Cap. II affronta il tema dei Regolamenti in prospettiva storica, in particolare nei paragrafi da 4 a 6.

Segnalo qui la periodizzazione essenziale come risulta anche dal testo di G. Stegher

https://www.giappichelli.it/regolamenti-parlamentari-natura-e-funzioni-9791221100501?srsltid=AfmBOorA5Y5A0AXquedWe6H2jxUH8g79iXcf68RSh219_rsu_hI-cweD

La prima fase è quella 1971-1992 che parte dalla scelta dell’integrazione tra forze originariamente eterogenee attraverso il principio guida dell’unanimità e che poi inserisce man mano dei correttivi a tale logica per rendere più efficiente il sistema, primo per importanza la limitazione del voto segreto nel 1988, affermando un “maggioritarismo di funzionamento”, ossia attribuendo alla maggioranza che si forma dopo il voto alcune prerogative significative.

La seconda, 1992-2013, è segnata da alcune conseguenze a cascata del maggioritarismo di composizione” varato a partire dalle nuove leggi elettorali, anche col superamento del principio di unanimità a favore della maggioranza al Senato e del Presidente della Camera a Montecitorio.

La terza, quella post 2013, è stata segnata soprattutto da riforme incisive al Senato, anche per tenere conto in modo significativo della riduzione dei parlamentari, di contro al minimalismo della Camera.


Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *