In Diario

 

Elezioni “Primarie” del Partito democratico 2013

 

Il voto per Renzi nei congressi dei circoli e nelle primarie

 

Il successo di Mattero Renzi nelle elezioni “primarie” di domenica 8 dicembre è stato da tutti

riconosciuto come indiscusso. In questa analisi metteremo a confronto il voto per il segretario come

è uscito dalle primarie e quello che era uscito circa tre settimane prima dai circoli, nei quali avevano

votato solo gli iscritti al partito. La differenza fra i due voti è un

indicatore della rappresentatività

 

degli iscritti rispetto alla cerchia più larga degli elettori-simpatizzanti

 

e ne analizzeremo le

differenze territoriali.

Nel grafico che segue abbiamo riportato, regione per regione, la differenza fra la percentuale di voti

presa da Renzi nella prima (iscritti) e nella seconda (elettori-simpatizzanti) elezione. Sappiamo che

a livello nazionale Renzi ha preso fra gli iscritti il 45,3% dei voti, mentre fra gli elettori ha preso il

67,8%. Si tratta di una differenza di 22,5 punti percentuali. Ma questa media nazionale nasconde

profonde

differenze territoriali.

Il grafico ci mostra che – se accantoniamo il caso della Basilicata (dove Pittella nei circoli aveva

preso il 40%, da cui un balzo in avanti sia di Renzi sia di Civati nelle primarie) e della Valle

d’Aosta – fra le quattro regioni nelle quali lo scarto fra voto nei circoli e voto nelle primarie è stato

maggiore troviamo le regioni “rosse” dell’Umbria, Emilia-Romagna e Toscana. In queste regioni

Renzi ha guadagnato quasi 30 punti percentuali. Nelle regioni del Sud la differenza tra le

percentuali ottenute da Renzi fra gli iscritti e fra gli elettori-simpatizzanti sono molto più contenute.

Il risultato è significativo. Le regioni “rosse” sono quelle in cui il partito è sempre stato

particolarmente forte, ha goduto di un radicamento storico di tipo sociale e organizzativo unico nel

paese. Pensiamo alla funzione svolta in queste regioni dal partito comunista negli anni ‘60 e ‘70 nei

confronti dei ceti popolari, nei quartieri urbani di edilizia popolare, nelle città industriali; pensiamo

agli immigrati che venivano dal sud e che trovavano nel partito – dalle tombole per i bambini al

liscio domenicale – un potente fattore di integrazione sociale. A questo radicamento sociale si è

unito il radicamento organizzativo, che ha portato ai successi elettorali degli anni 70.

Nel tempo tuttavia questo modello di apertura-integrazione si è trasformato in chiusura: le persone

sono invecchiate, il partito non è stato capace di mostrare la stessa accoglienza e la stessa sintonia

verso i nuovi ceti sociali. La struttura organizzativa si è come isolata dalla società e dai suoi

mutamenti, diventando in qualche modo vittima del suo stesso successo (potremmo parlare di

“paradosso del successo”),

Oggi lo scollamento fra iscritti ed elettori-simpatizzanti è massimo proprio in queste regioni, ed è

significativamente espresso dallo scarto fra il voto nelle due arene elettorali, quella degli iscritti e

quella degli elettori-simpatizzanti

 

Grafico – Percentuali di voto per Matteo Renzi: differenza in punti percentuali fra il voto per

 

Renzi alle primarie e il voto per Renzi nei circoli del PD

 

Fonte: Istituto Cattaneo

 

Elaborazione a cura di Piergiorgio Corbetta e Rinaldo Vignati

 

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

 

Tel. 051235599 / 051239766

 

Sito web: www.cattaneo.org

 

Recent Posts

Leave a Comment

Contatti

Scrivi una mail a stefano

Not readable? Change text. captcha txt