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Lezione XXX 9 maggio

Si riproducono qui i tre brani scelti dell’ultimo discorso di Aldo Moro ai gruppi parlamentari per convincerli a votare la fiducia al nuovo Governo di solidarietà nazionale Andreotti IV, sostenuto in maggioranza anche dal Pci

I concetti-chiave sono l’affermazione della politica anzitutto come responsabilità e non come testimonianza (che ha a che fare col divieto di mandato imperativo), l’importanza dei vincoli europei e internazionali; la preferibilità astratta del modello di contrapposizione tra maggioranza e opposizione, ma la consapevolezza pratica che quel momento non è ancora possibile

Aldo Moro, Il governo di solidarietà nazionale: intervento, gruppi parlamentari del partito (DC), 28 febbraio 1978

Brano n. 1

“Io credo che dobbiamo domandarci sempre di fronte anche ai grandi fatti politici, che non sono regolati dalla pura convenienza (io non credo che la politica si pura convenienza, ha coefficienti di convenienza ma non è pura convenienza; la politica è anche ideale): di fronte a questa situazione vogliamo fare della testimonianza, cioè   una cosa idealmente apprezzabile, rendere omaggio alla verità in cui crediamo, ai rapporti di lealtà che ci stringono al Paese, o vogliamo promuovere una iniziativa coraggiosa, una iniziativa che sia misurata, che sia nella linea che abbiamo indicato e sia pure nelle condizioni nuove nelle quali noi ci troviamo? Ecco, ad un amico, nel corso di un piccolo cenacolo che ha avuto il pregio di svolgersi nella più assoluta discrezione (fatto più unico che raro nella politica italiana), il quale mi chiedeva: si va alle elezioni, bisogna fare le elezioni come testimonianza? Ho risposto: questa è certo la cosa più pulita, risponde ad una coscienza cristallina. Ma se dovessi guardare alla difesa, che pur tocca a noi, di alcuni interessi, non grandi interessi, ma i normali, i legittimi interessi di 14 milioni di elettori, se dovessi scegliere per quanto riguarda la loro integrità, ecco, io avrei qualche esitazione (non ho scelto, non scelgo, dico avrei dell’esitazione) a scegliere la via della testimonianza.

Però, certamente non esiterei ad andare alle elezioni o all’opposizione, se mi si rompesse tra le mani il meccanismo di ideali e di valori che abbiamo costruito insieme nel corso di questi anni. Se si trattasse di questo, di fare anche l’ultima elezione per mantenere fede ai nostri ideali democratici cristiani, lo dovremmo fare se la posta in gioco lo richiedesse.

Se, invece, vi è, nella pazienza, nella ricerca, nel ritmo della nostra conduzione della crisi, una via che ci si apre dinanzi, che ci permetta di restare sostanzialmente nella nostra linea anche se su un terreno nuovo e più esposto, dicevo: sì, cari amici, questo terreno nuovo e più esposto c’è già, ci siamo sopra nella vita politica (forse, anche per qualche errore di amici periferici, ma anche per situazioni obiettive, difficili da dominare) in molte articolazioni dello Stato democratico che è così multiforme, che nessuna conquista elettorale ce lo può dare tutto.

Ci siamo già – vi dicevo – con altri nella vita sociale, nei sindacati, nelle associazioni civili, negli organismi culturali, nelle innumerevoli tavole rotonde alle quali siamo presenti.

Questa è la realtà sociale alla quale io, naturalmente, non vedo una alternativa perché mi rendo conto che le cose camminano con un loro impeto. Ma vogliamo renderci conto di quanto sia diversa la realtà sociale italiana oggi, di fronte a quella di anni fa? Ricordo che l’on. De Gasperi – ed è la mia unica citazione – raccomandava a noi di essere sostenuti e un po’ riservati in ogni nostro contatto, di aula o di corridoio, con i colleghi comunisti. C’è una diversità che si è determinata per la forza delle cose; non voglio trarne delle illazioni, tutto ciò, cari amici, mi serve per dire che dobbiamo essere consapevoli di quanto le cose siano oggi più difficili in questo Paese che si è rimescolato, un po’ rendendosene conto, un po’ no. Allora il problema, cari amici, è quello di un limite da stabilire nella linea di quella intesa di programma che avevamo portato fino a un certo punto, con alcuni contenuti, ed alcune integrazioni. Ecco, siamo stati unanimi in Direzione (voi avete accolto questa indicazione) nel dire no al governo di emergenza; nel dire no ad una coalizione politica generale con il Partito Comunista. Su questo avete visto, anche dagli interventi, che vi è un atteggiamento così netto, così unanime della Democrazia Cristiana che c’è da stupirsi che il Partito Comunista abbia voluto chiedere una cosa che era scontato non potesse avere.

E questa è una cosa importante, e dobbiamo ridirla in questo momento: è importante per ora  ed è importante anche per dopo. C’è un dovere reciproco di lealtà, di far comprendere quali sono i limiti al di là dei quali non possiamo andare.

Una intesa politica, che introduca il Partito Comunista in piena solidarietà politica con noi, non la riteniamo possibile; anche se rispettiamo altri partiti che la ritengono possibile in vista di un bene maggiore, come un accordo impegnativo di programma. Sappiamo che c’è in gioco un delicatissimo tema di politica estera, che sfioro appena, nel senso che vi sono posizioni che non    sono solo nostre ma che tengono conto del giudizio di altri Paesi, di altre opinioni pubbliche con le quali siamo collegati, quindi dati di fatto obiettivi.

Sappiamo che vi è diffidenza in Europa in attesa di un chiarimento ulteriore sullo sviluppo delle

 

cose, e sappiamo che sono in gioco, in presenza di una insufficiente esperienza, quel pluralismo, quella libertà che riteniamo siano le cose più importanti del nostro patrimonio ideale che vogliamo ad ogni costo preservare.

 

 

Brano n. 2

Abbiamo quindi una emergenza economica, una emergenza politica, e io sento parlare di opposizione, del gioco della maggioranza e dell’opposizione. Sono in linea di principio pienamente d’accordo: nel nostro sistema che è il migliore, anche se limitato ad un esiguo numero di Stati privilegiati, questa idea di una maggioranza e di una opposizione intangibili e intercambiabili mi pare cosa di grandissimo significato. Ma immaginate cosa accadrebbe in Italia, in questo momento storico, se fosse condotta fino in fondo la logica della opposizione, da chiunque essa fosse condotta, da noi o da altri, se questo Paese dalla passionalità intensa e dalle strutture fragili, fosse messo ogni giorno alla prova di una opposizione condotta fino in fondo?

 

 

 

Brano n. 3

Se mi si chiedesse se la situazione di oggi si riprodurrà domani, in elezioni più o meno ravvicinate, la prima risposta (che può essere sbagliata ma è sincera) è: sì. Se voi mi chiedete fra qualche anno cosa potrà accadere, fra qualche tempo cosa potrà accadere (e io non parlo di logoramenti dei partiti, linguaggio che penso non sia opportuno ma parlo del muoversi delle cose, del movimento delle opinioni, della dislocazione delle forze politiche), se mi chiedete fra qualche tempo che cosa accadrà, io dico: può esservi qualche cosa di nuovo.

Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà. “

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