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De Lucia su Renzi. Un libro che sembra nascere dalla gelosia politica

Il libro di Michele de Lucia “Il berluschino. Il fine e i mezzi di Matteo Renzi” (Kaos edizioni, 2014) appare quanto mai sconcertante sia per le motivazioni impiegate in sé sia per la posizione politico-culturale dell’Autore, proveniente dai Radicali Italiani, provenienza che rende la maggior parte di esse internamente incoerente.

I Radicali, com’è noto, si sono sempre descritti come una parte della sinistra rigorosamente pro-occidentale, con un rapporto forte con gli Stati Uniti e Israele, con una visione fortemente antistatalista tesa a mettere in discussione i monopoli pubblici (basti pensare al ruolo di servizio pubblico rivendicato per Radio Radicale), difensori della Costituzione formale contro qualsiasi snaturamento sostanzialistico o di inattuazione, sostenitori di riforme in chiave presidenzialistica e uninominale.

Proprio a partire da queste posizioni politico-culturali appare letteralmente incredibile che tra i capi di accusa formulati contro Matteo Renzi sia la non preclusione ideologica verso la tv commerciale (p. 8 che, per inciso, portò non Renzi, ma  i Radicali anche a un accordo elettorale col primo Berlusconi nelle elezioni del 1994), la vicinanza agli Stati Uniti d’America (p. 117 e ss.) e ad Israele (p. 139 e ss.), nonché la critica all’attuale Parlamento e Governo in quanto illegittimi, seguendo quelle correnti alquanto minoritarie della politica e della dottrina che, a differenza dei radicali, hanno sempre puntato sul conservatorismo costituzionale e che usano l’argomento dell’illegittimità come scusa per rinviare le riforme necessarie (p. 232  e ss.).

L’unica linea critica coerente con l’impostazione dell’Autore è quella relativa al fatto che Renzi, per storia familiare, deriva dalla cultura politica della sinistra dc toscana (p. 19 e ss.), cosa che porta peraltro a rifarsi  positivamente (con orrore per De Lucia, ma con coerenza interna dal mio punto di vista) al partito a vocazione maggioritaria di veltroniana memoria (p. 63 e ss.), capace di contendere i voti al di là degli steccati tradizionali, e ad emergere con le primarie a sindaco che ne costituiscono lo strumento principe e poi con quelle per il doppio ruolo di segretario e di candidato premier.

Possiamo quindi leggere maliziosamente ma anche agevolmente questo libro come una gelosia politica: l’area radicale, sin dai referendum degli anni ’70 e ’80, ha sempre avuto come obiettivo quello di allontanare tra di loro i due partiti principali del primo sistema della Repubblica per lanciare una sorta di opa sulla sinistra di matrice comunista e post-comunista, nella convinzione che essa avrebbe dovuto prima o poi cedere a questa egemonia culturale. Prodi prima in forma molto più debole (come capo di Governo ma senza controllare il partito), Renzi ora in forma molto più incisiva, con l’unione personale delle due figure di segretario e di Premier ha invece realizzato lui un’opa diversa rispetto a quella immaginata dai Radicali, a partire da una diversa tradizione culturale. Del resto un osservatore non sospetto, di matrice laico-socialista, Gilles Martinet, inviato come ambasciatore da Mitterrand in Italia, come si vede dal suo volume del 1990 “Les Italiens” lo aveva profetizzato: l’Italia avrebbe costruito un bipolarismo di tipo diverso e nel nuovo polo di centrosinistra lo spezzone proveniente dal cattolicesimo democratico, per la particolare consistenza che ha in Italia, ne sarebbe stato protagonista decisivo.

Non c’è quindi nessun Berluschino, né niente di strano nel fatto che Renzi possa prendere consensi in settori, cattolici e non, non legati organicamente alla sinistra tradizionale, né meno ancora per l’aver espresso posizioni personali rigoriste in termini di religione e morale come quelle su cui si ironizza (nella distinzione col diverso ruolo del legislatore che legifera per tutti) dato che per l’appunto Berlusconi ha testimoniato l’esatto contrario, la spregiudicatezza personale per sé e il rigorismo legislativo per gli altri. 

Chi aveva più filo da tessere ha tessuto, con buona pace di De Lucia. Si parva licet, era già capitato agli azionisti nei confronti di De Gasperi. La gelosia politica può far scrivere pamphlet, ma è infeconda proprio dal punto di vista politico.

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  • nino11Nino
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    Caro Stefano, mi dispiace non esserci.
    il Il partito, uso un eufemismo, “pan radicale” che non è il partito del dio Pan, ma il partito radicale di Pannella. Un partito per intero padronale ante litteram. Un partito tutto e completamente pannelliano. Ebbene questo partito non nasconde desideri o slanci ideali verso la sinistra. E se ci sono stati si è trattato di opportunismo. Dietro il partito “pan radicale” e dietro la sua antropologia culturale c’è invece la destra eroica e futurista del primo Marinetti. C’è, mascherato bene dietro il suo europeismo e liberalismo, dietro il suo gandiano e religioso comportamento, un anticlericalismo ideologico di principio, assieme ad un velato antiparlamentarismo leaderistico di stampo presidenzialista. C’è dietro gli attacchi alla morale e all’uomo medio una matrice nietzschiana (… ogni volta devo andare a vedere come si scrive! ) poco rispettosa di chi la pensa diversamente. Il che non toglie niente alla sua solida cultura storico-politica e alle sue coraggiose testimonianze, tenendo anche conto che io ho votato Emma Bonino alle Regionali del Lazio.
    Sul conservatorismo costituzionale andrei invece cauto. Ho frequentato Leopoldo Elia e Oscar Scalfaro ai tempi del Referendum sulla c.d. devolution, per rendermi ben conto che loro non erano per niente conservatori.
    Così come non osannerei acriticamente le primarie quando, a mio modesto avviso sono per il partito politico come il paradosso della rana che per il desiderio di gonfiarsi verso l’esterno e così spaventare i nemici, si sgonfia e si restringe al suo interno sino a scoppiare rendendosi in tal modo inutile e superflua per sempre.
    Infine, essendo ( ancora per poco suppongo, dal momento che emergono idee sulla democrazia del pubblico 2.0, con l’estrazione a sorte dei rappresentanti e con il leader carismatico che fonda la sua leadership solo sulle strategie comunicative) un impenitente difensore del ruolo del partito politico e della sue funzione democratica , ho invece qualche dubbio sul doppio ruolo di segretario e premier. Che secondo la mia modesta opinione lasciano sullo sfondo proprio il partito politico per ovvie ragioni. E questo anche se il bipolarismo secco e il maggioritario non mi dispiacciono del tutto.
    Non sapevo di Martinet , ma ne sono contento . Un saluto e spero che farai il resoconto su questo blog.
    Nino labate

  • Franca Felicini
    Rispondi

    da semplice iscritta al PD mi trovo totalmente d’accordo su quanto da lei scritto e spiegato molto bene anche per chi non segue assiduamente gli argomenti.Sono sempre stata proRenzi fin dalle primarie che non vinse ma oggi, con l’azione di governo, ho visto realizzate dal suo governo quello che mi aspettavo dal PD che invece…se non ci fosse stato il cambio del segretario(Renzi) sono convinta che non l’avrei mai visto realizzato,Ci voleva un giovane, del PD, matrice Margherita come me, per vedere il cambiamento,,,,non solo politico ma culturale. Le leggi che si devono ancora fare sui diritti civili metteranno la firma piu’ importante e pesante di Renzi nei confronti della Chiesa di Roma, che altri politici non hanno mai voluto fare per paura. Renzi ha le idee di liberta’ fra stato e Chiesa non piu’ rimandabili, la sovranita’ italiana ha pagato molto alla religione cattolica, adesso deve poter esprimere la sua laicità di stato italiano e le leggi devono essere laiche senza nessun condizionamento. Solo in quel momento l’Italia diventera’ una Repubblica laica, come quella votata nel 1947 esattamente il mio anno di nascita e che mi fara’ sentire autonoma come cittadina italiana. Spero che il governo Renzi porti a casa tutte le riforme che intende fare, oltre le tante gia’ fatte….e sembra quasi impossibile, saranno le riforme che agevoleranno i giovani, sara’ il futuro a ricordare questo periodo renziano con piu’ simpatia e sincerita’ di quello che oggi fa la stampa, per me una delusione totale, un mondo rintanato nei propri privilegi di casta e di categorie sociali, a cui andava detta la parola “fine”. L’Italia ha aspettato anche troppo questo cambiamento. Grazie ancora per le sue parole.

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