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  • lello
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    Mi scusi prof. Ceccanti, una considerazione. A parte che reputo scorretto utilizzare la parola “conservatori” per i difensori del parlamentarismo. Ricorda un vecchio modo di invertire il significato delle parole (la guerra diventa pace, la destra diventa sinistra ecc), o comunque di utilizzare etichette eludendo le questioni reali. Non dimentichi che anche i fautori del Congresso di Vienna chiamavano “conservatori” i figli della Rivoluzione. Comunque, a parte questo, non nego che la tesi presidenzialista sia ragionevole (sebbene abbia portato a dittature nel 90% dei casi in cui è stata applicata – diverso è se parliamo di semipresidenzialismo). Il problema è che siamo in Italia. Vent’anni di berlusconismo dovrebbero averci messo in guardia, come anche il recente grillismo. Lei parla di “partecipazione”, del legame diretto voto-governo, senza consultazioni, ribaltoni eccetera. Ma se lei per “partecipazione” intende una piazza di palloncini blu riunita intorno ad un candidato belloccio con il ciuffo a destra, contro una piazza di palloncini rossi riunita intorno ad un candidato belloccio con il ciuffo a sinistra, per quanto calorose e “attive” siano quelle piazze, temo che la “partecipazione” sia un’altra cosa.

    Comunque, aldilà di questo, c’è una domanda urgente che vorrei porle, da studente a professore. Non crede che una deroga del 138 e del 72 sia giustificabile solo se finalizzata all’elezione di un’assemblea costituente a suffragio universale? Oppure, al limite, di una convenzione parlamentare (e non governativa!!!!) che nel nostro caso includerebbe il 30% (il 30%!!!) di M5S+SEL? Personalmente non credo che Zagrebelsky e Onida si sbaglino quando affermano che tale convenzione è un “arbitrio”. Come altro definirla? Un progetto di cambiamento strutturale della Costituzione deve coinvolgere TUTTI, tutte le istanze, tutte le culture. A meno che non parliamo di piccole modifiche. Allora sarebbe sufficiente la procedura ordinaria. Tempo fa Zagrebelsky espresse l’augurio che i costituzionalisti non si sarebbero prestati a tale obbrobrio giuridico. Credo che sia una questione di correttezza, o più semplicemente, di democrazia. Anche se fosse una convenzione di proporzionalisti (io preferisco il proporzionale) a me sembrerebbe scorretto che l’idea maggioritaria venisse esclusa. Perchè allora non chiedere a gran voce un’assemblea costituente? Si potrebbe organizzare un mese di “campagna elettorale” (parallela alle attività del parlamento, che continua a lavorare), regolamentata da Agcom e vigilanza RAI, in cui tutte le opinioni e i “modelli” costituzionali si affrontano con equità. Poi l’elezione e la conferma referendaria.

    Ultima domanda: ma secondo lei, il testo che verrà presentato al referendum sarà composto da molti quesiti o avrà un unico “blocco”? Non ci viene detto niente, ogni giorno una dichiarazione diversa…

    Scusi la lunghezza, spero in una sua risposta. Cordiali saluti.
    Emanuele Maggio

    • stefanoceccanti
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      Sono riforme di cui si discute da decenni. Basta il 138 e il referendum finale sull’unica intesa alta possibile, il sistema francese. Questo e’ il cuore del problema, il resto e’ spesso uno schermo perche prrdere tempo.

  • lello
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    “Sono riforme di cui si discute da decenni. Basta il 138 e il referendum finale sull’unica intesa alta possibile, il sistema francese. Questo è”… la sua opinione, rispettabilissima. E tutte le altre? sono adeguatamente rappresentate nell’attuale parlamento? perchè non se ne è parlato in campagna elettorale? così che almeno gli elettori potessero influire almeno un minimo? mi scusi, ma continua a sembrarmi una scorrettezza, per usare un eufemismo…

    • stefanoceccanti
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      Nel 1999 il parlamento si accorse che la sola riforma elettorale per le regioni si stava rivelando insufficiente ai fini della govrrnabilita’ e introdusse l’elezione diretta del Presidente della Giunta di cui non si era parlato in campagna elettorale. Fece bene? Si’, perche’ non c’e’ il mandato imperativo, c’e’ il dovere della responsabilita’. Lei non e’ d’accordo col semioresidenzialismo e fa bene a motivare e ad opporsi, ma argomenti nel merito politico, non sulla base di limiti giuridici che non ci sono.

  • lello
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    Ha ragione. In effetti non si può contestare la legittimità di tale Parlamento sulla base del mandato o del sistema con il quale è stato eletto. Anzi, volendo potrebbero fare le riforme con la maggioranza dei 2/3 ed evitare anche il referendum. Se questo ci sarà si tratterà di una clemente concessione. In effetti io parlerei di scorrettezza più che di illegittimità. Aldilà del “formalismo” credo sia percepibile chiaramente il fatto che questo parlamento non è così rappresentativo da permettersi di modificare profondamente la Costituzione per via parlamentare (anzi, governativa!!). Non solo il 70% dell’attuale Parlamento è emanazione di appena il 30% degli italiani (stando ai dati delle ultime elezioni). Ma di questo 30% molti sarebbero contrari al semipresidenzialismo, come dimostra il seguito che in questi giorni la Bindi e Civati stanno avendo tra i militanti. Direi che almeno un referendum interno al PD sarebbe d’obbligo, se proprio non si vuole un’assemblea costituente. Ma vabbè, non voglio disturbarla oltre. Grazie per le risposte.

    • stefanoceccanti
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      un cambiamento di questa portata deve passare per un referendum. infatti la legge di procedura lo prevede a prescindere dai voti di approvazione in parlamento. Nella scorsa legislatura ne avevamo ipotizzato uno preventivo di indirizzo tra soluzione semi-presidenziale e parlamentare razionalizzata. Per il pd ci saranno comunque le primarie. trovo però contraddittoria la posizione di Bindi e civati che sono contrar alle larghe intese ma poi rifiutano il sistema che più di ogni altro e escluderebbe. cari saluti

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