In Senza categoria

Allo scopo di facilitare la preparazione per l’esonero del 10 aprile sono qui raccolti in blocco i riassunti delle lezioni I-XVI che coprono tutto il programma del medesimo.

Per la lezione XVII (ripasso) del giorno 8 aprile si prega di inviare domande attraverso i rappresentanti.

 

 

 

Memo del programma del primo esonero

Manuale Amato-Clementi su Forme di Stato e di Governo; Manuale Frosini cap. I, II, parr. 10 e 11 del IV, parr. 6/8 del V, XII, ossia metodo, costituzionalismo, tipi di Stato, sistemi elettorali, Unione europea

Lezioni registrate

De Giorgi su Portogallo

https://www.radioradicale.it/scheda/723229/il-voto-in-portogallo-e-lexploit-dellestrema-destra-intervista-al-professor-stefano

(12 marzo)

Vassallo su elezioni europee

https://www.radioradicale.it/scheda/723684/dialoghi-sulleuropa-per-cosa-si-vota-il-9-giugno-competizione-elettorale-e-politica-di

(18 marzo)

Marchi su Delors

https://www.radioradicale.it/scheda/723716/dialoghi-sulleuropa-jacques-delors-tra-francia-e-europa

(19 Marzo)

Scienza e democrazia

https://www.radioradicale.it/scheda/723813/presentazione-del-libro-democratizing-science-the-political-roots-of-the-public

(20 marzo)

Brasile

https://www.radioradicale.it/scheda/724428/brasile-istituzioni-e-partiti-alla-prova-dei-cambiamenti

 

(27 marzo)

 

 

 

 

Corso diritto costituzionale italiano e comparato 2024

Prof. Stefano Ceccanti – inizio 26.02.2024

Il programma è a questo link

https://bit.ly/3HkGRDT

Da oggi i ricevimenti avranno luogo subito dopo lezione, in stanza 8 al piano 2.

I LEZIONE  26.02.24 

 Le regole del gioco

 

Anzitutto benvenuti.

Scopo della lezione introduttiva di oggi è di fissare le regole del gioco, partendo dal piano delle lezioni

 

Ove non diversamente indicato lezione 8.30-10.00 Aula A; nei pochi casi in cui sono indicati incontri alle 15 in Sala Lauree non ci sarà lezione alle 8.30-10.00

Programma del primo esonero frequentanti: Manuale Amato-Clementi su Forme di Stato e di Governo; Manuale Frosini cap. I, II, parr. 10 e 11 del IV, parr. 6/8 del V, XII, ossia metodo, costituzionalismo, tipi di Stato, sistemi elettorali, Unione europea

 

Programma del Secondo esonero frequentanti: Manuale Frosini capp. III, VI, VII, VIII, XI ossia Famiglie giuridiche, Parlamenti, Capi di Stato, Diritti e libertà, Giustizia costituzionale

 

  1. 15 aprile seguito de I Parlamenti con la dottoressa Stegher
  2. 16 aprile I Capi di Stato (Frosini Cap. VII)
  3. 17 aprile Le Corti costituzionali (Frosini Cap. XI)
  4. 22 aprile seguito sulle Corti costituzionali (idem)
  5. 23 aprileconclusioni sulle Corti costituzionali col professor Pasquale Pasquino, New York University
  6. 24 aprile incontro 50 anni dopo il 25 aprile portoghese: la caduta dei regimi autoritari iberici col prof. Josep Maria Carbonell, Fondazione Ramon Lllul, Barcellona
  7. 29 aprile Famiglie giuridiche col dott. Bonini (Cap. III Frosini)
  8. 30 aprile seguito sulle famiglie giuridiche (idem)
  9. 6 maggio Diritti e libertà col prof. Curreri (Cap. VIII Frosini)
  10. 7 maggio Seguito su diritti e libertà (idem)
  11. 8 maggio lezione jolly
  12. 13 maggio lezione jolly
  13. 14 maggio lezione jolly
  14. 15 maggio lezione jolly
  15. 20 maggio lezione di ripasso
  16. 21 maggio lezione di ripasso
  17. 27 maggio lezione di ripasso
  18. 28 maggio secondo esonero frequentanti con altre 15 domande

Chiarito il piano delle lezioni passiamo ad altri cinque punti

 

  1. I siti di riferimento

Il giorno precedente ad ogni lezione troverete una traccia minima di quello che si dirà il giorno successivo nel sito Internet

www.stefanoceccanti.it

 

La troverete come penultimo post perché l’ultimo sarà una comunicazione che contiene una selezione ragionata dei quotidiani della mattina che forse vi potrebbe essere utile, anche se non è strettamente legata al corso e risente delle preferenze personali. Chi la vuole ricevere anche su mail (a qualcuno finirà in spam) può iscriversi qui:

https://wordpress.us17.list-manage.com/subscribe?u=4a0f6a739951cd8f1854e3956&id=b42a761815

 

Il sito principale di riferimento del corso è questo:

https://corsidilaurea.uniroma1.it/it/users/stefanoceccantiuniroma1it

 

Lì trovate le info generali e, sulla destra, i link di documentazione, oltre che il programma di esame.

Dal programma che trovate a questo link

https://corsidilaurea.uniroma1.it/sites/default/files/programma_comparato_23_24.pdf

 

trovate soprattutto i riferimenti ai due Manuali usati. Nelle lezioni introduttive verranno gli Autori a darvi di persona alcune coordinate.

Più in generale segnalo che potete trovare materiale interessante rispetto a questa materia sul sito dell’associazione Dpce:

http://www.dpce.it/

 

Esso rinvia anche alle due riviste, Dpce cartacea e on line, che sono indispensabili soprattutto per le tesi di laurea nella disciplina

Queste riviste fanno anche dei podcast di attualità in collaborazione con Radio Radicale che potete ritrovare sul sito dell’emittente

https://www.radioradicale.it/

 

digitando nello spazio “cerca” le parole “comparato ed europeo”

 

Altrettanto indispensabile nella disciplina è la rivista on line Nomos, diretta dal prof. Lanchester e che fa riferimento al nostro Dipartimento

https://www.nomos-leattualitaneldiritto.it/rivista/

 

  1. Le modalità di esame

 

Esse sono: scritto obbligatorio su 30 domande, orale facoltativo con prova intermedia frequentanti.

  1. Brevi cenni generali introduttivi

 

Si chiariranno quindi i concetti di “diritto costituzionale” e “comparazione”, oltre che il metodo usato, ossia il metodo “combinatorio” (Duverger) che parte dai dati normativi e arriva ai concreti esiti nell’ordinamento, tenendo conto in particolare del sistema dei partiti e del contesto sociale, combinando i vari elementi senza confondere elementi “costitutivi e condizionanti” (Amato-Clementi).

Da dove partiamo: il Manuale Amato-Clementi

Partiremo quindi dalla parte di materia del Manuale Amato-Clementi, che nella lezione successiva verranno affrontati dal prof. Clementi. Diamo solo qualche orientamento minimo prima della spiegazione.

Le forme di Stato ci danno dei concetti guida nel rapporto cittadino-Stato capaci di darci ragione della differenza qualitativa tra regimi democratici che incarnano pur con i loro difetti i contenuti dell’articolo 16 della Dichiarazione rivoluzionaria francese del 1789 (garanzia dei diritti e separazione dei poteri) dai regimi autocratici.

Dentro la forma democratica di Stato cominceremo ad orientarci sulle forme di governo, distinte anzitutto su come affrontano il tema della separazione e dell’equilibrio delle istituzioni tra Parlamenti, Governi e Capi di Stato (forma presidenziale a separazione, forma parlamentare a collaborazione, forma direttoriale a collaborazione iniziale e problematiche della forma semi-presidenziale) nonché rispetto alle Corti costituzionali e alle condivisioni di sovranità ai livelli superiori allo Stato nazionale.

Suggerirei di dare una rapida lettura al Manuale prima della lezione del prof. Clementi.

Suggerisco altresì questo breve testo di Maurice Duverger sul fatto che la forma di Stato democratica e le sue forme di governo si basano sull’accettazione del pluralismo delle verità, del fatto che ciascuno è portatore solo di una parte di verità

https://drive.google.com/file/d/1qK-02hsggSLvfWlrpEuBXOFhDTvPTKBW/view

 

  1. Spazio per interventi degli studenti

 

La parte finale della lezione è riservata a interventi di varia natura degli studenti, anche per rispondere a domande di utilità collettiva. Sono possibili anche interventi di presentazione di iniziative delle varie associazioni studentesche.

  1. Miscellanea

 

Elenco aggiornato delle mie pubblicazioni (con i link per leggerle quasi tutte)

https://bit.ly/3sX4qKN

 

 

La mia agenda

https://stefanoceccanti.it/agenda/

(tenete presente che oggi scade la possibilità di iscriversi per entrare domani alla Camera al documentario su Mariupol)

Per quanto riguarda domani c’è poi un altro avviso:

 

in occasione delle prossime elezioni europee del 9 giugno 2024, Sapienza insieme con il Parlamento europeo in Italia, in collaborazione con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea e Rai News 24, ha organizzato a Roma, nella sede istituzionale del Parlamento europeo, una serie di dialoghi con giovani che voteranno per la prima volta.

Il primo si terrà il 27 febbraio 2024 dalle ore 12:00 alle 13:00 secondo il programma che trovate qui:

https://drive.google.com/file/d/1uEevhfbo4VLF8uVzginM9t8zsmZWeEU1/view?usp=sharing

 

Per parteciparvi gli studenti (e tutti gli interessati) debbono iscriversi a questo google form: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfdzFFG0z2QQWyNjTZekTHLwKSU1V_qGNn1dVcLe8379Ipxwg/viewform  

 

II LEZIONE – 27.02.24

Presentazione del Manuale Amato-Clementi con intervento del prof. Clementi

 

Secondo il prof. Clementi il volume nasce con l’obiettivo di fornire agli studenti uno strumento agile ma puntuale su una delle questioni chiave del diritto, ossia su come il potere si è articolato nel rapporto tra individuo ed autorità lungo l’asse del tempo.

Esso ha tre elementi di fondo:

leggere (e studiare) le questioni politico-istituzionali in modo interdisciplinare, innanzitutto tramite la lente della storia;

poi vive di una forte consapevolezza della strategicità delle dinamiche europee, prima che della stessa Unione europea, come incubatore (non unico ma assai decisivo) della democrazia nel mondo.;

infine, mira a valorizzare, tramite le varie esperienze considerate, la sfida della democrazia, nell’ambito di una società aperta, come un processo dal quale nessuno deve sentirsi escluso.

 

Nel testo fare attenzione soprattutto a questi passaggi:

la distinzione tra forme di governo moniste e dualiste (p. 14),  tra elementi costitutivi e condizionanti delle fdg (pp. 18/19, p.67)

 

 

Per capire il Manuale rispetto alle forme di Stato cessate si suggerisce

per la forma socialista di leggere questa illustrazione di Stalin alla Costituzione del 1936

http://bit.ly/3WPOQyr

 

e qui la breve ma efficace confutazione che ne fa Duverger

http://bit.ly/3XQTWek

per la forma autoritaria qui il testo costituzionale portoghese 1933 vigente al 1945 (che ha il vantaggio di essere un testo organico a differenza delle varie leggi italiane di erosione dello Statuto e delle varie spagnole)

http://bit.ly/3YbeRJu

qui il commento di Amedeo Giannini sul testo 1933 che sottolinea le somiglianze col fascismo

http://bit.ly/3RwEhiN

 

e qui il commento di Manlio Fancelli sul testo 1933 vigente al 1945

http://bit.ly/3Htn5Wq

 

Qui la confutazione dello Stato autoritario in due spiegazioni di Peces Barba a pagg. 55/56 spiega che il limitato riconoscimento dei diritti era poi svuotato dal codice penale e alle pagg. 124-125 come lo Stato autoritario arrivi a negare il pluralismo delle identità regionali con l’ossessione dell’uniformità della nazione (un’ode alla Spagna scritta in catalano dal poeta Maragall proprio per affermare la conciliazione di unità e pluralismo secondo la censura avrebbe dovuto essere tradotta comunque in castigliano)

http://bit.ly/3EnC9V2

La mia agenda

 

https://stefanoceccanti.it/agenda/

 

III LEZIONE 27.02.2024

Suggerirei anzitutto di partire da questa citazione del generale de Gaulle

http://bit.ly/3wJsSm1

Riprendiamo poi alcune parti della sintesi di ieri che non ho utilizzato partendo da questo punto:

come possiamo vedere le caratteristiche della Forma di Stato liberale e delle sue forme di Governo?

La forma liberale abbraccia esperienze fortemente eterogenee come chiarisce il Cap. 6 del manuale Amato-Clementi

Procediamo allora con alcune Costituzioni, per ora soltanto europee, anzitutto scorrendo lo Statuto Albertino

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/albertino1848.htm

quindi ci spostiamo nella Francia di poco prima, del 1830 (orleanismo monarchico della ‘Carta revisionata’)

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia14a.htm

 

l’ orleanismo poi diventa repubblicano con le leggi costituzionali del 1875

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia1875.htm

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/org_senato1875.htm

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/rap_pot_pub1875.htm

 

Il diritto più importante è la proprietà, l’uguaglianza è solo formale, non + prevista giustizia costituzionale

Sulla Carta l’esecutivo è ancora spostato sul Sovrano, manca la figura del vertice del Governo distinta dal capo di Stato, non è formalizzato il rapporto fiduciario, c’è l’impeachment. Nella prassi il sistema tende a passare dalla monarchia costituzionale pura in cui il Governo è del Re ed è separato dal Parlamento a un doppio rapporto fiduciario (orleanismo: il Governo risponde sia al re sia al Parlamento). Gli esiti successivi sono poi diversi: in Francia, a differenza del Regno Unito col Governo di gabinetto, col Governo comitato direttivo della maggioranza, si slitta verso la variante assembleare della forma parlamentare, in Italia si mantengono tratti dualisti di forte incidenza del Sovrano (si vedano in particolare le pp. 45-46).

Sulle forme socialiste va letta l’illustrazione di Stalin alla Costituzione del 1936 con la base di classe del sistema e il radicale monismo imperniato sul partito unico (pp. 34/35); in coda al libretto c’è il testo, di cui rilevanti sono soprattutto gli articoli 1, 4 , 126, 141 e 142

http://bit.ly/3WPOQyr

volendo il testo lo potete leggere anche qui

http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19361205_urssCostituzione_ita.pdf

 

e qui la breve ma efficace confutazione che ne fa Duverger (si veda anche la pag. 72 del Manuale)

http://bit.ly/3XQTWek

 

Per la forma autoritaria, basata anch’essa sulla negazione del pluralismo politico e su assetti corporativi tra le parti sociali, teoricamente equilibrati ma in realtà sbilanciati sugli interessi privati più forti (si veda il Cap. XI e in particolare p. 89)

qui il testo costituzionale portoghese 1933 vigente al 1945 (che ha il vantaggio di essere un testo organico a differenza delle varie leggi italiane di erosione dello Statuto e delle varie spagnole)

http://bit.ly/3YbeRJu

Da segnalare in particolare i limiti alle libertà nell’art. 20.2, 22, 23, 73.1, 89.3

qui il commento di Amedeo Giannini sul testo 1933 che sottolinea le somiglianze col fascismo, in particolare a p. 12 e p. 46

http://bit.ly/3RwEhiN

e qui il commento di Manlio Fancelli sul testo 1933 vigente al 1945

http://bit.ly/3Htn5Wq

 

Diamo un’occhiata anche a qualche testo spagnolo del dopoguerra con cui il Regime tenta un lifting democratico. Questa è la Carta dei diritti del 1945: attenti però al confessionalismo (art. 6) e ai limiti (12 e 33)

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/spagna1945.htm

 

Qui la confutazione dello Stato autoritario in due spiegazioni di Peces Barba a pagg. 55/56 spiega che il limitato riconoscimento dei diritti era poi svuotato dal codice penale e alle pagg. 124-125 come lo Stato autoritario arrivi a negare il pluralismo delle identità regionali con l’ossessione dell’uniformità della nazione (un’ode alla Spagna scritta in catalano dal poeta Maragall proprio per affermare la conciliazione di unità e pluralismo secondo la censura avrebbe dovuto essere tradotta comunque in castigliano)

http://bit.ly/3EnC9V2

 

IV LEZIONE 04.03.2024

Verranno rapidamente richiamate alcune caratteristiche che il Manuale Amato-Clementi individua nelle varie forme di Stato.

In particolare per lo Stato liberale il concetto di supremazia della legge in luogo della precedente supremazia del sovrano (p. 41), che si esprime però in modi diversi a seconda dei contesti. Nel concetto di rule of law britannico è ricompresa l’idea di una legge che nasce da diritti che preesistono, mentre altrove il concetto di Stato di diritto è meno garantista perché sia parte invece dal principio che i diritti nascano dalla legge (p. 42). Diversi anche gli esiti sulle forme di governo, dalla forma del governo di Gabinetto e del suo premier col Governo comitato direttivo della maggioranza (Regno Unito), a quella assembleare francese della III Repubblica in cui il Governo è invece il comitato esecutivo della maggioranza, mentre l ’Italia conserva tratti dualisti (pp. 45.46). Diversa, segnata da un dualismo istituzionale dovuto anche alla dimensione di scala, è invece l’evoluzione della forma presidenziale Usa (p. 47).

Nello Stato sociale abbiamo un maggiore interventismo statale in economia (p. 58) che tiene conto della naturale pluriclasse di Stati segnati dal suffragio universale e che ha per conseguenza istituzionale un maggior ruolo dei Governi (p. 64) che nelle grandi democrazie continentali evolve nel senso di una legittimazione diretta degli esecutivi, pur con regole formali diverse, ove vi siano particolari condizioni di omogeneità, in particolare sulla collocazione internazionale dello Stato (pp. 64-65, ma già a p. 18, quella che è stata definita evoluzione neo-parlamentare, per indicare un rapporto fiduciario che nasce già dagli elettori). Ove invece tali condizioni manchino si possono avere o stabili consociazioni di partiti al Governo, oppure una certa stabilità di coalizioni ma con frequenti rotazioni dei Governi (Francia Quarta Repubblica, Italia primo sistema dei partiti) (p. 66). Queste ultime situazioni entrano in crisi (Francia 1958-1962, Italia post 1989): in Francia producono un nuovo assetto semi-presidenziale come perfezionato nel 2000 col quinquennato e la precedenza delle elezioni presidenziali sulle parlamentari (p. 67), in Italia con riforme solo elettorali dal 1993.

Sullo Stato socialista si sottolinea che l’espansione dello Stato nell’economia aveva confinato a livelli minimi l’iniziativa provata (p. 73) e sul piano istituzionale si era tradotta nel rifiuto della separazione die poteri e nell’asservimento delle istituzioni al partito unico con elezioni-ratifica delle sue decisioni (pp. 74-75). Dopo il 1989 le sedicenti democrazie popolari dell’area europea si sono avvicinate agli standard degli stati sociali dell’Unione entrando anche nell’Unione europea o proponendosi come candidati. Nei Paesi dell’ex-Urss sono state introdotte forme di economia di mercato ma questo non è stato accompagnato da un’effettiva transizione al pluralismo e alla separazione dei poteri.

Anche la forma di Stato autoritaria si è basata sull’analogo rifiuto del pluralismo e della separazione dei poteri, affidandosi a partiti unici con elezioni-ratifica (p. 89) ed anche col superamento delle assemblee rappresentative a favore di assemblee segnate da una forma corporativa gestita dallo Stato (pp. 88-89).

 

Iniziamo quindi un’introduzione all’altro Manuale, quello Frosini.

In attesa dell’incontro con il curatore del volume. segnalo alcuni elementi.

La presentazione chiarisce che il testo si concentra sulle democrazie stabilizzate, quelle che non si possono non conoscere, perché al netto degli inevitabili limiti concreti, sono quelle che più coerentemente hanno affermato tutela dei diritti e separazione dei poteri (pp. 15/16).

Il testo nel Capitolo 1 sul metodo ci spiega quindi che comparare significa rilevare analogie e differenze, non limitandosi ai soli enunciati normativi, ma arrivando al diritto in azione. Le finalità conoscitive si collegano anche a finalità pratiche di possibile imitazione di soluzioni positive in alcuni ordinamenti  o anche, all’opposto, di evitare soluzioni che si siano rivelate altrove negative.

Illustra quindi la differenza tra microcomparazione (istituti specifici, esempio i Parlamenti) e macrocomparazione (es. famiglie giuridiche).

La conoscenza del diritto straniero è il presupposto per la comparazione.

Si spiega il concetto di formanti (insiemi che strutturano l’ordinamento, es. legge, giurisprudenza e dottrina) e quello di formula politica istituzionalizzata (la base dell’ordinamento).

Raramente si hanno forme di clonazione, di riproduzione meccanica di soluzione, ma molto spesso alcune soluzioni ne ispirano altre simili.

 

Del Capitolo 2 si segnala qui solo qualche passaggio chiave, se possibile leggetelo prima dell’incontro col curatore. Incontriamo i concetti già conosciuti di forma di Stato con alcune delle sue prime tipologie  e poi un’attenzione peculiare al costituzionalismo inglese in cui la legge nasce dai diritti, grazie al ruolo dei giudici itineranti.

I testi ‘costituzionali’ storici li trovate qui in inglese

https://www.constituteproject.org/constitution/United_Kingdom_2013.pdf?lang=en

e qui in italiano

http://bit.ly/3YbZO1X

 

Passa poi a parlare della Rivoluzione americana, i cui esiti in termini di documenti trovate qui

http://www.dircost.unito.it/cs/paesi/stati_uniti.shtml

in particolare date un’occhiata oltre alla Costituzione federale (che è aggiornata con gli emendamenti in coda di cui i primi dieci costituiscono la Dichiarazione dei Diritti) a due testi precedenti: Dichiarazione di Indipendenza, Articoli di Confederazione

Qui due brani del Federalist su tipo di Stato e controllo di costituzionalità

http://bit.ly/3xMcDF5

 

Qui trovate il testo della sentenza Marbury versus Madison con cui si afferma poi effettivamente il controllo di costituzionalità

https://www.giurcost.org/contents/giurcost//casi_scelti/marbury.pdf

 

Per la Rivoluzione francese i Documenti si trovano qui

http://www.dircost.unito.it/cs/paesi/francia.shtml

In particolare va letta la Dichiarazione del 1789 e la prima Costituzione del 1791 (soprattutto il Preambolo e i poteri ridotti del Re che configurano per la prima volta una monarchia costituzionale).

 Quindi si ritorna al Regno Unito e si segnala per la spinta verso la monarchia parlamentare la riforma elettorale del 1832.

Si traccia poi l’evoluzione costituzionale degli Usa fino all’interventismo economico del New Deal e alla crescita del ruolo della Presidenza dentro un sistema che resta però di equilibrio anche conflittuale col Congresso.

Si passa quindi sul Continente europeo e si traccia il figurino dello Stato liberale, centrato sulla legge, a suffragio ristretto e in Italia e Germania con una visione statalista dei diritti, che nascono dalla legge.

Ci si concentra poi sulle forme alternative a quella democratica, di cui abbiamo già parlato.

Qui la legge sui pieni poteri a Hitler che segna la transizione tedesca

http://bit.ly/3IPDBSI

Infine segnala i lineamenti chiave dello Stato democratico-sociale, tra cui il primato della Costituzione presidiato da apposite Corti e l’espansione dei diritti da tutelare

 

V LEZIONE 05.03.2024

 

Affrontiamo oggi in modo organico la parte relativa alle Forme di governo per giungere poi a quella portoghese in vista di domani (Amato-Clementi II e III; Frosini Cap. V, in particolare par. 6-8).

 

Ricordo anzitutto lo schemino logico di facile memorizzazione delle 4 tipologie oggi esistenti a seconda di come rispondono alla due variabili: rapporto fiduciario sì/no, elezione diretta del Capo dello Stato sì/no

Sì rf Sì ed forma semipresidenziale

No rf No ed forma direttoriale

No rf Sì ed forma presidenziale

Sì rf No ed forma parlamentare

Il primo Manuale, come già segnalato, propone anzitutto una riflessione storica e inizia dalla monarchia costituzionale pura (su cui torna poi a pag. 44) in cui non c’è ancora il rapporto fiduciario, ma solo dei limiti che i Parlamenti pongono ai Governi del Re. L’unico elemento di raccordo è la messa in stato di accusa dei Ministri del re, accusati dalla Camera bassa e giudicati da quella alta.

Questa forma non esiste più, è una forma cessata, ma ci serve perché da essa trae origine la forma di governo presidenziale, che ne rappresenta la versione ‘democratizzata’ con un Presidente eletto in modo sostanzialmente diretto, sia pure attraverso la mediazione di ‘ grandi elettori’, scelti direttamente dai cittadini dalla Guerra di Secessione) al posto del Re, soggetto a possibile impeachment, sia pure alla maggioranza di due terzi del Senato, soglia difficilmente raggiungibile. Attenzione: la logica dei sistemi contemporanei a separazione delle istituzioni, esaltando i poteri di veto, tende al compromesso. Non ingannino quindi le formule elettorali (maggioritarie nel caso degli Usa): la logica è compromissoria, soprattutto in presenza di maggioranze diverse, di ‘governo diviso’ (Manuale Frosini, p. 136)

La monarchia costituzionale pura tende ad evolvere in governo parlamentare, in cui il Governo è “emanazione permanente” del Parlamento, in cui si ha un continuum tra maggioranza e Governo, cosa che si concretizza nella possibilità di sfiduciare l’esecutivo (o tramite apposite mozioni o facendo venire comunque meno la maggioranza).

A seconda del sistema politico su cui poggia la forma di governo (sistema politico definito ‘condizionante’ della fdg) si avrànno due sottotipologie della forma parlamentare

o l’esito inglese in caso di sistemi bipartitici o bipolari (Governo di gabinetto, col Governo quale comitato direttivo della maggioranza, di norma di legislatura, legittimato di fatto dal corpo elettorale come si dice a pag. 18, anche perché il potere di scioglimento, di indire elezioni anticipate dal 1834  slitta dal Re al Premier; è quello che Duverger chiama il neo-parlamentarismo o parlamentarismo maggioritario in cui il rapporto fiduciario che giuridicamente ha sede in Parlamento, politicamente sorge dal voto degli elettori); a questo esito sono giunte anche la Germania e la Spagna (Manuale Frosini pp. 139-140)

lo schema di questo sottotipo neo-parlamentare  è quindi: corpo elettorale-maggioranza parlamentare-Governo tendenzialmente di legislatura;

o, con un sistema multipolare, l’esito francese della III Repubblica (pag. 45) Governo assembleare, dipendente dalle alterne combinazioni di maggioranza, anche perché dal 1877 il Presidente perde il potere di scioglimento che nessuno eredita (per Duverger archeo-parlamentarismo, vetero-parlamentarismo)

lo schema di questo sottotipo vetero-parlamentare è quindi maggioranza parlamentare-Governo di breve durata

Nei sistemi multipolari si possono dare anche casi di Grandi coalizioni permanenti o comunque lunghe per evitare che parti di un Paese in cui siano presenti profonde fratture trovandosi fuori dal Governo si sentano fuori dallo Stato: si tratta delle democrazie consociative di cui si parla a p. 66. Le consociazioni stabili (praticate ad es. per decenni in Austria) sembrano però ormai tramontate.

Questo è invece nei fatti il funzionamento della forma di governo direttoriale svizzera, a collaborazione solo iniziale dei poteri e quindi a regime a separazione delle istituzioni; una volta eletto il Governo dal Parlamento in seduta comune non sono più possibili né sfiducia né scioglimento. Nel Governo vengono associati i responsabili di tutti i principali partiti, mentre decisioni a maggioranza vengono prese per via referendaria. Come nella presidenziale la logica è di compromesso, non di una maggioranza che si contrappone a opposizione e minoranze (Manuale Frosini p. 141

Con l’esperienza della Quinta Repubblica francese in cui di norma il Presidente della Repubblica eletto direttamente (dal 1962) è il vero capo dell’esecutivo (salvi i casi di coabitazione, di maggioranza parlamentare a lui opposta, ormai improbabili dopo la parificazione dei mandati di Presidente e parlamento a cinque anni nel 2000 a valere dal 2002 e con le elezioni parlamentari poste in sequenza) buona parte degli studiosi ritengono sia nata una quarta forma di governo, semi-presidenziale, caratterizzata  da rapporto fiduciario (come nella parlamentare), dall’elezione diretta (come negli Usa).

Qui si aprono però una serie di dilemmi a cui gli studiosi danno risposte diverse (si veda il Manuale Frosini alle pp. 137-138) :

Essa, che è una variante democratizzata dell’ orleanismo (quell’equilibrio che prima in forma monarchica dal 1830 e poi con repubblicana nelle leggi costituzionali del 1875 vedeva in sostanza in equilibrio la dipendenza del Governo dai due pilastri del capo dello Stato e del Parlamento) è una variante della forma parlamentare, visto che comunque il Governo dipende dalla maggioranza parlamentare oppure è una quarta forma a se stante perché il vertice dell’indirizzo politico è di norma il Presidente? Personalmente ritengo preferibile la seconda alternativa;

se esiste una forma semipresidenziale quali sono i casi che vi rientrano? Bastano solo elezione diretta e rapporto fiduciario o occorre anche qualche potere particolarmente incisivo come lo scioglimento discrezionale del Parlamento? Anche qui ritengo preferibile la seconda alternativa;

una volta stabilito chi vi rientra sulla base di queste caratteristiche giuridiche, va detto che solo in Francia, a causa dell’imprinting costituzionale, il Presidente è il vertice dell’indirizzo politico, mentre negli altri Paesi prevalgono i Primi Ministri.

In vista di domani vediamo gli articoli-chiave del testo portoghese, che trovate per intero qui:

http://bit.ly/3Y6Aqe7

 Gli articoli 121 e 126 prevedono l’elezione del Presidente con formula majority;

il 140 prevede la controfirma solo per pochi atti, non per nomina e scioglimento;

il 172 sul potere di scioglimento;

il 187 sulla nomina del Governo tenendo conto dei risultati elettorali;

il 192 sull’approvazione del programma di governo con quorum negativo della maggioranza assoluta;

il 193 con la questione di fiducia;

il 194 sulla sfiducia;

il 195.2 sulla revoca del Primo Ministro per assicurare il regolare funzionamento delle istituzioni;

nonché il 149 che costituzionalizza la formula elettorale, favorendo un certo grado di sovrarappresentaizone dei partiti maggiori perché non si redistrbuiscono i resti sul piano nazionale.

Qui trovate la scheda di wikipedia sulle elezioni di domenica:

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_legislative_in_Portogallo_del_2024

e qui quella sulle precedenti elezioni del 2022

https://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_legislative_in_Portogallo_del_2022

da notare che il Ps prese il 52,2% dei seggi col 41,4 dei voti e il Psd il 31,3% dei seggi col 27,7% dei voti.

Qui la serie storica di Europe Elects e l’evoluzione dei sondaggi

https://europeelects.eu/portugal/

 

E’ un sistema simile nella struttura e negli effetti a quello spagnolo: i partiti grandi sonosovrarappesentati, vari partiti minori godono di un diritto di tribuna perché a Lisbona e Porto riescono facilmente a prendere almeno un seggio; i partiti intermedi sono sottorappresentati a meno che non abbiano i voti territorialmente concentrati.

 
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Stefano Ceccanti

  Posted martedì 5 Marzo 2024 

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Lezione VI 6 marzo 2024

La prof. Elisabetta De Giorgi dell’Università di Trieste ci parlerà delle elezioni portoghesi di di domenica su cui ci ha inviato la seguente traccia

 

Il Portogallo ha rappresentato per molti anni un’eccezione agli sconvolgimenti politici e all’instabilità elettorale e di governo che hanno caratterizzato l’Europa del sud, in seguito allo scoppio della crisi economica e delle politiche di austerità che l’hanno accompagnata negli anni successivi. Oggi vedremo come e quali sono state ritenute le ragioni principali di questa eccezionalità. Per poi vedere come, a partire dal 2019, alcuni degli elementi eccezionali che citeremo siano piano piano venuti meno. Tre sono le dimensioni importanti da tenere in considerazione: l’arena governativa, il sistema dei partiti e le attitudini politiche dei cittadini. Una serie di fattori, combinati insieme e legati a queste tre dimensioni, hanno infatti reso il Portogallo un caso di studio molto stimolante:

– la stabilità del suo sistema partitico e del sostegno elettorale ai partiti cosiddetti mainstream

– l’assenza (fino al 2019) di nuovi sfidanti (populisti) che fossero realmente competitivi (fino a oggi)

– l’elevatissimo tasso di astensionismo (45% nel 2019, 42% nel 2022)

 

Al link seguente le slide della prof. De Giorgi

 

https://drive.google.com/file/d/1-O-hvJrz_lVD6eaBfAM-lhc7bTwOWVKg/view?usp=sharing

 

 VII LEZIONE 11.03.2024

Introduzione al Manuale Frosini

 

 

Oggi avremo a lezione il prof. Tommaso Frosini, curatore del Manuale, che mi ha gentilmente mandato questa traccia essenziale. 

L’importanza del metodo nel diritto pubblico comparato deriva dal corretto uso che si deve fare delle esperienze istituzionali straniere per, eventualmente, trapiantarle nell’ordinamento di appartenenza. Non basta copiare quanto fatto altrove, bisogna piuttosto saper adattare diritto e diritti stranieri tenendo conto dei requisiti di sostenibilità nel proprio sistema giuridico.

Quindi, la cultura derivante dalla comparazione ha (anche) un effetto concreto: perché consente di legiferare meglio, andando cioè a cogliere di fiore in fiore la migliore normativa in giro per il mondo per riadattarla, con metodo, al proprio ordinamento giuridico di appartenenza. E lo stesso vale per le sentenze della giurisprudenza, specialmente costituzionale. Certo, bisogna conoscere la dimensione storica, linguistica e culturale dei paesi oggetto di comparazione. Bisogna, cioè, sapere entrare metodologicamente nelle realtà giuridiche degli altri per sapere cosa e come comparare.

Occorre svelare le analogie e le differenze fra due o più ordinamenti, ovvero fra istituti, normative e sentenze. Un’operazione intellettuale di raffronto, dove sono però le dissonanze che esaltano maggiormente la comparazione, producendo davvero un valore aggiunto.

Il diritto comparato serve a contribuire all’evoluzione e al progresso di un ordinamento giuridico, attraverso le esperienze giuridiche che si sono prodotte in terre straniere. Laddove, cioè, si è saputo ben regolare una materia, e quindi ha avuto successo applicativo, allora la si studia, la si contestualizza tenendo conto delle sue specificità, e poi la si propone ai fini regolativi e decisori in un altro ordinamento.

VIII LEZIONE 10.03.2023

Forme di Stato- lo Stato sociale: sovranità popolare, diritti economico-sociali, correttivi al parlamentarismo

Il Capitolo 8 del manuale Amato Clementi ci spiega che l’obiettivo di questa forma è l’allargamento della base sociale dello Stato, il passaggio da una logica monoclasse ad una pluriclasse sia nel momento elettivo sia come effettiva integrazione sociale.

Potete anche confrontarla, nella ricostruzione del paragrafo 7 del Cap. 4 scritto da Cucolo nel Manuale Frosini).

Il suffragio universale, ossia il principio di sovranità popolare, porta con sé la presa in considerazione dei diritti in ambito economico-sociale, anche sulla base della pressione di sindacati e di partiti di massa (pp. 57-58).

A differenza dello Stato socialista il maggior interventismo dello Stato non significa necessariamente sempre e comunque gestione diretta, ma anche creazione di un sistema di incentivi per condizionare gli attori privati, anche per favorire una effettiva concorrenza (p. 59).

Le fratture economico-sociali non sono comunque esclusive e si combinano con altre di natura etnica o religiosa per cui i sistemi di partito possono risultare sul Continente bipolari o multipolari (pp. 60-61).  In ogni caso sul Continente la separazione tradizionale tra legislativo ed esecutivo si attenua, si crea un continuum tra Governo e maggioranza parlamentare e, di norma, anche una legittimazione popolare dell’esecutivo come già spiegato da Bagehot per il Regno Unito a cominciare dall’analogia pur parziale tra ruolo dei grandi elettori Usa nell’ eleggere il Presidente e ruolo dei deputati.

Alcune pagine di Bagehot le trovate qui:

https://bit.ly/3Zk98lB

 

Il maggiore interventismo dello Stato porta con sé la necessità di una maggiore stabilità dei Governi, che però è messa in crisi dalla maggiore complessità dei sistemi di partito: da qui la necessità di correttivi costituzionali al parlamentarismo.

Da un lato rafforzando il Capo dello Stato con l’elezione diretta in una sorta di dualismo rinnovato, di semipresidenzialismo come si sarebbe detto più tardi (Costituzione di Weimar 1919 come caso negativo; Francia Quinta Repubblica come caso positivo; da vedere anche la soluzione compromissoria tra Terza Repubblica francese e Weimar adottata in Spagna del 1931).

Dall’altro lato con soluzioni moniste centrate sul Governo e sul suo vertice, alternative a quella assembleari da III Repubblica francese (investitura parlamentare a lui solo, disciplina della questione di fiducia e dello scioglimento anticipato come deterrente per le crisi, sfiducia costruttiva: si vedano la Francia della Quarta Repubblica come caso non riuscito, la Legge Fondamentale di Bonn e la Costituzione spagnola come casi riusciti), mentre il sistema bipartitico inglese pur con qualche problema aggiuntivo non indifferente riesce a reggere le tensioni  (pp. 64-67) e quello americano basato su una logica compromissoria soffre le nuove polarizzazioni.

Per una panoramica utilissima delle forme di governo, pur datata al 1970, ma comunque esemplare per l’uso del metodo combinatorio va sempre letta questa voce di Elia:

https://bit.ly/3KWd87h

 

Se vogliamo rivedere questi passaggi attraverso i testi costituzionali,

qui troviamo quello di Weimar 1919

http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19190811_germaniaWeimar_ita.pdf

si vedano in particolare art. 1 (sovranità popolare), 22 (suffragio universale anche femminile), 41 (elezione diretta Presidente), 145 (obbligo scolastico), 153 (proprietà vincolata al bene comune), 157 (speciale protezione al lavoro)

qui il testo di Bonn del 1949 (aggiornato al 2006)

https://www.pul.it/cattedra/upload_files/310/Legge%20fond.Repubblica%20Federale%20di%20Germania.pdf

si vedano l’art. 20 (Stato sociale), artt. 63, 67 e 68 (forma di governo); si confronti la versione vigente del Preambolo con quella originaria del 1949 che trovate qua e che sottolinea la transitorietà della Legge (chiamata per questo Fondamentale e non Costituzione) fino all’ auspicata unificazione

http://www.dircost.unito.it/cs/pdf/19490523_germaniaLeggeFondamentale_ita.pdf

 

Qui il testo spagnolo della Seconda Repubblica del 1931

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/spagna1931.htm

si vedano l’art. 1 (sovranità popolare e Repubblica dei lavoratori), suffragio universale anche femminile (art. 36) Stato interventista (art. 44) protezione del lavoro (art. 46)., elezione del Presidente dal Parlamento e da grandi elettori eletti direttamente (68), doppia fiducia del Governo da parte del Presidente e della Camera (art. 75).

 

Qui il testo francese della Quinta (1958) il cui Preambolo rinvia a quello della Quarta (1946), che fa meglio cogliere la discontinuità della tutela dei diritti

https://www.conseil-constitutionnel.fr/sites/default/files/as/root/bank_mm/site_italien/constitution_italien.pdf

Il preambolo del 1946 lo trovate qui

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/francia194.htm

si vedano l’enfasi sui diritti della donna, su lavoro e superamento del colonialismo; passando al testo la definizione di sociale dell’art.1, art. 45, 49, 50 e 51 sulla forma di governo;

a questo punto tornate al testo della Quinta oggi vigente e notate nel Preambolo il riferimento alla Carta dell’ambiente del 2004 (che poi trovate alla fine), nell’art. 1 le pari opportunità sulla rappresentanza, il 5 e il 6 sul Presidente, il 20 sul Governo, il 49 sulla fiducia

Comparate con queste soluzioni quella italiana del 1948 appare decisamente debole, poco razionalizzata, per le ragioni spiegate qui da Dossetti

https://bit.ly/3IOnAer

e ritenute superate da Ruffilli a partire dalla legislazione elettorale secondo l’argomentazione presentata qui:

https://bit.ly/3kJJCXX

Le alternative di fondo sui sistemi elettorali, in grado di curvare la forma di governo in direzioni diverse anche a invarianza costituzionale, ossia tra sistemi fotografici e sistemi trasformativi-selettivi, si legga qui Duverger:

https://bit.ly/3Zn0Zg6

Questa distinzione dinamica funziona meglio di quelle statiche, pur utili, tra proporzionali, maggioritari e misti, che approfondiremo più avanti.

IX LEZIONE 13.03.2024

 

Forme di Stato- lo Stato sociale e le sue forme di governo tra presente e futuro

 

Le norme possono avere una certa dose di ambiguità:

si vedano nel testo della Quinta Repubblica francese il 5 e il 6 sul Presidente, il 20 sul Governo, il 49 sulla fiducia.

Molto dipende dall’imprinting costituzionale.

Nelle situazioni in cui le norme falliscono si dispiega quindi una forma di “revisionismo costituzionale” ed elettorali di tipo particolare che di norma tiene fermi i fini dello Stato democratico-sociale ma che discute i mezzi della razionalizzazione. In questo senso è paradigmatico il dibattito francese che inizia già nel 1956 e quello italiano sin dai primi anni ’80-

Si legga Ruffilli a partire dalla legislazione elettorale secondo l’argomentazione presentata qui:

https://bit.ly/3kJJCXX

Le alternative di fondo sui sistemi elettorali, in grado di curvare la forma di governo in direzioni diverse anche a invarianza costituzionale, ossia tra sistemi fotografici e sistemi trasformativi-selettivi, si legga qui Duverger:

https://bit.ly/3Zn0Zg6

Questa distinzione dinamica funziona meglio di quelle statiche, pur utili, tra proporzionali (più o meno selettivi, sbarramenti, premi, ampiezza della circoscrizione) maggioritari (a maggioranza relativa o assoluta) e misti (quale componente prevale?), che approfondiremo più avanti. Di per sé è possibile che alcune formule proporzionali siano più selettive di altre maggioritarie. Per questo sono preferibili le distinzioni dinamiche.

Da tenere poi conto che l’effetto delle formule è immediato, ma per il medio e lungo termine pesano le normative sulla forma di governo.

Negli anni recenti si sono verificate difficoltà su più piani: su quello economico-sociale è diventato più difficile coniugare coesione sociale e crescita economica; su quello politico-istituzionale è cresciuta quasi ovunque la frammentazione delle assemblee elettive, ma in genere istituzioni solide hanno comunque ridotto gli impatti negativi ed è cresciuto il ruolo dell’Unione europea a partire dalla crisi pandemica come dimensione di scala più idonea a far fronte alle crisi

A questo punto passiamo ad un primo esame del testo della riforma sulla forma di governoin corso di esame al Senato.

In origine prima del testo governativo era stato presentato il testo Renzi, che in sostanza riprende la forma di governo comunale e regionale basata sul principio del cosiddetto simul stabunt simul cadent, tranne il mantenimento del doppio rapporto fiduciario

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/19/DDLPRES/0/1387064/index.html?part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1

In seguito è stato presentato quello del Governo che trovate qui

https://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/19/DDLPRES/0/1394479/index.html?part=ddlpres_ddlpres1-articolato_articolato1

e che modifica in vari punti quel modello, in particolare con la fiducia iniziale dell’intero Governo, che prevede anch’esso il doppio rapporto fiduciario e che consente la nascita di un secondo Governo guidato da un parlamentare della maggioranza elettorale.

Il testo che ha alcuni difensori come il prof. Frosini può essere criticato in vario modo, nel complesso potremmo dire lungo tre linee.

La prima la potremmo chiamare ‘rigorista’ ed è quella che sostiene il simul..simul e che se si introducono troppe eccezioni il modello non funzionerebbe più.

La seconda. all’opposto, è una linea ‘conservatrice’ che sostiene che il testo non andrebbe cambiato per niente o comunque in modo assolutamente minimale.

La terza linea è quella che condivide che la riforma debba essere forte, che però non si possa arrivare al simul simul, ma che trova il testo in vari punti incoerente.

Il testo però ora va letto aggiornato agli emendamenti presentati poi dal Governo stesso, che trovate linkati qui con una spiegazione critica

https://stefanoceccanti.it/guida-ai-4-emendamenti-del-governo-al-testo-premierato/

 

A questo link trovate invece tutti gli emendamenti, i documenti acquisiti e i dossier parlamentari

https://www.senato.it/leg/19/BGT/Schede/Ddliter/testi/57694_testi.htm

 

X LEZIONE 18.03.2024

Relazione del prof. Salvatore Vassallo, Universita’ di Bologna “Per cosa si vota il 9 giugno? Competizione elettorale e politica di coalizione nel parlamento europeo”,

Prima di segnalare i contenuti di una traccia fornitaci dal relatore, segnalo i passaggi chiave del cap. 12 del Manuale. Anzitutto, usando le categorie di confederazione (Stati che restano del tutto indipendenti) e federazione (dove emerge un potere centrale comune rilevante), categorie che studieremo nella parte tipi di Stato, il Manuale ci ricorda che la Ue è in una condizione ibrida (p. 331). Si fa poi un percorso storico fino al cosiddetto Trattato costituzionale (formula che rispetta tale ambiguità) vigente. Quello di Lisbona vigente dal 2009, a cui è allegata anche una carta dei diritti fondamentali che era stata firmata a Nizza (p. 333). C’è stata un’accelerazione, pur limitata, del ruolo della Ue durante la pandemia col programma Next Generation Ue (p. 334).

La natura ibrida è confermata dall’assetto degli organi:

-l’anima federale è rappresentata dal Parlamento (pp. 336/337) (che ha la funzione legislativa insieme al Consiglio dei ministri dell’Ue); dalla Commissione che ha un certo rapporto fiduciario con esso a cominciare dall’elezione a scrutinio segreto del Presidente della Commissione e dal voto di conferma ai commissari (pur se i suoi componenti vengono designati dai Governi e il candidato Presidente dal Consiglio europeo) e che gode di un certo grado di autonomia nell’eseguire le decisioni di Parlamento e Consiglio; dalla Corte di giustizia le cui decisioni nelle materie devolute all’Unione prevalgono su quelle degli Stati (p. 345) e dalla Banca centrale europea che ha in particolare il compito di determinare i tassi di interesse (p. 348);

l’anima confederale è rappresentata dal Consiglio europeo formato dai capi di governo e che esercita funzioni rilevanti di impulso, oltre a designare il candidato alla guida della Commissione (p. 335), dal Consiglio dei ministri che opera in formazioni diverse tra cui importantissima è quella Ecofin dei ministri dell’Economia (p. 339) che poi si restringe nell’Eurogruppo dove siedono soltanto quelli della zona Euro, e che decide di solito a maggioranza qualificata di Stati (55 per cento) e di popolazione (65 per cento), anche se su alcuni ambiti, come politica estera e fiscalità è rimasta l’unanimità, il principio confederale per eccellenza.

Il sistema delle fonti normative  più rilevanti che ha al vertice il Trattato Ue e il Trattato sul Funzionamento dell’Ue (p. 351) presenta poi norme autoapplicative contenute nei cosiddetti regolamenti ma che in realtà sono fonti primarie e norme che richiedono un recepimento con alcuni margini di adattamento contenute nelle cosiddette direttive (p. 351) che però in alcuni casi possono diventare autoapplicative se non vengono recepite entro un certo termine (p. 352).

Il sistema delle competenze ne prevede di esclusive, concorrenti (gli Stati intervengono negli spazi lasciati liberi dalla Ue) e di sostegno, ma è comunque molto dinamico e mobile perché ispirato a principi di sussidiarietà e di proporzionalità (pp. 358/359)

Ecco la traccia del prof. Vassallo

 

Roma 18 marzo 2024. Università La Sapienza. Salvatore Vassallo (Università di Bologna)

Per cosa si vota il 7 giugno? Competizione elettorale  e politica di coalizione nel Parlamento europeo

L’UE è frutto di un progetto visionario che dopo secoli di guerre culminate nelle immani tragedie della prima metà del ’900 ha immaginato di convertire l’epicentro dei conflitti che avevano insanguinato il mondo in uno spazio stabile di democrazia, pace, crescita economica e progresso sociale. Il progetto è cresciuto e si è consolidato attraverso la gestione di crisi impreviste, per prove ed errori. E attraverso la progressiva attrazione ed inclusione di nuovi membri. La sua peculiare architettura nasce dalla necessità di dare un ordinamento democratico a una polity, a una comunità politica composita, nella quale stati sovrani cedono progressivamente poteri a istituzioni intergovernative e sovranazionali. Da qui un disegno che non ricade perfettamente in nessuna delle categorie usate per classificare le forma di stato (federale, confederale) e di governo (presidenziale, parlamentare, direttoriale) nazionali.  La ragione principale risiede nel doppio principio di rappresentanza che legittima e orienta le scelte: quello della rappresentanza degli interessi nazionali (espressa principalmente dai governi nel Consiglio) e quello della rappresentanza degli interessi sociali (espressa principalmente dai gruppi politici europei nel Parlamento). In questo assetto istituzionale giocano un ruolo importante istituzioni incentivate deliberatamente ad agire, per quanto possibile e con gradi diversi, come attori indipendenti dagli stati membri e dalle forze politiche (Commissione, Bce, Corte). Per l’UE si vota quindi due volte. Quando si contribuisce con il proprio voto a formare i governi nazionali e in occasione dell’elezione del PE. Ma in entrambi i casi, politica nazionale ed europea si confondono. Per questo si dice che le elezioni europee siano di secondo grado. Per capire quale impatto potranno avere le prossime, e quindi le scelte di ciascuno di noi come elettori, dobbiamo esaminare la struttura e i cambiamenti del sistema partitico europeo: il peso, il ruolo e le posizioni dei Gruppi. Dobbiamo anche prendere atto che la politica di coalizione nell’UE si svolge secondo schemi parzialmente diversi da quelli all’opera nei sistemi nazionali. Non si risolve nella creazione di una maggioranza al momento della investitura della Commissione, ma si articola in modi anche molto diversi in ciascun settore di politica pubblica. Quindi, oltre a chiederci chi potrà essere l’agenda setter (chi sarà presidente della Commissione e chi saranno i Commissari), dovremmo chiederci quali nuovi equilibri potrebbero formarsi con riguardo a ciascuno dei principali dossier inclusi nell’agenda: quali gruppi potranno diventare veto players, far pesare il loro punto di vista nei prossimi triloghi su quelle materie. Ma soprattutto, nel decidere se andare a votare oppure no, dovremmo chiederci che cosa sarebbe oggi l’Europa senza l’Ue.

XI LEZIONE 19.03.2024

Relazione del prof. Michele Marchi, Universita’ di Bologna “Jacques Delors tra Francia e Europa”

Ecco la traccia inviataci dal professore

 

Cosa significa riflettere attorno alla figura di Jacques Delors oggi? Significa prima di tutto ricostruire almeno un cinquantennio di storia politica, economica, sociale e culturale francese e almeno un ventennio decisivo del processo di integrazione europea (tra anni Ottanta ed avvio del XXI secolo). Inoltre, studiare la figura di Delors implica fare un lavoro sul metodo applicato all’azione politica e sociale. Chiedersi dunque se Delors sia un tecnocrate prestato alla politica o un politico tout court non ha molto senso dal momento che tutta la sua vita è stata spesa nel tentativo di sottrarre il “politico” alla triplice minaccia dell’incertezza, dell’ansia per il breve termine (così dominante nell’attuale vita politica) e della deriva utopistica. Questo spiega, tra le altre cose, la sua difficoltà nello svolgere un ruolo di primo piano nell’evoluzione del socialismo francese e nell’incapacità di quest’ultimo di trasformarsi in una moderna socialdemocrazia.

Fatte queste premesse la lezione si snoderà prima di tutto attorno alla descrizione degli anni fondamentali della formazione di Delors, quelli del cattolicesimo sociale e sindacale, quelli della Banca di Francia e poi del Commissariato generale alla pianificazione. L’ingresso nelle stanze del potere arriva per via gollista, nel 1969, nella convinzione che a contare sia il progetto più che la forza politica che lo presenta. E il progetto consiste nel trovare gli strumenti per adattare la Francia all’evoluzione in atto nelle società post-industriali.

Un passaggio fondamentale è poi quello degli anni del PS, a partire dal 1974, sostenendo Mitterrand sino all’arrivo alla presidenza del 1981 e per Delors all’incarico di Ministro dell’Economia e delle Finanze. Dall’osservatorio privilegiato di rue de Rivoli, Delors matura sin da subito una convinzione. La Francia e con essa l’Europa devono fare un salto di qualità nel tentativo di adattarsi e svolgere un ruolo di primo piano nell’oramai imminente evoluzione verso la globalizzazione economica. Il cosiddetto “tornante del rigore” da ministro dell’Economia e poi i primi fondamentali passaggi da presidente della Commissione europea, il Libro bianco e il “primo pacchetto Delors”, mostrano tutta la visione di un Delors impegnato ad armonizzare il processo di integrazione con il neo-liberal turn, allo stesso tempo cercando di fornire gli strumenti economici e sociali affinché l’Europa possa svolgere un ruolo di primo piano tra i giganti economici dell’epoca.

Il crollo del mondo bipolare non coglie di sorpresa Delors, che anzi mostra una capacità di reazione e di leadership non scontate. Il completamento del mercato unico e il lancio della moneta comune riescono ad essere implementati in condizioni geopolitiche di certo non favorevoli, sfruttando tutte le potenzialità dell’asse franco-tedesco.

L’ultima parte della lezione sarà poi dedicata a ciò che sarebbe potuto essere e non è stato, cioè la clamorosa mancata candidatura di Jacques Delors alle elezioni presidenziali del 1994, ma anche il non ancora completato disegno europeo di Delors, per ciò che riguarda soprattutto l’ancora assente armonizzazione delle politiche economiche (dei Paesi dell’area euro) e la scarsa attenzione per le questioni sociali (legate alla disoccupazione ma non solo), due delle importanti lacune che ad oggi dominano il quadro del processo di integrazione.

 

XII LEZIONE 20.03.2024

Presentazione volume Paola Mattei “Democratizing Science. The Political Roots of the Public Engagement Agenda”

Traccia della prof. Mattei

 

Il consenso nei confronti della scienza è in calo, occorre attrezzarsi.

Per far fronte a questo problema, Paola Mattei, autrice del libro “Democratizing Science” presentato ieri presso l’Università degli Studi di Milano, suggerisce di intraprendere una via che conduca alla nascita di una vera e propria Cittadinanza Scientifica. Dietro ogni cittadino capace di selezionare e condividere dati e informazioni con lo smartphone, infatti, c’è un potenziale scienziato digitale alla ricerca della verità.

 

I dati, insomma, se ben raccolti, analizzati e interpretati, possono essere oggi un terreno d’incontro strategico tra scienza e vita reale. Ma sorgono domande cruciali: i cittadini sono pronti a prendere parte a questa conversazione collettiva con metodo scientifico e spirito critico? Vogliono veramente contribuire alla ricerca della verità? La ricerca scientifica può diventare per loro un motore di inclusione sociale o rischia di creare nuove élite?​ E a che condizioni partecipazione e scienza possono dirsi alleate?

 

A questo link si può scaricare gratuitamente il libro

 https://bristoluniversitypress.co.uk/democratizing-science

 

XIII LEZIONE 25.03.2024

Forme di Stato in prospettiva sincronica o Tipi di Stato

 

Il tema odierno è sviluppato dal Manuale Frosini nei paragrafi 9/11 del capitolo IV

Oggi ci aiuterà la dottoressa Rosa Iannaccone che ci ha inviato il seguente schema:

 

Tra le diverse classificazioni di forma di Stato c’è quella diacronica e quella sincronica.

Quest’ultima coincide con quella dei “tipi di Stato” e non basa sullo studio dell’evoluzione che i diversi ordinamenti hanno conosciuto nel corso della storia, ma indagare il grado di allocazione del potere sul territorio in un identico momento storico. Si studiano, quindi, i rapporti che intercorrono tra lo Stato centrale e le entità territoriali (tra centro e periferie), vale a dire come il potere è diviso verticalmente.

 

La prima suddivisione che viene in evidenza è quella tra Stato accentrato e Stato composto.

–           Stato accentrato: il potere viene attribuito solo allo Stato centrale o anche a soggetti da esso dipendenti e che fanno parte dell’organizzazione dello Stato (decentramento burocratico o funzionale) o ad istituzioni territoriali dotate di condizioni di autonomia assai ridotte e non rappresentative delle popolazioni locali.

–           Stato composto o decentrato: il potere viene distribuito tra lo Stato centrale ed enti territoriali con poteri propri (anche legislativi e di indirizzo politico), dotati di organi rappresentativi delle popolazioni locali e distinti e autonomi da quelli statali (decentramento politico o istituzionale). Si tratta degli Stati federali e di quelli regionali.

 

Non rientrano nella classificazione dei tipi di Stato le Confederazioni: due o più Stati sovrani e indipendenti stipulano un trattato al fine di mettere in comune alcune competenze, prevalentemente in materia di politica estera e di difesa. Si tratta di organizzazioni che riguardano il diritto internazionale.

Non è semplice distinguere tra i diversi modelli poiché le esperienze concrete vantano elementi propri di un tipo e dell’altro. La classificazione è però utile a indagare le differenze tra i distinti modelli.

 

Caratteristiche dello Stato federale (Stato di Stati): 1. Ordinamento costituzionale unitario. 2. Riconoscimento costituzionale degli Stati. 3. Equiordinazione degli Stati membri. 4. Subordinazione degli Stati membri alla Costituzione federale (Sorge, quindi, un interrogativo: chi è il titolare della sovranità? La dottrina non è concorde e le varie tesi sono le seguenti: solo lo Stato federale, lo Stato federale ha la competenza sulle competenze, la sovranità rimane in capo agli Stati membri; la sovranità è ripartita; lo Stato federale detiene la sovranità in senso proprio e gli Stati membri hanno un’ampia autonomia politica). 5. Gli Stati membri partecipano a organi e funzioni dello Stato federale, in particolare alla procedura di revisione costituzionale. 6. Presenza di un Parlamento bicamerale: camera alta rappresentativa degli Stati (modelli: Senato e Consiglio). 7. Organo dello Stato deputato a risolvere i conflitti tra i diversi livelli di governo (organo di vertice della magistratura o istituito appositamente).

2 modelli di federalismo: 1. Modello anglosassone o statunitense o duale (si distingue in modo formalmente rigido le attribuzioni esclusive del governo centrale e di quelli periferici; le competenze amministrative seguono quelle legislative); 2. Modello europeo o tedesco o cooperativo (competenze legislative concorrenti; le competenze amministrative sono attribuite prevalentemente agli Stati membri – > federalismo di esecuzione)

 

Tanto gli ordinamenti federali quanto quelli regionali sono caratterizzati dall’affermarsi di due principi: principio di sussidiarietà (orizzontale e verticale) e principio di leale collaborazione.

 

Caratteristiche Stati regionali (si ricavano per differenziazione con gli Stati federali): 1. Procedimento storico di formazione. 2. Clausola enumerativa delle competenze (negli Stati federali sono individuate nel testo costituzionale le materia della Federazione, in quelli regionali sono espressamente previste quelle di competenza delle regioni). 3. Tutti i giudici sono nazionali. 4. Statuti o atti organizzativi diversamente nominati (disciplinano solo l’organizzazione istituzionale e non anche i diritti fondamentali). 5. Non è previsto un coinvolgimento diretto delle regioni nel processo di revisione costituzionale. 6. La seconda camera (se esistente) ha di norma la stessa base rappresentativa della prima. 7. È possibile disporre una regionalizzazione totale o parziale e attribuire competenze diverse alle distinte aree.

 

 

Lezione XIV 26.03.2024

Ritornando sui tipi di Stato, oggetto della scorsa lezione con la dottoressa Iannaccone, consiglio anzitutto la lettura di questo testo del prof. Lanchester, ancora attuale, pur se risalente al 2004

http://bit.ly/3JqivuE

che sottolinea in particolare come la distinzione tra Stato federale e Confederazione sia stata chiarita alcuni decenni dopo la Costituzione Usa, in particolare con l’esito della Guerra di Secessione (p. 313).

Nella Confederazione gli Stati mantengono un diritto di secessione che invece va escluso negli Stati federali, dove si afferma il principio di maggioranza pur temperato in vari modi rispetto a quello di unanimità (pp. 315-316).

Lo Stato federale dentro la crescita dello Stato sociale, dell’intervento pubblico in economia, da duale diventa cooperativo (p. 317) e il livello federale determina la competenza della competenza (ossia chi deve fare che cosa) (p. 318).

A p. 323 vengono indicati vantaggi e svantaggi dello Stato federale, tipo che va scelto o meno sulla base della prevalenza dei primi o dei secondi in un determinato contesto storico.

Si fa quindi cenno all’evoluzione del tipo di Stato in Italia, con un rapido capovolgimento di fronti rispetto alla Costituente dopo le elezioni del 18 aprile 1948: nel clima di sfiducia reciproca i vincitori delle elezioni politiche, prima regionalisti diventano centralisti e ritardano l’attuazione delle Regioni ordinarie; gli sconfitti, prima centralisti, diventano regionalisti (p. 326).

Negli anni ’70 con la svolta pro-europea e pro-atlantica del Pci che lo avvicina alla maggioranza per poi entrare a farvi parte, viene dato avvio alle Regioni a Statuto ordinario e poi vengono a loro conferiti significativi poteri amministrativi: il Pci assicura il sostegno ai Governi di solidarietà nazionale e in cambio ottiene uno sblocco del processo di regionalizzazione che va anche a favore delle Regioni da lui governate,

Dopo le vicende degli anni ’70 il tema del tipo di Stato ridiventa attuale con l’ascesa della Lega sin dalle Regionali lombarde del 1990 (in una prima fase, però, fino all’ingresso dell’Italia nell’Euro, pur definendosi federalista la Lega in realtà è secessionista) e quindi le due riforme del Titolo Quinto: la 1/1999 che allinea la forma di governo regionale su quella comunale e la 3/2001 che modifica il sistema delle competenze (pp. 331/332).  Resta però aperta la questione della costituzionalizzazione della sede della cooperazione: inattuata la norma transitoria, molto timida e criticata dell’integrazione della Commissione Bicamerale per le Questioni Regionali, il Senato resta immodificato e il sistema delle Conferenze resta solo con un fondamento legislativo.

 

Questo testo ci è utile anche per capire una questione di metodo: anche se noi studiamo la materia per parti separate, il tutto si tiene, come vedremo anche in Spagna: le dinamiche della forma di governo incidono sul tipo di Stato e viceversa.

 

Andiamo quindi a dare un’occhiata ai testi costituzionali, con l’avvertenza che il rapporto centro-periferia ha un andamento molto dinamico e processuale, i testi sono molto generici e suscettibili di evoluzioni diverse.

 

Per gli Usa (Stato federale)

http://www.dircost.unito.it/cs/docs/stati%20uniti%201787.htm

 

si veda il Preambolo con l’intento di “perfezionare ulteriormente” l’Unione; l’articolo I con un Senato federale eletto all’inizio dai Legislativi degli Stati e con due clausole che permetteranno in seguito l’espansione dei poteri federali (clausole del commercio e dei poteri impliciti); l’articolo II con un Presidente eletto da grandi elettori eletti a loro volta secondo regole stabilite dai legislativi degli Stati (prevale da molto tempo l’elezione popolare diretta che si generalizza dopo la Guerra di Secessione) e che nomina i giudici della Corte Suprema con l’avviso e il consenso del Senato; l’articolo VI con una clausola di supremazia della Costituzione federale, mentre l’Articolo V richiede in complesse procedure di revisione il consenso di tre quarti degli Stati.

Tra gli emendamenti da notare il X (tassatività delle competenze federali); XVII (elezione diretta dei senatori).

 

Per la Germania (Stato federale)

https://www.pul.it/cattedra/upload_files/310/Legge%20fond.Repubblica%20Federale%20di%20Germania.pdf

 

il Preambolo configura il patto come patto sia tra cittadini sia tra Laender; l’art. 20 in cui si autodefinisce come federale; art. 31 con la clausola di supremazia; artt. 50 e 51 il Bundestrat come Camera composta dai rappresentanti dei Governi dei Laender; art. 72 che enuncia una competenza concorrente diversa dalla nostra, nel senso che la Federazione può legiferare se ritiene necessaria una disciplina unitaria, ma finché non interviene, i Laender possono adottare proprie leggi, che perdono validità se e quando sia approvata la legge federale; art. 80 parità di poteri delle due Camere nella revisione costituzionale; art. 94 il Tribunale costituzionale federale eletto per metà da una Camera e per metà dall’altra.

 

Per la Francia (Stato regionale solo dal 2003)

https://www.conseil-constitutionnel.fr/sites/default/files/as/root/bank_mm/site_italien/constitution_italien.pdf

 

l’art. 1 la proclama indivisibile, ma si ammette (dal 2003) un’organizzazione decentrata; l’ art. 72 (sempre dal 2003) riconosce esplicitamente le Regioni.

 

Per la Spagna (Stato regionale)

https://olympus.uniurb.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14388%3Acostspagna&catid=70&Itemid=137

 

l’art. 2 la proclama indivisibile, però si riconosce autonomia a nazionalità e regioni; con le prime si intendono le autonomie storiche che già avevano avuto uno Statuto durante la seconda Repubblica (Catalogna, Paese Basco e Galizia) e a cui l’art. 151 dà un accesso rapido all’autonomia, consentito poi anche dalla Seconda disposizione transitoria; l’art. 69 prevede poi una integrazione del Senato con alcuni componenti eletti dai Consigli regionali.

 

Per la Svizzera (Stato federale)

https://fedlex.data.admin.ch/filestore/fedlex.data.admin.ch/eli/cc/1999/404/20210101/it/pdf-a/fedlex-data-admin-ch-eli-cc-1999-404-20210101-it-pdf-a.pdf

 

a parte l’auto definizione di Confederazione (ma si tratta in realtà di uno Stato federale, come dimostrato dal fatto che la Svizzera come tale aderisce all’Onu, art. 197), il preambolo e l’art. 1 insistono sul doppio patto tra cittadini e Cantoni; l’articolo 49 prevede la clausola di supremazia per il diritto federale; nei casi di referendum costituzionale occorre sia la maggioranza dei cittadini sia quella dei cantoni (art. 142); la seconda Camera secondo l’art. 150 è eletta in modo paritetico tra i Cantoni (due per ognuno, quelli più piccoli uno), la Costituzione rinvia alle scelte dei singoli Cantoni ma da tempo sono tutti eletti direttamente; il Tribunale costituzionale i cui membri sono eletti dal Parlamento (art. 168) decide sulle controversie (art. 189).

 

L’Italia non si autodefinisce nel testo post-2001, appare rientrare ancora nella categoria Stato regionale, anche se una legge ordinaria è stata definita di “federalismo fiscale”: mancano per slittare di categoria una partecipazione alla revisione costituzionale e una federalizzazione della seconda Camera.

Da notare che l’attuale dibattito sulla cosiddetta autonomia differenziata non è una riforma costituzionale, ma il tentativo si attuare con una sorta di legge quadro che preceda poi le leggi di effettiva autonomia la possibilità offerta dal vigente art. 116.3.

Lezione XV

27.03.24

Traccia Convegno “Brasile: istituzioni e partiti alla prova dei cambiamenti”

 

Durante l’incontro di mercoledì 27 marzo ospitiamo alcuni professori di varie università brasiliane che ci illustreranno diversi aspetti della democrazia brasiliana.

 

Le parole chiave di questo Convegno saranno: partecipazione, digitalizzazione e democrazia.

 

Caroline Müller Bittencourt, Professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e di Teoria del diritto presso l’Università di Santa Cruz do Sul, ci parlerà di politiche pubbliche e costituzionalismo contemporaneo critico; Emerson Gabardo, Professore di Diritto amministrativo presso la Pontificia Università Cattolica del Paraná e presso l’Università Federale del Paranà, terrà un intervento su gli aspetti critici dello Stato di diritto e della democrazia in Brasile; Eneida Desiree Salgado, Professoressa ordinaria di Diritto costituzionale ed elettorale dell’Università Federale del Paranà si soffermerà sugli effetti della comunicazione politica digitale nel contesto elettorale, in particolare per lo sviluppo e l’uguaglianza politica; anche Ligia Melo, Professoressa ordinaria di Diritto amministrativo dell’Università Federal del Ceará, tratterà il tema della partecipazione digitale ma nel contesto della pianificazione delle città sostenibili; Raquel Cavalcanti Ramos Machado Malenchini, Professoressa ordinaria di Diritto Costituzionale dell’Università Federal del Ceará, ci parlerà, invece, di partecipazione politica in senso stretto soffermandosi sul tema dei partiti politici e della difesa della democrazia; infine, Vivian Lima López Valle, Professoressa ordinaria di Diritto costituzionale e di Diritto amministrativo presso la Pontificia Università Cattolica del Paranà, tratterà le sfide nell’implementazione di uno “Stato digitale” con particolare riferimento alle scelte pubbliche.

 

Lezione XVI

03.04.2024

Ripasso su forme di governo e sistemi elettorali

 

Ricordo i riferimenti nei Manuali: Amato-Clementi II e III; Frosini Cap. V, in particolare par. 6-8.

Gli articoli dei testi costituzionali citati si ritrovano da qui a destra in basso

https://corsidilaurea.uniroma1.it/it/users/stefanoceccantiuniroma1it

Il primo Manuale propone anzitutto una riflessione storica e inizia dalla monarchia costituzionale pura (su cui torna poi a pag. 44)-

Questa forma non esiste più, ma ci serve perché da essa trae origine la forma di governo presidenziale, che ne rappresenta la versione ‘democratizzata’.

Gli articoli chiave sulla forma di governo Usa sono questi:

 l’articolo 1 affida alla Camera l’accusa sull’impeachment del Presidente e al Senato il giudizio a maggioranza di due terzi;

il 2 l’elezione del Presidente al collegio dei grandi elettori scelti sulla base di regole statali (da dopo la Guerra di Secessione eletti direttamente) e prevede le fattispecie molto elastiche per l’impeachment:

il XXII emendamento del 1951 prevede il tetto di due mandati per il Presidente.

La sua logica di funzionamento è compromissoria, soprattutto in presenza di maggioranze diverse, di ‘governo diviso’ (Manuale Frosini, p. 136)

La monarchia costituzionale pura tende ad evolvere in governo parlamentare, in cui il Governo è “emanazione permanente” del Parlamento, in cui si ha un continuum tar maggioranza e Governo, cosa che si concretizza nella possibilità di sfiduciare l’esecutivo (o tramite apposite mozioni o facendo venire comunque meno la maggioranza).

A seconda delle norme costituzionali e del sistema politico su cui poggia la forma di governo si avrà

o un esito assembleare, veteroparlamentare, parlamentare oligarchico (III Repubblica francese)

 o l’esito neo-parlamentare in caso di sistemi bipartitici o bipolari (Governo di gabinetto, col Governo quale comitato direttivo della maggioranza, di norma di legislatura, legittimato di fatto dal corpo elettorale come si dice a pag. 18, anche perché il potere di scioglimento, di indire elezioni anticipate dal 1834  slitta dal Re al Premier; il i rapporto fiduciario che giuridicamente ha sede in Parlamento, politicamente sorge dal voto degli elettori); a questo esito sono giunte anche la Germania e la Spagna (Manuale Frosini pp. 139-140).

Nota: da qui in poi si indicano gli articoli chiave dei testi costituzionali non perché si pretenda di ricordarli a memoria, ma perché rileggere i testi può aiutare meglio a capire i concetti

Per la Germania (parlamentare con capo dello Stato Repubblicano) gli articoli chiave sono:

l’articolo 63 prevede l’elezione parlamentare del Cancelliere (possibile anche a maggioranza relativa se il capo dello Stato è d’accordo);

il 64 il potere di proporre nomina e revoca dei ministri;

il 67 la sfiducia costruttiva a maggioranza assoluta;

il 68 la questione di fiducia che qualora non sia approvata a maggioranza assoluta apre la strada al possibile scioglimento anticipato (come fatto da Brandt, Kohl e Schroeder);

l’81 che in caso di bocciatura della questione di fiducia consente a certe condizioni consente di approvare leggi saltando il Bundestag e facendo votare il Bundesrat (stato di emergenza legislativa).

Per la Spagna (parlamentare con capo dello Stato monarchico)

l’articolo 99 con l’elezione parlamentare del Presidente del Governo che è proposto come candidato dal Re e dal Presidente della Camera, anche a maggioranza relativa e lo scioglimento automatico se passano due mesi senza esito;

il 100 col potere del PdG di proporre nomina e revoca dei ministri;

il 112 e il 114 la questione di fiducia;

il 113 la sfiducia costruttiva a maggioranza assoluta;

il 115 il potere di scioglimento del PdG a cui il Re è vincolato;

da segnalare anche il 68 dove è costituzionalizzata la formula elettorale.

 

Da notare al Cap. 6 della Costituzione svedese (anch’essa parlamentare monarchica) di poco precedente

che il Re non fa nulla perché il candidato a Primo Ministro è scelto dal Presidente della Camera e lo scioglimento, anche in seguito a sfiducia, è deciso dal Governo; l’elezione del Premier è con quorum negativo della maggioranza assoluta; si guardi alla fine la disposizione transitoria settima che posta tutti i poteri significativi dal Re al Governo.

 Nei sistemi multipolari, però, si possono dare anche casi di Grandi coalizioni permanenti o comunque lunghe per evitare che parti di un Paese in cui siano presenti profonde fratture trovandosi fuori dal Governo si sentano fuori dallo Stato: si tratta delle democrazie consociative di cui si parla a p. 66.

Questo è anche nei fatti il funzionamento della forma di governo direttoriale svizzera, a collaborazione solo iniziale dei poteri e quindi a regime a separazione delle istituzioni; una volta eletto il Governo dal Parlamento in seduta comune non sono più possibili né sfiducia né scioglimento. Nel Governo vengono associati i responsabili di tutti i principali partiti, mentre decisioni a maggioranza vengono prese per via referendaria. Come nella presidenziale la logica è di compromesso, non di una maggioranza che si contrappone a opposizione e minoranze (Manuale Frosini p. 141).

Per la Svizzera  si guardino:

l’art. 175 con l’elezione parlamentare dei sette membri del Consiglio Federale (Direttorio);

il 176 con la turnazione ad annum di un Presidente fra i sette membri.

Con l’esperienza della Quinta Repubblica francese in cui di norma il Presidente della Repubblica eletto direttamente (dal 1962) è il vero capo dell’esecutivo (salvi i casi di coabitazione, di maggioranza parlamentare a lui opposta, ormai improbabili dopo la parificazione dei mandati di Presidente e parlamento a cinque anni nel 2000 a valere dal 2002 e con le elezioni parlamentari poste in sequenza) buona parte degli studiosi ritengono sia nata una quarta forma di governo, semi-presidenziale, caratterizzata  da rapporto fiduciario (come nella parlamentare), dall’elezione diretta (come negli Usa).

Per la Francia (semi-presidenziale a prevalenza del Presidente)

gli articoli 6 e 7 prevedono l’elezione diretta del Presidente con formula majority;

l’8 la nomina del Primo Ministro e la sua proposta per nomina e revoca dei Ministri;

il 9 il potere di presiedere il Cdm;

l’11 il potere referendario su proposta del Governo;

il 12 il potere di scioglimento;

il 19 gli atti esenti da controfirma ministeriale tra cui nomina e scioglimento;

il 49 il rapporto fiduciario, senza obbligo di fiducia iniziale.

Qui si aprono però una serie di dilemmi a cui gli studiosi danno risposte diverse (si veda il Manuale Frosini alle pp. 137-138) :

Essa, che è una variante democratizzata dell’orleanismo (quell’equilibrio che prima in forma monarchica dal 1830 e poi con repubblicana nelle leggi costituzionali del 1875 vedeva in sostanza in equilibrio la dipendenza del Governo dai due pilastri del capo dello Stato e del Parlamento) è una variante della forma parlamentare, visto che comunque il Governo dipende dalla maggioranza parlamentare oppure è una quarta forma a se stante perché il vertice dell’indirizzo politico è di norma il Presidente? Personalmente ritengo preferibile la seconda alternativa;

se esiste una forma semipresidenziale quali sono i casi che vi rientrano? Bastano solo elezione diretta e rapporto fiduciario o occorre anche qualche potere particolarmente incisivo come lo scioglimento discrezionale del Parlamento? Anche qui ritengo preferibile la seconda alternativa;

una volta stabilito chi vi rientra sulla base di queste caratteristiche giuridiche, va detto che solo in Francia, a causa dell’imprinting costituzionale, il Presidente è il vertice dell’indirizzo politico, mentre negli altri Paesi prevalgono i Primi Ministri. Meglio quindi distinguere dentro quella quarta categoria due sottotipi a seconda che prevalga il Presidente o il Primo Ministro, che dipendono dalla diversità di sistemi politici, da dove si candidano i leaders, non tanto dagli articoli della Costituzione.

Per il Portogallo (semipresidenziale a prevalenza del Primo Ministro)

Gli articoli 121 e 126 prevedono l’elezione del Presidente con formula majority;

il 140 prevede la controfirma solo per pochi atti, non per nomina e scioglimento;

il 172 sul potere di scioglimento;

il 187 sulla nomina del Governo tenendo conto dei risultati elettorali;

il 192 sull’approvazione del programma di governo con quorum negativo della maggioranza assoluta;

il 193 con la questione di fiducia;

il 194 sulla sfiducia;

il 195.2 sulla revoca del Primo Ministro per assicurare il regolare funzionamento delle istituzioni (potere che formalmente non ci sarebbe in Francia)

nonché il 149 che costituzionalizza la formula elettorale.

 

 

 

Per i sistemi elettorali richiamo al Manuale: Frosini Cap. V, in particolare par. 6-8

Segnalo anzitutto che nella parte dei materiali didattici del sito, sulla destra,

https://corsidilaurea.uniroma1.it/it/users/stefanoceccantiuniroma1it

avete nell’ordine le schede elettorali di Regno Unito (deputati e sindaci), Usa (election day) , Germania (deputati), Francia (Presidenziali e deputati), Spagna (deputati).

 Le formule si dividono staticamente in:

maggioritarie (di solito associate a collegi uninominali come per deputati e senatori Usa e deputati del Regno Unito, eccezione grandi elettori Usa che è caso di formula maggioritaria plurinominale);

proporzionali (di solito con collegi plurinominali, eccezioni vecchio Senato Italia pre 1993 dove in realtà si trattava di un sistema proporzionale a preferenza bloccata).

A loro volta le maggioritarie si dividono in plurality (maggioranza relativa, di solito a turno unico, ma anche con doppi turni aperti a più di 2 candidati come per l’Assemblea nazionale francese dove può accedere chi abbia avuto al primo turno il 12,5% calcolato sugli aventi diritto) e majority (con maggioranza assoluta, di solito con turno doppio chiuso ai primi due, ma si può ottenere anche con un doppio voto in unico turno con una sorta di ballottaggio preventivo come per i sindaci inglesi, sistema detto di “voto supplementare”.

Le proporzionali si dividono in metodi del quoziente (più proporzionali) e del divisore (meno proporzionali, il più famoso è quello d’Hondt). Più è ampia la circoscrizione in cui si assegnano i seggi, intesa nel senso di numero più grande di seggi da assegnare, più c’è proporzionalità.

Negli ultimi anni è cresciuta in generale la tendenza verso formule cosiddette miste: una categoria eterogenea che andrebbe forse più correttamente suddivisa in formule a prevalenza maggioritaria (ad esempio le leggi elettorali italiane per Comuni e Regioni che pur basate su un impianto proporzionale danno una maggioranza garantita al Sindaco e al Presidente della Regione) e a prevalenza proporzionale (es. le leggi elettorali di Camera e Senato in Italia dove la parte maggioritaria in collegi uninominali copre circa i tre ottavi dei seggi).

In quest’ultimo caso il fatto che il risultato elettorale sia o meno decisivo con una legittimazione diretta degli esecutivi non è a priori scontato, dipende dalla distribuzione dei voti: se c’è uno schieramento largamente prevalente (2022) ciò accade, se invece c’è un certo equilibrio tra più schieramenti nelle vittorie uninominali ciò non accade (2018).

Nel caso italiano, di solito, l’alternativa ai Governi di legittimazione diretta è costituita in modo originale da un ruolo particolarmente attivo del Capo dello Stato che ha fatto parlare di forma di governo parlamentare “a correttivo presidenziale” (Lauvaux-Le Divellec).

Andiamo quindi ad esaminare le formule una per una nelle grandi democrazie per le Camere elettive dotate di rapporto fiduciario:

Regno Unito: uninominale maggioritario a turno unico formula plurality che è strutturato, combinandosi con un sistema sostanzialmente bipartitico, per tendere a produrre di norma una maggioranza monopartitica.

Francia: sistema uninominale maggioritario a doppio turno, acronimo SUMADT (sbarramento del 12,5% sugli aventi diritto al voto tra un turno e l’altro) con formula majority al primo turno e plurality al secondo; il suo rendimento, che porta a una bipolarizzazione nazionale, è in realtà dovuto all’effetto combinato con le Presidenziali che a partire dalle riforme del 2000 (quinquennato presidenziale, inversione del calendario elettorale) e, quindi, dal turno elettorale 2002, le precedono di poche settimane. Per le Presidenziali il sistema è majority perché il secondo turno è limitato a due candidati.

Germania: proporzionale integrale (non è una formula mista) con sbarramento del 5%  Il voto su lista bloccata stabilisce QUANTI seggi spettano ai partiti, quello nei collegi QUALI sono di norma i primi degli eletti di ciascun partito. Chi vince il collegio entra di norma alla Camera, ma un complesso sistema fa sì che comunque il risultato in seggi sia proporzionale ai voti. Il numero relativamente basso dei partiti dovuta anche all’articolo 21 della Costituzione che in origine proibiva rigidamente i partiti antisistema consentiva agevolmente la legittimazione diretta dei Governi con maggioranze a due o di centrodestra (Cdu-liberali) o di centrosinistra (Spd-Verdi). L’arrivo in Parlamento di due forze ritenute sinora non coalizzabili a livello nazionale (Afd a destra, Linke a sinistra) ha complicato il quadro portando prima a Grandi coalizioni tra i primi due partiti e ora a un Governo a tre (Spd, Verdi, Liberali) in cui comunque la carica di Cancelliere è assegnata al candidato indicato prima del voto dal partito più grande. Aumentando il numero dei partiti l’incrocio dei risultati faceva lievitare il numero dei seggi perché si partiva da un numero fisso di seggi (598), si assegnavano mandati in eccesso  per far entrare tutti quelli che avevano vinto un collegio anche se erano più di quanti spettassero in termini proporzionali al partito (mandati in eccesso) e poi per riportare alla proporzionalità si aggiungevano mandati compensativi per gli altri. Nel marzo 2023 si è allora fatta una riforma che ha tolto i mandati in eccesso (quindi non tutti i vincenti negli uninominali entrano) e di conseguenza anche i mandati in esubero fissando il tetto dei deputati a 630 e riducendo i collegi uninominali a 280 (44 per cento).

Spagna: proporzionale in piccole circoscrizioni con formula D’Hondt senza recupero dei resti con sbarramento esplicito del 3% a livello circoscrizionale ma implicito di norma molto più alto che premia i partiti nazionali più grandi, punisce i partiti nazionali piccoli finché restano a livelli non superiori al 5-6% e rappresenta fedelmente i partiti regionalisti (PANE- partidos de ambito no estatal, per opposizione ai PAES, partidos de ambito estatal). In origine i PAES rilevanti erano Pp e Psoe e si avevano Governi monopartitici dell’uno o dell’altro, di maggioranza assoluta dei seggi (che conseguivano con poco più del 40% circa dei voti e qualche punto di distacco dal secondo partito) o di maggioranza relativa, con appoggi esterni dei PANE. Ora il sistema si è complicato per l’affermazione a sinistra prima di Podemos, poi di Sumar, nonché di Vox a destra e per la prima volta si è reso necessario un Governo a due Psoe-Podemos, quindi Psoe-Sumar, peraltro di maggioranza relativa. Se vi ricordate è una formula simile a quella portoghese che abbiamo già studiato.

Per ciò che concerne l’Italia il post 1993 ha segnato il passaggio a sistemi elettorali misti a prevalenza maggioritaria a livello comunale e regionali abbinati coerentemente a forme di governo neo-parlamentari; a livello nazionale in ultimo (dal 2018) un sistema misto a prevalenza proporzionale con esiti incerti e invarianza di una forma di governo poco razionalizzata. Si è quindi avuta a livello nazionale un’alternanza tra Governi dotati di legittimazione diretta e di Governi imperniati sul “correttivo presidenziale”.

Pertanto è aperto da anni un dibattito con cinque posizioni prevalenti, che segnalo a partire dalla più distante dallo status quo: a) adozione di un sistema semi-presidenziale alla francese; b) adozione di un sistema a premierato elettivo analogo a quello adottato in Comuni e Regioni; c) premierato elettivo analogo al precedente ma con alcune eccezioni in cui un secondo premier non eletto direttamente ma appartenente alla stessa maggioranza possa subentrare al primo (è il testo del Governo in discussione al Senato); d) adozione di un sistema a premierato non elettivo che legittimi direttamente un Premier tramite il voto a una maggioranza ma meno rigido, meno automatico di quello previsto per Comuni e Regioni ed anche di quello del Governo; e) mantenimento dello status quo.

 

 

 

 

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