In Diario

Su www.federalismi.it uscirà un mio pezzo sulla riforma costituzionale dalla commissione dei saggi fino ad oggi, cercando di proporre una chiave di lettura complessiva.
Mi limito ad anticipare qui un piccolo punto, di cui tratterò stasera a Rai News 24, che spiega cosa sta accadendo oggi, con un ostruzionismo in cui le opposizioni credono di essere in diritto di bloccare sine die la maggioranza, nonostante il tentativo di mediazione tentato da Chiti.
Il problema è che sin dall’inizio gli oppositori del progetto hanno falsato il dibattito col ricorso ad argomenti propagandistici sproporzionati (la deriva autoritaria, il Piano della P2, e così via).
Una volta che si utilizza tale armamentario risulta poi difficile tornare indietro ad atteggiamenti negoziali con coloro che sono stati denunciati di perseguire tale deriva autoritaria. Tant’è che quella propaganda ha già prodotto un’originalissima marcia verso il Quirinale…Questa deriva tende quindi a far diventare vera un’analisi falsa: se si denuncia una deriva autoritaria pressoché impossibile a dimostrarsi coi contenuti della riforma, bisogna comportarsi in modo da far reagire frontalmente Governo e maggioranza, addebitando a questi ultimi una chiusura totale.
Ma a questo punto il passaggio parlamentare rischia di ridursi a una somma di monologhi. Per questa ragione il Presidente Napolitano, nel suo intervento alla cerimonia del Ventaglio aveva anzitutto insistito sull’abbandono dell’ingiustificata campagna sulle presunta deriva autoritaria e invitato le forze politico-parlamentari a non scaricare su una riforma ormai matura nei suoi assi portanti legittime perplessità esistenti invece sulla più discussa proposta di legge elettorale. Una sollecitazione a cui aveva poi prontamente risposto il Presidente del Consiglio Renzi con una lettera ai senatori della maggioranza in data di ieri che enunciava ampia disponibilità a rivedere quest’ultima. Solo rientrando nei cardini dell’intervento del Presidente della Repubblica saranno possibili, almeno più avanti, sintesi più alte e più condivise. In alternativa, se persistesse una divisione rigida, volendo escludere lo scenario traumatico di elezioni anticipate, le ragioni finiranno comunque per confrontarsi nel referendum finale che in quel caso presenterà da una parte le ragioni della riforma e dall’altra solo una sterile propaganda tesa a difendere lo status quo.

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