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Ringrazio il relatore Butti per la proposta predisposta che ritengo contenga, a fianco di significativi rilievi sul merito del provvedimento, due importanti elementi di novità più generali

Il primo è il passaggio incidentale inserito nelle premesse come considerazione di carattere generale sull’opportunità di utilizzare maggiormente nella Legislatura in corso lo strumento delle leggi delega, anche per quanto attiene l’attuazione del piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR).
I recenti dati dell’Osservatorio sulla legislazione ci mostrano infatti che nella prima metà della XVIII Legislatura (23 marzo 2018-23 settembre 2020) sono state approvate solo sette leggi-delega di cui solo una qualificabile come “riforma di settore” (la legge n. 86 del 2019 in materia di sport); nel corrispondente periodo della XVII Legislatura (15 marzo 2013-15 settembre 2020) si erano invece avute 13 leggi-delega di cui sei qualificabili come “riforma di settore”.
Per quanto attiene al PNRR, il documento delinea un complesso molto ampio di misure; si può presumere che esse costituiranno magna pars della legislazione dei prossimi anni. Per questo non risultano indifferenti le modalità con le quali queste misure saranno adottate; anzi presumibilmente esse condizioneranno fortemente i lavori parlamentari per il resto della Legislatura.
Su questo il documento non fornisce elementi. È evidente che se il Governo si affiderà, per l’attuazione delle riforme ad una serie di decreti-legge questi avranno inevitabilmente dimensioni abnormi (con la tendenza dei ministeri, come si è visto anche nei provvedimenti del 2020, a “svuotare i cassetti”) e l’esame parlamentare risulterà inevitabilmente compresso. Lo strumento del decreto-legge potrà essere evidentemente usato per i primi interventi di più diretta e immediata attuazione ma per misure più strutturali occorre pensare ad altri strumenti.
A questo proposito, vi è una via alternativa che è stata indicata anche in alcuni recenti interventi dottrinali (ad esempio quelli di Valerio Di Porto e Fabio Pammolli): quella di privilegiare, per quanto possibile, l’adozione di leggi delega. In particolare, è stato indicato il modello della legge delega di riforma n. 421 del 1992 adottata dal primo governo Amato nel 1992. Al di là del giudizio sui contenuti, quella legge delega rappresentò sul piano del metodo un’importante innovazione. Essa conteneva tre deleghe di riforma settoriale dedicate rispettivamente alla sanità, alla previdenza e alla finanza territoriale; tempi stretti per l’attuazione della delega (novanta giorni); il parere parlamentare sugli schemi di decreto.
Nel caso del PNRR si potrebbero immaginare deleghe sui più importanti dei pilastri fondamentali, ad esempio la transizione verde, la trasformazione digitale, la sanità, la scuola. Oppure leggi delega che intervengano sulle tre riforme indicate dal ministro Franco nella sua audizione di lunedì: pubblica amministrazione, riforma della giustizia civile (su cui in verità vi è già un disegno di legge delega all’esame del Senato), semplificazione normativa. Altra riforma che dovrebbe necessariamente configurarsi come legge delega è poi quella fiscale prospettata dal presidente Draghi nelle sue dichiarazioni programmatiche. Nell’approvare le deleghe il Parlamento dovrebbe avere cura di garantire una formulazione attenga e non vaga dei principi e criteri direttivi.
Il processo di attuazione delle deleghe potrebbe coinvolgere adeguatamente le autonomie territoriali. Ed occorre ovviamente pensare ad un rapido, ma forte, parere parlamentare. Si può anche ipotizzare – lo ha fatto recentemente Andrea Manzella – la costituzione di organismi bicamerali ad hoc che svolgano, in parallelo ai pareri sugli schemi di decreto legislativo un ampio lavoro conoscitivo, prendendo a modello le grandi inchieste parlamentari del dopoguerra, come quella sulla miseria.
Ricordo infine che, per superare la preoccupazione di un eccessivo prolungamento dei tempi di esame parlamentare dei disegni di legge-delega, i regolamenti di Camera e Senato consentono (art. 123-bis e art. 126-bis), se tali disegni di legge venissero qualificati dal DEF come collegati alla manovra di finanza pubblica, di individuare una data fissa per il voto finale in Assemblea.

Il secondo elemento di novità è rappresentato dall’osservazione che invita la Commissione di merito a valutare l’opportunità di richiedere al Governo la predisposizione di un’analisi di impatto della regolamentazione. Nelle linee di possibile riforma del Comitato, la formalizzazione di questa procedura era richiesta. Nulla però impedisce, a regolamento vigente, di introdurla in via di prassi.

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